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veterinaria

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La medicina veterinaria è quella branca della medicina che si occupa di studiare la salute e le malattie degli animali domestici (antico sinonimo: zooiatria).

In Italia esistono tre indirizzi principali:

- la veterinaria per i grossi animali (animali da reddito), suddivisa tra le branche della "Buiatria" (medicina dei Bovini), della "Ippiatria" (medicina degli Equini), della medicina dei Suini e medicina degli altri animali da reddito, ovini, caprini, pollame e conigli (avicunicoli);

- la veterinaria per i piccoli animali (animali da affezione o da compagnia), con all´interno della professione moltissime "specialità", quali la medicina interna, la cardiologia, la dermatologia, la chirurgia, l´ortopedia, e moltissime altre;

- la veterinaria che si occupa dell´"ispezione degli alimenti di origine animale" (carni, uova, pesci, molluschi, latte, formaggi, miele, etc) e dell´"igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche".

Come per la medicina umana l´indirizzo degli studi è rappresentato da una base teorica di anatomia e fisiologia, dove si studiano la forma del corpo, degli organi e degli apparati (anatomia macroscopica ed istologia) ed il loro funzionamento normale (biochimica e fisiologia).

Successivamente vengono presi in esame la fisiologia della cellula e dei tessuti malati (patologia generale) ed il loro aspetto (anatomia patologica) fino ad arrivare alla patologia medica e chirurgico (studio delle malattie di carattere medico e chirurgico a carico degli animali). Vengono altresì studiate le malattie infettive e parassitarie degli animali domestici con particolare riguardo alle zoonosi, cioè a quelle malattie che possono venire trasmesse dagli animali all´uomo. Per ultimi vengono presi in considerazione i tre argomenti riassuntivi: clinica medica, chirurgica ed ostetrica dove viene studiato il singolo animale malato nella sua totalità e complessità di individuo. Per riuscire a curare delle patologie ci si serve, anche in questa branca della medicina, di medicinali e farmaci opportuni prescritti esclusivamente dal medico veterinario.

Un´altra branca della veterinaria si dedica alla alimentazione e nutrizione degli animali domestici.

In Italia le competenze relative alla "Ispezione degli Alimenti" (controllo dei mattatoi, delle pescherie, delle macellerie), della "Sanità Animale" (controllo di malattie infettive e/o infestive negli allevamenti zootecnici) e della "Igiene e Sanità degli Allevamenti" e la lotta al randagismo canino competono a Medici Veterinari dipendenti delle Aziende Sanitarie Locali (ASL), mentre i compiti di diagnosi e cura degli animali domestici, sia da Reddito che da compagnia, sono svolti da Medici Veterinari Liberi Professionisti. Non esiste perciò in Italia una "Mutua" per gli animali, e i compiti della medicina pubblica sono di controllo di malattie che possono essere dannose per l´uomo o per gli allevamenti (zoonosi) e della salubrità degli alimenti di origine animale.

 

 

CENNI STORICI

 

Il diciottesimo secolo rappresenta un periodo di grandi trasformazioni economiche, sociali e culturali. Il fervore che anima tutti i campi delle scienze coinvolge anche la veterinaria, che conosce in quel tempo una forte esigenza di identità, di collocazione, di sistemazione organizzativa e dottrinale su basi rigorosamente scientifiche di tutto il bagaglio, quasi sempre empirico, che fino a quell´epoca ne aveva costituito il sostegno. Il diciottesimo secolo, quindi, è l´epoca in cui la medicina veterinaria fa il suo ingresso tra le scienze. Da arte empirica la medicina degli animali, ovvero "la medicina dei bruti", si eleva, con l´istituzione ufficiale e organizzata delle scuole, a scienza veterinaria.

Nei secoli precedenti e nel Medioevo in particolare, la veterinaria era esercitata dai maniscalchi, che si occupavano della cura e del benessere non solo del cavallo, ma anche degli altri animali domestici.

Fu a partire dal tardo Medioevo che le pubbliche autorità presero sempre più coscienza dell´importanza sociale della pratica veterinaria esercitata dai maniscalchi, tanto che in alcune realtà questa fu regolamentata e gestita dalla Società delle Arti, le corporazioni, che raggruppavano l´universo artigianale e commerciale del mondo produttivo di allora. I maniscalchi erano presenti, per citare solo due esempi, negli Statuti bolognesi dell´arte dei fabbri del 1397, e nel corrispettivo fiorentino del 1344. Quella della mascalcia fu comunque un´arte meccanica, che si occupava quasi esclusivamente dell´esterno dell´animale. I maniscalchi coltivavano la medicina sintomatica, credendo che dall´esame esterno delle apparenze si potesse giudicare lo stato interno morboso.

Furono le grandi epidemie che imperversarono in tutta Europa dal XV al XVIII secolo ad accrescere in modo decisivo la sensibilità per la salute degli animali.

Si calcola che l´epidemia di peste bovina del 1711, descritta per la prima volta dal medico carpigiano Bernardino Ramazzini nella sua opera De contagiosa epidemia quae in Patavino Agro et tota fere Veneta Dictione in boves irrepsit. Dissertatio habita in Patavino Lyceo, determinò la morte, in tutta Europa, di non meno di un milione di capi. La paura nei confronti della peste bovina era alimentata anche dall´erronea credenza che questa fosse trasmissibile all´uomo, tanto era radicato nella coscienza dei popoli il terrore della "peste nera". L´equivoco si reggeva sulla memoria di grandi epidemie di peste del passato, che erano state seguite o anticipate da grave mortalità negli animali.

I governi delle nazioni europee, nel XVIII secolo, furono obbligati ad occuparsi di salute animale se non altro perché si resero conto che non poteva esserci miglioramento dell´economia se non si provvedeva alla salvaguardia del patrimonio zootecnico.

Emergeva sempre più l´esigenza di una medicina del bestiame analoga a quella umana. Si rendeva ormai indispensabile la figura di un medico degli animali dello stesso livello di quella dell´uomo: un´idea nuova, che per acquisire concretezza e diffusione doveva trovare appoggio nella scuola veterinaria.

Come afferma De Sommain (1969), due sono le grandi condizioni che indussero la creazione delle scuole veterinarie: l´esigenza di migliorare la lotta alle epizoozie, soprattutto contro la peste bovina, e la necessità degli eserciti di disporre di maggiori quantità di cavalli e quindi di curarli. A queste due condizioni si devono aggiungere la richiesta di una maggior produzione agro-zootecnica dovuta all´aumento demografico, nonché il mutamento dei costumi alimentari.

