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infermiere

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L´assistenza infermieristica (o nursing) è una disciplina sanitaria che si occupa di assistere e prendersi cura degli individui, delle famiglie e delle comunità per recuperare e migliorare la loro salute. Tra i compiti specifici dell´infermiere rientrano l´assistere  l´individuo, sano o malato, per aiutarlo a compiere tutti gli atti necessari al mantenimento della salute o alla guarigione (o assisterlo fino ad una morte serena), e di favorire la sua partecipazione attiva in modo da facilitare nel modo più rapido possibile il recupero della propria indipendenza.


CENNI STORICI

La cura degli infermi è una pratica di origini sicuramente ancestrali: ne è una dimostrazione il fatto che atteggiamenti di cura sono largamente diffusi anche presso i primati.
Fin dalla comparsa dei primi ominidi, ad assistere bambini, vecchi, ammalati ed invalidi hanno provveduto fondamentalmente le donne, trasmettendo le loro conoscenze oralmente da madre a figlia. Nell´antico Egitto l´assistenza infermieristica materno-infantile era responsabilità delle ostetriche, mentre le balie allattavano al seno i bambini.
I principali responsabili delle pratiche sanitarie erano invece  i sacerdoti.
Gli israeliti seguivano riti di purificazione personale e degli oggetti che utilizzavano (usando l´acqua filtrata o bollita) e ispezionavano la carne per verificarne il deterioramento.
Nell´antica Babilonia, in Egitto e tra i sumeri, invece, l´assistenza infermieristica era destinata principalmente alle famiglie ricche.
In Grecia, così come avveniva in altre culture, il concetto di malattia e di guarigione era strettamente collegato al culto religioso: celebri erano, ad esempio, i sacerdoti del tempio di Esculapio,  assistiti da sacerdotesse addette anche alla pulizia e al trasporto degli infermi.
E´ con Ippocrate (V sec. A.C.), considerato il padre della medicina, che si determinarono significative evoluzioni in ambito medico (e quindi anche infermieristico), soprattutto attraverso il rifiuto della credenza secondo cui le malattie  avessero origine da  cause soprannaturali.
I suoi successori, Arisotele e Galeno, basandosi su metodi osservativi, divennero in grado di arginare le malattie infettive,  pur non comprendendo quale fosse la vera causa della loro insorgenza. 
Nel 500 a.C. in Asia, Egitto, Palestina, Grecia e Italia erano presenti luoghi di ricovero per gli ammalati: per quanto strano possa sembrare, pare che gli standard igienici in questi primi ospedali fossero piuttosto avanzati. I malati, ad esempio, venivano collocati in letti separati fra loro o in stanze differenti, si cercava di garantire una buona ventilazione e venivano messi in atto molti metodi rudimentali di controllo delle infezioni (il non toccare le ferite, l´isolamento dei pazienti infetti e l´uso di acqua e del fuoco per la sterilizzazione degli strumenti).
A Roma la medicina veniva esercitata principalmente da schiavi greci: le regole per la sorveglianza degli alimenti o i provvedimenti per la gestione delle acque, la costruzione degli acquedotti, delle fognature, degli impianti di terme sono però un chiaro esempio dell´attenzione che la collettività riservava ai problemi di ordine sanitario.
Con l´avvento del Cristianesimo e l´introduzione dei concetti di compassione, carità e dedizione al servizio, migliorò la posizione sociale di coloro che si dedicavano agli infermi.
Le prime comunità cristiane erano caratterizzate da uno spirito di grande solidarietà reciproca: al loro interno cominciarono a comparire figure come le diaconesse che esercitavano un servizio, organizzato su base territoriale, per l´assistenza agli ammalati e ai poveri.  Vengono costruiti ospedali finanziati da cittadini e famiglie ricche, ove vengono raccolti cittadini stranieri, vagabondi, orfani, ammalati e alienati mentali, assistiti da uomini e donne che successivamente si organizzeranno in ordini religiosi.
Un grande sviluppo della scienza medica si ebbe nel XVI e XVII secolo: in questo periodo Eustachio, Versalio, Falloppio, Paracelso, assieme a Marcello Malpighi (che studia con il microscopio, da poco inventato, i vasi sanguigni e l´intima struttura di alcuni organi) furono i protagonisti di un grande rinnovamento nelle metodiche d´indagine e terapeutiche.
Ad essi si aggiungeranno Galileo e Cartesio che porranno le basi per lo sviluppo di ulteriori innovazioni e scoperte che avverranno nei secoli successivi.
Dopo la rivoluzione francese e le guerre di Napoleone si introduce nelle società europee l´idea secondo cui è competenza dello stato tutelare il diritto dei cittadini all´assistenza sanitaria e sociale,  (in Italia tale principio troverà applicazione solo nel 1890).
Si cominciano a studiare nuove soluzioni architettoniche che garantiscono agli ospedali più aria, più luce e una sistemazione appropriata dei ricoverati: inizieranno così la costruzione di ospedali a padiglioni separati. 
Con la rivoluzione industriale, poi, l´ospedale cambia la sua connotazione e diviene il luogo dove fare diagnosi e curare. In questi luoghi il medico, per la sua funzione, assume una posizione dominante nei confronti delle altre occupazioni sanitarie, ma rimane comunque essenziale la presenza di infermieri in grado di svolgere compiti sempre più complessi, rendendo l´infermieristica una vera e propria disciplina scientifica. Tra i protagonisti di questo nuovo sviluppo c´è una donna inglese, Florence Nightingale: un suo biografo affermò che grazie a lei “mai più l´infermiera sarebbe stata dipinta come una ubriacona, una vecchia bisbetica e immorale. Florence Nightingale aveva improntato della sua immagine la professione dell´infermiera”: anche in Italia, le innovazioni della Nightingale vengono recepite grazie alla presenza di un certo numero di sue allieve.
Oggi, la formazione degli infermieri in Italia avviene tramite il conseguimento di una laurea triennale e il superamento di un esame di stato: i corsi vengono attivati in conformità ai protocolli d´intesa stipulati tra le Università e le Regioni, garantendo ad ogni studente un tutore che ne coordina la formazione tecnico-pratica.

