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Tecnico di riabilitazione psichiatrica

Tecnico di riabilitazione psichiatrica

Il tecnico della riabilitazione psichiatrica è l´operatore sanitario che svolge, nell´ambito di un progetto terapeutico elaborato da un´équipe multidisciplinare, interventi riabilitativi ed educativi sui soggetti con disabilità psichica.

 


CENNI STORICI


Nel Seicento e nel Settecento la cura per i pazienti psichiatrici era inesistente; ci si poneva nei confronti di tale fenomeno come davanti a qualcosa da dover controllare per tutelare la società dai "folli"; il controllo avveniva tramite la reclusione in differenti generi di strutture (dagli ospedali alle prigioni, dai lebbrosari alle case di assistenza). Le origini del sistema di internamento in Europa sono rintracciabili in Inghilterra nel 1575, anno in cui viene promulgato un atto che prescriveva la costruzione di case di correzione. Nel Seicento si vede prendere questo tipo di iniziativa anche da altri paesi europei, come ad esempio, le nazioni di lingua tedesca e la Francia. Nel periodo tra il Seicento e il Settecento, le diverse "cure" consistevano in metodi piuttosto estremi di intervento, che comprendevano anche la restrizione fisica, il confinamento o metodi decisamente invasivi, volti ad annullare i presunti deficit fisici, causa dell´alterazione del cervello e della conseguente follia. Tra la fine del Settecento e l´inizio dell´Ottocento, vengono introdotte nuove modalità di organizzazione e di gestione della devianza per differenziare i casi più strettamente giuridici da quelli relativi al "mentale". La cura diventava più complessa ed ai trattamenti "medici" tradizionali (purghe, salassi, bagni caldi o gelati) si aggiungevano trattamenti educativi e rieducativi. In questa epoca era imperante comunque, indipendentemente dalla categoria deviante alla quale si apparteneva, un principio che tendeva a sottoporre il "folle" ad una sorta di ristrutturazione della mente, al fine di ottenere un rimodellamento dello spirito che favorisse un adattamento alle norme e alle regole della società. Nell´Ottocento si inizia a sottoporre i malati a trattamenti finalizzati all´acquisizione di una personale autodisciplina e auto repressione. Pinel, medico che storicamente viene considerato nel mondo psichiatrico "il liberatore degli alienati", dà vita al principio del "trattamento morale", in contrapposizione alla psichiatria più distruttiva e oppressiva. Intanto in Francia, con la Rivoluzione francese, si eliminavano progressivamente gli ospedali generali, dove i cittadini potevano essere internati, poiché non esistevano norme precise a riguardo. Nascono così luoghi specifici di assistenza per alienati: i manicomi. Nel corso dell´Ottocento la struttura manicomiale si diffonde in Europa tramite la formulazione di leggi  volte a regolamentare l´assistenza psichiatrica, finalizzata a tutelare la società sana dalle persone portatrici di disagio mentale. Nella seconda metà dell´Ottocento, la lettura della follia nei termini di una manifestazione umana stravagante e bizzarra che andava eliminata entrò in crisi grazie alle teorie della psichiatria positivista (che iniziava a considerare il fenomeno come espressione di una malattia) e dei progressi nel campo della fisiologia e dell´anatomia patologica. Il comportamento dei pazienti era considerato incomprensibile e la ricerca si volgeva verso lo studio di quei germi che producevano i disturbi mentali. In questo frangente si assiste alla sistematizzazione dei comportamenti psichiatrici che vengono organizzati in sindromi e malattie. Figura di spicco di questo periodo è Kraepelin, che classifica le malattie mentali, ordinandole in un corpo organico di nosografia psichiatrica, al fine di individuare le leggi che le governano, andando oltre le variazioni individuali e creando teorie interpretative generali. Durante il Novecento, se fino alla seconda guerra mondiale lo sviluppo della ricerca scientifica porta ad un perfezionamento del sistema manicomiale, si può osservare come i nuovi germi culturali introdotti dalla psicoanalisi e da teorie sociologiche che si occupano del fenomeno "follia", iniziano ad intaccare il modello medico del disturbo mentale. D´altro canto il campo medico ha dovuto registrare il fatto che non erano state ancora trovate le cause biologiche della nevrosi e della psicosi; e di conseguenza interventi come la lobotomia, l´elettroshock e più recentemente gli psicofarmaci, non avevano portato ad un effetto curativo vero e proprio, ma ad un controllo del sintomo. Il sistema curativo di elezione diviene quello della psicoterapia, tramite la quale si permette al paziente di riappropriarsi ed elaborare le proprie dinamiche inconsce. La tecnica terapeutica diviene quindi quella di analizzare le difese e le resistenze del soggetto nei confronti dei propri desideri e dei pensieri inconsci, che sono alla base dei disturbi psichici. Intanto il discorso culturale sviluppatosi in antitesi al modello biomedico, faceva sì che in Stati come Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti, nella prima metà del Novecento comparisse un nuovo atteggiamento nella cura del disagio mentale, con la riorganizzazione degli ospedali e la nascita di strutture extra-murali che sostenessero un intervento incentrato sulla cura e sulla riabilitazione. Sul piano pratico nascono, accanto alle strutture psichiatriche, delle comunità che si ponevano come alternativa ad esse. Solo nel 1904 in Italia è stata promulgata una legge istitutiva di manicomi deputati al ricovero (più sotto forma di custodia che di cura) di persone affette da alienazione mentale, pericolose per sé e per gli altri; i requisiti indispensabili per il ricovero erano la manifestazione di comportamenti pericolosi o il pubblico scandalo. Alle norme stabilite dalla legge corrispondeva anche una esiguità di mezzi di intervento (data l´inesistenza degli psicofarmaci, nati intorno al 1950) costituiti da isolamento, farmaci ancora aspecifici, elettroshock e mezzi di contenzione. Nel 1968 la legge 431 modifica la funzione del manicomio che acquisisce maggior importanza dal punto di vista terapeutico. Inoltre il ricovero diventa  di tipo volontario e vengono istituiti Centri di igiene mentale, ossia ambulatori dove effettuare visite, diagnosi, prescrizione e somministrazione di farmaci. Le riflessioni critiche degli operatori del settore e diversi dibattiti parlamentari hanno portato all´approvazione della legge 180 del 13 maggio 1978, che dava un primo assetto alla riforma psichiatrica. Con questa legge e le seguenti è stato modificato il concetto di ricovero obbligatorio (Trattamento Sanitario Obbligatorio), dettato non più dalla pericolosità del soggetto, ma dalla presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere un urgente intervento terapeutico e si stabilisce che la gestione del disturbo psichico viene affidata a servizi di natura dipartimentale, costituiti da strutture ospedaliere e territoriali, con prevalenza di queste ultime investite di funzioni preventive, curative e riabilitative.

