Cerca uno specialista

Puericultrice

Puericultrice

La puericultrice si occupa principalmente di curare lo sviluppo psicologico, motorio e ludico del bambino sano da zero a sei anni, badando anche alla sua alimentazione. Inoltre lavora in stretta collaborazione con il Pediatra e con lo Psicologo, qualora fosse necessario.

 


CENNI STORICI


"Règime du corps" può essere considerato il primo testo di puericultura. Scritto dal maestro Aldobrandino da Siena nel 1256 su incarico di Beatrice di Provenza, doveva essere un dono della donna alle sue figlie. Il libro giunse in Italia grazie alla traduzione di Ser Zuccaro Bencivenni e rappresenta un manuale di puericultura con nozioni di pediatria che descrive con dovizie di particolari tutto ciò che bisogna fare per il neonato. Un testo altrettanto importante per la storia della puericultura è l´opera del maestro Paolo Bagellardo dal Fiume, scritta nel 1450 e stampata nel 1472 con il titolo “De aegritudinibus infantum libellus”. Per parlare scientificamente di questa branca satellite della medicina sarà necessario aspettare il 1865, anno in cui nasce la definizione di puericultura, intesa come quella scienza che si occupa dell´igiene e dell´allevamento del bambino. In particolare si tratta di una branca della pediatria che studia i problemi relativi all´accrescimento e allo sviluppo fisico e psichico del bambino, dalla nascita al termine della prima infanzia. Secondo il dottor Lelong, il termine puericultura è stato ufficialmente ammesso per indicare il ramo di specializzazione della medicina preventiva per l´infanzia: “Mentre il pediatria ha come oggetto, per tradizione, il bimbo ammalato e le terapie necessarie, la puericultura si rivolge al bimbo sano. Si propone di farlo nascere sano, di assicurarne il regolare accrescimento. Il pieno sviluppo delle potenzialità fisiche e psichiche”. Alla base della puericultura vi sono un gran numero di scienze quali genetica, dietologia, fisiologia, psicologia medica fino alla sociologia, nonché le varie ramificazioni della puericultura, legate ai vari momenti dell´infanzia: prenatale, natale, postnatale, e alla cosiddetta prima infanzia che si concluderebbe al terzo anno di vita. Per quanto riguarda i prodotti di puericultura presenti sul mercato si rende  necessaria un´importante distinzione tra puericultura leggera e puericultura pesante. Pur trattandosi sempre di prodotti utili e necessari alla cura e alla crescita del bambino, quando si parla di puericultura leggera ci si riferisce a prodotti alimentari, giocattoli, prodotti sanitari, oggetti quali biberon, articoli per il bagno, ecc. La puericultura pesante si occupa invece di prodotti che soddisfano esigenze di trasporto, e di tutti quegli strumenti che aiutano il bambino nella suo processo di crescita. In questa categoria rientrano in primis carrozzine e passeggini, oltre a seggioloni, culle, fasciatoi, marsupi, seggiolini auto, ecc.

 


PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE


Il Ministero della Salute riconosce la figura della Puericultrice come appartenente alla categoria delle Arti Ausiliarie delle Professioni Sanitarie, riferimento normativo: Legge 19 luglio 1940, n. 1098 (Rilascio licenza di abilitazione per puericultrici). La licenza di abilitazione all´esercizio viene rilasciata dopo aver concluso un corso annuale, istituito dal Ministro della Sanità e da quello della Pubblica Istruzione, che abilita all´assistenza del bambino sano da zero a sei anni. Oggi si contano circa trentacinque mila puericultrici in Italia. Il MIGEP, Coordinamento Collegiato del movimento infermieri generici, puericultrici e psichiatrici, rappresenta una buona parte di loro.
Secondo la sentenza del Tar Sicilia, Catania - sez. II, 29 maggio 1998, n. 925, vengono stabiliti con chiarezza i compiti di questa figura oramai posta a esaurimento, ma comunque presente negli ospedali italiani. Si tratta di una figura da classificarsi come esercente un´arte ausiliaria delle professioni sanitarie giacché la legge 26 febbraio 1999, n. 42 non innova sulle arti ausiliarie. Ricordiamo infatti che la legge 42 ha abolito solamente la distinzione tra professioni sanitarie “principali” riconducibili alle professioni sanitarie laureate e professioni sanitarie ausiliarie di cui facevano parte infermieri e ostetriche. Tale distinzione proveniva dal testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni. La puericultrice è da considerarsi una esercente un arte ausiliaria delle professioni sanitarie ai sensi dell’art. 99 del R.D. citato. Anche l’inquadramento contrattuale è stato riconosciuto legittimo allo stesso livello dell´infermiere generico, altro esercente un arte ausiliaria (Rif. Consiglio di Stato, sez. V, sentenza n. 351 del 23 marzo 1991). Oggi la puericultrice viene inquadrata nel contratto collettivo nazionale della sanità pubblica siglato nel 1999, in categoria Bs. Da un punto di vista giuridico-professionale i compiti della puericultrice sono laconicamente stabiliti dall´art. 13 della legge 19 luglio 1940, n. 1098 in cui si precisa che “la licenza di puericultrice abilita all’assistenza del bambino sano”. Tutte le attività di carattere infermieristico le sono precluse in quanto specificamente attribuite in via esclusiva alla professione di infermiere professionale e di vigilatrice d’infanzia.

