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Nuove prospettive nello studio delle protesi d’anca

Nuove prospettive nello studio delle protesi d’anca

11/10/2017

Questo modello di protesi d’anca è stato brevettato dal professor Palombi Oggi, la tendenza dei chirurghi ortopedici è quella di risparmiare il più possibile quantità di osso sano del paziente; così, nel corso degli anni, si è tesi ad utilizzare steli femora- Questo modello di protesi d’anca è stato brevettato dal professor Palombi info Prof. Paolo Palombi Specializzato in Ortopedia, Fisioterapia e Medicina dello Sport. Autore di numerose Pubblicazioni Scientifiche Internazionali e due monografie ortopediche. Fondatore di “Orthonews” e organizzazione dei Convegni Ortopedici Internazionali 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2010 e 2011. Presidente del Congresso Ortopedico Nazionale SIOT 2010. Autore di sei Brevetti Industriali Internazionali su protesi anatomiche per applicazioni di chirurgia ortopedica. Presidente dal 2010 al 2013 Associazione Laziale Ortopedici Traumatologi Ospedalieri (ALOTO). Contatti www.paolopalombi.com info@paolopalombi.com 06 860941 li sempre più corti e meno invasivi. Con l’accorciarsi degli steli però è venuta a diminuire la stabilità dell’impianto. Uno stelo lungo ha una stabilità assoluta mentre uno stelo corto si trova a supportare i grandi carichi ponderali con una ridotta superficie di appoggio. La forza più temibile è generata dal braccio leva (offset) che si genera fra il carico ponderale del corpo, gravante sulla testa femorale (asse meccanico) e il femore diafisario sottostante (asse anatomico). Tali forze agiscono su un fulcro che è situato nella parte mediale del collo del femore (detto calcar) e vanno a scaricarsi sulla parte laterale (detta gran trocantiere). Le nuove protesi proposte cercano quindi di scaricare le forze prodotte da questo momento di coppia, su una parete ossea laterale lasciata integra da una forma di stelo che si introduce nello spessore del femore senza dover asportare l’osso del gran trocantere; questo obiettivo viene raggiunto svuotando il dorso dello stelo protesico di una cospicua quantità di massa metallica che peraltro non inficia la resistenza della protesi al carico. I nuovi steli protesici caratterizzati da questa forma permetteranno, quindi, un’ottimale resistenza al carico, oltre ad una aumentata superficie di contatto con l’osso ospitante che permetterà una migliore integrazione dell’osso al metallo della protesi, ed infine una migliore resistenza alle forze di torsione che più frequentemente costituiscono la causa degli scollamenti tra osso e metallo della protesi. Queste caratteristiche, nate da nostri studi tutti italiani, sono alla verifica sperimentale in molti paesi europei per dare al paziente la possibilità di coniugare alla mini invasività dello stelo corto anche la sicurezza di una stabilità pari a quella degli steli protesici tradizionali, maggiormente invasivi. Questo modello di protesi d’anca è stato brevettato dal professor Palombi ed è in fase sperimentale in molti paesi europei, prodotti da una grande industria svizzera sperimentale in molti paesi europei per dare al paziente la possibilità di coniugare alla mini invasività dello stelo corto anche la sicurezza di una stabilità pari a quella degli steli protesici tradizionali, maggiormente invasivi. Questo modello di protesi d’anca è stato brevettato dal professor Palombi ed è in fase sperimentale in molti paesi europei, prodotti da una grande industria svizzera.

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