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Medicina Tradizionale Cinese

Medicina Tradizionale Cinese
La medicina tradizionale cinese (spesso indicata con la sigla MTC), la più antica del mondo, è un sistema di conoscenze filosofiche e terapeutiche che unisce una visione del cosmo basata su corrispondenze e analogie ad una pratica articolata in una serie di tecniche specifiche – tra cui l’agopuntura, il massaggio e la digitopressione. Soprattutto quest’ultimo aspetto l’ha resa molto popolare nell’Occidente contemporaneo, sebbene anche il suo approccio insieme simbolico e scientifico alla natura, sia oggetto di forte interesse a più livelli, da quello colto e competente alla semplice curiosità di massa.
 
 
CENNI STORICI
 
La storia della medicina cinese è perfettamente parallela e corrispondente a quella della cultura cinese: dopo un lungo periodo arcaico raggiunge la sua classica maturità, che poi si mantiene inalterata (sul piano generale dei principi, mentre i metodi conoscono un incessante sviluppo) fino alla modernità; e nonostante i tentativi rivoluzionari di cancellarla, l’antica tradizione medica è sopravvissuta e continua ancor oggi a plasmare la vita di tutti gli strati del popolo.
La classificazione degli storici cinesi chiama “medicina ancestrale” o degli antenati quella del periodo tra le dinastie Xia e Shang (2100-1100 a. C.): si tratta di una medicina ancora del tutto immersa nel sostrato magico e sciamanico, che considera le malattie e la loro cura all’interno del rapporto con gli spiriti degli antenati, visti come fonte di ogni bene e di ogni male. Le terapie vengono prescritte dagli oracoli e la guarigione – come in ogni cultura arcaica – è un processo rituale che coinvolge l’intero paziente con il suo destino spirituale. Ma è proprio in questa atmosfera dominata dalla divinazione e dal culto dei morti che si sviluppa una raffinata conoscenza delle piante e dei loro principi attivi, una vera e propria erboristeria sacra a cui nel corso dei secoli sarebbe stata riconosciuta un’importanza sempre crescente.
L’epoca successiva secondo gli annali cinesi è caratterizzata dalla “medicina demoniaca” (1100-476) e corrisponde al periodo della Dinastia Zhou e a quello delle Primavere e degli Autunni: si tratta ancora di una medicina arcaica, in cui la malattia è quasi sempre vista come l’assalto e la possessione di un demone e la cura principale è dunque l’esorcismo. Tuttavia proprio alla fine di quest’epoca comincia a delinearsi la classica visione cinese della natura e fanno la loro comparsa forme primitive di trattamenti poi fondamentali come l’agopuntura. Anche la farmacopea “verde” e la fitoterapia conoscono un notevole avanzamento sullo scorcio di questo periodo cruciale, in cui vivono e operano personalità come Lao-zi (forse VI sec. A. C.) e Confucio (Kongzi, VI-V sec. A. C.).
Tra il 476 e il 221 a. C. la Cina attraversa un’epoca turbolenta e feconda, il periodo degli Stati Guerrieri: è nel corso di questi due secoli e mezzo, infatti, che si sviluppa il pensiero filosofico-medico classico in una forma già piuttosto matura. Compaiono le teorie che resteranno per sempre a fondamento della medicina tradizionale cinese, anche se verranno codificate soprattutto nel periodo successivo, quello della Dinastia Han. Non è un caso che proprio nell’epoca degli Stati Guerrieri si consolidino ufficialmente le cosiddette Sei Scuole, ovvero i principali indirizzi del pensiero cinese: la scuola taoista (ispirata agli insegnamenti di Lao-zi e dei suoi discepoli), la scuola naturalista o yin-yang, la scuola confuciana, la scuola moista (nata dal pensiero di Mo Ti, V-IV sec. A. C.), la scuola legalista e quella dei nomi o delle denominazioni. 
Come si accennava poco fa, è sotto la Dinastia Han (206 a. C.-220 d. C.) che la medicina cinese prende la sua forma classica nell’elaborazione dei metodi terapeutici, nell’insegnamento orale e nella codificazione scritta. A questo periodo risale un testo fondamentale, paragonabile – per l’ampio respiro e l’influenza che ha avuto nel tempo – al Corpus Hippocraticum in Occidente: il Huangdi Neijing o Canone di medicina interna dell’Imperatore Giallo. Scritto in forma di dialogo tra l’Imperatore Giallo (il leggendario sovrano che avrebbe regnato sulla Cina nel III millennio a. C.) e il suo primo ministro Qi Bo, è un vasto compendio di filosofia taoista e storia della medicina e una raccolta di trattati sui vari aspetti teorici e pratici della scienza medica (principi cosmologici, diagnosi, terapie, in particolare l’agopuntura, di cui qui si ha la prima esposizione autorevole). C’è poi un grande testo di farmacologia, lo Shen Nong Ben Cao (300 a. C.-100 d. C.), che elenca 365 piante divise in 3 categorie (piante comandanti, piante ministro e piante assistente o messaggero) e dà una trattazione esauriente della fitoterapia; il Ma Wang Dui o Prescrizioni per i cinquantadue malesseri (ca. 100 a. C.), un altro classico della terapia con le piante; e lo Shang Han Lung o Trattato sulle malattie da freddo di Zhang Zhong-Jing (ca. 200 d. C.), il primo manuale clinico classico (ancor oggi largamente utilizzato), che espone la distinzione tra malattie da caldo e da freddo e traccia una mappa dell’anatomia sottile ed energetica.
Quattro secoli più tardi, nell’epoca T’ang (618-907 d. C.), caratterizzata sul piano religioso dall’ascesa del buddhismo e sul piano culturale da una fioritura forse ineguagliata, si consolidano le scuole di medicina, si ufficializza la farmacopea e l’erboristeria-fitoterapia viene codificata in modo pressoché definitivo. Tra i testi importanti va ricordato il Qian Jing Yao Fang (Le mille auree prescrizioni essenziali) di Sun Si Miao, un trattato ricco di indicazioni sulla ginecologia e la pediatria, le malattie febbrili, la ginnastica, l’igiene e la dieta. Nel periodo Song (960-1279) viene pubblicato uno dei trattati più completi sulla fitoterapia, lo Zhen Zhu Nang (La borsetta delle perle) di Zhang Yuan Su, in cui l’uso terapeutico delle piante viene perfettamente inquadrato nelle teorie mediche classiche. Nelle dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911) si precisa la conoscenza delle malattie da caldo, che ora vengono studiate in modo diverso rispetto alle teorie tradizionali: infatti molte delle loro caratteristiche (fattore patogeno violento e infettivo, che si introduce attraverso la bocca e il naso, terapia attraverso la dispersione del calore con piante di natura fredda) non hanno somiglianze con le malattie opposte e complementari, quelle da freddo.
Anche se alla fine dell’ultima dinastia imperiale la medicina occidentale, introdotta intorno alla metà del XIX secolo, ha rappresentato un concorrente sempre più aggressivo dei metodi e dei principi classici, il popolo non hai mai smesso di apprendere e praticare la vera medicina “nazionale”. Nemmeno la rivoluzione comunista, con il suo progetto di sistematica rimozione del passato e della tradizione, è riuscita a sradicare conoscenze millenarie, spesso tra l’altro apprezzate o semplicemente sfruttate dai più importanti dirigenti del Partito. Nel giro di pochi anni i nuovi signori del Celeste Impero, divenuto Repubblica Popolare, dovettero cedere al peso di una lunga e nobile storia: la MTC viene oggi insegnata nelle università e praticata negli ospedali come insieme di discipline complementari alla medicina ufficiale o convenzionale di matrice occidentale. Questa tolleranza, e anzi questo riconoscimento, ha persino consentito di ampliare alcuni settori dell’antica scienza: l’Enciclopedia delle sostanze tradizionali cinesi, redatta dallo Jiansu College of New Medicine, comprende più di cinquemila voci, superando così gli elenchi dei trattati classici. 
La MTC è oggi diffusa in tutto il mondo, al punto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO) ha ufficialmente riconosciuto l’uso di molti dei suoi metodi terapeutici (in particolare l’agopuntura) nella cura di diverse malattie.
 
