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gastroenterologia

gastroenterologia

La gastroenterologia (dalle parole greche “gaster” stomaco, “enteron” intestino e “logos” discorso), è la branca della medicina che si occupa e studia tutte le funzioni e le malattie legate agli organi addominali, deputati ai processi digestivi del nostro corpo: esofago, stomaco, intestino, fegato e via biliari, pancreas. Avvalendosi anche di metodi endoscopici, questa specializzazione medica ha il compito di diagnosticare e trattare tutte le patologie relative a questi organi.

 

 

CENNI STORICI

 

I primi scritti che documentano l´esistenza di uno specifico interesse nei confronti dell´apparato digerente risalgono all´epoca degli antichi Egizi (4500-2500 a.C.), quando alla corte del faraone esisteva la figura del “medico dell´addome” e del “guardiano dell´ano”, responsabile della somministrazione di clisteri e di purghe. Si tramanda infatti che già nell´antico Egitto e nella magna Grecia, clisteri di composti nutrienti (brodo d´orzo, latte) costituivano una terapia piuttosto frequente nei malati impossibilitati ad alimentarsi.
Anche ai medici dell´antica Grecia è nota l´importanza di selezionare una dieta accurata per il benessere dell´organismo, sebbene Ippocrate ritenga che nel cibo vi sia contenuto un unico principio nutritivo, associato a varie sostanze velenose o medicamentose.
Risalgono a quest´epoca la descrizione di ernie strozzate da parte di Prassagora, lo studio del ruolo del fegato nella nutrizione da parte di Erofilo di Calcedonia (340-300 a.C.) - che descriveva anche la vena porta e il duodeno - e la definizione di Erasistrato (304-245 a.C.) del tessuto epatico come parenchima. Risale invece al periodo romano, ad opera di Celso, la descrizione di quadri clinici a rischio di cirrosi epatica.
Sarà poi Claudio Galeno, nel II scolo d.C., a creare un vero sistema anatomo-fisiologico in cui si riconosce al fegato la funzione di fornitore di sangue per l´organismo: pur basandosi esclusivamente su studi animali, il suo lavoro rimarrà un punto di riferimento sino all´epoca di Vesalio.
Durante il Medioevo, Alessandro di Tralles mette in relazione l´idropsia con l´alterata funzionalità epatica e Paolo d´Egina descrive l´evacuazione di ascessi epatici e dell´ascite. Dopo una pausa di alcuni secoli, la scuola salernitana (XI e XII sec.) torna a occuparsi di anatomia su gli animali. Federico II di Svevia, contravvenendo ai precetti della chiesa cattolica, promulga un legge che autorizza la dissezione dei cadaveri e  proibisce la pratica della medicina a chi non sia istruito nei fondamenti dell´anatomia.
Mondino de´ Luzzi (1270-1326), fondatore della scuola anatomica bolognese, è  il primo a citare l´appendice.
Tra i chirurghi del XIV secolo, Guy de Chauliac descrive nel suo trattato diverse operazioni, come per esempio la rimozione di corpi estranei nell´esofago, e infine John of Arden (1307-1370) mette a punto una propria tecnica per la cura della fistola anale.

Un grande passo in avanti nel mondo medico riguardo alla fisiologia e alla patologia del tratto  gastrointestinale è stato compiuto intorno al 1543 quando Andreas Vesalius pubblicò la sua  De Humani corporis fabricas. Grazie ai suoi studi si sono potute apportare modifiche e correzioni su scritti passati e delineato correttamente il tratto gastrointestinale. Nel 1545, invece, C. Etienne scopre il pancreas, e lo illustra nel De dissectioni. La prima descrizione  dell´ulcera gastrica è di Marcello Donati (1538-1602) che ne parla nel suo De medica historia mirabili, del 1586.

La chirurgia rinascimentale annovera altri grandi personaggi: primo fra tutti Ambroise Patè che in ambito gastroenterologico scrive della cura delle emorroidi (1575), mentre nel 1610 fornisce la prima descrizione  dell´ernia diaframmatica.
W. Fabry von Hilden, altro celebre chirurgo, nel 1580 presenta lo speculum auris, un catetere esofageo.

