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podologo

podologo

Il podologo si occupa della cura, della prevenzione e della riabilitazione degli stati algici del piede in età adulta, pediatrica e geriatrica. Può svolgere il suo lavoro in regime di dipendenza o libero professionale, attraverso l’uso di metodiche e strumenti non invasivi di tipo massofisioterapico, ortesico digitale e plantare per la risoluzione dell´algia podalica.

 

 

CENNI STORICI


Il piede è un elemento di fondamentale importanza per la persona, la sorregge e le permette di camminare. Esso accompagna il movimento di tutto l’organismo determinandone l’equilibrio e la percezione della realtà; ammortizza i colpi, riconosce il terreno e vi si adatta.
Grazie alla sua architettura, ha permesso all’uomo di distinguersi da qualsiasi altra forma di vita assumendo nel corso del suo sviluppo l’esclusiva posizione eretta. Le diverse posture assunte nel corso dei tempi hanno accompagnato lo sviluppo intellettivo e sociale dell´uomo. Una consistente percentuale della popolazione mondiale è affetta da patologie acute del piede, che provocano evidenti difficoltà nello svolgere le comuni attività aggreganti (lavorative, sportive, ludiche) e disturbi all’equilibrio psichico e nell’interazione sociale dei soggetti colpiti. Il piede  necessita di uno studio serio e sistematico, che lo consideri parte integrante e importante del corpo, e non solo come appendice da vestire con calzature spesso inadatte.
Lo studio del piede ha rivoluzionato l´approccio alla moderna medicina, affiancando all´ortopedia e alla chirurgia il ruolo della podologia clinica. Per migliorare l’equilibrio corporeo e il funzionamento del piede esistono mezzi ortesici che nella maggior parte dei casi possono correggere i più tenaci squilibri e le più vistose deformità, dando sollievo a piedi dolenti e stanchi. Se è indubbio che l’azione chirurgica non può scindersi da quella podologica, è altrettanto vero che le due devono muoversi verso una collaborazione biunivoca per un risultato ottimale comune.
La podologia è una specializzazione sanitaria paramedica che si occupa del piede e delle sue patologie specifiche, riconosciuta a livello internazionale da molto tempo e introdotta da più di vent’anni in Italia, dove nel 1996 ha ottenuto il riconoscimento istituzionale. La figura del podologo nasce per una adeguata comprensione della specificità del piede e dei suoi problemi,  per integrare e se possibile superare le conoscenze valide ma pur sempre indirette dell’ortopedico, del chirurgo, del flebologo, del pediatra, di tutti quegli specialisti, insomma, che vengono chiamati in causa dal diverso tipo di patologia, ma che possono vedere il problema con occhio troppo specialistico o al contrario troppo generalistico.
Il podologo deve misurarsi quotidianamente cono due invenzioni che hanno rivoluzionato il momento della diagnosi, e la conseguente cura: il baropodometro e il plantare. Lo sviluppo degli elaboratori informatici, insieme ai sempre più numerosi studi sulla posturologia, hanno consentito la realizzazione di baropodometri (letteralmente "misuratori di pressione del piede") altamente precisi e affidabili. Si deve al centro di ricerca dell´Università di Montpellier, diretto dal Professor Pierre Rabishong, la messa a punto, nel 1978, del sistema computerizzato di rilevazione delle pressioni per lo studio dei carichi podalici in statica e in dinamica. Per quanto riguarda il plantare, la cui etimologia greca – Orthòs - Tithemi, ossia Ortesi Plantare -  indica il concetto di disporre correttamente. Questo dispositivo sanitario, fisso o mobile, si prefigge di correggere le alterazioni reversibili o compensare quegli squilibri anatomo - funzionali, di natura irreversibile, che si possono accertare sul piede dopo un attento esame.

 


PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE


Il profilo professionale del podologo in Italia è regolato ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, articolo 2, comma 1.
Esistono numerose associazioni di categoria e le più accreditate sono:
- AIP (Associazione Italiana Podologi)
- A.M.P.I. (Associazione Mercurio Podologi Italiani)
- SIPO (Società Italiana Podologia)
- ANIP (Associazione Nazionale Italiana Podologi)

I Podologi professionisti presenti sul territorio nazionale sono circa 1.300 ma è previsto un aumento nel medio periodo, dovuto anche all’incremento del numero di posti disponibili per l’accesso al corso di laurea. Negli ultimi anni si è comunque registrato un aumento della richiesta di questa figura, soprattutto in relazione alla crescita della popolazione anziana. Le prospettive di inserimento nel mercato del lavoro si mantengono positive anche nel lungo termine, sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi. La professione del Podologo si caratterizza per un sostanziale equilibrio tra uomini e donne, anche se per il futuro, in base ai dati sulle iscrizioni al corso di laurea, è prevedibile una leggera crescita della componente femminile. Nel Servizio Sanitario Nazionale il Podologo è inquadrato al livello D e il suo stipendio iniziale è di circa 20 mila euro lordi annui. Per i liberi professionisti è difficile stabilire uno stipendio medio dato che questo dipende, ovviamente, dalla mole di lavoro: orientativamente si aggira intorno ai 30 mila euro lordi annui.