L´idea nuova ebbe la sua prima realizzazione in Francia per merito di Claude Bourgelat (1712-1779) con la fondazione della Scuola veterinaria a Lione (1762) e, successivamente, ad Alfort (1765), nei pressi di Parigi. La fondazione di queste due scuole di veterinaria rappresentava la soluzione pratica di una necessità universalmente sentita.

In Italia si avviò un processo di imitazione che diede luogo ad una catena di realizzazioni istituzionali. La molteplicità delle scuole veterinarie che nacquero ovunque nella penisola era la conseguenza della frammentazione politica del territorio. Il progetto non suscitò un immediato interesse presso le autorità governative del tempo, in quanto si riteneva più utile insegnare ai giovani l´arte del cavalcare che istruirli alla professione veterinaria.

Il 7 marzo 1875 venne emanato un regio decreto, firmato dal ministro della Pubblica istruzione, Ruggero Bonghi, sul nuovo assetto regolamentare ed organizzativo delle scuole superiori di veterinaria, con la distribuzione degli insegnamenti nei quattro anni di corso, portando a 13 il numero degli esami speciali o fondamentali così ripartiti: zoologia, chimica, botanica, anatomia descrittiva degli animali domestici, ezoognosia, fisiologia sperimentale, patologia generale ed anatomia patologica, chirurgia teoretica, podologia, materia medica e tossicologia, patologia speciale medica compresa la giurisprudenza veterinaria, chirurgia operatoria compresa l´ostetricia, igiene e zootecnia. Nel regolamento venivano inoltre fornite indicazioni sulle procedure, specificando che l´allievo in ogni esame doveva esser interrogato sopra due temi estratti a sorte da un elenco antecedentemente preparato dai docenti della commissione; si indicava anche la votazione che doveva essere espressa in trentesimi come nelle valutazioni universitarie.

Il 3 ottobre dello stesso anno, grazie alle pressioni provenienti da varie parti d´Italia, fu approvato un regio decreto che impose condizioni uniformi e più rigorose per l´ammissione degli allievi alle scuole veterinarie del Regno: l´aspirante doveva aver conseguito l´ammissione al terzo anno di un corso liceale, ovvero aver superato il terzo anno di un istituto tecnico.

Tre mesi più tardi, con regio decreto del 20 gennaio 1876, lo stesso ministro Bonghi modificava il proprio regolamento abolendo gli esami di ammissione per le scuole superiori di veterinaria di Torino, Milano e Napoli, cui poi si aggiungerà Bologna.

Lo scoppio della prima guerra mondiale, come in tutte altre scuole del Regno, determinò un brusco arresto dell´attività didattica e scientifica nella scuola veterinaria ed anche il numero degli studenti, quasi tutti richiamati alle armi, diminuì notevolmente; molti furono anche i docenti che, con incarichi diversi, furono impiegati nell´attività bellica.

Nel 1931 con R. decreto n. 1227 del 28 agosto fu disposta l´aggregazione degli istituti superiori di medicina veterinaria alle università, nuovo ordinamento didattico (R.D. n. 1652 del 30 settembre 1938), che imponeva il superamento di 18 esami fondamentali e tre complementari per essere ammessi all´esame di laurea. Nel 1938 fu introdotto l´obbligo del tirocinio pratico semestrale, da svolgere presso la facoltà od altre strutture idonee convenzionate, prima di sostenere gli esami di abilitazione alla professione di veterinario.

Durante la seconda guerra mondiale, sottili espedienti contribuirono a mantenere elevato il numero degli studenti e, tra questi, le particolari agevolazioni di esenzione di chiamata alle armi di cui fruivano gli iscritti alle facoltà di medicina e chirurgia e di medicina veterinaria. Nel periodo bellico l´attività didattica e quella scientifica risentirono ovviamente della assenza, per ragioni contingenti, di un valido corpo docente.

Nel 1949, sotto la presidenza del professor Arnaldo Marcato (1910-1977), si istituì in facoltà la prima scuola italiana di specializzazione in "Tecnica conserviera ed igiene degli alimenti di origine animale", una scuola particolarmente sentita in Italia, nell´ambito della vasta e complessa problematica del controllo igienico sanitario delle derrate alimentari di origine animale destinate all´uomo.

Nell´anno accademico 1989-90, in base al D.P.R. 28 agosto 1986 n. 947 (G.U. n. 133 del 9 giugno 1989) subentrò un nuovo ordinamento didattico universitario del corso di laurea in medicina veterinaria. Consolidati i cinque anni, veniva introdotto un concetto innovativo di reclutamento degli studenti da immatricolare: il numero chiuso o programmato da correlare al potenziale didattico della facoltà. Il nuovo programma di studi, oltre richiamare l´attenzione sulla necessità di disporre di strutture adeguate all´espletamento delle lezioni pratiche (ospedale veterinario, azienda zootecnica, ecc.), prevedeva 44 materie d´insegnamento comune e sei di orientamento.

Il decreto M.U.R.S.T. del 25 febbraio 1993 apportava nuove riforme all´ordinamento didattico universitario per il conseguimento della laurea in medicina veterinaria. Il decreto imponeva agli studenti di seguire un corso quadriennale di discipline comuni per tutti, mentre nel quinto anno i futuri veterinari dovevano scegliere un modulo professionalizzante tra quelli proposti ed attivati dalla facoltà e più confacenti alle proprie attitudini ed alla scelta professionale.

Nuovo ordinamento universitario a partire dall’anno accademico 2001 – 2002 con la “Determinazione delle classi delle lauree specialistiche”. Il nuovo corso di laurea specialistica conserva la durata quinquennale degli studi ed il numero programmato di immatricolazioni ed è caratterizzato complessivamente da 300 CFU (credito formativo universitario), dove ogni CFU corrisponde a 25 ore lavorative, a composizione variabile (lezioni teoriche, pratiche, formative, seminari, stage, studio individuale). Nei primi quattro anni di corso di laurea vengono insegnate materie obbligatorie per tutti gli studenti della classe, mentre nell´ultimo anno la scelta dei corsi da seguire è demandata alle preferenze mirate del discente, in rapporto ai differenti indirizzi formativi proposti (chirurgico, igienico-ispettivo, diagnostico di laboratorio, zoosanitario, zootecnico), tenendo conto delle personali inclinazioni ed attitudini operative.