Altri studiosi, come Caspar Bauhin (1560-1624) hanno descritto e studiato nei dettagli il funzionamento di tutti gli organi gastroenterici,  fino ad arrivare alle indagini cliniche nel XIX secolo fatte da un pioniere americano, William Beaumont (1785-1853), il quale prese in esame lo stomaco e le sue funzioni chimiche. Egli aveva potuto osservare su un paziente affetto da  fistola gastrica i cambiamenti dell´organo ed il suo contenuto, tentando uno dei primi esperimenti di fisiologia della digestione, con la descrizione della motilità dello stomaco e la divisione dell´acido cloridrico dal succo gastrico. Venne evidenziato così il legame tra lo stomaco e le sue secrezioni, spesso influenzate da cambiamenti emotivi o da diversi tipi di patologie.
Il fisiologo francese F. Magendie (1783-1855) dimostra nel 1820 il ruolo della vena porta nel trasportare nutrimenti dall´intestino al fegato.
Uno dei padri della biologia moderna, Theodor Schwann (1810-1882), dimostrerà nel 1844 che la bile è indispensabile per la digestione.

Nel 1901 William Bayliss e Ernest Starling, dimostrano come in un pancreas di cane, completamente denervato, l´instillazione di acido in duodeno sia ancora in grado di stimolare la secrezione pancreatica, ipotizzando l´esistenza di un riflesso chimico: con tale esperimento viene superata la concezione secondo cui tutti i fenomeni fisiologici sono regolati da nervi e mediati da riflessi (teoria del nervismo).
Le conoscenze del secolo precedente sull´assorbimento intestinale giungono a stabilire l´esistenza di un´attività enzimatica, ma solo nel 1915, grazie agli studi di Bayliss, la si potrà caratterizzare da un punto di vista chimico e biochimico.

In ogni caso, fino al 1940 le conoscenze di fisiologia intestinale nell´uomo sono basate su resoconti di esperimenti condotti su singoli individui, per lo più pazienti con fistole gastro o enterocutanee, o che hanno subito interventi chirurgici: a partire dal 1950 è possibile ottenere, invece, mediante l´intubazione intestinale, un semplice e facile accesso al piccolo intestino normale, rivoluzionando le conoscenze sulla digestione e sull´assorbimento.
Ciò si deve in gran parte ai progressi nel campo delle materie plastiche: nuove tecnologie permettono la produzione di tubi in polietilene, sottili e morbidi, che rendono possibile un´agevole intubazione dell´intestino.

La gastroenterologia resta inizialmente esclusa dalla disciplina dei trapianti, esclusivamente dedicata al rene, fin quando nel 1955, un americano di New York, C. Stuart Welch, compie per la prima volta l´inserimento di un fegato canino extra, nella pelvi o nel recesso  paravertebrale di riceventi immunocompetenti. Questa prima modalità di trapianto, detta “ausiliario”, è destinata a ripetuti insuccessi, non solo per l´instaurarsi di un rapido rigetto, ma anche per un fondamentale errore nell´interpretazione della fisiologia epatica  che porta, nel modello di Welch, a privare del fegato di una notevole quantità di flusso ematico, con importanti conseguenze sistemiche.
In seguito, lunghi anni di sperimentazione su animali porteranno, primo fra tutti l´americano Thomas Starzl, che opera prima a Denver e poi a Pittsburg, al successo nel trapianto allogenico del fegato. La scoperta nel 1976 di un potente immunosoppressore, la ciclosporina, aprirà definitivamente la strada ai trapianti di molti organi tra cui rene, cuore, polmone, fegato, intestino, tanto da arrivare negli ultimi anni a compiere trapianti multiviscerali, spesso tuttavia ancora  complicati dal rigetto.