 
PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE
 
È opportuno distinguere fra tecniche e trattamenti come l’agopuntura, il massaggio cinese e la digitopressione, che hanno ricevuto un riconoscimento da parte della medicina ufficiale-convenzionale in tutto il mondo e vengono utilizzati per specifiche patologie come metodi complementari alle terapie più consuete, e la MTC come visione complessiva del mondo naturale e dell’essere umano e come sistema di cura perfettamente coerente con i propri principi teorici: in questo secondo caso la medicina cinese è considerata un approccio “alternativo”, e pur sfruttandone alcuni procedimenti la scienza occidentale contemporanea tende ancora a relegarla tra i saperi premoderni ormai superati, anche se la sua venerabile antichità la sottrae di solito ad attacchi più violenti. Tuttavia non mancano tentativi di feconda contaminazione reciproca, in una prospettiva più aperta e curiosa che sta dando i suoi frutti anche in ambiti non marginali.
L’efficacia della medicina cinese, in particolare dei suoi trattamenti più noti (agopuntura, digitopressione, massaggio etc.), è fuori discussione: sono numerosi gli studi imparziali, condotti col metodo sperimentale più rigoroso, che lo hanno dimostrato e continuano a dimostrarlo. Anche in Italia non è più raro che un medico di base, ovviamente libero da preconcetti, consigli delle sedute di agopuntura per la cura sintomatica di diversi stati dolorosi, acuti o cronici.
 
