Cerca uno specialista

Bioetica

Bioetica

La Bioetica è una disciplina nata e diffusa in tempi moderni, la parola dal greco significa “èthos” etica e “bios” vita, perciò “etica della vita”.

Il termine Bioetica deve essere inteso (per escludere ogni ambiguità ) come l’etica delle sperimentazioni in campo medico e delle scienze biologiche o come etica - conduzione da parte dell’essere umano della manipolazione della vita stessa.
Dunque si occuperà di tutte le questioni e controversie morali, che a pari passo con l’evolversi ed il progredire della scienza e della ricerca, possono farsi avanti.
La natura della Bioetica può essere definita come “multidisciplinare”: racchiudendo ed annoverando al suo interno e nel suo campo aspetti molto vari su un grande numero di materie quali: la Medicina, la Biologia, la Filosofia, la Psicologia, la Sociologia, la Politica, il Diritto ecc.
Tutte le questioni e le problematiche relative alla Bioetica fanno parte quasi quotidianamente dell´interesse dell’opinione pubblica, per mezzo dei mass-media; alcuni aspetti quali la clonazione, l´utilizzo o meno delle cellule staminali, la procreazioni assistita, l’eutanasia, i trapianti di organo, l’ingegneria genetica, la sperimentazione di nuovi tipi di farmaci e terapie, rappresentano tutti argomenti che interessano molto la popolazione: sollevandone dubbi, curiosità e facendo nascere opinioni discordanti.
I cenni storici:
Nel 1970 per la prima volta si parlò di Bioetica all´interno di un articolo (“La scienza della sopravvivenza”) scritto da Van Rensselaer Potter, un oncologo americano; il quale la considerava come una disciplina in grado di poter offrire un accordo tra le conoscenze scientifiche e quelle umanistiche; come se potesse definirsi “un ponte” che collega le scienze sperimentali e quelle umane. Tutto questo in risposta a questioni morali non soltanto vicine all´essere umano (come le scienze mediche) ma anche a quelle relative l’ambiente circostante e le condizioni del nostro pianeta.
Una prima definizione di carattere scientifico - ecologico è stata data da Potter nel saggio del 1971 “Bioetica: un ponte verso il futuro”.
Non molto tempo dopo Andrè Hellegers un ostetrico olandese, diede un apporto ancora più marcato alla nuova disciplina nascente; come anche il famoso Kennedy Institute contribuì alla definizione della Bioetica in chiave morale - biomedica.
Dagli anni ´70 in poi sono sorti molti enti, centri e comitati pubblici di Bioetica, il significato originale del termine con i tempi può variare: inizialmente era la Bioetica intesa da Potter come la convinzione che l´etica potesse essere rifondata su basi biologiche ed etologiche, ad essere invece oggetto di studio e di denuncia da parte di chi si occupava della materia. Al contrario la parola andrà successivamente ad indicare coloro che si interesseranno in senso generale ai rapporti tra tecno-scienze biologiche e comportamento - morale umana, molto spesso in contrasto o in posizione critica nei confronti dello sviluppo delle prime, come ad esempio viste ed analizzate da un punto di vista religioso.
Il movimento Transumanista e (per altri motivi) nel campo della Sociobiologia e della Psicologia evoìuzionistica restano più vicini al concetto originale.
Nel 1990 nacque il comitato nazionale per la Bioetica in Italia e fu un organo consultivo della presidenza del Consiglio dei Ministri. I relativi documenti sono consumabili sia in modalità cartacea (sotto forma di quaderni editoriali) sia online.
In tutte le strutture sanitarie pubbliche italiane (AA.SS.LL, aziende ospedaliere ecc.) sono presenti comitati etici composti dal personale medico e paramedico, con l’apporto di esperti in Psicologia Filosofia, Sociologia, Teologia e materie giuridiche.
In virtù dell’insegnamento in ambito accademico della Bioetica (non solo come un insegnamento all’interno della Storia della medicina o della Filosofia morale) stanno nascendo come categoria i
Nel 2001 è stata istituita la prima facoltà di Bioetica al mondo a Roma, presso l’ateneo Pontificio
Regina Apostolorum.
 
Bioetica, le teorie:
Uno dei padri della Bioetica Edmund Pellegrino, ritiene l´importanza dì ritrovare nella medicina radice umanistica, e che questa operazione passi attraverso le riscoperta della tradizione ippocratica. La Bioetica cattolica sostiene che “ciascun individuo umano ha il diritto alla vita intendendo l´uomo individuo dal concepimento naturale allo morte cerebrale totale”.
Beauchamp e Childress rivendicano i 4 principi dell’etica biomedica: Teoria dei principi:
1. Autonomia della medicina
2. Non malefica
3. Beneficienza
4. Giusitizia
C´è anche chi come Robert Veatch, sostiene che tra paziente e dottore debba esistere un rapporto “contrattualistico”: quando questo contratto è basato sui principi e punti fondamentali quali autonomia, giustizia, mantenimento delle promesse, dichiarare la verità e non uccidere, allora esso è ritenuto valido.
In diretta contrapposizione con lo schema tradizionale dell’etica medica è la teoria “utilitaristica”
la quale tende a togliere la sacralità della vita umana a favore della massimizzazione della qualità della vita. Interessante anche la Bioetica "femminista" la quale pone una critica al paradigma dell´etica liberale per la sua astrattezza nel concetto dì autonomia poiché non si fa carico dei condizionamenti sociali, ma nasconde la forte discriminazione delle donne inserite in una società "patriarcale". Loro ritengono che la cura sia un principio etico alternativo rispetto alta Sloetica impersonale della tradizione liberale.
 
Bioetica, le Questioni:
Esistono argomenti da sempre discussi in campo bioetico e di fondamentale importanza come quello sull´aborto, in cui, da una parte si pone la complessa domanda dello statuto ontologico feto, dall´altro lato il bilanciamento da operare tra gli interessi della madre e quelli del bimbo/ nascituro/a.
Al fatto abortivo per via delle nuove tecnologie si affianca un implicito giudizio sulla qualità de vita o un´esplicita intenzionalità eugenetica (diagnosi delle malformazioni del feto). li punto principale della questione è fra chi assume una concezione “ontologica” della persona (identificando l’essere umano con una realtà in se sussistente) e quanti invece sostengono Ufl2 concezione “funzionalista” (secondo la quale la persona si identifica secondo le sue capacità tipiche).
 