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA’ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

 

In Italia la facoltà di Medicina Veterinaria è a numero chiuso programmato, ovvero gli studenti che intendono iscriversi a questa facoltà devono sostenere un test selettivo nel mese di settembre.

Le facoltà di medicina veterinaria attualmente presenti sul territorio italiano sono 13, ma i corsi di laurea in medicina veterinaria sono 14, questo è dovuto al fatto che l´università di Catanzaro non ha una Facoltà di medicina veterinaria e il suo corso di laurea in medicina veterinaria è un corso interateneo, che si appoggia sulla facoltà di medicina e chirurgia di Catanzaro per le strutture e sulle facoltà di medicina veterinaria di Messina e Napoli per gli insegnamenti. Il numero delle facoltà in altri paesi europei è spesso inferiore (4 facoltà in Francia, 5 in Germania e 6 nel Regno Unito); un veterinario su 6 in Europa è italiano. Esse sono collocate nelle seguenti città:

Napoli, Catanzaro, Messina, Sassari, Milano, Torino, Perugia, Teramo, Bologna, Parma, Bari, Camerino, Pisa.

 

 

PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

 

Mal di cuore, pressione alta, diabete, problemi renali e neurologici. Senza contare sovrappeso e obesità. Che, complici la vita sedentaria e i troppi bocconi ´caduti´ dalle tavole dei padroni, si avvicinano a numeri da epidemia. Sempre più vecchi e grassi, gli animali domestici italiani si ammalano come l´uomo. Grazie a una migliore qualità di vita, e alla maggiore assistenza con terapie sempre più efficaci, cani e gatti vivono molto più a lungo di un tempo. E arrivando alla terza età, sviluppano malattie del tutto simili a quelle che affliggono i loro padroni più anziani.                                            

Nelle famiglie del Belpaese vivono 7,5 milioni di gatti e 7 milioni di cani. Indagini promosse da Novartis Animal Health sottolineano che il 43% dei gatti e il 45% dei cani hanno ormai superato i 7 anni d´età, che oltre 550 mila gatti e almeno 700 mila cani soffrono di patologie tipiche della vecchiaia: insufficienza renale cronica per ´Micio´ e scompenso cardiaco per ´Fido´. Il 14% dei proprietari non fa mai visitare il suo ´amico a quattro zampe´, mentre il 50% va dallo specialista una o due volte all´anno, il 28,6% 3-6 volte all´anno e il 7,2% più di 6. La frequenza giusta è una volta all´anno, in concomitanza con gli appuntamenti standard della profilassi vaccinale, per gli esemplari giovani e sani e più spesso quelli anziani e malati.

Secondo le ultime stime Euripes ricordate dall´Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) la spesa sostenuta dai proprietari per acquistare un amico a quattro zampe ammonta a 322 milioni di euro ogni anno. Ma contribuiscono al ´salasso´ anche farmaci ad hoc (581 milioni), accessori (452 milioni) e servizi in genere (128 milioni). Pappa e veterinario dunque, ma sempre più spesso anche pettini e spazzole, guinzagli-gioiello, cappottini all´ultimo grido e cucce o lettini design. Mantenere gli animali domestici, cani e gatti in prima fila, costa agli italiani quasi 5 miliardi di euro all´anno. Per l´esattezza 4,712 miliardi, di cui poco più di due miliardi in spese veterinarie e 1,226 miliardi in alimenti ´su misura´.

L´Anmvi stima che il costo medio necessario per nutrire un cane in Italia vada da 250 euro all´anno (per le piccole taglie) ai 550 (grossa taglia). Soddisfare l´appetito di un gatto costa invece 200 euro all´anno. Infine, anche per le spese veterinarie in Italia è possibile detrarre il 19% del totale annuo fino a un importo di 387,34 euro.

Chi decide di assumersi la responsabilità della vita di un animale ha il dovere di assicurargli il benessere psicofisico.

Cani e gatti per la nostra legislazione fiscale sono considerati beni di lusso e non a caso su tutto quello che li riguarda, a partire dalle prestazioni mediche, è prevista un Iva al 20%. Questo significa non riconoscere il ruolo sociale che gli animali domestici hanno nelle nostre vite. Sarebbe opportuno insistere sulla strada del riconoscimento del loro ruolo nelle famiglie e pensare ad un fisco etico anche sul fronte veterinario. Anche questo aiuta i cittadini nella detenzione del proprio animale.

Ecco alcuni consigli forniti dagli specialisti: due pasti al giorno secondo la loro specifica dieta e non di più, niente ´assaggini´ dal piatto del padrone e, per i cani, almeno 3-4 passeggiate al giorno e una bella corsa quando si puo´. Anche se l´animale è di piccola taglia. Infine il monito più importante: Visite regolari dal veterinario, e controlli un po´ più frequenti se l´animale ha sorpassato la soglia critica del settimo-nono anno.

 

 

TRATTATO DESCRITTIVO

 

Dal 10 giugno 2006, è in vigore il codice comunitario dei medicinali veterinari: un testo unico che raccoglie e sostituisce tutta la precedente normativa sui medicinali veterinari per quanto riguarda l´autorizzazione all´immissione in commercio, la detenzione, la prescrizione, la fornitura e la somministrazione dei medicinali veterinari.

Rispetto all´impianto normativo precedente, le novità più importanti per la farmacia riguardano la validità della ricetta non ripetibile originale e triplice copia (prescrizioni ad animali destinati ad alimentazione umana), che è prolungata a 10 giorni lavorativi (in precedenza era di 7 giorni lavorativi), e la conservazione della documentazione veterinaria, che è prolungata a cinque anni (in precedenza la documentazione si conservava per 3 anni).

Molto importante l’Art. 1 che si occupa delle definizioni.

 

Medicinale veterinario: 

- ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative e profilattiche delle malattie animali;

- ogni sostanza o associazione di sostanze che può essere usata sull´animale o somministrata all´animale allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche mediante un´azione farmacologica, immunologica o metabolica, oppure di stabilire una diagnosi medica.