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITÀ E CORSI DI AGGIORNAMENTO


Il podologo è un professionista che possiede una Laurea in Podologia, appartenente alla Classe delle Lauree delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione (Classe SNT/2), di durata triennale. Il corso è attivo presso le Facoltà di Medicina e Chirurgia presenti a Roma La Sapienza, Bologna, Palermo, Padova, Torino, Pisa, Napoli Federico II, Genova, Firenze e Bari. Il numero per l’accesso al corso è programmato annualmente ed è subordinato all’accertamento medico dell’idoneità psico-fisica del candidato a svolgere questo tipo di lavoro. É inoltre fondamentale possedere il diploma di scuola media superiore della durata di 5 anni, prerequisito obbligatorio, e superare il test d’ingresso/concorso.
Il corso di Laurea di I Livello in Podologia ha lo scopo di formare operatori con le conoscenze e le competenze necessarie per svolgere la propria attività direttamente, nel rispetto della normativa vigente, di trattare dopo esame obiettivo del piede, con metodi incruenti, ortesici ed idromassoterapici, le callosità, le unghie ipertrofiche, deformi e incarnite, nonché il piede doloroso, ai sensi del Decreto Ministeriale 14/09/1994 n.666.
La formazione può essere completata con una delle lauree specialistiche proposte dalle maggiori università italiane o, in alternativa con un master di primo livello, al quale si accede dopo il conseguimento della laurea triennale. Tra i master più recenti si possono segnalare quello in Podologia dello Sport, attivato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, che ha la durata di un anno accademico per complessivi 60 crediti, pari a 1500 ore. Il Master Universitario in Podologia dello Sport ha lo scopo di fornire una formazione permanente specialistica post-lauream in un settore professionale innovativo. Una valida alternativa è costituita dalla III Edizione del Master delle Lesioni Cutanee, attivato dall’AIP, oppure dal Master di primo livello in Biomeccanica Finalizzata all´Ortopodologia, promosso dall’Università di Milano. L’obiettivo del master è offrire ai partecipanti un’esauriente formazione sulla deambulazione umana e di sviluppo avanzato dell’ortesiologia podologica. Il corso intende fornire conoscenze sul piano teorico e pratico per affrontare non solo le richieste routinarie, ma anche quelle in presenza di patologie complesse dell’apparato locomotore in ambito ospedaliero o sul territorio. Ulteriore finalità è quella di mettere in grado i partecipanti di elaborare linee guida diagnostico-terapeutiche basate sull’EBM utili a migliorare l’integrazione fra diverse unità operative con evidenti vantaggi sia qualitativi che di utilizzo delle risorse. Al termine degli studi, una prova finale ha valore di esame di Stato abilitante all’esercizio professionale. L’attività del Podologo non è regolamentata, ossia non richiede l’iscrizione ad alcun ordine o albo professionale.

 


TRATTATO DESCRITTIVO


Il piede è un organo complesso e importante che merita attenzione e studio almeno quanto altri organi che oggi sono seguiti da specifiche discipline mediche (ad esempio la bocca, le orecchie e il naso). Paradossalmente proprio il fatto di essere un’estremità del corpo invece di diminuirne l’importanza, l’aumenta. Il piede viene spesso considerato sede di patologie minori, mentre è ormai provato che queste possono essere l’inizio o addirittura il sintomo in atto di patologie più complesse e più gravi. La Podologia internazionale si batte per il superamento della convinzione che il piede sia un organo puramente meccanico: sotto il profilo anatomico, malgrado l’apparenza prevalentemente scheletrica, il piede comprende molti tessuti organici, tutti in grado di provocare sofferenza o di essere sede di una malattia, ma soprattutto sul piano funzionale ha qualità fisiologiche e attitudini statiche e dinamiche eccezionali, che permettono numerose attività fondamentali e strettamente legate al benessere fisico, come la stessa posizione eretta, la marcia, la corsa. È interessante la teoria secondo la quale i piedi sono come le impronte digitali: diversi per ogni individuo, portatori di una identità e di una storia personale che vanno adeguatamente comprese.
Il Podologo è un Professionista Sanitario, specializzato nell’esame, nella diagnosi, nel trattamento e nella prevenzione dei disturbi del piede, che opera direttamente attraverso terapie ortesiche e riabilitative ad indirizzo funzionale, biomeccanico e posturale. A livello internazionale è definito Podoiatra negli Stati Uniti e in tutti i paesi anglosassoni ed è una figura simile a quello che è l’Odontoiatra per i denti. È un professionista dotato di una ampia preparazione nelle più diverse discipline mediche di base tale da consentirgli la migliore comprensione delle possibili cause sia di origine sistemica sia di origine distrettuale che sottendono all’origine dei processi patologici podalici sui quali si focalizza il suo intervento riabilitativo e/o terapeutico in tutte le età della vita da quella pediatrica a quella geriatrica.
In Italia, in particolare, il Podologo è un Sanitario cui competono le attribuzioni previste dal Decreto Ministeriale del Ministero della Sanità 14/09/1994, n. 666 e successive modificazioni ed integrazioni. Nelle sue competenze rientra anche l’assistenza, ai fini dell´educazione sanitaria per i soggetti portatori di malattie a rischio di lesioni del piede.