A tale proposito il Comitato Nazionale per fa Bioetica insieme al Consiglio d´Europa ha definito questione “identità dell´embrione umano” all’unanimità, in questi termini: “L´embrione è uno noi”; nel senso che non è possibile ignorare la stretta affinità che esiste tra il materiale biologi (frutto delta fecondazione) con l’essere umano che da tale accadimento prende forma. Seppure tutti quanti sono d´accordo sulla necessità di tutelare nel miglior modo possibile ciò che è stato concepito sin dalla fecondazione, il termine di questa tutela viene fissato tenendo conto e
rispettando altri beni meritevoli (secondo alcuni) di maggiore tutela come il benessere psico - fisico della madre e l’importanza fondamentale di determinate ricerche scientifiche e biomed che hanno come oggetto principale l´embrione stesso, con l´augurio di cercare di individuare terapie per curare e prevenire gravi malattie genetiche.
Grande clamore ha suscitato lo sviluppo di tecnologie e studi in cui avvenga la manipolazione DNA, ponendo la problematica di trovare una linea di confine chiara e netta tra ciò che si può proporre come terapia e ciò che si presenta come un tentativo o una prova dì selezione per quanto riguardano le caratteristiche somatiche del nascituro.
Altro gravoso problema è quello suscitato dall´eventualità in cui si presenti il sostentamento mantenimento della vita in un paziente che presenti uno stato vegetativo, o nella fase finale sua vita a riguardo di qualsiasi sostegno artificiale. Ciò che cambia motto nei tempi moderni concetto di “morte”, mentre prima di queste scoperte scientifiche e tecnologiche si considerava fine della vita di una persona la cessazione del tripode vitale cuore - cervello - polmoni, ad è giunti a considerare come fine dell´esistenza la cessazione totale ed irreversibile delle funzioni cerebrali dell’encefalo.
 
Bioetica, le critiche:
A oggi la Bioetica subisce anche numerose critiche, Maria Chiara Tallarini in un saggio”Fuga dalla Bioetica” fa delle considerazioni sull´utilità di tale materia ed il suo impatto positivo negli anni ´60 e ´70, quando iniziarono a farsi avanti discorsi sulla “interdisciplinarietà” e si prendeva in considerazione la responsabilità sociale della scienza (anche come riflessione generale sulla scienza stessa).
In seguito poi la Tallarini asserirà che la disciplina della Bioetica sarebbe risultata come “istituzionalizzata e burocratizzata” con la tendenza a riportare il punto di vista dei vari poteri con la mediazione di una quantità di commissioni le quali deciderebbero cosa è giusto e cosa non lo è.
 
Quindi la Bioetica sarebbe stata degradata a “luogo di amministrazione di valori governativi” ed in questo senso anche che lo stesso comitato nazionale di Bioetica sarebbe oggetto di feroci critiche da più parti disparate; per via della modalità di selezione dei suoi membri costitutivi nominati dal governo, e quindi soggetti al variare delle maggioranze invece che per il loro merito accademico o scientifico.
Altra critica riguarda la modalità di formazione del consenso all´interno del comitato stesso, ritenendo da parte di alcuni che l’adozione di testi a maggioranza non c´entri nulla con il compito di un organismo come questo puramente di consultazione, il quale dovrebbe arrivare ad una formazione di consenso unanime basato su criteri di oggettività e laicità.
 
La Bioetica e le maggiori religioni:
Il Cristianesimo: alla base della Bioetica cristiana c´è il principio della sacralità della vita umana. La Bioetica cattolica in modo particolare insiste molto su tale concetto senza concedere nessuna apertura alla cultura laica. Differentemente si comportano i valdesi ed i luterani. Per quanto concerne la Bioetica cattolica si basa su 7 principi fondamentali e indiscutibili:
1. La difesa della vita umana dal concepimento alla morte.
2. La libertà intesa come sacra, ma, dopo la vita.
3. Lo scopo della medicina è l’autoconservazione e la totalità del corpo umano.
4. La vita è un bene della persona ma anche della società.
5. S. Lo stato deve intervenire obbligatoriamente (principio di sussidiarietà) per aiutare chi ha bisogno.
6. Benificialità - autonomia - giustizia sono collegate in ordine gerarchico.
7. Si deve insistere sulla priorità della persona umana se pur non si può negare l’importanza dell´evoluzione e del progresso della scienza.
 
L´Ebraismo: la vita umana secondo gli ebrei è inderogabilmente stata creata da Dio e perciò il suo valore è inviolabile. Si deve precisare che benché tutte le autorità rabbiniche alla base della giurisdizione ebraica riconoscano la Torah, il Talmud e le grandi opere ebraiche, quando arriva il momento di prendere decisioni su problematiche che non hanno precedenti, le controversie diventano molteplici.
 
L´islam: il progresso e la ricerca scientifica sono considerate in maniera positiva purché non vadano contro la Sharia (cioè la legge islamica contenuta nel Corano). Per il fatto che si possono presentare varie interpretazioni delle applicazioni della legge coranica, di conseguenza nel mondo islamico esistono altrettante posizioni diverse sui disparati problemi della Bioetica. Generalmente si ritiene che Allah permetta all´uomo di portare avanti e svolgere ricerche scientifiche e determinate sperimentazioni.
 
Il Buddhismo: partendo da un’affermazione del Dalai Lama “lo credo che noi dobbiamo trovare il modo di far si che le considerazioni etiche abbiano la loro influenza sulla direzione che deve prendere 11 progresso scientifico, specialmente le scienze naturali. Facendo appelli a principi etici fondamentali non intendo promuovere una fusione di etica religiosa ed indagine scientifica. Intendo piuttosto riferirmi a quello che io definisco etica laica, che abbraccia i principi che noi condividiamo in quanto esseri umani: compassione, tolleranza, rispetto per gli altri e uso responsabile del potere e del sapere.” Questi principi trascendono i confini tra chi ha un credo religioso o meno, non appartengono e sono idonei per una sola fede ma, sono valevoli per tutte.
 