 
SCUOLE DI INFORMAZIONE, UNIVERSITA´ E CORSI DI AGGIORNAMENTO
 
La medicina tradizionale cinese viene insegnata in Italia sia all’interno di associazioni volte alla diffusione della sapienza cinese classica che in scuole e gruppi dediti a varie discipline olistiche o alla medicina complementare-alternativa in generale. Quindi il tipo di formazione offerto è piuttosto vario, anche se è opportuno sottolineare la differenza tra metodi come l’agopuntura, i massaggi e la digitopressione, che vengono ormai riconosciuti anche dagli ambienti ufficiali e hanno quindi percorsi di apprendimento e di pratica solitamente più standardizzati, e l’approccio alla MTC come sistema filosofico-terapeutico che propone una visione globale del mondo e della vita ed è fonte di ispirazione per esperienze tra loro molto diverse – soprattutto, spesso, molto diverse dal loro modello tradizionale.
Si indicano di seguito alcune scuole che offrono corsi di medicina cinese. Numerosi anche i corsi presenti nel web.
 
Accademia Italiana Filosofie Orientali e Discipline BioNaturali 
via Bovara 38/C -  23868 Valmadrera (LC)  
tel 0341 582216 - cell. 3356255206
 
Istituto Europeo Di Shiatsu 
via Aristotele 39 - 20128 Milano (MI)  
tel 800 99 85 85 - 02 27001500
 
Centro Studi per l´Agopuntura So-Wen 
via Garibaldi, 72 - 67100 L´Aquila (AQ)  
tel 0862 411114 - cell. 328 3269898 
 
Scuola di Formazione in Medicina Energetica Taoista e Pratica Shiatsu 
Via Caduti sul Lavoro 5/1 - 60019 Senigallia (AN)  
tel 071 7929187 - cell. 347 8407401 
 
Scuola Di Medicina Tradizionale Cinese “Jiangsu” 
via 4 martiri 10 - Arzignano (VI) 
tel 0444 676600 
 
Scuola di Tai Chi Qi Gonge e Tui Na C.A.A.M. 
Via Ascanio Sforza 81/A - 20141 Milano (MI)  
- cell. 3388086813
 
Scuola Discipline Orientali “Wing Tsun Kuen” 
Via Albalonga 10 - 00183 Roma (RM)  
- cell. 339 5817017
 
Scuola Italiana Di Medicina Olistica (SIMO) 
via San Donato, 26 - Firenze (FI) 
tel 055 3215185 – 0553220407
 
Scuolatao 
Via Gambara 15 - 29100 Piacenza (PC) 
tel 0523 623168 - cell. 346 6183551
 
Centro Di Medicina Tradizionale Cinese Fior Di Prugna 
Via Pistoiese 185 - S. Donnino - Campi Bisenzio (FI)  
tel 055 894771 
 
Villa Giada – Istituto Superiore Di Medicina Tradizionale Cinese 
via Capodistria 12 - Roma (RM)  
tel 06 4815580 
 