 


SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA´ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

Ad oggi, la  qualifica di infermiere  professionale si consegue al termine di un percorso universitario della durata di  3 anni.
Il corso in infermieristica ha la finalità di formare delle figure professionali in grado di valutare e gestire, in autonomia, i bisogni di assistenza infermieristica delle persone e della collettività, di valutare e gestire, in collaborazione con altri operatori, i problemi di salute che hanno bisogno di un apporto multiprofessionale.
Al termine del triennio, il laureato è in grado di pianificare e gestire interventi assistenziali, curativi  riabilitativi ed educativi, verso singole persone e nell´ambito delle comunità così come previsto dal DM 739/94 della Legge 26 febbraio 1999 n.42 e 10 agosto 2000, n. 251, e dalla Legge 8 gennaio 2002, n. 1, che regolano le competenze,  il livello di autonomia e di responsabilità dell´infermiere in Italia.
Specializzazioni ulteriori in ambito infermieristico possono essere acquisibili con percorsi successivi al corso di Laurea, come la Laurea Specialistica (120 CFU) ed i Master di 1° e 2° livello (60 CFU).
L´esame finale abilita all´esercizio dell´attività professionale di infermiere, previa iscrizione all´Albo professionale.  
L´infermiere laureato può esercitare la propria attività alle dipendenze di Aziende Sanitarie, Ospedaliere, Residenze Sanitarie, Istituti di Ricovero, e altre strutture pubbliche e private o in regime  libero professionale, sia come singolo che in strutture associate.
Gli infermieri professionali sono molto richiesti sia in Italia che nell´ambito della Comunità Economica Europea  e in tutti i Paesi del mondo in cui è riconosciuta l´equipollenza del titolo.
L´infermiere laureato può operare in qualunque contesto di cura, esprimendo competenze cliniche, relazionali ed educative e diventando un punto di riferimento importante nell´educazione del paziente che gestisce. Può sviluppare strategie per il miglioramento della qualità della salute dell´individuo e  per l´ autocura (così come indicato dall´Organizzazione Mondiale della Sanità, che incoraggia la crescita dell´autonomia delle persone affinché si assumano la responsabilità della gestione della terapia e dei problemi di salute).
L´infermiere laureato, può inoltre svolgere il ruolo di infermiere di comunità, di distretto e territorio   lavorando in autonomia e in integrazione con altri operatori sanitari per lo sviluppo di piani per la gestione dei problemi di salute delle persone nel loro contesto di vita.
L´infermiere, al termine del corso di laurea può inoltre svolgere il ruolo di docente, tutor di altri studenti o infermieri non esperti, partecipando attivamente al miglioramento dell´attività infermieristica (lavorando in gruppi di ricerca o di progetto), o sviluppare ulteriormente la sua formazione nel campo delle competenze cliniche e nell´organizzazione o dirigenza.  


PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

La prima legge in Italia che definisce la professione infermieristica è la L.18 marzo 1926, n.562, (che tra l´altro istituisce le scuole convitto per infermiere professionale, di durata biennale), mentre il R.D. 27 luglio 1934, n.1265, regola  e vigila sull´esercizio professionale infermieristico.
Nel 1946 viene creato l´Albo professionale per infermieri.
Negli anni ´60, in seguito alle forti tensioni della categoria degli infermieri, dovute ad insoddisfazione delle condizioni economiche, sociali e giuridiche, viene istituita la Scuola Universitaria per Dirigenti dell´assistenza infermieristica (DAI).
Nel 1972, con il trasferimento alle Regioni delle competenze in materia sanitaria, vengono conferite anche le responsabilità relative alla formazione infermieristica, con l´istituzione delle scuole regionali e l´approvazione dei relativi statuti e regolamenti.
Nel 1985, il Direttore Generale dell´Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) pubblica un documento che viene considerato “il punto più alto della riflessione etico-professionale del mondo infermieristico internazionale”: in questo testo, l´infermiere viene definito come risorsa sia per la popolazione, nella veste di educatore sanitario, che nel campo della gestione, dell´elaborazione e della valutazione dei programmi, assumendosi le più alte responsabilità nelle decisioni.
Con la L.19 novembre 1990, n.341 vengono istituiti i corsi per Diplomi Universitari in Scienze Infermieristiche 1990, allineando in questo modo gli standard culturali dei nostri infermieri a quelli di altri paesi europei più avanzati.
Con il DL.vo 19 giugno 1999, n.229, vengono definiti i protocolli d´intesa tra le Regioni, le Università e le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, ed il fabbisogno di personale ausiliario.
Il decreto MURST del 3 novembre 1999, n.509, introduce l´istituzione di nuovi percorsi didattici e del criterio dei crediti.
Le Università possono così rilasciare la Laurea di primo livello (che sostituisce il Diploma Universitario) di durata triennale, la Laurea di secondo livello o specialistica, di durata biennale, ed altri titoli post-laurea (Diploma di Specializzazione, Dottorato di Ricerca, Master universitario di 1° e 2° livello).
Tra le ultime leggi emanate per la professione infermieristica, la L.10 agosto 2000, n.251 ha introdotto l´equiparazione delle dirigenze (ormai collocate sullo stesso piano), in cui le specificità professionali hanno pari dignità, diritti, doveri e responsabilità.