L´Induismo: secondo questa religione tutte le scelte morali devono essere consone al Karma spirituale individuale: cioè alla vita che conduce alla liberazione del ciclo delle rinascite. Non esistendo una direttiva generale, ciascuna persona deciderà solo quelle pratiche scientifiche che non facciano sì che l´anima receda dal ciclo karmatico.
 
Confucianesimo: la dimensione fondamentale dell´uomo è quella sociale, lo stato che garantisce il bene dei cittadini è uno stato giusto. Sulla base di ciò il governo cinese è favorevole alla ricerca scientifica e alle nuove tecnologie con particolare attenzione alla ricerca sulla cellule embrionali, con il conseguimento di ottenere persone “sane” fin dal concepimento evitando aborti ed i tanti controlli statali sulla salute del cittadino.
 
Bioetica cattolica e Bioetica laica:
Un grande e complesso contrasto di fondo caratterizza la Bioetica moderna, dividendola in due tipologie: la prima di formazione cattolica e la seconda di matrice laica. Opposizione oggettiva tra coloro i quali difendono il principio della “indisponibilità” della vita e chi invece ne difende la “disponibilità”.
Anche se viene negata da alcuni studiosi la Bioetica moderna possiede questa struttura “dicotomica”, come ha documentato Giovanni Fornero in “Bioetica cattolica e Bioetica laica” (2005), in “Laicità debole e laicità forte. Il contributo della Bioetica al dibattito sulla laicità (2008), la Bioetica cattolica e quella laica si muovono in due paradigmi opposti: due maniere diverse di concettualizzare la realtà e di organizzare le conoscenze.
La Bioetica cattolica si muove entro il paradigma della “sacralità” e “indisponibilità” della vita, sostenendo che l’essere umano non è l’autore della vita così come non ne è il proprietario. La Bioetica laica si sposta in un paradigma di “qualità"” e “disponibilità" della vita, sostenendo che non è importante solo la vita in quanto tale ma anche la sua "qualità" e che l´unico soggetto e giudice della propria esistenza è l’uomo stesso.
L´affermazione della Bioetica cattolica della "sacralità" della vita non significa che essa non prende in considerazione la sua qualità, ma che il concetto e criterio primario di giudizio non risiede in questo, come per l´altra sponda di pensiero. In questo contesto quando si parla di Bioetica cattolica si intende quella “ufficiale” ovvero professata pubblicamente dalla Chiesa cattolica romana e dagli autori e personaggi che si riconoscono in essa.
Fornero sempre nella sua opera, spiega come i differenti modi di impostare criteri per la risoluzione di problematiche specifiche della Bioetica si svolgano in modo opposto. Dall’idea dell’indisponibilità della vita e la sua sacralità derivano la contrarietà assoluta all’aborto, l’illiceità del suicidio e dell’eutanasia, il divieto assoluto di manipolazioni degli embrioni per fini di sperimentazione e riproduzione, il diritto di nascere da una coppia di genitori di sesso diverso ecc.
Al contrario dall´idea della disponibilità e qualità della vita derivano l´accettazione dell´aborto, dell´eutanasia, nonché l´apertura alle varie possibilità ed opportunità in connessione alla sfera della riproduzione.
 
Alcuni argomenti di fondamentale importanza per la Bioetica:
L´accanimento terapeutico.
L’accanimento terapeutico consiste nell’applicazione di tutte le tecniche mediche, I farmaci ed i macchinari, al fine di sostenere le funzioni vitali di un individuo in modo artificiale, poiché affetto da patologie inguaribili che determinerebbero la sua morte senza tale uso.
Per tutti quei pazienti in cui la guarigione non sia possibile ma solo la perpetuazione della loro sopravvivenza di poco tempo grazie a questi macchinari e terapie, si apre l’argomento e la problematica se continuare o meno queste cure a volte dolorose e gravose per il malato. La sospensione di terapie inutili non significa affatto la fine delle sofferenze del malato, in quanto la malattia arreca un forte dolore anche nella sua fase terminale, ma senza un trattamento del dolore efficace e la continuazione dell´assistenza anche domiciliare la sospensione delle cure porterebbe il paziente ad un totale abbandono e degrado psicofisico nella fase finale della sua esistenza.
 
La terapia del dolore riaccende il problema dell’eutanasia, poiché elevate dosi di antidolorifico (gli oppiacei come la morfina) possono indurre alla morte del paziente, man mano che il dolore aumenta sarà necessario alzare la dose di medicina ed è molto facile giungere all’assuefazione al farmaco. Ma tuttavia, la loro non somministrazione li condannerebbe ad una insostenibile sofferenza.
 
L´Eutanasia:
Dal greco letteralmente “buona morte”, è il procurare appositamente e in favore del paziente malato terminale la morte. Da sempre rappresenta uno dei temi di maggiore discussione in campo bioetico soprattutto per via della visione religiosa del significato di morte e di quella laica o atea.
 
La clonazione:
Il termine donazione può assumere diversi significati a secondo dei diversi ambiti di utilizzo. In medicina o meglio in genetica si intende l´attuazione di una tecnica in cui il nucleo di una cellula proveniente da un donatore, viene trapiantata in una cellula uovo ospite che viene fatta poi sviluppare normalmente fino allo stadio adulto, in modo da ottenere la generazione di soggetti con un corredo genetico identico.
 
La fecondazione artificiale:
La fecondazione artificiale è il processo con cui si realizza l’unione dei gameti artificialmente, come sotto la guida del microscopio.
Scorrettamente si valuta sinonimo di procreazione assistita, che ha semantica ben più vasta.
La fecondazione assistita è stata negli anni argomento di un articolato dibattito, in particolare attinente all´uso di alcune tecniche, come la fecondazione eterologa, che accendono controversie di tipo bioetico, finora risolte dal legislatore bloccandone la pratica in Italia (legge 40/2004). 
In Italia, in seguito a questa disputa, si è tenuta nel 2005 una consultazione referendaria articolata in quattro referendum per abolire alcuni punti dell´attuale legge sulla fecondazione, giudicata dai referendari (radicali, forze di sinistra e laiche, parte dei cattolici democratici, e alcuni esponenti dello schieramento di centrodestra) troppo limitativa nelle tecniche utilizzabili. L’affluenza alle urne del 25,9% non ha però permesso il conseguimento del quorum.
 