 
TRATTATO DESCRITTIVO
 
La medicina cinese, certamente la più antica fra le medicine tradizionali, è l’espressione armoniosamente completa dello spirito e della cultura che l’ha elaborata nel corso dei secoli. I suoi principi fondamentali sono gli stessi che informano la visione globale del mondo propria della filosofia e della religione della Cina. In primo luogo, l’idea di una unità dinamica basata sulla corrispondenza sistematica: l’universo è una totalità articolata, in continua metamorfosi, ma gli attori di questa metamorfosi sono sempre le stesse forze, gli stessi elementi nel loro rapporto reciproco.
Il 2 e il 5 sono i numeri simbolici che scandiscono il cosmo e quindi anche l’arte della medicina, intesa come arte che favorisce il giusto equilibrio tra le energie della natura. Prima dei numeri ovviamente c’è l’Uno, che il pensiero cinese chiama Tao (Via): questo principio di tutte le cose è rappresentato come un cerchio diviso in due metà opposte e complementari che suggeriscono un vortice, quindi un forte dinamismo: una di colore bianco con al suo interno un punto, un seme o un embrione, di colore nero, l’altra di colore nero con un punto bianco. La prima è la forza maschile, attiva, luminosa, calda, formatrice, sottile-celeste: lo yang. La seconda è la forza femminile, passiva-ricettiva, oscura, fredda, materiale, terrestre: lo yin. Come suggerisce il simbolo del Tao, yang e yin sono in un rapporto di complementarità: ogni cosa è fatta di entrambi, ha un aspetto yin e un aspetto yang; yin e yang si generano l’uno dall’altro e si trasformano l’uno nell’altro: la loro dualità, infatti, si fonda sull’Uno, sul Tao. Questa unità del Tao si manifesta in un’energia che avvolge e penetra tutto l’universo e ogni singola cosa: il qi, il soffio, il ritmo vibratorio della vita, sul quale torneremo più tardi e che è la vera “anima del mondo” nella quale si delinea la polarità fra maschile e femminile, attività e passività-ricettività, yang e yin.
Da notare che finora si è parlato – e così si parlerà ancora – di energie, di forze, di principi sottili, immateriali: la conoscenza della natura in Cina si è sempre sforzata di cogliere trasformazioni, corrispondenze dinamiche, cambiamenti d’equilibrio, mentre la scienza occidentale ha sempre più cercato di misurare i corpi estesi e i loro rapporti. Il cosmo cinese, si diceva, è scandito dal 2 e dal 5: cinque sono gli “elementi” sottili e le fasi o dinamiche originarie (wuxing) in cui si esprime la polarità yin-yang. Si tratta di cinque archetipi o forme primordiali che collegano in una serie di corrispondenze tutti i livelli della natura: 1) il legno, a cui corrisponde il colore verde, è l’elemento della vegetazione che si rinnova a primavera (manifestazione dello yang); 2) il fuoco, a cui corrisponde il rosso, è l’elemento della luce e del calore e della tendenza verso l’alto, tipica dell’estate e dello yang; 3) la terra, a cui corrisponde il giallo, è l’elemento ricettivo che nutre e fa maturare, come accade soprattutto nella tarda estate (manifestazione dello yin); 4) il metallo, connesso al colore bianco, è l’elemento dell’energia che si contrae e declina, come accade in autunno, stagione yin; 5) l’acqua, associata al nero, è l’elemento dell’energia che scende verso il basso e si nasconde o spegne, come in inverno (stagione dominata dallo yin). Questi cinque “elementi” si trasformano l’uno nell’altro, in una rotazione incessante che è il movimento stesso della natura: dal legno si sprigiona la fiamma, il fuoco, dall’azione consumante del fuoco nascono le ceneri e quindi la terra, nelle vene della terra si forma il metallo, che nella fusione si liquefa e diventa acqua, dalla quale rinasce il legno (la primavera) e così via. 
Come nella tradizione esoterica occidentale, il corpo umano è un microcosmo: un modello in miniatura del cosmo, in cui si manifesta lo stesso ritmo di trasmutazione e, soprattutto, lo stesso soffio vitale. In questo tipo di conoscenza della natura l’anatomia umana è soprattutto un’anatomia sottile: si considerano anzitutto i centri immateriali di energia, i canali in cui essa scorre liberamente o si blocca, i punti in cui si concentra in modo sano ed equilibrato o patologico e quindi da correggere con gli strumenti della medicina.
Ancor prima della struttura anatomica dell’organismo umano è opportuno conoscere le cosiddette “sostanze fondamentali”, ovvero i principi stessi del mondo materiale così come si manifestano nel ciclo della vita corporea. Il più importante è ovviamente il principio della vita cosmica, il qi, forse l’intuizione fondamentale del pensiero cinese nel suo insieme e quindi della medicina che ad esso si ispira. L’ideogramma corrispondente indica il vapore che si innalza da una pentola in cui cuoce del riso: simbolo che suggerisce il dinamismo, la natura sottile del qi e anche il suo legame con la materia; il concetto di qi esprime proprio (molti millenni prima di Einstein) il rapporto tra materia ed energia, l’idea che massa ed energia si trasformano costantemente l’una nell’altra. L’armonioso fluire di questo soffio vitale-spirituale garantisce la sanità fisica e interiore, mentre gli squilibri nei suoi movimenti sono all’origine di ogni male. Associato al principio maschile (yang), il qi è la fonte del calore che mantiene in vita l’organismo vivente, è la causa di ogni suo movimento volontario e involontario, la forza che presiede ai processi di assimilazione e trasformazione delle sostanze e quella che conserva la vitalità e le funzioni organiche difendendole dalla disarmonia e quindi dalla malattia e dalla morte. Il punto di partenza del suo ciclo è nella milza e nei polmoni: nel fegato viene filtrato per raggiungere tutti i centri del corpo che necessitano della sua azione. La medicina tradizionale distingue diverse forme di qi, che qui tratteremo molto brevemente: c’è un qi ancestrale (zongqi), ereditato dai propri antenati e infuso al momento del concepimento, potremmo dire quasi un qi “genetico”; e poi c’è il soffio che durante la vita traiamo dall’ambiente sotto forma di aria nella respirazione e di energia nell’assimilazione degli alimenti (è il qi alimentare o guqi). Lo studio delle proprietà del qi alimentare è alla base della dietetica tradizionale, che è una parte essenziale della scienza medica cinese. Anzitutto c’è il principio attivo (jing) presente nei cibi, derivante dagli elementi che hanno concorso alla formazione di quel vegetale o animale: più potente se il cibo viene consumato crudo e fresco, perché la cottura e la conservazione alterano la struttura e le proprietà della materia vivente di cui ci nutriamo. C’è poi il sapore (wei), che non è solo una percezione soggettiva ma la manifestazione di una qualità intrinseca dell’alimento, collegata a sua volta ad uno degli elementi naturali primordiali (il sapore acido corrisponde al legno, l’amaro al fuoco, il dolce alla terra, l’acre al metallo e il salato all’acqua). La terza proprietà di un cibo è la sua natura, ovvero il grado di calore che è in grado di comunicare all’organismo: anche qui i numeri 2 e 5 sono essenziali (ci sono cibi 1) caldi e 2) tiepidi o yang, che hanno proprietà ipertoniche e riscaldanti, e cibi 3) freddi e 4) freschi o yin con proprietà rinfrescanti e calmanti, e infine cibi 5) neutri, equilibranti e tonificanti). Un’altra caratteristica è la tendenza, ovvero la capacità di convogliare un certo elemento nelle diverse zone dell’organismo: verso l’alto, verso il basso, all’interno o all’esterno, nella pelle. Infine (oltre all’odore e al colore, che sono indizio comunque delle qualità interne) c’è la capacità di un alimento di indurre certi effetti energetici in uno o più meridiani (vedere oltre).