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITÀ E CORSI DI AGGIORNAMENTO


La puericultrice può esercitare la sua professione solo dopo aver ottenuto la licenza di abilitazione all´esercizio, rilasciata al termine di un corso annuale, istituito dal Ministro della Sanità e da quello della pubblica istruzione. Un valido esempio è offerto dalla Scuola di Puericultura a Milano, aperto a chiunque abbia completato le Scuole dell´Obbligo. La selezione delle domande viene effettuata in base a: titoli dei candidati, una prova scritta e un colloquio. L´impegno complessivo ammonta a 1.100 ore, distribuite nell´arco dell´anno scolastico. Al termine del corso gli allievi sostengono un esame alla presenza di una commissione giudicatrice nominata dalla  Regione Lombardia. E´ previsto l´obbligo di un tirocinio formativo da svolgere presso strutture convenzionate anche esterne. Il bando è pubblicato sul sito istituzionale dell´Ente. Inoltre chi vuole diventare puericultrice deve avere un diploma che dimostri di aver frequentato e di aver superato uno specifico corso propedeutico alla cura dei neonati. La puericultrice può esercitare, infine, tale attività grazie alla pratica pluriennale svolta presso altre famiglie nella cura dei neonati.

 


TRATTATO DESCRITTIVO


La puericultura è un ramo della pediatria che si occupa di cura e allevamento del bambino dal punto di vista dello sviluppo fisico e psichico, sia nel periodo prenatale, attraverso le cure prestate alla madre, sia nel periodo immediatamente successivo alla nascita e nella prima infanzia. La puericultrice svolge svariate e delicate mansioni. Essa, infatti, deve essere capace di curare l´alimentazione del bambino (ad esempio preparando le pappe ed il latte) e proporre delle attività ludiche che consentano al bambino di vivere in un ambiente più congeniale possibile. Inoltre la puericultrice collabora con il pediatra, tenendolo informato sulle condizioni sanitarie del bambino e con lo psicologo, qualora dovessero verificarsi dei problemi riguardo lo sviluppo psichico del bambino. La Puericultrice saprà offrire un supporto prezioso, grazie alla sua esperienza e conoscenza dei bisogni del neonato, a partire dall’allattamento al seno e/o con latte artificiale, all´igiene, alla creazione di una serie di abitudini (per la madre e per il bambino) e a tutti gli altri aspetti delicati che riguardano la cura del neonato. Si occuperà anche della sterilizzazione dei biberon, della pulizia dei vestitini e della culla, della sicurezza dell’ambiente circostante. Una Puericultrice generalmente dorme insieme al neonato e si sveglia per nutrirlo di notte o portarlo alla madre perché venga allattato al seno e poi farlo riaddormentare. In tal modo consente alla madre di dormire meglio e di recuperare le energie.
Sono molti i luoghi di lavoro in cui la puericultrice può inserirsi. Infatti, può lavorare nel servizio sanitario nazionale, nelle cliniche ostetriche, in ospedali pubblici e privati, nelle case di cura, nelle ASL, nei servizi ambulatoriali, negli asili nido, nelle scuole materne, in istituti di recupero per bambini, negli enti locali, in cooperative sociali che si occupano di minori e in ludoteche.
La puericultrice deve essere in possesso di alcune nozioni di psicologia, di pedagogia, di pediatria, di puericultura, di igiene del bambino e dell’ambiente, ma anche nozioni di assistenza sociale, di scienza dell´alimentazione e di etica professionale. Deve, inoltre, conoscere la comunicazione, il linguaggio verbale e corporeo del bambino, i doveri della famiglia e della società e lo sviluppo socio-psicologico del bambino. Alla puericultrice non possono essere affidati compiti infermieristici, in quanto non ha le competenze in relazione alla preparazione acquisita nella scuola dove viene formata. La legge affida alla puericultrice i compiti di assistenza di bambini sani, vietandole la cura (sotto il profilo infermieristico) di soggetti malati; in conseguenza a ciò, affidando alle puericultrici compiti di carattere infermieristico, l’amministrazione eroga ai bambini un´assistenza meno qualificata di quella che essa dovrebbe per legge assicurare ai bambini, imponendo tra l’altro a soggetti non idonei e qualificati l’esercizio di attività professionali che l’ordinamento affida in via esclusiva ad altre figure (infermieri professionali e vigilatrici d´infanzia).
 

Vuoi ricevere informazioni? Contattaci subito

Accetto le regole sulla Privacy e Cookie
Accetta   Rifiuta 
Il presente sito utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo. Clicca qui per prendere visione dell'informativa.