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA´ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

 

La specializzazione in Gastroenterologia è riservata ai laureati specialisti in Medicina e Chirurgia  e ai laureati del vecchio ordinamento in Medicina e Chirurgia.
Lo specialista in Gastroenterologia deve aver maturato conoscenze teoriche, scientifiche e professionali nel campo della fisiopatologia, della clinica e della terapia delle malattie e dei tumori del tratto gastroenterico, del fegato, delle vie biliari e del pancreas. Sono specifici ambiti di competenza la clinica delle malattie neoplastiche  e non neoplastiche del tratto gastroenterico, l´esecuzione di procedure di endoscopia del tratto digerente (sia diagnostiche che terapeutiche), la fisiopatologia della digestione, della nutrizione e del metabolismo epatico, l´esecuzione di altre procedure di diagnostica strumentale di competenza del gastroenterologo (ecografia addominale, ecoendoscopia, ecc.), la terapia (farmacologica, immunologica, strumentale e nutrizionale) delle malattie neoplastiche e non neoplastiche del tratto gastroenterico, del fegato, delle vie biliari e del pancreas, la riabilitazione dei pazienti che ne sono affetti.
Lo specializzato deve saper riconoscere i sintomi e i segni clinico-funzionali con cui si manifestano le malattie di vari organi ed apparati, avendo acquisito le conoscenze fondamentali diagnostiche, terapeutiche, psicologiche ed etiche necessarie per una visione globale del paziente e per valutare le connessioni intersistemiche.
Lo specializzato deve anche aver appreso, sotto l´aspetto clinico e terapeutico, le più comuni patologie di competenza della Medicina interna.

  


PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

 

La frequenza delle urgenze cliniche gastrointestinali non è molto diversa da quella delle urgenze cardiovascolari: nella popolazione in età lavorativa, l´incidenza delle urgenze gastroenterologiche è uguale se non superiore a quelle cardiovascolari.
Molte di queste situazioni cliniche possono, nello spazio di un breve periodo di tempo, divenire pericolose per la vita del paziente anche se sono suscettibili di un efficace trattamento.
Le urgenze in gastroenterologia pongono particolari e specifici problemi diagnostici (endoscopie, esami radiologici, ecc.) e fisiopatologici che richiedono la presenza di un´equipe esperta e la disponibilità di tutta la necessaria strumentazione.
Esistono nel nostro paese un gran numero di centri e strutture di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dove si effettuano ricerche e studi in questo settore. Tra i centri principali compaiono l´Azienda ospedaliera S.Camillo Forlanini di Roma, Cattedra di Gastroenterologia dell´Ospedale San Filippo Neri di Roma, Policlinico Umberto I - Sezione gastroenterologia di Roma, Ospedale Maggiore Granelli di Milano, Casa di cura S.Pio X - Centro gastroenterologia di Milano, A.O.S.G Battista Molinette di Torino - Divisione Gastroenterologia, Ospedale Mauriziano di Torino, Ospedale San Paolo - Unità Operativa Gastroenterologia di Bari, Policlinico universitario - cattedra di Gastroenterologia di Bari.

Gli utenti che si rivolgono ai centri per la diagnosi e la cura delle patologie gastroenteriche sono migliaia ogni anno, la fascia d´ età è molto vasta, anche in relazione alle varie malattie riscontrate.

 

 
TRATTATO DESCRITTIVO

 

L´apparato digerente è costituito dal canale digerente, dalle formazioni annesse (formazioni linfatiche, lingua, denti, ghiandole) ed è rivestito in gran parte dal peritoneo.
Il canale digerente è costituito da più tuniche che sono, a partire dall´interno, la mucosa (che di solito possiede una componente muscolare e poggia sopra uno stato connettivale), la sottomucosa, la lamina muscolare e un rivestimento esterno (al di sotto del diaframma tale rivestimento è rappresentato dal peritoneo).
Le principali funzioni della mucosa sono di natura secretiva, assorbente e protettiva.