Le altre sostanze fondamentali sono: il sangue (xue), collegato allo yin, prodotto dalla milza e dai reni, che nella sua circolazione nutre l’organismo e mantiene il giusto grado di umidità; l’“essenza” (jing), che è in un certo senso il veicolo corporeo del qi, muove gli organi e costituisce il sostegno della vita vegetativa, quindi della nutrizione, della crescita e della riproduzione; lo spirito-mente (shen), collegato allo yang, principio dei movimenti volontari del corpo e della coscienza; e infine i fluidi corporei (jinye), ovvero tutti i fluidi distinti dal sangue (saliva, sudore, lacrime, urina etc.), procedenti dallo stomaco e dalla milza, garantiscono un equilibrato livello di umidità nelle varie zone dell’organismo e veicolano il flusso del qi tra la pelle e i muscoli.
I due principi complementari, yin e yang, si manifestano ovviamente anche nella struttura interna dell’organismo umano dando vita a cinque organi pieni (zang), dominati dallo yin, e a cinque organi cavi o visceri (fu), dominati dallo yang. I primi sono: il cuore con il pericardio (xin e xin bao), che è la sede dello spirito (shen) e quindi della coscienza e si manifesta soprattutto nel linguaggio e nell’espressione del volto (corrisponde all’elemento fuoco); i polmoni (fei), che con la respirazione governano la distribuzione del qi e la funzione cutanea e sono la sede del po, l’anima corporale collegata allo yin (corrispondono al metallo); la milza (pi), organo importantissimo, che governa il sangue, il sistema linfatico, trasforma le sostanze convogliandole verso l’alto ed è sede dell’intelletto o yi (corrisponde alla terra);  il fegato (gan), che distribuisce il flusso di qi, immagazzina il sangue ed è la sede dell’hun, l’anima eterea (corrisponde al legno); e i reni (shen), che immagazzinano l’essenza vitale (jing), governano l’acqua e quindi sia la funzione urinaria che quella della ghiandola surrenale e delle gonadi, e sono sede della volontà o zhi (corrispondono all’acqua). I cinque visceri sono: l’intestino tenue, preposto alla separazione del chiaro dal torbido nel cibo già inizialmente decomposto dallo stomaco (corrisponde al fuoco); l’intestino crasso, che controlla il passaggio degli escrementi solidi assorbendo i loro ultimi fludi (corrisponde al metallo); lo stomaco, il primo artefice della digestione vera e propria degli alimenti  (corrisponde alla terra); la cistifellea, corrispondente al legno; e la vescica, corrispondente all’acqua. Vi è infine il cosiddetto “triplice riscaldatore” (sanjiao), considerato il sesto viscere ma che in realtà è un centro funzionale sotto la cui protezione e direzione agiscono gli organi e i visceri veri e propri: è costituito, come dice il nome, da tre parti, corrispondenti grosso modo alla cavità toracica (dove si svolge la respirazione), alla parte superiore della cavità dorsale (dove si svolge la parte fondamentale della digestione) e alla parte inferiore della stessa (dove si svolgono i processi di escrezione).
Ma il carattere sottile ed energetico dell’anatomia cinese si esprime soprattutto nella nozione di meridiano (jingluo): i meridiani sono infatti i canali che collegano gli organi e visceri interni del corpo umano con le parti presenti sulla superficie, e la loro importanza è particolarmente evidente in pratiche terapeutiche classiche come l’agopuntura e la moxibustione, che affronteremo brevemente in seguito. 
Si hanno 12 meridiani regolari: 1) canale polmoni-mano (collegato allo yin); 2) canale cuore-mano (yin); 3) canale pericardio-mano (yin); 4) canale “triplice riscaldatore”-mano (yang); 5) canale intestino tenue-mano (yang); 6) canale intestino crasso-mano (yang); 7) canale milza-piede (yin); 8) canale rene-piede (yin); 9) canale fegato-piede (yin); 10) canale cistifellea-piede (yang); 11) canale vescica-piede (yang); 12) canale stomaco-piede (yang). Ci sono poi otto meridiani straordinari, che non hanno un rapporto diretto con gli organi interni e sono piuttosto dei canali di deposito o serbatoi dell’energia sottile: il du o governante, che guida i meridiani yang; il ren o responsabile, che dirige i meridiani yin; il chong o vitale-penetrante, in collegamento con tutti gli altri meridiani; il dai o cintura, che avvolge tutti gli altri meridiani; il qiao o calcagno, che si divide in yin e yang e dà al corpo movimento e agilità; il wei o collegamento, anch’esso diviso in yin e yang, che si collega rispettivamente a tutti i meridiani yin e a tutti gli yang. Abbiamo infine 15 meridiani collaterali, corrispondenti ai 12 regolari e a due straordinari (du e ren) con l’aggiunta di un collaterale maggiore per la milza. Molteplici sono le loro funzioni: consentono la circolazione del qi e del fluido più importante, il sangue, comunicano calore e vitalità alle varie parti del corpo e soprattutto costituiscono una rete di connessioni energetiche che mantiene l’unità e l’integrità dell’organismo. Conoscere questa “mappa” sottile significa acquisire gli strumenti per curare: infatti la malattia coincide proprio con un’alterazione del flusso del qi e del sangue lungo i canali dei meridiani e le zone in cui si manifestano i sintomi possono indicare, grazie ai collegamenti tra gli organi interni e le aree superficiali, la natura profonda della patologia in corso. 
Il medico cinese dispone quindi di una griglia di concetti e corrispondenze in grado di guidarlo nella diagnosi: a questo fine la tradizione individua otto “regole” e quattro “esami”. Per quanto riguarda le prime, anzitutto bisogna discernere la predominanza dello yin o dello yang nel quadro clinico generale: un malato yin è caratterizzato da immobilità o catatonia, freddezza e altri aspetti legati all’archetipo femminile-passivo; un malato yang è caldo, irritato e presenta le altre qualità del principio maschile-attivo. Poi bisogna considerare se la malattia si sta sviluppando all’interno o all’esterno, in profondità o in superficie; osservare se nella sintomatologia prevalgono il caldo o il freddo; e infine se alla sua origine c’è un “vuoto” (morbo cronico, da esaurimento di energie) o un “pieno” (morbo acuto, da risposta fisiologica incontrollata). Quanto agli esami, il medico deve in primo luogo procedere a un’ispezione dell’aspetto generale del malato e della sua tipologia fisica; poi deve ascoltare i suoni che da lui procedono e annusarne gli odori; a questo punto lo interroga sul suo stato, ponendogli domande mirate (un po’ come nell’anamnesi occidentale): infine lo palpa in piccole aree dove di solito si pratica l’agopuntura e valuta il polso molto scrupolosamente, in tre punti diversi, per sentire attraverso i suoi battiti le condizioni dei meridiani e degli organi interni.
Nel sistema cinese la dietetica e quindi lo stile di vita in generale hanno un ruolo di primaria importanza. La farmacologia è tra le più ricche e raffinate, ma poiché la cura è pensata come il ripristino di un’armonia, di un accordo tra il proprio ritmo e quello del cosmo, l’applicazione dei suoi principi non è mai l’esecuzione di uno spartito fisso, di una norma predeterminata. I farmaci della medicina cinese tradizionale sono preparati con sostanze provenienti da tutti i regni della natura: per lo più da vegetali, ma anche da parti del corpo di vari animali e da minerali (questi ultimi hanno conosciuto un ulteriore sviluppo nella pratica dell’alchimia). Si ritiene che il decotto sia il modo migliore per assumere i principi attivi di un medicinale, ma sono molto usate anche le polveri (ottenute disidratando i decotti) e le pillole, ovvero polveri legate con miele o liquidi vari. Di notevole efficacia anche gli estratti, tra cui tonici famosi come il ginseng, l’astragalo e l’eleuterococco, gli sciroppi e, relativamente ai rimedi per uso esterno, i cerotti preparati con polveri e sostanze adesive, che agiscono tramite contatto.
Fra i trattamenti caratteristici della medicina cinese, ovvero i suoi metodi che più hanno destato l’attenzione del mondo occidentale per il loro fascino e la loro validità terapeutica, ci occupiamo brevemente dell’agopuntura, della digitopressione e della moxibustione.
 
