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odontoiatria

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L’odontoiatria è il settore della medicina che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della terapia medica e chirurgia delle patologie che riguardano i denti, le gengive, le mascelle, le articolazioni temporo-mandibolari, le ghiandole salivari, i tessuti neuro-muscolari e le mucose orali. 
In particolare, l’odontoiatria preventiva cerca di impedire l’insorgere di queste malattie o, quantomeno, di limitare i danni. Attualmente esistono numerose campagne di divulgazione il cui scopo è proprio quello di far capire come prevenire le patologie odontoiatriche. L’odontoiatria estetica si occupa, invece, dell’aspetto del sorriso, andando a lavorare sul colore o sulla forma dei denti.
Fra le branche di questa  disciplina, l’endodonzia si occupa della morfologia (struttura), della fisiologia (funzionamento) e della patologia (malattie) della polpa dentale e dei tessuti che si trovano intorno alla radice; la parodontologia si occupa in modo più specifico dell’apparato parodontale (o parodonto), che è costituito da tutto ciò che sta intorno al dente e che gli dà sostegno, mentre l’impiantologia permette di ricostruire i denti perduti senza dover ricorrere alle protesi rimovibili (dentiere) o ai ponti (protesi fisse). L’ortodonzia, invece, diagnostica e cura le malocclusioni, ossia le alterazioni della modalità di relazione fra i denti; esistono scuole di preparazione post-universitaria che formano in modo specifico la figura dell’ortodonzista.
Infine, la gnatologia è la branca della medicina che si occupa delle mascelle e di quanto è loro connesso: denti, articolazione temporomandibolare, muscoli della masticazione e sistema nervoso.
L’attenzione verso l’equilibrio mascellare è legata a un’osservazione dell’organismo nella sua totalità; per questo motivo la gnatologia si è integrata nella posturologia, la disciplina che si occupa dell’equilibrio statico e dinamico della persona dal punto di vista psicosomatico. 
 
 
CENNI STORICI
 
L’odontoiatria nell’antichità
La storia dell’odontoiatria nell’antichità è strettamente interconnessa a quella più generale delle scienze mediche.
Nelle civiltà Egizia e Babilonese (IV e V secolo a.C.) il mal di denti era ritenuto un segno dell’ira divina e il sollievo poteva essere ottenuto tramite preghiere e riti religiosi. Secondo quanto riportato dallo storico greco Erodoto, in Egitto erano già presenti medici specializzati nelle varie branche mediche, inclusa l’odontoiatria, ma nei crani dell’epoca che sono stati analizzati non sono mai state trovate le prove di lavori. Altri studiosi ritengono che nella civiltà Assira l’estrazione dei denti fosse regolarmente praticata e che già allora esistessero teorie su come curare una mandibola slogata. Un’incisione presente sulle mura del tempio di Tolomeo (304-30 a.C.), a Kom Ombo, a nord di Assuan, mostra molti strumento i chirurgici, tra cui bisturi e pinze di vario tipo.
Se presso gli antichi Greci si teorizzava riguardo i problemi ai denti senza però praticare l’odontoiatria, già nel 700 a.C. gli Etruschi eseguivano operazioni dentistiche e in alcune loro tombe sono state ritrovate parti di dentiere, costituite da larghe bande di puro oro alle quali erano incastonati denti finti. Anche presso i Romani era in uso questa dentiera primitiva. Dopo la caduta dell’Impero Romano la degradazione culturale coinvolse anche questo settore e tale tecnologia non fu più utilizzata fino al XIX secolo.
Anche se la superstizione e la magia influenzarono ancora per molto tempo le pratiche mediche, queste civiltà fecero delle scoperte anatomiche molto importanti: in Grecia, Galeno fu il primo a parlare di nervi nei denti e in Persia Rhazes descrisse come otturare le carie con il mastice.
 