Sostanza: ogni materia indipendentemente dall´origine; tale origine puo´ essere: 

- umana, come il sangue ed i suoi derivati;

- animale, come microrganismi, animali interi, parti di organi, secrezioni animali, tossine, sostanze ottenute per estrazione, prodotti derivati dal sangue;

- vegetale, come microrganismi, piante, parti di piante, secrezioni vegetali, sostanze ottenute per estrazione;

- chimica, come elementi, materie chimiche naturali e prodotti chimici di trasformazione e di sintesi;

c) Premiscela per alimenti medicamentosi: qualsiasi medicinale veterinario preparato in anticipo per la successiva fabbricazione di alimenti medicamentosi.

d) Alimento medicamentoso: qualsiasi miscela di medicinale o medicinali veterinari e alimento preparata prima della sua immissione in commercio e destinata ad essere somministrata agli animali senza trasformazione, per le sue proprietà curative o preventive o per le altre proprietà del medicinale di cui alla lettera a).

e) Medicinali veterinari ad azione immunologica: medicinali veterinari somministrati agli animali allo scopo di indurre una immunità attiva o passiva o di diagnosticare la situazione immunitaria.

f) Medicinale veterinario omeopatico: ogni medicinale veterinario ottenuto da sostanze denominate materiali di partenza omeopatici secondo un processo di fabbricazione omeopatico descritto dalla Farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee attualmente utilizzate ufficialmente dagli Stati membri. Un medicinale veterinario omeopatico puo´ contenere piu´ materiali di partenza.

g) Tempo di attesa: intervallo di tempo che deve intercorrere tra l´ultima somministrazione del medicinale veterinario agli animali nelle normali condizioni d´uso e secondo le disposizioni del presente decreto e l´ottenimento di prodotti alimentari da tali animali per tutelare la salute pubblica garantendo che detti prodotti non contengono residui in quantità superiore ai limiti massimi di residui di sostanze attive, come stabilito ai sensi del regolamento (CEE) 2377/90.

 

La Sanità veterinaria

L’epidemiologia veterinaria interessa due ambiti di intervento interconnessi: quello della sanità animale e quello della sicurezza alimentare.

Sono più di 200, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le zoonosi, malattie umane di origine animale, causate da diversi agenti patogeni. Il 60% dei patogeni umani infatti utilizza gli animali come serbatoi naturali. Le zoonosi rappresentano quindi uno dei problemi di salute pubblica più complessi e importanti. La complessità riguarda anche la loro sorveglianza e la loro gestione, dovendo considerare le vie di diffusione di queste malattie, che spesso coinvolgono gli alimenti e l’ambiente, con la contaminazione dei cibi e delle acque. Per questo il coordinamento degli esperti di salute pubblica, di sicurezza alimentare e dell’ambiente, nonché l’integrazione tra medici e veterinari è la strategia vincente nell’affrontare queste malattie.

Nel 1999 l’Oms ha dato una definizione piuttosto complessa del concetto di sanità pubblica veterinaria, intesa come la “somma di tutti i contributi al benessere fisico, mentale e sociale degli esseri umani attraverso la comprensione e l’applicazione della scienza veterinaria”. Parte integrante di questa attività sono le conoscenze scientifiche relative all’identificazione dei patogeni, alla loro trasmissione e al loro controllo, e le capacità di effettuare una sorveglianza epidemiologica efficace e coordinata. A livello internazionale, oltre all’Oms, la gestione delle problematiche di sanità veterinaria è oggetto dell’Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie), che raccoglie e pubblica i dati relativi alle malattie degli animali nel mondo e stabilisce standard qualitativi per garantire la sicurezza nel commercio degli animali e dei prodotti derivati.

Sempre nel settore delle zoonosi, è nato nel settembre 2004 il progetto europeo Med-vet-net, con l’obiettivo di stabilire una rete di istituti di ricerca e sanità pubblica sia nel settore medico che veterinario. Questi istituti hanno il compito di definire le priorità di intervento e lo sviluppo di pratiche di sorveglianza e prevenzione per le malattie zoonosiche a livello comunitario. Il progetto si basa sull’idea di creare una rete di integrazione e coordinamento degli studi e delle esperienze di tre figure professionali diverse: il veterinario, il medico e lo scienziato dell’alimentazione.

In Italia esiste una rete di istituti di sanità pubblica veterinaria regionali, gli istituti zooprofilattici, organi del sistema sanitario nazionale che fanno riferimento al ministero della Salute per l’attuazione di piani nazionali e di direttive comunitarie in materia di sanità animale e sicurezza alimentare. In molti casi, svolgono anche l’attività di osservatori epidemiologici regionali.

 

Animali e malattie 

La più diffusa antropozoonosi cutanea è quella delle micosi cutanee, che ha fatto registrare negli ultimi anni un incremento epidemiologico e diversi quadri clinici che possono manifestarsi sia nell’uomo che negli animali, soprattutto quando vengono praticati trattamenti insufficienti o inadeguati che spesso mascherano gli aspetti più tipici.

E’ stato confermato dai veterinari che il melanoma puo´ manifestarsi spontaneamente anche in alcune specie animali ed e´ stato indagato in modo approfondito in roditori, pesci, opossum e maiali, proponendoli come modelli da studiare per capire meglio quanto accade anche nell’uomo. Particolarmente interessante e´ quanto avviene nel maiale nano di razza Sinclair, nel quale il melanoma ha spesso uno sviluppo rapido con successiva regressione spontanea e progressiva depigmentazione dell’animale: anticorpi specifici e linfociti T attivati indurrebbero la progressiva distruzione delle cellule tumorali. E’ evidente che la comprensione dei piu´ intimi meccanismi alla base di tali comportamenti clinici potrebbero avere delle ricadute interessanti nel trattamento anche del melanoma umano. 

Interessanti anche gli aspetti legati agli argomenti di dermatologia allergologica. Le orticarie, le dermatiti irritative, gli eczemi allergici e la dermatite atopica sono stati messi a confronto. e´ noto che le dermatiti da contatto nell’uomo sono in aumento, ma un dato recente e´ quello che anche gli animali domestici vanno sempre piu´ frequentemente incontro ad allergie da detergenti, prodotti di pulizia, coloranti, deodoranti, topici, piante. Sembra, pertanto, che l’umanizzazione degli animali da compagnia porti a questi ultimi anche svantaggi.

La collaborazione tra dermatologi umani e veterinari apre nuovi scenari per la comprensione dei diversi aspetti della dermatologia, anche perche´ non raramente alcune patologie dell’animale presentano sorprendenti analogie con quelle umane, tali da potere essere considerate come veri e propri modelli di studio.