Gli ambiti operativi professionali sono numerosi e vanno dalle strutture ospedaliere a quelle ambulatoriali pubbliche, private accreditate o private, in regime di dipendenza o libero-professionale. Il lavoro dipendente nel settore pubblico viene svolto principalmente presso le ASL, cui si accede per concorso, nelle quali il Podologo collabora con il personale medico nella prevenzione e nella cura di particolari patologie. Risulta in crescita anche il lavoro dipendente nelle case di cura, nelle strutture di riabilitazione e negli ambulatori privati. L’attività svolta in forma autonoma è la più diffusa ed è in genere esercitata presso studi privati individuali o in associazione con altre figure professionali

Il momento fondamentale del lavoro del podologo è rappresentato sicuramente dalla visita podologica, ritenuta un vero e proprio check up. L’esame del piede deve essere particolarmente accurato proprio perché le eventuali patologie derivate possono essere più importanti di quelle manifeste; per la stessa ragione contribuisce significativamente al check up dello stato di salute generale della persona. Una buona visita podologica pertanto può comprendere:
- un momento diagnostico: la valutazione del piede si basa innanzitutto su una valutazione morfologica, sulle impronte di carico, sull’angolo di portamento e sull’assetto posturale del piede; in particolare è coadiuvata da un esame computerizzato dell’appoggio che consente la lettura di molti problemi statici e dinamici, particolarmente utile, per esempio, per gli sportivi;
- un momento terapeutico, particolarmente importante nel caso di patologie localizzate risolvibili ambulatorialmente, ovviamente può estendersi a visite successive o comprendere l’applicazione di protesi od ortesi (apparecchi per correggere o limitare gli errori posturali) o ancora eventuali prescrizioni;

- un momento informativo: a supporto e integrazione della terapia, ma in generale anche per fornire al paziente gli strumenti per la migliore e più consapevole gestione del “sistema piede”.

Sotto il profilo terapeutico, è evidente che i trattamenti più sono specifici e più hanno effetti visibili e immediati sulle patologie (purché a loro volta locali); d’altronde, in rapporto alla sua importanza motoria, il piede può essere corretto, educato, alleviato con una apparecchiatura leggera come una suola o una ortesi a scopo profilattico, antalgico, palliativo o correttivo.
Tendenzialmente si consiglia di effettuare una prima visita podologica intorno ai quattro anni di età, seguita da visite di controllo tra gli otto/dieci e tra i sedici/diciotto anni; comunque in tutte le fasi di vita in cui la crescita, il cambio di attività o semplicemente la normale prevenzione le rendono consigliabili.
Il valore generale del check up podologico è reso evidente soprattutto dall’analisi posturale. Le disfunzioni della postura possono determinare patologie gravi, in assenza di significative alterazioni neurologiche, ortopediche o di altro genere: i sintomi più frequenti lamentati dai pazienti vanno dalle cefalee alle rachialgie (con o senza irradiazione del dolore), dal senso di instabilità ai dolori riferiti all’orecchio, dalle alterazioni funzionali dell’articolazione temporo-mandibolare ai disturbi della motilità oculare e della vista. L’esame clinico di questi pazienti, se viene effettuato utilizzando i modelli diagnostici e i test clinici posturologici, consente di individuare in modo preciso alcune importanti disfunzioni del sistema posturale, di stabilire le cause fondamentali di tali alterazioni e infine di discriminare tra principali e secondarie; onde prevenirne lo sviluppo, curarle o indirizzarle alle più pertinenti terapie specialistiche.