I primi sviluppi
Durante il Medioevo lo sviluppo delle scienze mediche ebbe ampio spazio presso la civiltà Araba, che fece notevoli progressi nel campo dell’anestesiologia e della chirurgia. Nell’XI secolo Abulcasis descrisse in un trattato l’estrazione, la riduzione di fratture e la cura delle mandibole slogate.
In Italia Leonardo da Vinci (1452-1519) produsse circa un migliaio di disegni che introdusse nei Quaderni di Anatomia, in cui diede anche una descrizione della struttura anatomica della bocca e tra il XVI e il XVII secolo Fabrici d’Acquapendente compì molti studi di chirurgia maxillo-facciale, arrivando a realizzare degli otturatori per le fessurazioni congenite del palato, estrarre denti in eccedenza e lavorare con la lima. 
Nei primi anni del ‘700 molti di coloro che si definivano dentisti erano, in realtà, trafficanti e imbroglioni cha a volte ricorrevano a vere e proprie messe in scena in cui venivano simulate con falsi pazienti finte cure ed estrazioni indolori, utilizzando sangue di pollo per far credere di eseguire interventi cruenti che non davano alcun problema al malato. Questi dentisti vendevano anche intrugli e pozioni dai nomi misteriosi, come l’Elisir della Mecca e la Polvere Narcotica e Stupefacente per curare il mal di denti.
In alcuni casi i dentisti svolgevano la loro attività all’interno di veri e propri studi, con tanto di segretario e reperti odontoiatrici. In Italia gli specialisti indossavano, spesso, una sorta di divisa, costituita da una larga casacca decorata sopra a pantaloni alla greca; questo abbigliamento fu sostituito solo verso la fine del 1880, quando furono introdotti la veste in tessuto alpaca nero e il vero e proprio abito. Inoltre, già allora i dentisti si facevano pubblicità sui giornali o esponendo targhe ai balconi.
Nel 1707 Bartolomeo Eustachi pubblicò il Libellus de dentibus, in cui le anomalie del cavo orale furono classificate in dentarie, mascellari e alveolari, ma il primo vero e proprio trattato scientifico sull’odontoiatria fu Le chirurgien dentiste di Pierre Fauchard, che compì studi microscopici attraverso i quali dimostrò l’inesistenza di un agente patogeno che era ritenuto responsabile delle patologie dentali, il verme dei denti; in questa opera sono illustrate molte procedure di cura conservativa dei denti e di utilizzo delle protesi. Inoltre, Fauchard si oppose all’idea che i denti da latte non avessero radici, sostenendo, tra l’altro, che i denti dei bambini non dovessero essere estratti, temendo il rischio di poter danneggiare irrimediabilmente le dentature. Fauchard è anche il primo ortodontista di cui ci siano pervenute notizie certe, anche se egli stesso racconta di aver appreso alcune tecniche  da altri. Nel 1723 descrisse un dispositivo ortodontico che può essere considerato il primo arco d’espansione della storia dell’ortodonzia.
Fu il secolo dei lumi a dare vita all’odontoiatria  scientifica: gran parte dei progressi che si ebbero nel Settecento ha origine in Francia dove Robert Bunon condusse una vera e propria crociata contro l’ignoranza e le false credenze dell’epoca. Egli si occupò di prevenzione, igiene e della fase di passaggio fra le due destinazioni. Altro luminare, dentista alla corte di Francia fu Bernard Bourdet, che nel 1757 pubblicò un trattato in cui migliorò e ampliò il lavoro di Fauchard, introducendo l’oro fra i materiali usati per la costruzione delle strutture odontoiatriche. In Inghilterra, invece, John Hunter, illustre anatomo-patologo dell’epoca, affrontò anche temi di odontoiatria , ipotizzando che la calcificazione del germe dentario fosse provocata dalla secrezione di liquidi simili al tartaro. Pubblicò i suoi studi nel trattato The natural  history of the human teeth. Più tardi Delabarre (1777-1861) tentò una prima classificazione non solo delle anomalie, ma anche delle cause da cui dipendono, introducendo una terminologia che è ancora oggi utilizzata e riconoscendo l’importanza di avere una dentatura sana per essere in buona salute.
Fra le innovazioni tecniche del XVIII secolo in campo odontoiatrico si trovano lo specchietto endorale, i ponti in ceramica e varie tipologie di denti artificiali, che dovevano rispondere anche a delle richieste estetiche. Nel 1746 il dentista di Re Luigi XV, Mouton, pubblicò il Saggio di odontoiatria e discussione sui denti artificiali, in cui riportò opinioni sullo stato dell’arte a quell’epoca.
Già in questo secolo comparvero le prime donne che tentarono di praticare questo ramo della medicina; le più famose furono Madamoiselle Calais e Mademoiselle Henrieu, che continuarono ad esercitare la professione anche quando, nel 1755, una legge impedì espressamente alle donne di lavorare come chirurghi o dentisti.
Infine, nel 1799 venne istituito il diploma di arte dentaria presso la Facoltà di Medicina di Budapest.
 
