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Il rugby è uno sport di contatto

Il rugby è uno sport di contatto

27/02/2017

Il rugby è uno sport di contatto che sottopone spesso l’atleta professionista a lesioni muscolari, articolari ecc…, legate a specifiche fasi di gioco come la mischia, il placcaggio ovvero momenti di duro contatto fisico tra atleti dotati di una struttura muscolo scheletrica carbonica.
Nei movimenti extra-fisiologici o da impatto severo, che caratterizzano lo sport del rugby, può accadere che la spalla subisca traumi dolorosi con successiva inefficiente funzionalità; i traumi che si manifestano più frequentemente durante un evento agonistico, partita o allenamento, sono la sub-lussazione e la lussazione della spalla, lo staff medico sempre presente a bordo campo interviene prontamente per ridurre e stabilizzare la spalla con un bendaggio funzionale in attesa in attesa di ulteriori indagini cliniche.
Per sub-lussazione e lussazione di spalla si intende, la fuoriuscita, rispettivamente parziale o totale della testa dell’omero dal suo alloggiamento anatomico rappresentato dalla cavità glenoidea.
Già il giorni dopo l’atleta è sottoposto a un consulto del medico specialista che identificherà una diagnosi di precisione, avvalendosi della conoscenza di eventuali traumi pregressi, della dinamica dell’incidente, dell’esame obiettivo e delle indagini strumentali utili al caso, quali radiografie o esami più complessi come Tomografia assiale computerizzata (Tac) e la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN).
Per gli atleti che praticano il rugby o altre discipline sportive di contatto fisico, si preferisce effettuare il trattamento chirurgico; questo è finalizzato sia alla stabilizzazione della spalla e al completo recupero competitivo dell’atleta, sia alla prevenzione di eventuali recidive, che lo costringerebbero a rimanere fuori dalle gare di campionato per troppo tempo.
La mia esperienza nel recupero degli atleti, assegna allo Staff del Dott. Giovanni Di Giacomo, nella clinica Concordia Hospital di Roma, l’eccellenza nella stabilizzazione della spalla.
I successi ottenuti negli anni di lavoro a bordo campo con la Nazionale Maggiore di rugby, l’Aquila rugby club, Zebre pro 12 e Accademia Nazionale “Ivan Francescato” sono frutto anche della stretta collaborazione con l’equipe del Dott. Giovanni Di Giacomo, puntuale nella diagnosi e nella chirurgia, valori aggiunti ai tempi di recupero e alla efficacia del percorso riabilitativo.
L’attività sportiva amatoriale o professionistica priva di contatto fisico può provocare comunque problematiche alla spalla. Le cause sono spesso da ricercare in possibili fattori come la lassità legamentosa, posture del corpo sbagliate ecc…, che nel tempo conducono al cattivo funzionamento delle catene cinetiche muscolari, riflettendosi sull’articolazione della spalla. In questi casi il medico può decidere di non intervenire chirurgicamente e affidare il paziente a un team riabilitativo per un percorso di recupero funzionale di tipo conservativo, avvalendosi o meno di un tutore ortopedico per i primi giorni di infiammazione acuta.
Una delle prime fasi della riabilitazione prevede, con fattore incrementale nel tempo, esercizi attivi e passivi condotti dal fisioterapista nel rispetto del dolore e dell’escursione articolare, quello che tecnicamente si chiama “Range of Motion”.
Altro parametro importante nella fase riabilitativa è il valore del recupero della forza: questa si ottiene con una stretta collaborazione tra fisioterapista e preparatore atletico che, congiuntamente, concordano una sequenza di esercizi per il ritorno in campo dell’atleta, aumentando l’intensità e la forza espressa gradualmente nel tempo.
Il percorso riabilitativo si completa con l’intervento dell’osteopata che, tra l’altro, interviene per risolvere ed eliminare i compensi posturali e non, propri del post operatorio.
La mia collaborazione professionale con il Dott. Giovanni Di Giacomo presso il Concordia Hospital di Roma dimostra che la diagnosi e le linee riabilitative indicate dal medico, conducono il paziente/atleta e il team riabilitativo, fisioterapisti, osteopati e preparatori atletici, ad un recupero completo, non solo dell’articolazione compromessa, ma di tutto il sistema motorio. Il feedback continuo tra il medico chirurgo, i professionisti della riabilitazione ed il paziente, permette una puntuale valutazione del percorso riabilitativo dell’atleta, anche nell’aspetto emotivo, rendendolo partecipe del progetto di recupero, che lo conduca verso il miglior ritorno alla vita professionale e familiare.

 

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