TRATTATO DESCRITTIVO

Nella storia dell´infermieristica, sono state molte le teorie formulate per descrivere i principi fondamentali a cui gli infermieri devono attenersi per svolgere in modo efficiente il proprio lavoro.
In generale, a prescindere dalle singole scuole di pensiero, è possibile affermare che compito dell´infermiere non è solo quello di assistere persone che necessitano di cure sanitarie, ma anche lavorare per aiutare il soggetto ad adottare uno stile di vita adeguato al conseguimento e al miglioramento della propria salute.
L´intervento infermieristico, da qualunque prospettiva lo si voglia considerare, deve basarsi innanzitutto su una accurata raccolta di dati inerenti la condizione non solo clinica del paziente, ma anche dei fattori ambientali in cui il soggetto si trova a vivere, formulando un´interpretazione scientifica delle informazioni reperite.
Formulare una diagnosi infermieristica significa identificare un problema potenziale o reale, di natura clinica o derivante dall´impossibilità di soddisfare uno o più bisogni fondamentali: durante la malattia l´infermiere si prende cura del paziente non autosufficiente per aiutarlo a tornare sano e indipendente (la relazione infermiere-paziente  comincia sin dalla raccolta dei dati, momento essenziale su cui fondare il rapporto futuro).
Una svolta molto importante nella storia delle teorie sull´infermieristica si ebbe grazie al lavoro di Florence Nightingale: al centro della sua attività di ricerca, la Nightingale pose il concetto di ambiente come fattore in grado di prevenire, eliminare o contribuire allo sviluppo delle varie patologie, di situazioni di rischio o della morte. Diventa quindi essenziale in ogni tipo di pratica assistenziale, secondo la Nightingale, garantire aria e acqua pulita, un ambiente ben illuminato e condizioni di igiene generali impeccabili.
All´idea di ambiente come luogo fisico in cui vivere o curarsi, la Nightingale associò anche il concetto di dimensione psicologica e sociale: un ambiente non adeguato può essere causa di stress fisico ed influenzare la sfera emozionale del paziente (con conseguenze altrettanto gravi di quelle provocate da altri fattori patogenici).
E´ grazie a lei (che si serviva anche degli strumenti della statistica)  che venne introdotto in ambito sanitario il concetto di prevenzione ed educazione sanitaria.
Nelle teorie del nursing moderno, si afferma in modo marcato, quindi, il concetto di soddisfazione dei bisogni fisici, psicologici, sociali e culturali che devono essere presi in considerazione nel valutare correttamente il quadro generale dell´individuo.
Ulteriori sviluppi nelle elaborazioni teoriche inerenti le attività  infermieristiche si ebbero poi con Hildegard Peplau, un´infermiera americana esperta in nursing psichiatrico e docente universitaria di fama internazionale.
Tralasciando il concetto di ambiente, la Peplau affermò che il punto essenziale dell´assistenza infermieristica fosse il rapporto interpersonale ed in particolare il rapporto infermiere-paziente: secondo questo assunto, il rapporto interpersonale ha caratteri di terapeuticità e di formazione sia per il paziente che per l´infermiere. Nel rapporto interpersonale l´infermiere non solo agisce a favore del paziente, ma può trovare anche dei nuovi spunti di ricerca per il proprio operato.
Secondo la Peplau, l´infermiere deve saper svolgere diversi ruoli a secondo delle circostanze, comportandosi in modo assolutamente professionale e rispettoso della persona che ha in gestione, ma essendo capace di fungere da figura “familiare” e affettivamente responsabile nel momento in cui familiari e amici non possono essere presenti.
L´infermiere come prima cosa deve focalizzare il reale problema-bisogno della persona malata e indirizzare gli sforzi verso obiettivi chiari: nel dialogo tra infermiere e paziente va stabilito qual è il tipo di assistenza professionale più opportuna e agire di conseguenza.
In questa fase naturalmente gioca un ruolo determinante l´atteggiamento del paziente nel ricevere assistenza  e quello dell´infermiere  nel prestare le proprie cure.
Accade a volte infatti che un atteggiamento errato del paziente nei confronti di una reale professionalità dell´infermiere renda le operazioni di quest´ultimo impossibili, rendendosi necessario il ricorso ad altre figure professionali.