Una delle più frequenti applicazioni del lavoro del podologo è quella alla medicina sportiva; quanto più il piede è sollecitato e sottoposto a stressanti situazioni performative (e/o professionali), tanto più facilmente presenta patologie specifiche, per le quali sono consigliabili specifiche risposte. Ad esempio molto frequenti sono i microtraumi ripetuti che il piede subisce direttamente dalla calzatura: dallo scarpone da sci (la pratica dello sci richiede che il piede sia sensibile alle ondulazioni del terreno, dunque non ottuso da rivestimenti troppo morbidi) alla scarpa da jogging che, fatta per ammortizzare l’appoggio, paradossalmente limita la funzione propriocettiva del piede e alla lunga genera instabilità e alterazione del movimento, agli scarpini chiodati (da calcio, da rugby o da golf) che presenta, oltre ad eventuali altri problemi legati al tipo di sport, una superficie di appoggio disomogenea in corrispondenza dei ribattini interni dei chiodi. E ancora la scarpa da basket, da volley, da tennis, da pallamano: a causa di cedimenti strutturali o per la dinamica stessa del gesto sportivo, non riesce a contenere eccessivi slittamenti del piede; mentre la scarpetta per il ciclismo, come una scarpa da donna, crea un dislivello fra tallone e pianta fino a cinque centimetri. Tutti questi limiti funzionali delle calzature, sommati ai normali traumi sportivi, creano a breve, medio e lungo termine un gran numero di patologie, differenti per gravità e per possibili soluzioni, che sono specifico oggetto della podologia e per lo più individuabili con l’esame computerizzato dell’appoggio. Il baropodometro è il dispositivo che rende possibile questo tipo di esame, è costituito da una pedana con dei sensori collegati ad un sistema informatico che misura le reazioni a terra, in stazione eretta e in deambulazione. L’esame baropodometrico permette di individuare vari parametri, la cui corretta interpretazione consente di valutare, con alta precisione, il comportamento generale del sistema tonico posturale del soggetto rispetto agli indici di normalità. Le acquisizioni sono precise, istantanee, ripetibili, non invasive e consentono di ridurre i controlli radiografici. Ad esempio, è possibile rilevare le proiezioni a terra dei vari baricentri e le distribuzioni del carico del corpo in statica e in deambulazione, nonché la curva di svolgimento del passo (andamento del baricentro generale del corpo durante il passo).  L´analisi baropodometrica risulta fondamentale nella determinazione delle specifiche di ortesi plantari, capaci di guidare, in maniera controllata, il baricentro generale corporeo, sia in statica che in deambulazione. Il risultato è il ristabilimento di un equilibrio dinamico, col conseguente miglioramento della qualità della vita. L´analisi stabilometrica (posturografia) può essere eseguita con la stessa pedana baropodometrica, se in grado di fungere anche da stabilometro, ovvero da misuratore delle oscillazioni posturali in posizione statica. Tramite appositi test standardizzati e l´elaborazione informatica di tali dati, l´analisi stabilomentrica analizza la strategia utilizzata per mantenere la posizione, quantificando il contributo delle varie componenti del sistema posturale. In tal modo, la stabilometria evidenzia eventuali problemi di equilibrio del soggetto (instabilità posturale) dovuti a interferenze vestibolari, oculomotorie, esterocettive plantari e propriocettive.
I plantari agiscono direttamente sulla pianta piede trasmettendo tutte quelle correzioni e\o compensazioni ottenute durante il modellamento dei diversi materiali su calchi realizzati con differenti tecniche d’impronta. Oggi, grazie all’evoluzione delle tecniche di realizzazione e ai materiali di nuova concezione, il plantare sta sempre più riconquistando l’importanza terapeutica che gli spetta. La realizzazione dell´ ortesi plantare viene eseguita sulla base dell´impronta bidimensionale ottenuta mediante fotopodogramma, check–up e sistema baropodometrico. Tale impronta rappresenta le pressioni esercitate dal piede sul piano dell’appoggio, ed evidenzia tutte quelle alterazioni morfologiche e i sovraccarichi, che sono la diretta conseguenza delle anomalie posturali, a loro volta conseguenza di squilibri biomeccanici o problematiche di natura ortopedica. L’ ortesi plantare ad elementi, come suggerisce la definizione stessa, è realizzata con diversi componenti, sia sintetici che naturali, assemblati su basi di diversa natura e ricoperti con una fodera. Essi verranno scelti secondo la natura della: patologia ortopodologica che bisogna trattare; età, sesso, peso,  lavoro, eventuale attività sportiva del paziente; stabilità del materiale nel tempo (grado di deformabilità); flessibilità, elasticità, densità del materiale e conseguente risposta alle diverse sollecitazioni; compatibilità con processi fisiologici (ad esempio la  sudorazione);  possibilità di scatenare reazioni allergiche e, infine, forma delle calzature nelle quali si inserirà il plantare (quando e se c’è la possibilità di scelta da parte del paziente almeno nella fase iniziale).
 

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