Agopuntura
Si tratta di un metodo antichissimo per regolare il flusso del qi nei meridiani: sappiamo già, infatti, che ogni malattia è una particolare rottura dell’equilibrio nel sistema di corrispondenze e comunicazioni vitali la cui integrità è garantita dalla giusta circolazione del soffio-spirito o qi. I suoi principi sono gli stessi della digitopressione, ma l’agopuntura cura in modo molto più radicale le sindromi dolorose croniche.
In origine si utilizzavano aghi d’osso o di bambù, oggi di solito sono monouso e il materiale di fabbricazione più diffuso è l’acciaio (a volte con la punta rivestita di rame), più raramente l’oro o l’argento. 
L’agopuntura ha dimostrato una notevole efficacia nel trattamento del mal di schiena, del raffreddore, dell’angina pectoris, di molte cefalee, del tinnito, del glaucoma, della tonsillite, delle insolazioni, dell’asma, dell’impotenza e della psoriasi, senza parlare del suo contributo prezioso nell’attenuare o eliminare i sintomi dolorosi di molte gravi malattie o i disturbi connessi ad alcune terapie invasive. 
Gli aghi, la cui lunghezza va da 1,27 a 7,62 cm, a seconda dello spessore dell’epidermide, vanno inseriti nei punti di infissione collegati agli organi interni dai canali dei meridiani (le aree più usate sono quelle tra il gomito e la punta delle dita delle mani e tra il ginocchio e le dita dei piedi): l’operazione non causa, né deve causare, alcun dolore, semmai un lieve intorpidimento o al massimo un certo formicolio. 
Oggi alcuni terapeuti collegano gli aghi ad uno stimolatore elettrico che produce scariche a bassa intensità: la tecnica tradizionale invece prevedeva altri metodi per favorire l’attivazione del flusso di qi, ad esempio sfregare l’ago, oppure ruotarlo o anche colpirlo delicatamente con le dita. 
Secondo i ricercatori occidentali che si sono interessati all’agopuntura, gli aghi così utilizzati inibiscono l’attività delle cellule nervose del midollo spinale e causano il rilascio di peptidi degli oppioidi endogeni come le beta-endorfine, promuovendo così un effetto analgesico: inoltre il tipo di stimolazione esercitato attiverebbe l’ipotalamo e la ghiandola pituitaria. 
Pare infine che l’agopuntura alteri le funzioni immunitarie e la secrezione di neurotrasmettitori e neurormoni, oltre a stimolare l’attività delle cellule antinfiammatorie e il flusso sanguigno e ad aumentare la temperatura corporea.
Negli U. S. A. il NIH (National Institutes of Health) ha condotto test sperimentali sull’efficacia dell’agopuntura rilevando innegabili benefici nel trattamento di disturbi postoperatori come la nausea, degli effetti collaterali di terapie invasive come la chemio, di malesseri collegati alla gravidanza, della dismenorrea, della fibromialgia, dell’epicondilite del tennista (nota popolarmente come “gomito del tennista”) e dei dolori dentali successivi all’estrazione. Si è inoltre osservato che l’agopuntura, associata ad altre terapie, presenta effetti collaterali in misura inferiore rispetto ad altri trattamenti o ai farmaci in genere. 
 