Si parla di fecondazione omologa quando il seme e l’ovulo impiegati nella fecondazione assistita sono di proprietà della coppia di genitori del nascituro, che presenterà quindi un patrimonio genetico ereditato dalle persone che intendono allevarlo. La fecondazione eterologa si rileva quando il seme oppure l’ovulo (ovodonazione) giungono da un soggetto al di fuori della coppia.
Esistono banche del seme che immagazzinano liquido seminale: i donatori lasciano campioni che vengono conservati nel centro ed utilizzati da coppie in cui generalmente uno dei partner ha difficoltà di fertilità. In vari Stati dove è proibita la fecondazione eterologa, si adoperano spermatozoi uniti a ovuli un attimo prima della composizione dello zigote, cioè prima che i cromosomi dei singoli gameti si allineino rispetto al fuso mitotico per completare la meiosi.
Un individuo frutto di fecondazione eterologa potrebbe soffrire delle stesse problematiche psicologiche a cui è possibile che vadano incontro tutti quelli che scoprono di avere due genitori legali e un terzo biologico, come accade nelle adozioni o nei casi di genitori divorziati e risposati.
 
L’aborto:
L’Aborto è l’interruzione di una gravidanza in tempi prematuri. Questa può accadere per cause naturali (aborto spontaneo) o essere provocata artificialmente (aborto provocato o interruzione volontaria della gravidanza).
In Italia, in tempi passati si definiva come aborto un´interruzione della gravidanza avvenuta entro 180 giorni dal concepimento. Nel presente, tale indicazione in medicina è antiquata, e si predilige indicare con questo termine l’interruzione della gravidanza in cui il feto (potenzialmente) vitale (in utero) non abbia raggiunto un peso minimo di 500 grammi all´atto dell´espulsione o estrazione dal corpo della donna, o, se il peso è sconosciuto, che non abbia raggiunto la ventiduesima settimana di gestazione o in alternativa l’altezza di 25 cm. Si parla invece di parto prematuro nel caso che si verifichi prima della trentasettesima settimana di gravidanza terminata.
 
Il trapianto:
Il trapianto è un intervento di chirurgia nella quale si attua la sostituzione di una componente di un organismo vivente, in quanto non funzionante e/o malfunzionante, con l’omologa, funzionante, espiantata da un altro individuo.
Si denotano quindi due fasi: il prelievo o espianto di una parte da un soggetto detto donatore e il successivo impianto della stessa su un soggetto detto ricevente, con l´eventuale rimozione dell´omologo malato.
E’ possibile trapiantare organi (rene, fegato) o parti di organo (valvola cardiaca), tessuti (cornea, sangue), insiemi complessi (mano).
Sussistono differenti tipi di trapianto, a seconda della tipologia del donatore, che può (per alcuni tipi di organo) essere una persona vivente, ma anche a seconda del tipo stesso di trapianto, che può essere ortotopico (l’organo nativo viene rimosso e l’organo del donatore viene collocato nella stessa posizione anatomica dell’organo originario) oppure eterotopico (un nuovo organo viene affiancato a quello vecchio, non più funzionante, che però rimane al proprio posto; questo tipo di trapianto viene detto anche “ausiliario”).
 
Dal punto di vista clinico il trapianto è l’unica opportunità di cura per un vasto gruppo di malattie degenerative, a volte ad evoluzione acuta, in cui la terapia sostitutiva non è sempre possibile. Il trapianto di rene così come quello della cornea consente di svincolare il paziente dalla pratica della dialisi, in corso di insufficienza renale cronica, e quindi di rendere migliore la qualità della vita.
Sotto l’aspetto tecnico si dice prelievo quando l’organo proviene da un cadavere e di espianto quando l’organo proviene da un donatore in vita. La stessa legge sui trapianti opera questa distinzione.
In alcuni casi, quando viene effettuato un intervento circoscritto a una parte di un organo, è più corretto parlare di innesto.
 
I trapianti più diffusi:
* cuore
* fegato
* polmone
* rene
* pancreas
* intestino
 
Gli innesti più diffusi:
* cornea
* osso
* valvola cardiaca
* midollo osseo
 
Per quanto riguarda il sangue si parla di trasfusione.
La legge n. 91 del 1999 vieta il trapianto di gonadi (testicoli ed ovaie) e quello dell´encefalo. 
 
Le cellule staminali:
Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate che possiedono la capacità di trasformarsi in qualsiasi altro tipo di cellula del corpo. Molti studiosi sostengono che le cellule staminali potrebbero potenzialmente trasformare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di duplicare organi.
 
Per poter essere definita come staminale una cellula deve avere determinate proprietà:
 
L´autorinnovamento: capacità di compiere un numero infinito di cicli replicativi mantenendo un identico stadio differenziativo.
 
La potenza: capacità di dare inizio a una o più specie cellulari.
Sebbene le cellule staminali siano dotate di un potenziale replicativo senza limiti, sono normalmente quiescenti e solo di rado entrano in mitosi (fatta eccezione per lo sviluppo embrionale). Di fatto la parte più consistente del “lavoro replicativi” che porta all´incremento numerico della progenie delle cellule staminali in funzione dell´accrescimento o della riparazione dei tessuti, viene sviluppato da cellule non staminali chiamate progenitori, originate direttamente dalle cellule staminali, ma in parte differenziate e sprovviste della capacità di autorinnovamento.
 
Questa tecnica replicativa, che limita il numero di eventi ripetutivi a cui una cellula staminale va incontro, si fonda quasi certamente su due importanti principi tra loro collegati.
Uno stretto controllo del numero di cellule staminali: ogni cellula staminale occupa una propria nicchia biologica delimitata da un complesso network di segnali biochimici, che probabilmente procurano anche alla cellula staminale le informazioni necessarie sul momento adeguato per replicarsi.
 
Conservazione dell’integrità del genoma delle cellule staminali: un basso numero di replicazioni riduce il rischio di danni al DNA, cioè di mutazioni. Le mutazioni a carico delle cellule staminali sono estremamente nocive e pericolose, poiché: vengono tramandate a tutte le generazioni di cellule figlie derivate da quella cellula staminale. Al contrario una mutazione in una TAC si ripercuote solo su di una singola generazione di cellule, che eventualmente dopo un certo tempo verrà comunque sostituita. Possono indurre la cellula staminale a degenerare in senso neoplastico, divenendo una cellula staminale tumorale, cioè una tipologia di cellula quasi certamente responsabile del continuo rifornimento di nuove cellule che caratterizza lo sviluppo e principalmente le recidive dei tumori.
 