Soddisfatti i problemi-bisogni della persona, la relazione deve cessare per evitare di incorrere in pericolose dipendenze psicologiche del paziente nei confronti dell´infermiere o viceversa: può accadere a volte che tale processo risulti difficoltoso a causa di situazioni legate alla nascita di un sentimento di vicinanza umana tra i due interlocutori, ma è importante imparare comunque a controllare il rapporto da una prospettiva professionale per evitare di vanificare tutto il lavoro svolto fino a quel momento. Se tutto il percorso è stato seguito in maniera corretta, al termine del processo sia l´infermiere che il paziente saranno diventate delle persone più mature e ci si potrà indirizzare verso nuovi obiettivi.
Il negare la malattia da parte del paziente o l´instaurarsi di stati ansiosi sono solo alcune delle situazioni che l´infermiere può trovarsi a dover gestire, disponendo solo della propria professionalità e della propria preparazione. Sempre secondo la Peplau, l´infermiere può aiutare il paziente a completare alcuni aspetti del proprio sviluppo psicologico avvenuto nell´infanzia, puntando sull´acquisizione di 3 obiettivi prioritari:
1)saper contare sugli altri;
2)saper aspettare il momento giusto per soddisfare i propri bisogni;
3)fortificare il senso della propria identità ed accettarsi;
E´ importante notare che la teoria delle relazioni interpersonali della Peplau prevedeva un´assistenza infermieristica non schematizzata, ma al contrario incentrata sulle esigenze di ciascun individuo malato: non a caso questa teoria ebbe grande successo nel campo del nursing psichiatrico, dove  il rapporto non veniva visto più semplicemente come un atto di umanità, ma come la risultante di molte professionalità al servizio del paziente.
Nella relazione infermiere-paziente, il comportamento manifesto di quest´ultimo è evidentemente di grande importanza: l´attività infermieristica viene infatti avviata dal comportamento del paziente, che può comunicare attraverso canali verbali o non verbali. Può anche capitare a volte che vi sia discordanza tra ciò che il paziente dice e ciò che  manifesta,  richiedendo in questo caso l´attenzione dell´infermiera.
Spesso il paziente prova un bisogno-problema che non può soddisfare e che determina in lui un senso di disagio.
Le ragioni di ciò possono essere le più diverse e possono essere riconducibili a limitazioni di ordine fisico, genetiche o derivanti da uno sviluppo incompleto o parziale ( o derivante da invalidità temporale o permanente), ma possono derivare anche dall´incapacità del paziente di stabilire una comunicazione efficace.
In questo caso l´infermiere deve percepire il comportamento del paziente e riflettere su di esso, cercando di intuirne le motivazioni: a questo punto può iniziare la cosiddetta “reazione” dell´infermiere che deve condividere con il paziente le proprie intuizioni per verificarne la correttezza ed intraprendere un´azione infermieristica adeguata.
Il corretto utilizzo di questo schema di reazione dell´infermiere alle sollecitazioni implicite o esplicite del paziente assume una particolare rilevanza nel momento in cui ci si riferisce ai problemi che possono nascere sul versante umano del rapporto professionale.
Un´analisi attenta della propria reazione da parte dell´infermiere in genere suscita una risposta positiva da parte del paziente, che in questo modo si sente più libero di comunicare i propri sentimenti.
E´ importante sottolineare che per attività professionale dell´infermiere si deve intendere il raggiungimento dello scopo di aiutare il paziente, senza invadere campi legati a responsabilità diverse dalla propria.
L´infermiere deve essere in grado di valutare correttamente i bisogni della persona malata e le sue condizioni psicologiche, incoraggiando la stabilizzazione di un sano ritmo di vita nella quotidianità del paziente.
Tra le responsabilità dell´attività infermieristica rientrano, poi, anche le valutazioni generali nell´ambito della prevenzione.
Fu Betty Neumann, nell´ambito dei corsi universitari da lei tenuti, ad introdurre l´idea di fattore stressante nella vita dell´individuo e la rilevanza che tali fattori potevano avere nell´insorgenza di varie patologie.
Vengono distinti 3 tipi di prevenzione: la prevenzione primaria riguarda l´insieme delle conoscenze che l´infermiere deve possedere per controllare  e ridurre i fattori di rischio che potrebbero causare determinate patologie; la prevenzione secondaria riguarda sia la sintomatologia causata da fattori stressanti, sia l´insieme di interventi atti a ridurre eventuali fattori nocivi determinati da una patologia già presente, mentre la prevenzione terziaria riguarda il processo di riabilitazione e corretta reintegrazione degli equilibri fisiologici e psicologici, a seguito dell´azione di fattori stressanti.