L´accesso al canale digerente è costituito dalla cavità boccale: quando si apre, tale cavità è molto ampia  (la rima boccale è pressoché rotonda o leggermente ellittica in senso trasversale). L´apertura posteriore delle fauci è rappresentato dall´istmo delle fauci (attraverso le quali comunica con la faringe), l´apertura superiore è costituita dal palato, l´inferiore dal pavimento  boccale ed è occupata principalmente dalla lingua.
Le pareti laterali sono rappresentate dalle guance.
All´interno della cavità orale sono presenti alcune ghiandole salivari, tra cui le ghiandole parotidi, le ghiandole sottomandibolari e le ghiandole sottolinguali. Ma vi sono anche altre ghiandole salivari minori sparse nella bocca, nella faringe e nell´esofago.
La cavità orale, poi, attraverso l´istmo delle fauci entra in comunicazione con la faringe, una formazione cava a forma di imbuto, allargata in alto e ristretta in basso: a livello della VI vertebra cervicale, la faringe trapassa nell´esofago.

L´esofago, a sua volta, si immette nello stomaco a livello della X vertebra toracica.

Lo stomaco è situato per la maggior parte nell´epicondrio sinistro e in parte nell´epigastrio, ed occupa con il fegato una buona parte della porzione sopramesocolica della cavità peritoneale.
Lo stomaco è separato dall´intestino dalla valvola pilorica: da questo punto fino all´ano, l´intestino misura circa 9 metri di lunghezza e si divide in intestino tenue (diviso a sua volta in duodeno e digiuno-ileo) ed intestino crasso (che si divide in cieco, colon e retto).
L´intestino tenue è compreso fra il piloro e la valvola ileo-cecale, misura mediamente 7 metri di lunghezza (di cui 30 cm sono occupati dal duodeno) ed il suo calibro varia da un minimo di 27 mm a un massimo di 47 mm, mentre l´intestino crasso ha una lunghezza media di 1,80 cm e un calibro che varia dai 5 ai 7 cm.
Le funzioni fondamentali del canale digerente riguardano l´introduzione degli alimenti nell´organismo, la loro digestione e il loro assorbimento, l´eliminazione dei residui alimentari assieme all´eliminazione dei residui dei secreti intestinali e dei corpi batterici.
Il canale digerente svolge queste funzioni essenzialmente attraverso dei processi motori (resi possibili dalla muscolatura e dall´innervazione del canale stesso) e dall´attività secretoria di succhi digestivi.
Coi suoi movimenti, il canale digerente provvede alla triturazione degli alimenti solidi (masticazione), alla loro deglutizione e avanzamento verso lo stomaco: la secrezione degli enzimi digestivi, poi, provvede alla scissione degli alimenti in forme più semplici (digestione), generalmente anche più solubili e più facilmente assorbibili.
La progressione del bolo lungo l´esofago avviene ad opera dei movimenti peristaltici di questo tratto del tubo digerente, mentre poca importanza riveste la forza di gravità (l´avanzamento del bolo alimentare è ugualmente veloce sia in posizione eretta che in posizione distesa): la gravità, invece, agevola il passaggio dei liquidi e dei semiliquidi (nonostante ciò l´uomo può inghiottire liquidi anche contro la forza di gravità).