 

La rabbia

Si tratta probabilmente della malattia più antica di cui si ha notizia. Nell’uomo, come negli animali, la rabbia è una malattia mortale causata da un virus (lyssavirus) appartenente alla famiglia dei rabdovirus.

Il virus, dopo aver infettato il sistema nervoso di animali selvatici e domestici, è presente nella saliva dell’animale ammalato prima della comparsa dei sintomi e si può trasmettere all’uomo attraverso la morsicatura, il graffio profondo, la leccatura di pelle non integra o il contatto della saliva dell’animale infetto con le mucose (occhi, naso, bocca).

Possono infettarsi e sviluppare la rabbia solo i mammiferi. Uccelli, pesci, rettili non si ammalano. In Europa la maggior parte dei casi sono segnalati nella volpe e, in misura molto minore, in altri animali selvatici (procioni, tassi, faine, erbivori selvatici, pipistrelli insettivori) e domestici (cani, gatti, bovini).

La malattia si caratterizza da una prima fase con disturbi generici e sintomi poco specifici. Successivamente evolve in una infezione dell’encefalo con due forme a decorso acuto.

- La forma furiosa (75 % dei casi), caratterizzata da eccitazione psicomotoria, talvolta a carattere furioso, con perdita dell’orientamento e vagabondaggio. Negli animali si possono avere alterazioni della fonesi e perdita di saliva, sintomo strettamente correlato alla potenziale diffusione del contagio. Seguono fenomeni progressivi di paralisi della muscolatura fino al coma e alla morte.

- La forma paralitica (25 % dei casi), nella quale compare la paralisi progressiva senza le manifestazioni di aggressività della forma furiosa.

Per sospettare un caso di rabbia in un animale, quindi, è molto importante osservarne il comportamento: l’animale selvatico perde la naturale diffidenza verso l’uomo, gli animali normalmente mansueti presentano fenomeni di aggressività o viceversa, si possono osservare difficoltà nel camminare, paralisi ed infine morte.

Un sintomo tipico dei rari casi di malattia nell’uomo è la idrofobia. L’avversione per l’acqua, nonostante la sete intensa, è dovuto a un doloroso spasmo laringeo al tentativo di bere l’acqua.

Per prevenire la malattia nelle zone a rischio va evitato qualsiasi contatto con gli animali selvatici e con qualunque animale sconosciuto, anche se si mostra socievole. Non vanno adottati animali selvatici come animali da compagnia. Se un animale selvatico si comporta in modo strano è utile segnalare il fatto ai veterinari delle Aziende Sanitarie, alla Polizia locale o provinciale oppure al Corpo forestale. Va anche segnalato al veterinario ogni comportamento anomalo o inusuale nel proprio animale domestico (cane, gatto).

Gli escursionisti e i cacciatori, in particolare, possono osservare alcune norme di comportamento:

- seguire le prescrizioni di eventuali ordinanze comunali o degli ufficiali sanitari;

- vaccinare i propri cani contro la rabbia;

- non maneggiare a mani nude le spoglie dei mammiferi rinvenuti o abbattuti, ma proteggersi con guanti robusti ed impermeabili;

- segnalare alle Autorità competenti il rinvenimento di eventuali carcasse di animali, nonché la presenza di animali che presentino un comportamento non consueto.

Non esiste una cura per la rabbia. La prevenzione della rabbia si basa sulla vaccinazione pre-esposizione, che si esegue per chi svolge attività professionali “a rischio specifico” (veterinari, guardie forestali, operatori cinofili, guardie venatorie, ecc.), e sul trattamento antirabbico post-esposizione da effettuare subito dopo il presunto contagio in caso di aggressione da parte di un animale sospetto. In questo caso, l’animale deve essere sottoposto ad una osservazione di 10 giorni, in modo tale da poter escludere l’esposizione al virus al momento dell’aggressione o esposizione.

Sottovalutare anche un semplice e innocuo contatto con animali sconosciuti può essere molto pericoloso. Qualora la persona si ammali, l’esito è fatale in quasi il 100% dei casi.

Per quanto riguarda la prevenzione della malattia negli animali sono importanti:

- la vaccinazione (obbligatoria o volontaria a seconda del dato epidemiologico) degli animali domestici, la lotta al randagismo e l’attuazione di provvedimenti coercitivi (cattura ed eventuale abbattimento)  al fine di realizzare attorno all’uomo un anello di protezione costituito da animali domestici non recettivi e quindi incapaci di trasmettere l’infezione (prevenzione del ciclo urbano della malattia);

- la vaccinazione orale dei carnivori selvatici, volpi in particolare, introdotta da più di un decennio in alcuni paesi europei. A seguito di tale misura è stato osservato un significativo decremento dell’incidenza della malattia, rilevato attraverso piani di sorveglianza sul serbatoio selvatico.

 

Le malattie infettive

- Malattie da insetti

I morsi degli insetti non sono solo fastidiosi e dolorosi ma possono anche nascondere insidie ben più gravi. Molti germi che sono patogeni per l´uomo, ovvero che possono causare malattie, non lo sono, invece, per molti animali e per gli insetti. Ecco allora che l´insetto diventa un vettore: un portatore sano in grado di trasportare il microrganismo patogeno dall´animale che lo ospita (o da una persona infetta) all´uomo. Per evitare spiacevoli sorprese occorre evitare di farsi pungere, non solo durante i viaggi all´estero ma anche quando si effettuano gite in campagna, nei boschi o comunque in zone dove ci siano animali (mucche, maiali, cavalli, uccelli). Qualora si venga punti ugualmente non sottovalutare i sintomi che compaiono nei giorni seguenti: d´estate o in vacanza anche poche linee di febbre o la comparsa di macchie rosse (come quelle delle malattie esantematiche dei bambini) non sono un evento normale, meglio consultare un medico.

Di seguito un breve elenco delle malattie che si possono contrarre dagli insetti, raggruppate in base al vettore che le può trasmettere.

