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Dietista

Dietista

Il dietista è un operatore sanitario competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione. Il dietista, inoltre, si occupa di educare alla corretta alimentazione sia persone malate sia sane, sia individui singoli sia comunità, e collabora all’attuazione di politiche alimentari.

 

 

CENNI STORICI

 

Il termine “dieta” è di derivazione greca e sta a indicare il modo di vivere, lo stile di vita e, per esteso, regole alimentari e stile nutrizionale.
Un primo esempio di attenzione all’alimentazione è fornito da un atleta greco, vissuto nel 660 a.C., che dichiarò, dopo la vittoria a un’olimpiade, di essersi nutrito per tutta la durata degli allenamenti solo di formaggio, fichi secchi e noci. Risale a un secolo dopo, esattamente al 552 a.C., il vitto pitagorico, elaborato da Pitagora, e basato sul consumo di ortaggi, frutta fresca, verdura allo scopo di ottenere un fisico efficiente e sano. Anche Ippocrate e Galeno, nei secoli successivi, si occuparono del giusto regime alimentare da seguire, mentre a Roma Catone suggerì, nel suo De agricoltura, il consumo di pasti a base di cereali e legumi.

Importante fu il contributo, durante il secolo XI d. C., dei filosofi e studiosi arabi che introdussero l’uso della prima tabella dietologica di pronta consultazione, questa, intitolata “Sei alimenti innaturali” e compilata per opera di Ibn Butlan, riportava la descrizione e le proprietà di numerosi alimenti.

Anche in Europa, nello stesso periodo del trattato arabo, furono redatte norme alimentari interne al “Regimen Sanitatis Salernitanum", un trattato in cui era spiegata la dottrina della Scuola Salernitana. Queste regole di vita quotidiana prevedevano, ad esempio, un consumo moderato di cibo, la buona cottura degli alimenti, l’inizio dei pasti a base di frutta e verdura per attivare la digestione.

Per venire ad anni più recenti, è del XX secolo il primo studio sulla dieta mediterranea e sulle connessioni tra alimentazione e malattie metaboliche e del ricambio, come il diabete e l’obesità. Fu un medico italiano, Lorenzo Piroddi, a intuire e studiare questa correlazione e, dopo di lui, anche il medico e fisiologo Angel Keys si occupò delle malattie vascolari legate all’alimentazione. Keys fu il promotore dello studio Seven Countries Study, in cui venne stabilito la corrispondenza tra bassa percentuale di infarti e dieta mediterranea.

In Italia la figura professionale del dietista è stata riconosciuta ufficialmente nel 1994, con il Decreto Ministeriale n.774. Tale decreto ha individuato precisi compiti spettanti solamente a questa figura professionale, tracciando un confine chiaro tra questa professione e quella di medico, separandola al contempo da altri tipi di operatore sanitario.
Il Decreto Ministeriale ha, inoltre, formulato un percorso di studi apposito per eliminare la disparità culturale e di formazione che interessava i dietisti, dovuta ai diversi percorsi formativi esistenti.

Nel 1995, con la pubblicazione del profilo professionale, l’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID) ha approvato il Codice di Etica Professionale, elaborato per libera scelta dell’Associazione e dei suoi associati, senza obbligo giuridico. Il codice etico s’ispira al modello anglosassone e, oltre a tutelare la categoria professionale, garantisce gli interessi degli utenti e delle istituzioni.
Riferimenti legislativi in merito alla figura professionale del dietista:
* Legge n.42 del 26 febbraio 1999 (Definisce il campo di attività di ogni professionista, l’accesso alla formazione post base, l´equipollenza dei titoli pregressi, al Diploma Universitario: prevede l’emanazione di decreti per il riconoscimento dell’autonomia professionale).
* IL D.M. 20 luglio e 27 luglio 2000 definisce l’equipollenza dei titoli pregressi.
* Legge n.251 del 10 agosto 2000 prevede la laurea per tutte le professioni sanitarie;
* D.M. 10 luglio 2002 definisce l’equipollenza dei titoli precedenti.
* Decreto Legge 2 aprile 2001 sulle Classi di Laurea (Gazzetta Ufficiale 5 giugno 2001 n.128) prende avvio anche per il Dietista il nuovo sistema formativo universitario che prevede due Livelli di lauree.
* Laurea di 1° livello; sostituisce il Diploma Universitario per la formazione di base corrispondente al Profilo Professionale.
* Laurea di 2° livello; approfondimento degli studi di base verso ambiti di maggiore responsabilità per funzioni dirigenziali e ambiti di carriera universitaria volti alla didattica e alla ricerca.