Tipi di cellule.
In base alla potenza si possono riconoscere quattro tipi di cellule staminali:
1. Una singola cellula staminale totipotente può svilupparsi in un intero organismo e persino in tessuti extra-embrionali. I blastomeri posseggono questa proprietà.
2. Le cellule staminali pluripotenti, come le ips, possono specializzarsi in tutti i tipi di cellule che troviamo in un individuo adulto ma non in cellule che compongono i tessuti extra- embrionali.
3. Le cellule staminali multipotenti sono in grado di specializzarsi unicamente in alcuni tipi di cellule.
4. Le cellule staminali unipotenti possono generare solamente un tipo di cellula specializzata.
 
Le cellule staminali si catalogano anche secondo la provenienza, come adulte o embrionali. Vi sono (in mezzo) le cellule staminali ottenibili dal liquido amniotico, che hanno caratteristiche di entrambe.
Le cellule staminali adulte sono cellule non specializzate rintracciabili tra cellule specializzate di un tessuto specifico e sono in prevalenza multipotenti. Queste sono tuttora già adoperate in cure per oltre cento malattie e patologie. Sono dette più propriamente somatiche (dal Greco sòma = corpo), perché non derivano necessariamente da adulti ma anche da bambini o cordoni ombelicali.
 
Le cellule staminali embrionali sono ottenute a mezzo di coltura, ricavate dalle cellule interne di una blastocisti. La ricerca sulle cellule staminali embrionali è ancora nelle prime fasi: fare ricerca con cellule umane di questo tipo è una questione complessa e discussa: l´utilizzo di cellule staminali embrionali ha provocato un grosso dibattito di carattere morale. Difatti per poter conseguire una linea cellulare (o stirpe, o discendenza) di queste cellule si rende necessaria la distruzione di una blastocisti, un embrione non ancora cresciuto sopra le 150 cellule; tale embrione è ritenuto da alcuni un primitivo, od almeno potenziale, essere umano, il cui disfacimento corrisponderebbe all´uccisione di un essere umano già generato. Il dibattito vede dunque contrapposti quelli che preferiscono adottare, proprio per la mancanza di certezze sul momento in cui possa individuarsi la nascita dell”essere umano”, una posizione controllata e contraria all´utilizzo degli embrioni umani per fini di ricerca scientifica, e coloro che approvano e sostengono la necessità di ricerca sulle cellule embrionali umane pur includendo la distruzione dell’embrione. Fermo restando che sarebbero adoperati solo embrioni congelati che sarebbero poi distrutti per la perdita della loro efficacia. Questi embrioni sono le “rimanenze” di inseminazioni artificiali e circa il loro utilizzo in campo di ricerca la loro potenzialità potrebbe essere sfruttata per una ipotizzata terapia di un maggior numero di patologie. Tutto ciò è già possibile negli Stati Uniti, grazie a finanziamenti specialmente privati. 
 
Le “cellule staminali amniotiche” sono quelle cellule staminali presenti nel liquido amniotico che circonda il feto durante la gravidanza. Le cellule staminali amniotiche hanno caratteristiche biologiche molto simili alle staminali embrionali, ma non possiedono le controindicazioni di tipo morale legate alla distruzione dell´embrione. La ricerca su queste cellule è all´inizio e vede quasi quotidianamente nuove possibilità di applicazione, dalla chirurgia ricostruttiva alla speranza di cura per patologie neurologiche gravi ed invalidanti.
 
Cellule staminali ottenute da sangue del cordone ombelicale:
Il sangue restante della placenta e del cordone ombelicale rappresenta una fonte di cellule staminali emopoietiche adulte. Dal 1988 queste cellule staminali da cordone ombelicale sono impiegate per curare il morbo di Gunther, la sindrome di Hunter, la sindrome di Hurler, la leucemia tinfocitica acuta e molte altre malattie che destano interesse in particolare nelle patologie dei bambini. Il sangue è raccolto dal cordone ombelicale (sia in caso di parto spontaneo che di taglio cesareo) facendo un prelievo (in circuito chiuso sterile) dalla vena ombelicale. Una volta raccolto, ne viene calcolato il volume e la quantità di globuli bianchi, che non devono essere inferiori, rispettivamente, a 60 ml e 800 milioni (la quantità dei bianchi minimi alla raccolta è spesso diversa da banca a banca, è però comunemente accolto il fatto che ad unità congelata non debbano essere inferiori a 800 milioni).
Questo sangue non viene esaminato direttamente per agenti infettivi, in quanto gli esami sierologici vengono realizzati sulla partoriente, al parto e a sei mesi dalla donazione. Viene eseguita però la caratterizzazione HLA per determinare se il ricevente sia compatibile o meno con il tessuto preso. I risultati della tipizzazione HIA vengono pubblicati su dei database mondiali (per es. BMDW) raggiungibili da centri trapianto autorizzati per poter “avviare” una ricerca di tessuto compatibile con il proprio paziente. Il sangue da cordone è soggetto a trattamenti ed è deprivato dei globuli rossi prima di essere conservato in azoto liquido (alla temperatura compresa tra 1300 e 196° centigradi) per un futuro uso. Al momento del trapianto il sangue viene scongelato, vengono purificate le sostanze criopreservanti e somministrate al paziente per endovena.
Questo genere di terapia, in cui le cellule staminali vengono procurate tramite un donatore estraneo, è detta allogenica. Quando le cellule sono ricavate dallo stesso paziente sul quale saranno utilizzate è detta autologa e quando derivano da individui identici, è chiamata singenica. Il trasferimento xenogenico tra diverse specie è molto poco sviluppato e si ritiene abbia poche possibilità.
 