ZANZARE

- Malaria

La malaria è una malattia recidivante causata da protozoi del genere Plasmodium, i principali plasmodi sono: falciparum, vivax, ovale,malariae. Tali protozoi vengono trasmessi da malato a sano attraverso la puntura della femmina di zanzara del genere Anofele. A volte la trasmissione si verifica con la trasfusione di sangue e, occasionalmente, da madre a feto durante la gravidanza. La prognosi della malattia è in relazione al plasmodio responsabile (la malaria da falciparum è la più grave), alla sua resistenza ai farmaci antimalarici, alla precocità della diagnosi e del trattamento. I sintomi sono molto variabili, in genere sono presenti: accessi intermittenti di febbre, vomito, brividi, mal di testa, dolori muscolari esimil-influenzali, talora anemia e ittero. La malaria dafalciparum, se non trattata in tempo, può determinare insufficienza renale, coma e morte.

- Febbre gialla 

E´ una malattia infettiva acuta causata da un virus della famiglia Togaviridae, genere Flavivirus, il quale viene trasmesso da uomo a uomo dalla puntura di zanzare. In Africa nelle aree urbane il vettore appartiene alla specie AedesAegypti, mentre nella giungla le zanzare Haemagogus in sud America, Aedes africanus e Aedes simpsoni in Africa centrale, sono responsabili della trasmissione del virus dalla scimmia all´uomo. Il periodo di incubazione, dopo la puntura, è di 3-6 giorni poi compaiono brividi, febbre alta, mal di testaretrorbitario, dolori ossei e muscolari, stato di prostrazione, nausea e vomito. La miglior difesa è la vaccinazione profilattica. 

- Dengue

E´ una malattia di origine virale dovuta al Dengue virus (ne esistono almeno 4 tipi), genereFlafivirus, famiglia Togaviride (RNA). Il virus viene trasmesso mediante la puntura della femmina della zanzara Aedesaegypti; ma anche la specie Aedes albopictus (zanzara tigre) è in grado di fungere da vettore. La Dengue è una malattia in rapida progressione ed ormai si verificano milioni di casi ogni anno. E´ diffusa in centro e sud America, nell´Africasubsahariana, in India, Indocina e nel sud-est asiatico. Dopo 6-8 giorni d´incubazione la malattia inizia improvvisamente con febbre alta, cefalea orbitaria e frontale, dolori alle articolazioni e ai muscoli, bradicardia. Dopo 4-5 giorni compaiono esantema, simile a quello del morbillo o della scarlattina, congestione al viso, disturbi gastrointestinali e respiratori,leucopenia. Raramente la malattia può presentarsi nella forma emorragica. 

- Filariosi

Sono malattie causate da vermi cilindrici (nematodi) della famiglia delle filarie, trasmessi da uomo ad uomo o da animale a uomo, mediante la puntura di insetti (zanzare, tafani,simulidi). Sono diffuse soprattutto in Africa e Sud America.

- Filariosi linfatica (f. di Bancroft)

Causata dalle filarie delle specie Wuchereria bancrofti e Brugia malayi che sono veicolate dalle zanzare Culex Pipiens e da varie specie diAedes. I vermi adulti causano infiammazione e ostruzione delle vie linfatiche degli arti inferiori, con ristagno della linfa e conseguente edema. Le larve circolano nel sangue durante la notte, infatti la malattia si definisce anche di filariosi notturna.

- Leishmaniosi

Sono malattie a decorso cronico, causate da piccoli parassiti (protozoi) del genere Leishmania. Si conoscono numerose specie di Leishmanie:tropica, donovani, infantum, braziliensis, responsabili di forme differenti della malattia. Il periodo d´incubazione è piuttosto lungo per tutti i tipi di leishmaniosi e va da uno a qualche mese. I protozoi vengono trasmessi all´uomo mediante la puntura di insetti appartenenti al generePhlebotomus. E´ la femmina del flebotomo che, nel succhiare il sangue dei mammiferi (cani, volpi, scimmie) e dell´uomo, trasmette la malattia dagli animali all´uomo o da uomo ad uomo. Questo insetto vettore è diffuso in tutte le regioni intertropicali e temperate del mondo. 

Leishmaniosi cutanea: dovuta a Leishmania tropica è caratterizzata da lesioni ulcerose sulla pelle del viso, delle gambe e delle braccia. Le lesioni iniziano con una macula rossa che poi evolve in nodulo duro, ricoperto di squame e ulcerato al centro, ma non doloroso. La papula guarisce in 1-2 anni ma lascia una cicatrice indelebile.

Leishmaniosi cutaneo-mucosa: forma più grave della precedente in cui le ulcere sono estese su tutto il corpo e interessano anche le mucose (bocca, fosse nasali), dove generano granulomi ulcerati. 

Leishmaniosi viscerale, provocata dalla Leishmania donovani. L´inizio è subdolo, caratterizzato da accessi febbrili irregolari, perdita di peso, turbe gastroenteriche, astenia, ingrandimento del fegato e della milza. Successivamente si sviluppano anemia intensa, piastrinopenia con epistassi, tumefazioni linfoghiandolari e leucopenia spiccata.

- Febbre da flebotomi (f. dei tre giorni, dengue adriatico)

Malattia virale acuta autolimitata, diffusa nel bacino del Mediterraneo, presenta sintomi simili a quelli dell´influenza. Viene trasmesso nei centri urbani da uomo a uomo, tramite il morso del Phlebotomuspapatasii,in America tropicale, invece, il vettore è la mosca silvestre della sabbia(Lutzomyia). 

MOSCHE 

- Filariosi oculo-cutanea (oncocercosi)

E´ causata dalla filaria Onchocerca volvulus che viene trasmessa all´uomo dal simulium, insetto simile ad un moscerino. La filaria femmina adulta ha grandi dimensioni (fino a 50 cm.). Le lesioni più comuni sono: eruzioni cutanee, maculo papule, noduli, elefantiasi dei genitali esterni femminili; ma il quadro più grave è la cecità che si può verificare quando il verme si localizza al collo o al capo.

- Tripanosomiasi africana (malattia del sonno)

E´ una malattia presente in Africa tra il 15° parallelo nord e il 20° parallelo sud. I protozoi responsabili della malattia vengono trasmessi all´uomo mediante la puntura della mosca TseTse, un grosso insetto grigio-marrone che punge di giorno. La mosca è attratta da oggetti in movimento e da colori scuri contrastanti e riesce a pungere anche attraverso vestiario leggero. Nella forma cronica, sostenuta dal tripanosoma bruceigambiense, i sintomi di malattia possono essere assenti per mesi o anni, dopo l´avvenuta infezione. In generale essi sono: febbre,linfoadenopatie, edemi cutanei, tachicardia, ipotensione, ingrandimento del fegato e della milza, meningo-encefalite con letargia. La presenza di detti sintomi è variabile da caso a caso. La forma acuta, sostenuta dal tripanosoma bruceirhodesiense, si presenta soprattutto con i sintomi della meningo-encefalite letargica, che insorge già  dopo 6-28 giorni dall´infezione.