 

 

PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE


I Tecnici della riabilitazione psichiatrica sono all’incirca 3 mila e le prospettive sono, soprattutto nel privato, piuttosto positive. Sebbene questa professione sia caratterizzata da una netta prevalenza femminile (circa il 90%), si prevede un incremento della presenza maschile. In base alla Legge 251/2000 il Tecnico di Riabilitazione Psichiatrica può accedere alla qualifica di Dirigente Sanitario, nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale tramite concorso. Il concorso pubblico regola anche l´accesso alla professione e i percorsi di carriera. L´ambiente di lavoro è rappresentato da strutture socio-sanitarie, pubbliche o private, dove i Tecnici della riabilitazione psichiatrica possono operare tanto come dipendenti che in veste di liberi professionisti. Nella classificazione del personale sanitario questa professione viene inquadrata al livello C. Lo stipendio base è di circa 18.500 euro lordi annui, integrato da indennità varie. Nella libera professione i compensi possono essere significativamente superiori.
I laureati nella classe sono, ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, articolo 2, comma 1, operatori delle professioni sanitarie dell´area della riabilitazione che svolgono con titolarità e autonomia professionale, nei confronti dei singoli individui e della collettività, attività dirette alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione e a procedure di valutazione funzionale, al fine di espletare le competenze proprie previste nell´ambito della professione sanitaria del tecnico della riabilitazione psichiatrica, cui competono le attribuzioni previste dal D.M. del Ministero della sanità del 29 marzo 2001 e successive modificazioni ed integrazioni; ovvero svolgono, nell´ambito di un progetto terapeutico elaborato in un equipe multidisciplinare, interventi riabilitativi ed educativi sui soggetti con disabilità psichica. Nell´ambito della formazione della predetta figura professionale, è assicurata un´adeguata formazione in materia di protezione dalle radiazioni ionizzanti secondo i contenuti di cui all´allegato IV del decreto legislativo 26 maggio 2000, n. 187. Particolare rilievo, come parte integrante e qualificante della formazione professionale, riveste l´attività formativa pratica e di tirocinio clinico, svolta con la supervisione e la guida di tutori professionali appositamente assegnati, coordinata da un docente appartenente al più elevato livello formativo previsto per ciascun profilo professionale e corrispondente alle norme definite a livello europeo ove esistenti.