In Italia il mantenimento per uso “personale”, o più esattamente per uso intrafamiliare, è consentita solo nel caso in cui, al momento del parto, siano presenti nel neonato, nei fratelli/sorelle o nei genitori del neonato stesso, delle patologie che abbiano l’indicazione al trapianto con cellule staminali da sangue placentare. In questo caso si parla di donazione dedicata (o più propriamente, di uso autologo e uso allogenico correlato) ed è sufficiente mostrare un certificato medico degli specialisti che seguono la persona ammalata.
Per le donazioni dedicate i criteri di selezione e di esclusione dell’unità dalla raccolta e dal congelamento sono meno rigidi rispetto alle comuni donazioni.
 
In caso diverso è comunque permesso, previa autorizzazione delle autorità competenti (Ordinanza ministeriale del 13 aprile 2006 pubblicata su G.U. del 9 maggio 2006), raccogliere il sangue placentare e inviano all´estero per la criopreservazione in laboratori privati.
Ricercatori in Corea del Sud hanno annunciato nel novembre dei 2004 di aver collaudato con successo terapie fondate su cellule staminali multipotenti (somatiche) da cordone per permettere ad una donna paralizzata di camminare con l´aiuto di un tutore. Ciò è stato reso possibile isolando le cellule staminali dal cordone ombelicale e iniettandole nella zona danneggiata della colonna vertebrale della paziente.
 
Cellule staminali da liquido amniotico:
Le cellule staminali “amniotiche” possono essere ottenute dal campione residuo estratto per l´effettuazione dell’esame di diagnosi prenatale chiamato “amniocentesi”. Dal residuo del liquido non adoperato per l’esame diagnostico si conseguono cellule staminali multipotenti e di grande vitalità, in grado di aumentare centinaia di volte e capaci di differenziarsi in vari tessuti embrionali. Le peculiarità di vitalità e potenzialità differenziative delle cellule amniotiche le rendono esclusive nella storia biologica di un individuo, con caratteristiche molto rilevanti sia rispetto a quelle embrionali, sia rispetto a quelle adulte.
Infatti rispetto alle embrionali, quelle amniotiche non inducono dilemmi morali (ed elemento fondamentale dal punto di vista medico) possono essere adoperate ad uso autologo, cioè in linea retta sull´individuo stesso. Questo fatto (che non è possibile con quelle embrionali, dal momento che l´embrione da cui originano è stato distrutto) permette una assoluta compatibilità con il “proprietario”, senza alcun problema di rifiuto da parte del fisico.
Il rigetto si può evitare anche con le cellule staminali adulte, ma queste ultime sono molto più “vecchie”, meno dinamiche e decisamente meno differenziabili di quelle amniotiche.
Numerosi istituzioni universitarie e centri di ricerca nel mondo sono impegnati a cercare di conoscere e studiare le cellule amniotiche, la cui scoperta è molto recente e le cui potenzialità sono tuttora oggetto di incessanti scoperte. Ad oggi con certezza si sa che possono distinguersi in molti tessuti come quelli cartilaginei, ossei, adiposi, neurali...
 
Inoltre un’attuale pubblicazione di un gruppo franco-italiano ha permesso di diversificare le staminali amniotiche in staminali emopoietiche. Società private hanno iniziato da poco anche in Italia a proporre la conservazione delle cellule staminali che potrebbero essere utilizzate per il feto stesso, per i parenti o per altre persone biologicamente compatibili, senza dilemmi morali tra donazione e conservazione per se stessi.
In sintesi, è possibile dichiarare che le cellule staminali presenti nel liquido amniotico sono in grado di diversificarsi in tutti i tipi di cellule adulte, ma conservano caratteristiche di giovinezza uniche nel percorso biologico dell´individuo.
 
Cellule staminali adulte:
Le cellule staminali adulte sono cellule non specializzate che si riproducono giornalmente per fornire alcune specifiche cellule: ad esempio 200 miliardi di globuli rossi vengono procreati ogni giorno nel corpo da cellule staminali emopoietiche. Fino a poco tempo fa si pensava che ognuna di queste cellule potesse far nascere unicamente un tipo particolare di cellula: questo processo è chiamato differenziazione. Tuttavia negli ultimi anni si sono avute prove che le cellule staminali possono acquistare molte forme differenti: è noto che cellule staminali nello stroma del midollo osseo possono tramutarsi in cellule epatiche, neurali, muscolari, renali e follicolari.
Le cellule staminali adulte sarebbero capaci anche di essere più poliedriche. Ricercatori alla (New York University School of Medicine) hanno estratto cellule staminali dal midollo osseo di topi che loro dicono essere pluripotenti. Convertire un tipo di cellula staminale in un altro si chiama transdifferenziazione.
 
Utili fonti di cellule staminali adulte sono in realtà identificabili in tutti gli organi del corpo. Ricercatori alla McGill University di Montreal hanno conseguito cellule staminali dalla pelle capaci di specializzarsi in molti tipi di tessuto, compresi neuroni, cellule muscolari lisce e cellule grasse. Esse sono state trovate nel derma, lo strato più profondo della pelle: queste cellule staminali hanno un ruolo centrale nella rimarginazione di piccoli tagli. Si ritiene che anche i vasi sanguigni, la polpa dentaria, l’epitelio digestivo, la retina, il fegato ed anche il cervello comprendano cellule staminali, utili per la ricostituzione dello stesso sistema nervoso centrale, cervello e midollo spinale.
 
Appendici
 
Letture
Bioetica: un´occasione per molti. Anzi per tutti
 
Vi è oggi un grande rischio: provare soggezione di fronte alla bioetica. Credere che sia una faccenda per esperti, che riguardi teologi, filosofi, biologi, giuristi. In questa idea c’è una parte di verità: questa materia richiede voglia di approfondire, studiare, aggiornarsi; gli esperti sono necessari. Ma non sono sufficienti. Non c’è problema bioetico del quale ognuno di noi possa dire: non mi riguarda. Del resto, possiamo scegliere di non interessarci affatto di bioetica: ma stiamo pur certi che, un giorno, la bioetica si interesserà di noi, bussando alla porta della nostra casa con qualche domanda inquietante, difficile, che coinvolgerà tutta la nostra emotività mettendo a dura prova le nostre stesse capacità di ragionamento. L’unica scelta davvero saggia è quella di affrontare con serenità questi interrogativi, ora, subito, facendo affidamento sulla prima, grande caratteristica che qualifica la natura dell’uomo: il desiderio di scoprire sempre, attraverso l’uso della propria ragione, la verità delle cose.
 