- Tripanosmiasi americana (malattia di Chagas) 

E´ una malattia diffusa in centro e sud America. E´ dovuta ad un protozoo, il TripanosomaCruzi, che viene trasmesso all´uomo attraverso le feci di cimici alate del genereTriatoma. Queste ultime pungono la persona infetta per alimentarsi del suo sangue ed in questo modo assumono il parassita che poi si moltiplicherà  nel loro intestino e verrà  escreto con le feci. Sono le feci infette di tali cimici che, a contatto con piccolissime lesioni della pelle, possono consentire al tripanosoma di penetrare nell´organismo umano. Inoltre il tripanosoma può essere trasmesso anche con le trasfusioni di sangue. Nella forma acuta la malattia si presenta con edema sulla zona cutanea infetta, febbre ed infiammazione ghiandolare. A volte si hanno scompenso cardiaco, aritmie,meningoencefalite. Nella forma cronica si può avere: cardiopatia, megaesofago, megacolon ebronchiettasie. 

- Filariosi da Loa Loa (diurna)

Filariosi oculo-cutanea causata dalla filaria della specieLoa-loa, trasmessa dalla "mosca del mango", una specie di tafano del genereChrysops. E´ caratterizzata da edemi superficiali al livello del volto o delle articolazioni con modica febbre. A volte il verme è visibile sotto la pelle e si muove; il fenomeno può interessare anche la congiuntiva e le sierose, le larve circolano nel sangue nelle ore diurne.

ZECCHE 

Le zecche sono parassiti degli animali (cani, topi, uccelli, ovini, animali selvatici) dei quali succhiano il sangue che serve loro da nutrimento. Le zecche utilizzano particolari propaggini articolate, icheliceri, per trafiggere la pelle in modo indolore e raggiungere un capillare sanguigno, poi consolidano la presa con l´aiuto di appendici uncinate e, quando sono sazie, si staccano senza alcuna conseguenza per l´ospite. Occasionalmente anche l´uomo può esserne vittima e alcune specie possono trasmettergli, con la saliva, gravi malattie come larickettsiosi, la meningoencefalite virale (TBE) e la borreliosi diLyme.

- Borreliosi di Lyme 

Trasmesso all´uomo dalla zecca Ixodes dammini (I. ricinus in Europa). Esordisce nella maggior parte dei casi con eritema cronico migrante, una caratteristica lesione cutanea che si espande, artralgie migranti e sintomi similinfluenzali (infezione localizzata). Dopo alcuni giorni, o settimane, l´infezione si diffonde attraverso il sangue e può provocare meningite,polineuriti, turbe della conduzione cardiaca, miocardite, paralisi del nervo facciale. Mesi o anche anni più tardi, dopo una fase di latenza, la malattia può ripresentarsi in maniera persistente con artrite cronica o intermittente, encefalopatia cronica,polineuropatia, acrodermatitis cronica atrophicans. Tuttavia, l´infezione tardiva cronica è piuttosto rara.

- Febbre di Crimea-Congo 

Fu descritta per la prima volta nel 1944 in Crimea. Poichè il virus causale fu successivamente individuato come il responsabile anche della febbre emorragica del Congo, il nome definitivo dato alla malattia è stato quello di febbre diCrimea-Congo. Benchè si tratti principalmente di una zoonosi, anche nell´uomo si sono verificate epidemie. Il virus che causa la malattia appartiene al genere Nairovirus e alla famiglia deiBunyaviridae. Esso viene trasmesso all´animale o all´uomo attraverso la puntura di diverse zecche, tra cui le più comuni sono quelle del genereHyalomma.Tra gli animali più colpiti dall´infezione ci sono i bovini, gli ovini, le capre, ma anche gli struzzi e altri animali selvatici. L´uomo può essere infettato anche mediante il contatto con il sangue o i tessuti di animali infetti; molti casi infatti si sono verificati fra macellai, allevatori e veterinari. Anche il contatto col sangue o i tessuti di malati può risultare infettante. 

- Febbre purpurica (f. del Colorado, f. delle montagne rocciose) 

E´ una malattia causata da Rickettsia rickettsi, endemico in tutto il continente americano, soprattutto negli stati Uniti. Il batterio viene trasmesso all´uomo dalla puntura della zecca DermacentorAndersoni, che lo assume nutrendosi del sangue di roditori (scoiattoli, ricci ecc.) o cani infetti. Dopo un periodo di incubazione, variabile da un giorno ad un massimo di due settimane, insorgono rapidamente febbre, dolori muscolari, vertigini, dolore e rigidità nucale, mal di schiena, cefalea, dolori oculari e fotofobia. Circa 3-4 giorni più tardi compare l´esantemamaculo-papuloso, prima rosso purpureo poi emorragico (petecchiale), caratterizzato ciò da emorragie cutanee e mucose, cui si possono aggiungere tachicardia, irrequietezza, insonnia, stato confusionale e convulsioni.

- Febbre emorragica di Omsk

E´ una malattia virale trasmessa da zecche, diffusa in Siberia nella regione di Omsk e di Novosibirsk. Il virus responsabile di questa malattia è simile a quello che determina la febbre emorragica della foresta di Kyasanur (India). Il vettore del virus è la zecca che funge da trasportatore del virus da roditori, quali il topo muschiato, e dall´uomo. Dopo un periodo di incubazione di 3-8 giorni la malattia si manifesta con febbre, cefalea, dolori al dorso e agli arti, spossatezza. e con la comparsa di una eruzione sul palato molle. Nei casi più gravi si hanno emorragie soprattutto a carico delle gengive e dell´apparato digerente. 

- Encefaliti europea e giapponese

Appartengono ad un´ampia casistica di malattie di origine virale, trasmesse da zecche o zanzare, che si differenziano a seconda dell´area geografica in cui si presentano. L´encefalite centro-europea e quella giapponese, veicolate rispettivamente da una zecca(Ixodes ricinus) e da una zanzara (Culex), sono molto diffuse. La zecca può trasmettere il virus anche attraverso le uova, inoltre il virus si ritrova nel latte non pastorizzato di animali infetti (mucche, pecore e capre). Le encefaliti hanno una sintomatologia comune edifasica: inizio acuto simil-influenzale, breve remissione, poi ripresa con comparsa dei segni neurologici fino al coma.