 


SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITÀ E CORSI DI AGGIORNAMENTO


La professione di tecnico di riabilitazione psichiatrica può essere intrapresa solo dopo aver concluso il corso di laurea triennale (180 crediti) in “Tecnico di Riabilitazione Psichiatrica”, appartenente alla classe delle lauree in professioni sanitarie della riabilitazione. L´ingresso è stabilito attraverso il superamento di un test psicoattitudinale, i cui argomenti sono previsti dal programma ministeriale, poiché i posti a disposizione variano ogni anno, in base alle facoltà e agli ordinamenti previsti dalla legge.  Il corso è attivo presso le Facoltà di Medicina e Chirurgia nelle sedi di Bari, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, L’Aquila, Milano, Milano Cattolica "S. Cuore", Modena e Reggio Emilia, Napoli Seconda Università, Palermo, Pavia, Pisa, Roma (La Sapienza, La Sapienza Seconda Facoltà e Tor Vergata), Sassari, Verona. L´abilitazione professionale non si ottiene solo con il conseguimento della laurea, è indispensabile che questa sia seguita dal superamento dell´esame di Stato.

 


TRATTATO DESCRITTIVO


Il lavoro primario del tecnico della riabilitazione psichiatrica è quello di creare dei progetti riabilitativi individualizzati per pazienti psichiatrici specialmente in fase cronica e subacuta. Il Tecnico può svolgere il suo mestiere in ambito ospedaliero, domiciliare e in tutte le strutture territoriali per il disagio mentale, come i centri psicosociali, i centri di terapie riabilitative, le comunità terapeutiche, le case alloggio, le residenze per anziani, i servizi farmaco - tossicodipendenze, i carceri minorili, gli istituti per handicappati e i centri socio educativi, che si occupano del disagio psichico degli adulti, ma anche dei bambini, degli adolescenti e degli anziani. Tra le sue competenze il  Tecnico, in collaborazione con i servizi sanitari e socio assistenziali, deve saper utilizzare i riferimenti antropologici, sociologici, fenomenologici e psicologici per riconoscere i bisogni della persona e i loro condizionamenti socio-culturali; analizzare i problemi di salute degli individui e della loro rete primaria e secondaria nella comunità sociale in cui vivono e  rispondere ai principali bisogni dei cittadini. Un requisito fondamentale da possedere, prima ancora di intraprendere la professione, è quello di conoscere teoricamente il concetto di salute, i diversi modelli interpretativi della malattia mentale e l´evoluzione storica dell’assistenza, educazione e riabilitazione psichiatrica, oltre alla comprensione dei fenomeni biologici e dei principali meccanismi di funzionamento di organi, apparati e funzioni mentali. Sarebbe decisamente fuorviante operare senza conoscere l´ ereditarietà, i fenomeni fisiologici relativi a problematiche fisiche, sociali e mentali della malattia mentale e delle sue conseguenze sul piano comportamentale e psicosociale. Sul piano tecnico, il professionista deve riuscire ad applicare i principi culturali, professionali ed etici di base che orientano il pensiero diagnostico valutativo, il processo, l´agire riabilitativo ed  educativo nell´ottica dell´intervento e della prevenzione nei confronti della persona assistita e della collettività. Identificare i bisogni personalizzati in una visione multidisciplinare della persona e della collettività nell´ottica educazionale e riabilitativa; formulare con l’equipe multidisciplinare un progetto terapeutico rivolto a soggetti con disagio psicosociale e disabilità psichica; contribuire alla formazione del personale di supporto e concorrere direttamente all´aggiornamento relativo al profilo professionale; comprendere i più rilevanti elementi alla base dei processi patologici sui quali si focalizza il suo intervento riabilitativo e/o terapeutico in età evolutiva, adulta e geriatrica; collaborare all´identificazione degli obiettivi formativo-terapeutici e di riabilitazione psichiatrica e alla formulazione dello specifico programma di intervento mirato al recupero e allo sviluppo del soggetto in trattamento; attuare interventi volti all´abilitazione/riabilitazione dei soggetti, alla cura di sé e alle relazioni interpersonali di varia complessità e, ove possibile, ad un´attività lavorativa; operare nel contesto della prevenzione primaria sul territorio, al fine di promuovere lo sviluppo delle relazioni di rete, per favorire l´accoglienza e la gestione delle situazioni a rischio e delle patologie manifestate; operare sulle famiglie e sul contesto sociale dei soggetti, allo scopo di favorirne il reinserimento nella comunità; collaborare alla valutazione degli esiti del programma di abilitazione e riabilitazione nei singoli soggetti, in relazione agli obiettivi prefissati, queste sono tutte funzioni che il Tecnico della riabilitazione psichiatrica deve essere in grado di svolgere.
Gli interventi educativi sui soggetti con disturbi psichici del Tecnico si possono, dunque, riassumere in:
- collaborazione alla valutazione della patologia;
- identificazione degli obiettivi della riabilitazione psichiatrica;
- formulazione ed attuazione di specifici programmi di intervento;
- prevenzione sul territorio;
- promozione dello sviluppo delle relazioni, favorendo l’accoglienza e la gestione delle situazioni a rischio;
- valutazione degli esiti dei programmi di riabilitazione in funzione degli obiettivi prefissati.


 

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