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Il turismo ha subito una notevole intensificazione negli ultimi decenni, fino diventare, insieme ai mass media come la televisione e internet, una delle forme più importanti e diffuse di interazione interculturale. Tra le cause principali ci sono sicuramente i progressi tecnologici nei trasporti, ma non sono da sottovalutare anche gli aspetti economici, specie il crescente divario economico fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, che ha costituito un importante propulsore del turismo internazionale. Anche l’avvento del web, che ha in gran parte ridefinito la natura delle relazioni fra i turisti e i fornitori di servizi turistici, è stato determinante nel rendere il settore turistico dinamico e variegato così come lo conosciamo noi oggi. 
Ma cos’è in sostanza il turismo? In poche parole sarebbe l’azione svolta da coloro che viaggiano e visitano luoghi a scopo di svago, conoscenza e istruzione. Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, un dipartimento delle Nazioni Unite), un turista è chiunque viaggi in paesi diversi da quello in cui ha la sua residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo abituale sia diverso dall’esercizio di ogni attività remunerata all’interno del paese visitato. I termini turista e turismo sono stati usati ufficialmente per la prima volta nel 1937 dalla Società delle Nazioni, per definire la pratica delle genti che viaggiano per periodi di oltre 24 ore.
I viaggiatori del passato. Se diamo uno sguardo al passato notiamo subito come l’accezione stessa del viaggio sia cambiata: basti pensare ai grandi viaggi che venivano intrapresi fino al XVIII secolo, come i pellegrinaggi medioevali o le esplorazioni iniziate nel XV secolo. Stendhal, Goethe, Stevenson, Darwin, Chatwin erano i grandi viaggiatori del passato che dai loro percorsi traevano spesso ispirazioni per opere artistiche, scientifiche e letterarie. Un tempo, infatti, il turista era soprattutto lo studioso che aveva intenzione di acquisire nuove conoscenze e studiare culture differenti dalla propria. Perciò siamo ancora lontani dal turismo come lo intendiamo oggi, cioè un turismo di massa improntato sostanzialmente alla comodità, al relax e al divertimento.. Questo tipo di turismo a noi ben noto ha una precisa data di nascita: il 5 luglio 1841, l’inglese Thomas Cook, sfruttando le nuove possibilità offerte dal treno, organizzò un viaggio da Leicester a Loughborough. Vi parteciparono ben 570 persone, al costo di uno scellino a testa. Il successo fu tale che Cook cominciò da lì in poi ad organizzare pacchetti turistici sempre più articolati, dando così inizio all’industria turistica modernamente intesa.
Un immenso affare economico. Da qui in  poi, il viaggio è diventato sempre più sinonimo di “viaggio organizzato da altri”. Con l’evoluzione e la moltiplicazione dei mezzi di trasporto, l’incremento dei redditi nel mondo occidentale e, ultimamente, anche i nuovi mass media che hanno cambiato l’accesso alle informazioni, si sono moltiplicati anche i motivi che spingono le persone a viaggiare: dalle vacanze allo studio, dai pellegrinaggi, alle cure, fino alla formazione, agli affari, alle attività culturali e così via. Il turismo, però, non riguarda solo il viaggiare in sé, ma comprende anche tutte quelle attività di contorno (ma ugualmente fondamentali) come il settore industriale e commerciale che si occupa di fornire e vendere servizi tangibili come trasporti (in aereo, treno, nave, pullman e così via), servizi di ospitalità (quindi alberghi, pensioni, villaggi turistici), strutture ricettive e altri servizi correlati (guide turistiche, ingresso in musei, fiere, parchi naturali e altre attrazioni turistiche, servizi di assicurazione per il viaggiatore, servizi di ristorazione e intrattenimento). Abbondanti sono poi le entrate che questo settore economico porta alle casse dello stato attraverso la tassazione dei servizi correlati al turismo (per esempio le tasse di soggiorno o le tasse aeroportuali), oltre che indirettamente attraverso gli incassi dei fornitori di servizi. Si tratta dunque di un comparto economico ricchissimo, che si promuove soprattutto grazie a fiere ed eventi, e il cui volume d’affari ha visto una crescita quasi costante dal dopoguerra in poi (con momenti di calo legati a contingenze internazionali, come ad esempio dopo gli attentati dell´11 settembre 2001). 
Flussi turistici. Per l’Italia in particolare il turismo è un comparto economico di prima grandezza che, secondo i dati di Legambiente, ha un’incidenza nel Prodotto Interno Lordo (ufficiale) del 7% e due milioni di occupati. Ancora secondo Legambiente, ogni anno le strutture ricettive italiane accoglierebbero oltre 80 milioni di persone con circa 350 milioni di pernottamenti. A livello globale, il flusso turistico principale è quello che avviene tra paesi sviluppati. I flussi dai paesi ricchi verso il sud del mondo riguardano invece solo il 15% del totale, mentre quello opposto, cioè dal sud verso il ricco nord, non supera il 10%. La destinazione più favorita è l’area mediterranea dell’Europa, mentre tra le regioni meno sviluppate, sono più favorite quelle vicine ai paesi più ricchi (come l’area messicano-caraibica). Le zone che attraggono i maggiori flussi sono soprattutto le città, mentre le località balneari e montane sono quelle che maggiormente sono soggette ai fenomeni dell’alta e della bassa stagione. In questo caso, la presenza di popolazione sul territorio può variare anche notevolmente tra alta e bassa stagione. 
Turismo responsabile e sostenibile. Specie negli ultimi anni il turismo ha svelato una forte ambivalenza. Se da una parte può essere fonte di conoscenza e di arricchimento personale per chi viaggia e di sviluppo socio-economico per la comunità ospitante, dall’altra parte può produrre, se non adeguatamente gestito, effetti deleteri in termini di sostenibilità ambientale e di tutela delle identità locali e delle tradizioni culturali. Per questo, si sta avvertendo sempre più l’esigenza di un turismo “sostenibile” che, secondo la definizione dell´Organizzazione Mondiale del Turismo, sia “in grado di soddisfare le esigenze dei turisti attuali e delle regioni ospitanti, prevedendo e accrescendo le opportunità per il futuro”. Accanto al turismo responsabile si impone anche quello sostenibile, improntato al mantenimento di una buona qualità della vita dei paesi ospitanti, soprattutto a livello ambientale. La forte crescita la vendita dei cosiddetti viaggi last minute, pacchetti di viaggio acquistati pochi giorni prima della partenza, e lo sviluppo delle compagnie aeree low cost, nate all’inizio degli anni novanta, ha dato forte impulso ai viaggi di breve durata in ogni periodo dell’anno, ma se questo ha portato una crescita complessiva del traffico aereo, ha anche generato forti critiche per il pesante impatto ambientale di questa nuova tipologia di turismo. I flussi incontrollati di turisti portano infatti non solo ricchezza ma anche enormi disagi a chi ospita, specie a quella poarte della popolazione che non beneficia direttamente del turismo (e che è la maggior parte). Alcuni esempi: l’aumento dei prezzi degli immobili e dei servizi pubblici (in particolare dei bar e ristoranti), della rumorosità, del traffico e del connesso inquinamento veicolare sia a causa dei veicoli privati che dei grandi pullman. Per non parlare della cementificazione selvaggia dei luoghi, come ad esempio le coste italiane, fenomeno ulteriormente peggiorato dall’abusivismo edilizio. Il turismo responsabile e sostenibile vuole tener conto di tutti questi fattori, cercando di organizzare viaggi e pacchetti vacanze nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture; esso riconosce inoltre l’importanza della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo del proprio territorio.
 
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