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA´ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

 

Per diventare dietisti occorre conseguire la laurea di 1° livello in Dietistica, cui si accede dopo aver superato un test d’ingresso. Tutti i corsi di laurea sono, infatti, a numero chiuso e questo è programmato su base nazionale.
Il Corso di Laurea rientra tra quelli delle professioni tecnico sanitarie (Classe di Laurea SNT/3),  ha durata triennale, prevede la frequenza obbligatoria e ha carattere teorico-pratico. La prova finale ha valore di esame di  Stato, abilitante all’esercizio della professione.

Il Corso di Laurea di 1° livello è attivato presso le Università di: Bari, Bologna, Brescia, Catania, Chieti - Pescara, Ferrara, Firenze, Genova, L’Aquila, Messina, Milano (Bicocca, Cattolica del “Sacro Cuore”), Modena e Reggio Emilia, del Molise, Padova, Pavia, Perugia, Pisa, Roma (La Sapienza, Tor Vergata), Siena.

I Corsi di Laurea di 2° livello permettono di ottenere una formazione professionale e culturale avanzata, in grado di conferire competenze gestionali, organizzative, formative, di ricerca e di management sanitario pertinenti all’ambito della dietistica. Questi corsi sono attivati presso gli stessi atenei delle lauree di 1° livello.

La formazione può essere ampliata anche attraverso i Master di Dietistica di 1° e 2° livello.

 

 

PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

 

In Italia la figura professionale del dietista è conforme alla direttiva della Comunità Europea e rientra nella definizione dell’European Federation of the Association of Dietitians (EFAD). Questa ha definito il dietista: “Una persona con una qualifica legalmente riconosciuta in nutrizione e dietetica che applica la scienza della nutrizione all´alimentazione e all´educazione di gruppi di persone e di individui sia in stato di salute, sia di malattia".

Attraverso il Decreto Ministeriale del 14 settembre 1994, sono stati definiti, oltre al profilo professionale, gli ambiti e le competenze spettanti al dietista. Questi sono:
* Organizza e coordina le attività specifiche relative all´alimentazione in generale e alla dietetica in particolare;
* Collabora con gli organi preposti alla tutela dell´aspetto igienico sanitario del servizio di alimentazione;
* Elabora, formula e attua le diete prescritte dal medico e ne controlla l´accettabilità da parte del paziente;
* Collabora con altre figure al trattamento multidisciplinare dei disturbi del comportamento alimentare;
* Studia ed elabora la composizione di razioni alimentari atte a soddisfare i bisogni nutrizionali di gruppi di popolazione e pianifica l´organizzazione dei servizi di alimentazione di comunità di sani e di malati;
* Svolge attività didattico - educativa e d’informazione finalizzate alla diffusione di principi di alimentazione corretta tale da consentire il recupero e il mantenimento di un buono stato di salute del singolo, di collettività e di gruppi di popolazione.

Il dietista lavora presso strutture sia pubbliche sia private, sia come libero professionista sia come dipendente.
La professione di dietista ha una definizione ufficiale che è stata stabilita dall’Ufficio Internazionale del Lavoro e rientra tra le professioni paramediche. Il dietista, oltre ad essere legalmente abilitato nell’elaborare e controllare le diete prescritte dal medico al paziente, pianifica l’alimentazione e supervisiona i servizi di ristorazione che operano nelle strutture ospedaliere, nelle case di riposo, negli asili, nelle scuole e in altre strutture comunitarie. Anche l’educazione alimentare, sia presso scuole e istituti sia per gruppi di persone interessate, fa parte dei compiti del dietista; inoltre, rientra tra le figure professionali deputate al trattamento dei disturbi del comportamento alimentare.