Il movimento peristaltico consiste in una reazione coordinata che provoca un´onda di contrazione. Tale onda si propaga a seguito di uno stimolo locale, chimico o meccanico della parete muscolare del viscere cavo, spingendo il suo contenuto in direzione aborale (tubo digerente).
Quando, dopo ripetuti e continuati movimenti di masticazione della lingua e delle guance, il cibo triturato e intriso di saliva è raccolto e ammassato in forma di bolo alimentare, ha inizio la deglutizione (tale processo avviene in tre tappe, la prima ha luogo nella bocca, la seconda nella faringe, la terza nell´esofago).
Il passaggio del bolo attraverso la faringe e il suo ingresso nell´esofago mettono in gioco meccanismi che, mentre favoriscono questo passaggio, impediscono il ritorno del bolo nella bocca e il suo rigurgito nella cavità nasofaringea (e la sua penetrazione, anche parziale, in laringe): a questo punto il bolo può procedere lungo l´esofago fino a raggiungere il cardias, (la valvola che regola l´ingresso del bolo nello stomaco).
Le principali funzioni dello stomaco si riferiscono ai suoi movimenti, alla secrezione del succo gastrico, alla digestione che si compie nella cavità gastrica.  In conseguenza di queste attività il cibo è trasformato in una massa semifluida e cremosa, il chimo, che lo stomaco, fungendo da serbatoio di cibo, conserva nella sua cavità in condizioni di sterilità (acidità cloridrica) e immette poco per volta nel duodeno.
Lo stomaco, che nell´uomo è disposto verticalmente e ha la forma di una “J”, si divide essenzialmente in due parti, il corpo e il piloro, separati dall´incisura angolare.
Nello stomaco a digiuno, fasi di contrazioni si alternano con periodi di riposo:  si possono registrare contrazioni della durata di 30-40 secondi ognuna, ad intervalli che vanno da 10 secondi a 5 minuti, e variazioni ritmiche del tono.

Lo stomaco si svuota, dopo un pasto normale, in 3-4 ore (più rapidamente se il pasto è composto essenzialmente da glucidi, più lentamente se è ricco di grassi).
Un pasto liquido o semiliquido, invece, lascia lo stomaco dopo poco tempo che è stato ingerito. Nei meccanismi di svuotamento gastrico hanno importanza sia i movimenti dello stomaco sia quelli del piloro: il cibo può attraversare il piloro in assenza di peristalsi gastrica purché la pressione intragastrica risulti superiore a quella intraduodenale ( d´altro canto il piloro si apre tanto più facilmente quanto più rapido è lo svuotamento dell´intestino, se invece l´intestino è sovraccarico, il piloro si chiude e la peristalsi gastrica può essere inibita). In definitiva, il fattore più importante per lo svuotamento dello stomaco risulta essere la differenza di pressione intragastrica-intraduodenale: l´aumento della prima o la diminuzione della seconda o il simultaneo verificarsi dell´uno o dell´altra costituiscono la condizione più favorevole allo svuotamento.
Tre o più ore dopo un pasto, poi, quando lo stomaco è vuoto, si presentano contrazioni peristaltiche a gruppi (periodo di fame), della durata di più decine di minuti, che si accompagnano con sensazione (spesso dolorosa) di fame.

Il bolo, dopo essere stato trasformato in chimo nello stomaco, passa quindi nell´intestino.

Le funzioni dell´intestino riguardano la digestione e l´assorbimento dei prodotti della digestione, l´espulsione dei residui alimentari che, con i batteri del grosso intestino, il muco e i detriti epiteliali, costituiscono le feci.
La funzione digestiva si esplica in modo analogo a quella gastrica, grazie all´azione cioè di succhi digestivi (secreto pancreatico, bile, secreto enterico), coadiuvata da movimenti intestinali.
Il succo pancreatico (nell´arco delle 24 ore l´uomo ne secerne 500-1200 ml) è un liquido incolore, relativamente viscoso, più o meno opalescente e di natura decisamente basica (pH= 8.4-8.9) a causa della presenza di bicarbonati: tali caratteristiche permettono di neutralizzare l´acidità del chimo gastrico e di impedire, quindi, un eccessivo grado di acidità nel duodeno.
Dopo qualche minuto da quando la mucosa duodenale viene a contatto con acidi, con grassi e con bile (Sali biliari), ha inizio la secrezione chimica di succo pancreatico: ciò è possibile grazie alla produzione da parte della mucosa duodenale di più ormoni che, assorbiti per via portale, vanno a stimolare il pancreas.
Il succo enterico (pH=7-8.6), invece, è secreto dalle ghiandole della mucosa dell´intestino tenue ed è un liquido piuttosto viscoso, ricco di muco, di cellule epiteliali, leucociti e di enzimi, la maggior parte dei quali si trovano già nella mucosa.
Sia la digestione che l´assorbimento sono incrementate notevolmente dall´intervento del terzo succo, la bile.