L’altro grande pericolo rispetto a questa materia è che la sua indubbia complessità possa indurre a pensare che nessuna verità sia raggiungibile. Eppure noi sappiamo che non esiste uomo che non sia in grado di crearsi una serie di convinzioni morali di fronte ai problemi bioetici. L’esperto ci dirà che cos’è la fecondazione artificiale, quando inizia la vita umana, che cos´è la donazione. Ma noi, sulla base di corrette informazioni, siamo in grado di capire e di scegliere, di conoscere e di educare, di pensare e di esprimerci secondo la nostra identità, l’insieme di valori che ci sono cari, e per i quali siamo disposti a metterci in gioco.
 
Anche per le famiglie la bioetica rappresenta un’occasione irripetibile per parlare con i figli di cose grandi, per affrontare con loro i temi cruciali dell´esistenza: il nascere e il morire, l’amore e la sofferenza. I mezzi di comunicazione forniscono in tal senso numerosi spunti di riflessione, ma spesso in maniera incompleta, inesatta o faziosa. La scuola italiana è chiamata ad attrezzarsi in maniera adeguata - attraverso iniziative di vario livello - per fornire il suo contributo su questo terreno, come dimostra anche il Protocollo sottoscritta il 5 ottobre 1999 dal Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer e dal Presidente del Comitato Nazionale perla Bioetica Giovanni Berlinguer.
 
Per tutte queste ragioni diventa oggi sempre più urgente entrare nel mondo della bioetica, conoscerne il linguaggio e scoprirne, poco alla volta, il vocabolario.. Questo portale può aiutarvi proprio in questa ricerca, fornendovi, ad esempio, alcune nozioni elementari della materia, riflettendo sulle principali correnti di pensiero bioetico, approfondendo alcuni problemi di attualità, analizzando le ricadute giuridiche e sociali del dibattito bioetico.
 
(Prof. Mario Palmaro, Istituto di filosofia del diritto Università degli Studi di Milano)
 
Link di riferimento: http://www.portaledibioetica.it/documenti/000187/000187.htm
 
 
 
 
 
 
 
I perché della Bioetica
La bioetica è quella “specializzazione” dell´etica che si interessa degli interventi dell’uomo sull’uomo in medicina e in biologia. E’ nata nel dopoguerra dopo che il tumultuoso progresso della medicina e lo sviluppo delle biotecnologie hanno imposto problemi nuovi ed inaspettati. Chi avrebbe mai pensato di trapiantare un organo o di manipolare la sostanza vivente e la generazione, anche dell’uomo? Di fronte all’enorme potere che si è ritrovato fra le mani più di un uomo di scienza si è chiesto: ciò che si può fare sarà poi, sol per questo, anche moralmente lecito? Soccorrere qualcuno con nuove e potenti tecnologie non sarà causa di conseguenze catastrofiche per tutti? L’etica tradizionale si è trovata impreparato alla risposta. Non conosceva abbastanza gli elementi scientifici di base. La bioetica è sorta e si è sviluppata per rispondere a questa domanda. Questa sua radice “scientifica” una vera e propria richiesta di aiuto alla filosofia, spiega la presenza fra i suoi cultori, fatto non comune per una disciplina filosofica, di tanti medici e scienziati. Ai quali si sono ben presto aggiunti giuristi e sociologi, a causa delle inevitabili ricadute di ogni scelta morale su cultura, usi, costumi e legislazione di una comunità. Ne sono derivate conseguenze positive e negative. Fra le prime il vantaggio di un linguaggio più comprensibile all´uomo comune, fortemente interessato alle conseguenze del dibattito, in quanto di esse, buone o cattive che siano, terminale designato. La recente tragica esperienza di sanguinarie dittature, concepite o imposte “per il bene” dei popoli, lo dimostra. Filosofi ed ideologici avevano “pensato” i popoli e gli innocenti hanno subito. Fra quelle discutibili, la pretesa di certi operatori “biotecnologici"” di essere, in quanto anche e contemporaneamente “cultori di bioetica”, giudici morali del proprio operare, anche se coinvolti dal punto di vista professionale ed economico.
Qualunque sia il tema considerato: aborto, eutanasia, fecondazioni artificiali, trapianti d’organo non ci si può illudere che il sì o il no riguardi solo il caso singolo, più o meno pietoso e coinvolgente. Come le onde concentriche che un sasso, gettato nello stagno, provoca, le conseguenze delle decisioni andranno fatalmente lontano. Avventate ed inopportune soluzioni legislative potranno condizionare persino l´equilibrato futuro dell’umanità. Orientare le scelte è quindi compito e responsabilità della bioetica. Non per niente l´inventore de! termine, V. R. Potter la definì “Scienza della sopravvivenza” e”"Ponte verso il futuro”. Ma quale futuro? E’ indispensabile perciò che, nel giudizio, prevalga sempre la razionalità, non l’impulso emotivo o il buonismo di maniera.
 
Non può stupire che il dibattito bioetico sia spesso intenso ed aspro. Molti temi giungono a coinvolgere le radici più profonde e segrete del conscio e dell’inconscio. Ad alcuni, certe scelte possono apparire incomprensibili. Perché, ad esempio, condannare la fecondazione artificiale di una coppia legittima, che desidera, ma non riesce a generare? Eppure lo ha fatto, e in modo totale e definitivo, anche la Chiesa Cattolica, pure così comprensiva in altri campi, come quando esorta ad accogliere, amandoli, gli extra comunitari, anche quelli più “scomodi”. Che si tratti solo di “cattiveria” gratuita? Cercare di chiarire le cause profonde di certi contrasti insuperabili facilita la comprensione delle ragioni altrui e, nel contempo, può aiutarci ad aprire gli occhi su certe possibili drammatiche derive di troppo frettolose soluzioni, umanitarie solo in apparenza. Il contrasto deriva dalla drammatica frammentazione di una precedente cultura abbastanza omogenea che, almeno secondo Benedetto Croce, non poteva non dirsi cristiana. Oggi coesistono nella società modelli etici di riferimento diversi e conflittuali che mi sembra possano essere così (grossolanamente) riassunti, per necessità di spazio. Modello liberai-radicale: la libertà di scelta individuale è il valore massimo; moralità è uguale a libertà. Modello pragmatico-utilitarista: massimo valore? L’utilità. ‘´ morale ciò che è utile e dà piacere. Metodi e mezzi? Subalterni! Modello socio-biologista: non esistono valori assoluti ed immutabili. Uniche certezze? Quelle scientifiche. Le indicazioni per l´etica non possono emergere che dallo studio dell´evoluzione socio-biologica della “specie umana”. Modello personalista. Trova conforto definitivo nel Vangelo. Fra tutti i viventi solo l´uomo, nella sua totalità di corpo, anima e spirito è “persona”. Come tale, tali sono la sua dignità e il suo valore da trascendere cosmo e sfera biologica. La sua vita è sacra, la sua libertà intangibile! Sempre e comunque "fine" (di se stesso), mai “mezzo”
 