Digitopressione
La digitopressione è un trattamento efficace in molti disturbi dovuti a blocco o stagnazione del qi, il soffio vitale la cui libera circolazione nella rete dei meridiani garantisce salute ed equilibrio al corpo e alla psiche dell’essere umano.
I punti di digitopressione, che in gran parte coincidono con quelli dell’agopuntura, si trovano lungo i meridiani e sono circa 365. I più importanti per la terapia sono: il punto del Mare dell’Energia, individuabile nella regione inferiore sinistra della schiena, dove si possono rinnovare le riserve di soffio vitale (va manipolato soprattutto per i casi di dolori da contusione o per l’acne); il Grande Foro Osseo, sotto entrambi gli zigomi in corrispondenza degli occhi (per affezioni della pelle del viso); il punto detto Cento Riunioni, reperibile in cima alla testa all’intersezione delle due linee che partono dietro alle orecchie (per le cefalee); alla base della testa c’è invece lo Stagno del Vento, manipolato a volte anche per stimolare la concentrazione e altre attività mentali; la Valle di Confluenza, vertice del triangolo formato dal primo e dal secondo metacarpo tra il pollice e l’indice della mano (molto utile, di nuovo, per la cura sintomatica delle cefalee); sempre per alleviare il mal di testa e per migliorare la concentrazione c’è lo yintang, il punto tra le sopracciglia che corrisponde a un centro sottile importante in tutta la mistica orientale (nello yoga è più o meno la localizzazione dell’ajña-chakra). 
Il terapeuta esercita la pressione voluta con le dita (eventualmente anche i pollici), le nocche o le palme: un movimento lento e circolare ha effetti sedativi o stimolanti, una compressione e un rilascio ritmici dei muscoli sciolgono le contratture, per stimolare un maggior flusso di qi la pressione va accompagnata con un energico sfregamento. Ogni trattamento del singolo punto di pressione dovrebbe durare da dieci a trenta secondi ed essere ripetuto cinque volte. Nella cura dei disturbi acuti si può effettuare il massaggio due-tre volte al giorno finché non si constata un miglioramento; nel caso di disturbi cronici basta una volta al giorno ma con tempi più lunghi se si tratta di dolori o di problemi respiratori e nervosi.
 