La bile è secreta continuamente nel fegato e viene accumulata nella cistifellea, che a sua volta la immette ad intermittenza nell´intestino, in rapporto all´introduzione del cibo
La bile è un liquido alcalino costituito essenzialmente da pigmenti biliari, Sali biliari, colesterolo e lecitina (la bile raccolta nella cistifellea risulta circa 6-10 volte più concentrata e meno alcalina  rispetto a quella raccolta nel dotto biliare comune).
La principale funzione della bile è legata alla digestione e all´assorbimento dei grassi: tale processo è dovuto essenzialmente ai Sali biliari (glicocolato e taurocolato di sodio) che favoriscono l´emulsione dei grassi e l´assorbimento nel duodeno. Altra funzione molto importante della bile è l´effetto idrotropo, mediante il quale molte sostanze di grande rilevanza fisiologica, normalmente non solubili in acqua (acidi grassi, colesterolo, vitamine A,D,K e E, Sali di calcio, ecc.) vengono solubilizzate e rese adatte all´assorbimento intestinale.
I Sali biliari, che con la bile si riversano nel duodeno, vengono riassorbiti e attraverso la via  portale riportati nel fegato, dal quale sono poi di nuovo escreti.  

Con il procedere della funzione d´idrolisi (svolta dagli vari enzimi del succo pancreatico e di quello enterico, coadiuvati dalla bile) i prodotti finali della digestione che si liberano vengono assorbiti nell´intestino tenue, che è la sede principale dell´assorbimento intestinale.  Lo stomaco, fatta eccezione per l´alcol e qualche altra sostanza (Sali, acidi, alcuni farmaci) non riveste funzioni di assorbimento, così come accade per il grosso intestino (fatta eccezione per l´acqua, il glucosio ed alcuni Sali).
Nell´intestino tenue la presenza di villi facilita notevolmente l´assorbimento alimentare che può così seguire due strade: quella sanguigna dei capillari del villo e quella linfatica del chilifero centrale del villo.
L´assorbimento intestinale è un complicato processo nel quale non è facile distinguere quanto è dovuto a forze puramente fisiche e quanto dipende dallo stato vitale dell´epitelio: non v´è dubbio che, oltre ai meccanismi esclusivamente fisici dell´osmosi, della diffusione, dell´assorbimento e della filtrazione, intervengano a regolare l´assorbimento intestinale condizioni fisiologiche, come l´integrità metabolica dell´epitelio intestinale, la circolazione,  e la respirazione. Quando ad esempio le cellule della mucosa vengono avvelenate con cianuri, con fluoruri o quando si arresta la circolazione o si abbassa la temperatura, la mucosa si comporta come una membrana non vitale.

Dopo circa 3 h e ½ dall´inizio dello svuotamento gastrico, il chimo raggiunge l´ultima porzione del tenue (ileo) dove scarsi sono i movimenti peristaltici e lo sfintere ileo-colico impedisce il rapido svuotamento dell´ileo nel cieco, provvedendo al tempo necessario per una completa digestione e un completo assorbimento.
In seguito a ingestione di cibo, lo sfintere ileo-colico, raggiunto da un´onda peristaltica, si rilascia (riflesso gastro-ileale). Lo sfintere (che di norma resiste ad una pressione di 40-50 cm di acqua) ha anche il compito di prevenire il passaggio del contenuto del cieco nell´ileo.
La funzione principale del grosso intestino è quella di formare, trasportare ed espellere le feci, mentre limitata è la funzione assorbente (che è tuttavia notevole per l´acqua e le soluzioni saline  e di minore entità per il glucosio e per alcuni farmaci).