Nel dibattito bioetico si confrontano, dunque, concezioni radicalmente diverse dell’uomo, che, peraltro, non possono non tener conto della “Dichiarazione universale dei diritti dell´uomo” (1948), secondo cui ogni essere umano, qualunque ne sia il sesso, il colore della pelle, la razza, l’intelligenza ha gli stessi diritti. Anche rispetto all´età di sviluppo? Anche se si tratta di un feto, o di un embrione. o di un vecchio vecchissimo, magari affetto da Alzeihmer? La domanda è insidiosa e crea problema, specie rispetto a certe nuove e inaspettate situazioni legate allo sviluppo biotecnologico. Si consideri, ad esempio, la cosiddetta “procreazione assistita” (vedi). Si è cercata perciò una soluzione nuova e diversa, preferendo al concetto di “essere umano”quello di “persona”, che, nella cultura occidentale, individua icasticamente le ragioni fondamentali ed esclusive per cui, fra tutti i viventi solo gli umani hanno diritti. Solo essi infatti possono essere considerati “persone”, cioè titolari di diritti. Ma anche su questo punto lo distinzione si è fatta ben presto radicale. Per i fautori del personalismo “ontologico” il solo fatto di appartenere alla specie umana conferisce il carattere di persona. Per quelli del personalismo fenomenologico (dal greco fainomai: apparire), per essere considerati tali, occorre saper “manifestare"” nei fatti, e non solo di possedere in potenza, le caratteristiche esclusive del genere umano. Fra queste, ad esempio, quella, facilmente verificabile, di essere in grado di “tematizzare” la morte. Solo gli esseri umani sono in grado di prefigurarsela. Di qui la distinzione fra esseri umani che sono persone, ed “esseri” umani che non lo sono: embrioni, feti, dementi gravi, ma anche neonati o bambini piccoli. Non sapendo ancora, o non potendo più, tematizzare la morte, o esprimere altre peculiari ed esclusive qualità come l’autocoscienza, la capacità di relazione ed altre, costoro non possono essere considerati a pieno titolo “persone” e, non avendo quindi diritti sono logicamente alla mercè del “buon cuore” di coloro che, persone, lo sono (Peter Singer: “Ripensare la vita. La vecchia morale non serve più”, Il Saggiatore Ed. 1996).
 
(Prof. Aldo Mazzoni - Ordinario di microbiologia all’Università di Bologna, coordinatore del Centro di Consulenza Bioetica “A. Degli Esposti” (Bologna)
 
Link di riferimento: http://www.portaledibioetica.it/documenti/000336/000336.htm
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’interdisciplinarità propria della bioetica
 
La bioetica può essere considerata un esempio tipico di convergenza strutturalmente interdisciplinare, sia per le modalità con cui vengono posti i singoli problemi, sia per il modo in cui le risposte che ciascuno dà alle diverse domande retro-agiscono sui diversi saperi disciplinari.
 
Quanto alle modalità con cui si pongono le questioni bioetiche è bene ricordare come, perché gli esperti di ciascuna disciplina possano esprimersi in modo competente su un determinato problema, ciascuno di essi deve essere avvertito di come tale problema si collochi anche all´interno delle altre discipline che lo considerano, per poi uscire a sua volta “arricchita” dal confronto.
 
Prendiamo - a titolo esemplificativo - 11 caso della donazione di cellule staminali, in cui 11 rapporto interdisciplinare tra medicina e bio-tecnologie è abbastanza evidente (le bio-tecnologie offrono un sapere operativo che riguarda le tecniche di donazione, la medicina colloca tale sapere operativo nel contesto di una determinata procedura di cura), ma ci preme sottolineare come anche le istanze etiche non siano estrinseche alla valutazione interdisciplinare del problema: il moralista ha bisogno di conoscere con precisione i dati medici e bio-tecnologici per esprimere un giudizio etico pertinente e quindi aggiungere una prospettiva problematica nuova agli orizzonti della sua scienza etica, ma anche la ricerca scientifica in senso stretto viene arricchita - in un certo senso - dal giudizio etico. L’affermazione, per esempio, della dignità dell’embrione umano (che si colloca, in ambito filosofico ed etico) retro-agisce sull’atteggiamento dei ricercatori nel “trattare” quel “materiale di ricerca” arricchimento che - in determinati casi - non si traduce nel compiere un atto invasivo in più, ma nell’astenersi dal farlo: può sembrare paradossale, ma anche la scelta di astenersi dal mettere in atto una determinata procedura, perché ci si rende conto di quanto sia invasiva, è un arricchimento per la scienza medica, come nel caso si scoprissero effetti collaterali sproporzionati rispetto ai benefici di un determinato farmaco, giungendo alla decisione di astenersi dall’uso ditale farmaco.
 
Per questo potremmo dire che l’interdisciplinarità è come iscritta nel “codice genetico” della bioetica e non si configura, quindi, come una scelta di tipo puramente tattico e dal carattere transitorio, ma sembra destinata a durare nel tempo come sua caratteristica strutturale.
 
(Prof. Andrea Porcarelli - Docente di Pedagogia generale e sociale all’Università di Padova, Presidente del Centro di Iniziativa Culturale (Bologna), Direttore scientifico del Portale di Bioetica)
 
Link di riferimento: http://www.portaledibioetica.it/documenti/000186/000186.htm
Il presente sito utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo. Clicca qui per prendere visione dell'informativa.