Moxibustione
Dal giapponese mogusa (nome dell’erba Arthemisia vulgaris: quindi “terapia basata sulla combustione dell’artemisia”), è uno dei trattamenti più antichi della medicina cinese, forse persino anteriore all’agopuntura. Secondo i principi tradizionali, riscaldando i punti dell’epidermide che corrispondo ai meridiani (gli stessi utilizzati nell’agopuntura) si può stimolare il flusso del qi e del sangue: a tal fine l’artemisia, un emmenagogo (cioè una sostanza che provoca le mestruazioni) naturale, sembra particolarmente indicata. Con la polvere di questa erba officinale si possono fabbricare dei coni che vengono appoggiati sul punto della cute interessato – preferibilmente con un supporto (come una fettina di zenzero o d’aglio) per evitare ustioni a rischio d’infezione – e quindi bruciati fino alla loro totale consumazione. Di solito però si preferisce utilizzare dei sigari di artemisia che durante la combustione vengono tenuti fermi a 3 cm di distanza dalla pelle o fatti ruotare a una distanza minore. Più raramente si bruciano dei frammenti della pianta in una scatolina con una rete sul fondo, in modo da ottenere un calore molto intenso. Il primo e il terzo metodo vanno prescritti solo per trattare gravi forme d’astenia o comunque condizioni in cui il freddo (yin) predomini eccessivamente, richiedendo un riscaldamento (e quindi una stimolazione dello yang) più consistente. In generale la moxibustione è una terapia adatta a patologie croniche (in particolare da “freddo”, come l’asma e la bronchite), alla debolezza senile e a tutti i disturbi collegati a un ristagno del sangue e del qi.
 
 
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