- Febbre bottonosa (eruttiva mediterranea, del Carducci)

Si tratta di una malattia infettiva acuta causata da un germe, la Rickettsia conori trasmessa all´uomo dalla puntura della zecca del cane. E´ diffusa nel bacino del Mediterraneo, in Medio Oriente e in Africa. La zecca vettore, Riphicephalussanguineus, è un tipico parassita del cane, ma anche roditori, bovini, ovini, conigli possono fungere da serbatoio. La zecca stessa può essere infettata dal Rickettsia, in questo caso essa può trasmettere la rickettsiosi anche attraverso le sue uova. I sintomi sono: febbre alta e continua per 1-2 settimane, brividi, cefalea, congiuntivite, dolori articolari e muscolari. L´esantema maculo-papuloso compare dopo 3-4 giorni agli arti, al tronco, sulle palme delle mani e sulle piante dei piedi, con eruzioni isolate e rilevate (a forma di bottone). Si cura con antibiotici.

PIDOCCHI

- Tifo esantematico (petecchiale)

Il tifo esantematico è una malattia infettiva dovuta alla Rickettsiaprowazeki, un germe che viene trasmesso all´uomo mediante le feci di pidocchi, Pediculus humanuscorporis, infetti. In passato, soprattutto a seguito di guerre o carestie che compromettevano le condizioni igienico-sanitarie delle popolazioni, la malattia era molto frequente, anche in Europa. Oggi si verificano solo casi limitati o piccoli focolai, soprattutto in Africa, Sud-Est asiatico, America Latina, Europa dell´Est. La malattia riguarda esclusivamente l´uomo; non esistono infatti serbatoi animali. Il pidocchio succhia il sangue di un individuo infetto e deposita le feci sulla pelle o sulle mucose di un individuo sano. La rickettsia presente nelle feci penetra nell´individuo sano attraverso le lesioni da grattamento o, più raramente, attraverso le mucose. Dopo 1-2 settimane d´incubazione l´infezione si manifesta bruscamente con brividi, cefalea, dolori lombari, vertigini, vomito e febbre alta con delirio e tremori. Dopo 3-4 giorni compare l´esantema a piccole macchie, lungo il tronco e gli arti, che causano poi piccole emorragie. 

- Febbre quintana (f. dei cinque giorni, f. volinica)

Malattia acuta ma autolimitata dovuta all´infezione da Rickettsia quintana, trasmessa dal pidocchio del corpo. Si presenta con febbre alta e intermittente, dolori generalizzati e particolarmente intensi alle creste tibiali, brividi, sudori e vertigini. Può comparire anche un esantema fugace (dura solo 2 giorni) maculo-papuloso simile a quello del tifo e, talora, si presentano recidive.

PULCI 

- Peste 

E´ una malattia batterica contagiosa, causata da un bacillo denominato Yersinia pestis che viene trasmesso all´uomo dalla puntura delle pulci del ratto. Questo germe può essere trasmesso anche da malato a sano per via aerea, con la tosse, lo starnuto o le secrezioni oro-faringee. L´incubazione dura al massimo una settimana, poi insorgono febbre alta, brividi, tachicardia, vomito, diarrea, vertigini, delirio e altre complicazioni. Il decorso è sfavorevole nelle forme polmonare e setticemica, curabili invece, se l´intervento è tempestivo, la peste bubbonica e quella cutanea.

- Tifo murino

Il tifo murino, detto anche tifo endemico da pulci, è una malattia causata da un germe: la Rickettsia mooseri trasmessa all´uomo dalla pulce del ratto. La malattia può interessare ogni Paese, attualmente si presenta generalmente con casi sporadici e colpisce soprattutto coloro che vivono in abitazioni o in ambienti di lavoro infestati da ratti. La pulce una volta punto il ratto infetto deposita le feci sulla pelle dell´individuo sano, il quale a sua volta si infetta inoculandosi il germe attraverso le lesioni dagrattamento. Più raramente l´infezione si verifica per ingestione o inalazione di prodotti inquinati da feci di ratti o di pulci infetti. La sintomatologia è simile a quella del tifo esantematico ma molto attenuata, si cura con antibiotici.

 

Cosa sono gli interventi di polizia veterinaria

Consistono nell’applicazione delle norme contenute nel DPR 8/2/54 n° 320 che contempla le patologie di interesse Veterinario sottoposte a denuncia e le relative azioni di profilassi e contenimento in caso di sospetto o di insorgenza di una di esse.

Le ordinanze, su indicazione del Direttore di U.O., sono emanate dal Sindaco a difesa della salute dell’uomo e degli altri animali.

Tutto l’iter procedurale, dall’apertura alla chiusura del focolaio, è seguito da personale medico e di vigilanza della U.O. coadiuvato, se del caso, dal locale corpo do Polizia Urbana e da altri enti di vigilanza. 

 

Veterinaria aziendale e sicurezza alimentare 

L’evoluzione dell’interesse dei consumatori verso la salubrità degli alimenti ha indotto la Commissione Europea e, sul piano nazionale, il Ministero della Salute a considerare come priorità strategica il raggiungimento degli standard più elevati possibili di sicurezza alimentare.

La strada da percorrere a tale scopo si snoda attraverso varie tappe: l’applicazione del nuovo quadro giuridico del settore alimentare che riflette la politica “dai campi alla tavola” andando a coprire l’intera catena alimentare; l’attribuzione al mondo della produzione della responsabilità primaria di una produzione alimentare sicura; l’esecuzione di appropriati controlli ufficiali; la capacità di attuare rapide ed efficaci misure di salvaguardia di fronte ad emergenze sanitarie che si manifestino in qualsiasi punto della catena alimentare; l’attenzione verso nuove problematiche emergenti.

Altrettanto strategico, così come previsto dal Regolamento europeo sulla sicurezza alimentare, è il dovere di comunicazione ai consumatori che devono essere tenuti adeguatamente informati sull’attività degli organismi istituzionalmente preposti all’assicurazione della salubrità degli alimenti, sulle nuove preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare, sui rischi che certi alimenti possono presentare per determinati gruppi di persone, sulle ripercussioni a livello sanitario di un regime alimentare inappropriato.

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