L’associazione principale che riunisce i dietisti italiani è l’ANDID (Associazione Nazionale Dietisti), è stata fondata nel 1985 e rappresenta l’unico referente con le istituzioni competenti per tutto ciò che concerne le norme che regolano la professione di dietista. Oltre alla tutela e al riconoscimento di questa figura professionale, l’ANDID promuove e favorisce le attività e le iniziative in campo tecnico, amministrativo e legislativo che riguardano i dietisti, organizza e promuove attività formative, collabora con associazioni nazionali e internazionali.

 


TRATTATO DESCRITTIVO

 

Antropoplicometria
La massa corporea è costituita dalla massa grassa e da quella magra, nella prima rientra la parte adiposa, sottocutanea e viscerale, mentre la seconda è comprensiva dello scheletro, dei muscoli e degli organi interni. La massa grassa è inerte, cioè non brucia calorie, ma è utile, quando non supera il 15-20% del peso del corpo, come deposito energetico, per il funzionamento delle cellule nervose, per proteggere il corpo dalle variazioni di temperatura. La massa magra, al contrario, consuma calorie ed è ricca di acqua.
Il calcolo di questi due tipi di massa è basilare all’interno del servizio di dietistica, poiché lo studio della composizione corporea permette una valutazione ottimale dello stato nutrizionale del paziente e del suo bisogno energetico. Determinare la composizione corporea risulta, quindi, indispensabile per impostare una dieta corretta e un’attività fisica adeguata. Conoscere la composizione corporea è utile anche quando si parla di malnutrizione per difetto, ossia tutti quei casi in cui il soggetto non introduce una quantità sufficiente di sostanze nutrienti per il proprio fabbisogno, e che, dunque, presenta un peso corporeo inferiore alla norma.
Il dietista, per calcolare la densità corporea, utilizza prevalentemente due metodi di rilevamento il cui costo è contenuto e la cui applicazione è semplice, questi sono la plicometria e l’impedenziometria.

Plicometria: consiste nella misurazione del tessuto adiposo sottocutaneo utilizzando uno strumento simile al calibro utilizzato dai meccanici, costituito, infatti, da una pinza e una scala graduata che misura la distanza tra i due bracci della pinza.
Il dietista prende una plica cutanea con il pollice e l’indice e applica lo strumento, la rilevazione è indolore e viene ripetuta più volte nello stesso sito per evitare errori di calcolo, dai risultati è infine tratto un valore medio. Con la misurazione delle pliche di grasso è possibile stabilire la massa grassa che, sottratta al peso corporeo del paziente, darà come risultato anche la massa magra.

Impedenziometria: questa metodica di rilevamento sfrutta la caratteristica dell’acqua di condurre elettricità per determinare la massa magra, che è, infatti, costituita in buona parte da acqua. Per questa misurazione è impiegato l’impedenziometro, un macchinario che, collegato al paziente da elettrodi o nelle versioni più moderne sottoforma di bilancia, misura la resistenza che il corpo oppone al passaggio di una debole corrente ad alta frequenza, non dannosa né dolorosa per il soggetto. Il risultato dell’impedenza corporea, elaborato con algoritmi da un computer, è in grado di fornire diversi parametri del soggetto, tra cui la massa magra e quella grassa, l’acqua corporea, la massa muscolare, il metabolismo basale.

Il BMI (Body Mass Index) è l’indice di massa corporea, per ottenere il quale si mettono in relazione il peso e l’altezza di un individuo. Questo indice viene definito attraverso la divisione del peso, espresso in chilogrammi, per l’altezza, espressa in metri, ed elevata al quadrato. Il risultato ottenuto è poi confrontato dal dietista con la tabella riportante una scala di valori che vanno da uno stato di grave magrezza a uno di grave obesità.
L’indice di massa corporea è un parametro importante anche dal punto di vista epidemiologico, infatti, esiste una stretta correlazione tra BMI e malattie cardiovascolari, renali e diabete; più è alto il BMI più è facile incorrere in questo tipo di patologie, aumentando anche il rischio correlato di mortalità.

 

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