Il passaggio dell´acqua attraverso la mucosa dell´intestino è bidirezionale, e si può quindi verificare una secrezione o un assorbimento. La gran parte del passaggio di acqua si verifica  nel piccolo intestino, mentre nel colon è inferiore.
Il grosso intestino secerne un liquido alcalino (pH=8.4) denso e ricco di muco, ma sprovvisto di enzimi, che ha il compito di proteggere la mucosa e di lubrificare l´intestino.
Nei normali processi fisiologici, poche volte nella giornata, più spesso dopo l´assunzione di un pasto (riflesso gastro-colico) o durante la defecazione, una forte onda di contrazione si  propaga lungo il colon, spingendo la massa contenuta al suo interno verso il retto. Per far passare le feci dal colon al retto, deve essere vinta la resistenza della giunzione o sfintere pelvi-rettale, ad opera dei movimenti peristaltici, con conseguente distensione del retto. Quando all´interno del retto si raggiunge una pressione pari a 30-40 mm di Hg si origina la tipica sensazione perineale della necessità di defecare.
Lo svuotamento dell´intestino è facilitato dall´aumentata pressione addominale, conseguenza della simultanea  contrazione del diaframma, dei muscoli addominali, dei muscoli elevatori dell´ano  e dei muscoli perineali che sostengono il perineo. 
Ad eccezione dello stomaco e della prima porzione dell´intestino tenue, nei quali si esercita  l´azione antisettica dell´acido cloridrico del succo gastrico, le altre parti del canale alimentare, principalmente il grosso intestino, contengono una flora batterica molto sviluppata, che può produrre processi di putrefazione e di fermentazione.
 La putrefazione è operata essenzialmente da batteri anaerobi, assenti in condizioni fisiologiche nell´intestino tenue, ma presenti nel grosso intestino, dove danno origine a sostanze cui si deve il tipico odore della putrefazione (amine, acidi volatili, fenoli, idrogeno, idrogeno solforato, anidride carbonica, metano). Oltre che nel processo di digestione, la flora batterica dell´intestino ha importanza fisiologica nella produzione di vitamine: nel neonato la flora batterica sintetizza vitamina K (che influenza il livello di coagulazione  del sangue), mentre nell´adulto vengono prodotti tiamina, biotina, acido folico, piridossina, acido pantotenico, vitamina B12, nicotinamide e riboflavina. Alcune vitamine, tuttavia, vengono distrutte per azione della flora batterica, come la vitamina C, l´acido nicotinico e la tiamina.
Le malattie più frequenti che si possono riscontrare nelle regioni di pertinenza gastroenterologica sono davvero molte: secondo recenti statistiche, 12 milioni di italiani soffrono e sono affetti da gastrite (infiammazione delle pareti dello stomaco) e oltre 1 milione di persone sono portatori di ulcera senza saperlo. Altre patologie molto frequenti  sono l´ esofagite da reflusso, l´ esofago di Barret, l´ infezione da´ Helicobacter pylori, le ulcere gastriche  e duodenali, intolleranze alimentari, le malattie infiammatorie croniche, il morbo di Crohn, oltre ovviamente al cancro dell´ esofago, dello stomaco e dell´intestino.
Le recenti innovazioni tecnologiche e la disponibilità di nuovi ed efficaci farmaci hanno permesso negli ultimi anni un trattamento di queste patologie decisamente soddisfacente (un esempio è l´ uso di inibitori di pompa protonica, che con  rilascio controllato durante tutto l´arco della giornata,  tengono a freno la produzione di acido gastrico).

Anche i progressi fatti dall´endoscopia digestiva hanno procurato molti benefici: introducendo delle sonde è diventato possibile osservare tutto il tratto gastrointestinale potendo riscontrare infiammazioni o degenerazioni in modo molto veloce e senza pericoli per il paziente.

Recentemente due patologi australiani, Robin J. Warren e Barry J. Marshall, hanno evidenziato come nella maggior parte dei casi di gastriti e ulcere, principale agente patogeno sia il batterio Helicobacter Pylori.(questa scoperta è valsa ai due scienziati la vittoria del premio Nobel per la medicina nel 2005).
Anche l´ Italia ha dato il suo contributo in questa ricerca grazie a Dino Vaira, professore associato del Dipartimento di Medicina Interna di Bologna.
Questo batterio oltre a procurare infiammazioni dell´esofago e dello stomaco sembra essere alla base anche di altre patologie.

 

 

 

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