La Neuman considera come fattori di stress le forze extrapersonali (che hanno luogo al di fuori dell´individuo nei vari ambiti della sua esistenza), forze interpersonali (che originano nella relazione tra due o più individui per l´interscambio di ruoli e aspettative), forze intrapersonali (che coinvolgono l´individuo e le sue relazioni sociali).
Naturalmente la reazione a questi fattori di stress può variare da persona a persona a seconda del grado di sensibilità dell´individuo, e comunque possono essere influenzati da altre condizioni, come la durata e l´intensità dell´azione svolta dal fattore stressante. In generale il modello proposto dalla Neumann  ha un carattere multidimensionale, e prende in considerazione tutte le dimensioni in cui avviene la reazione del sistema-persona al fattore di stress.
Un altro interessante modello concettuale è quello elaborato da Martha Rogers , che si richiama a conoscenze di molteplici discipline come l´antropologia, la psicologia, la sociologia, l´anatomia, la religione, la storia, la biologia, la fisica, la filosofia, la letteratura.
Al centro del suo modello, la Rogers pone l´essere umano (inteso come entità globale) e il concetto di ambiente come campo di energia integrato, necessario al processo vitale.
L´autrice, infatti, richiamandosi agli studi classici inserisce l´uomo in una visione olistica, in cui ogni singola componente perde di significato se non posta in relazione con un quadro più ampio.
Il tutto è qualcosa di più della somma delle sue singole componenti.
Nel 1970 la Rogers identifica 5 presupposti per la propria teoria:
1)l´uomo è un entità che possiede la propria integrità e che manifesta caratteristiche che vanno oltre la somma delle sue parti e sono differenti dalla somma delle sue parti (campi di energia).
2)L´uomo e l´ambiente sono in continua interazione scambiandosi così materia ed energia (apertura);
3)il processo vitale di cui l´uomo fa parte si evolve in modo unidirezionale e irreversibile lungo il continuum spazio-tempo;
4)il modello e l´organizzazione identificano l´uomo e riflettono la sua integrità innovativa;
5)l´uomo è caratterizzato dalla sua capacità di astrazione ed immaginazione, dal pensiero e dal linguaggio, dalla sensibilità e dall´emozione.
In base all´elaborazione di questi cinque presupposti, la Rogers sviluppa la propria teoria.
I campi di energia sono infiniti ma possono essere raggruppati in due gruppi fondamentali, quello umano e quello ambientale. I campi di energia, proprio per la loro natura, sono aperti e sono in intercomunicazione con altri campi/sistemi infiniti continuamente .
Ciascun modello di campo umano è unico e si integra solo con il suo campo ambientale. Questi rapporti, inoltre, sono regolati dai principi della omeodinamica corrispondenti ai concetti di:
INTEGRALITÀ: un processo continuo, simultaneo e reciproco tra i due campi di energia, quello umano e quello ambientale, in cui i cambiamenti che  si susseguono avvengono nel continuo rispetto delle proprie sfere.
RISONANZA: è l´identificazione del campo umano e di quello ambientale per mezzo di modelli di onde che manifestano i continui cambiamenti, passando da onde lunghe a bassa frequenza a onde lunghe ad alta frequenza. Il cambiamento continuo tra uomo e ambiente avviene mediante modelli di onde.
ELICITA´: indica la natura e la direzione del cambiamento che si verifica tra il campo umano e quello ambientale.
Questi principi  omeodinamici forniscono al campo dell´infermieristica degli importanti strumenti di ricerca per comprendere quelle che la Rogers chiama “conseguenze derivabili”: il nursing, monitorando queste variabili, avrà il compito di promuovere l´integrazione degli individui e dei loro ambienti al fine di rafforzarne la coerenza  e l´integrità.
La Rogers, inoltre, afferma la necessità di impostare un´assistenza infermieristica personalizzata, se si vuole che il paziente raggiunga il potenziamento delle proprie capacità in modo completo.
In generale, si può affermare che compito dell´infermieristica è sicuramente quello di fornire assistenza di tipo sanitario in condizioni cliniche patologiche, ma anche interrogarsi su come poter migliorare il rapporto tra individuo e ambiente (inteso ad ogni livello concettuale) al fine di far crescere il livello della qualità di vita del soggetto.
 

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