L’odontoiatria nell’età moderna
Nel XIX secolo le conoscenze anatomo-patologiche si fecero sempre più approfondite, portando a tutta una serie di classificazioni  delle anomalie osservate e delle loro cause. Alcune importanti opere in cui furono trattati questi argomenti sono The Anatomy, Physiology, and Disease of the Teeth, di Thomas Bell, Précis sur redressment des dents, di Alexis Schange e Systematische Handbuch der Zahnheilkunde, di Georg Carabelli. Imrie scrisse, invece, un’opera dedicata ai genitori di bambini con problemi ai denti, intitolata Parents dental guide. 
Nel frattempo in America fu fondato il primo giornale interamente dedicato all’odontoiatria, The American Journal of Dental Science (1893) e nel 1840 nacque a Baltimora il College of Dental Surgery. In questo modo prendeva forma anche la figura dell’odontoiatra; Lefoulon introdusse il termine ortodonzia e venne messo a punto il primo apparecchio rimovibile.
L’evoluzione dei materiali disponibili permise innovazioni che migliorarono le pratiche ortodontiche. Allo stesso tempo furono inventati nuovi strumenti, come le frese, la leva e le pinze di estrazione, il trapano a manovella e, nel 1890, il primo trapano elettrico; con la scoperta dei raggi X venne effettuata anche la prima radiografia dentale.
Un importante  contributo che l’odontoiatria diede allo sviluppo delle scienze mediche è stata l’introduzione dell’anestesia generale. Diversi medici statunitensi iniziarono a sperimentare questa pratica, che si diffuse anche in chirurgia. Nel 1846 Morton, un dentista sperimentò per la prima volta l’etere solforico per addormentare il paziente, mentre nel 1884 Koeller utilizzò la cocaina per effettuare un’anestesia locale.
A partire dal XIX secolo questa branca della medicina iniziò a prendere spazio anche nelle università; vennero fondate cliniche dentarie  e le prime associazioni dei medici dentisti. Da allora l’odontoiatria ha progredito enormemente sia nei materiali, sia nelle tecniche e nelle tecnologie disponibili. I risultati dell’evoluzione di questa disciplina sono costantemente sotto ai nostri occhi.
In Italia il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria è stato istituito nel 1980. I laureati in questa disciplina si trovarono, però, ad affrontare una situazione estremamente problematica, innanzitutto perché non era possibile esercitare la professione, mancando la possibilità di sostenere un esame per l’abilitazione professionale. Inoltre, non era permessa la loro iscrizione all’albo dei medici né all’Associazione Medici Dentisti Italiani e anche le scuole di specializzazione post-laurea non erano loro accessibili. Infine, pur potendo lavorare, gli odontoiatri non avevano nessuna copertura previdenziale e pensionistica. 
Per questi motivi nel 1984 fu fondata l’Associazione Italiana Odontoiatri (AIO), che con la sua attività ha permesso la nascita di una legge che regolamenta la professione odontoiatrica, istituendo l’esame di stato e permettendo l’iscrizione anche all’albo dei medici. Inoltre, a partire da 1987 sono state aperte le specializzazioni in Ortognatodonzia e Chirurgia orale e nel 1992 sono state chiuse quelle in Odontostomatologia per medici, in modo da creare un unico percorso formativo nel settore; per lo stesso motivo nel 1998 è stata definitivamente annullata la possibilità di iscrizione contemporanea anche all’albo dei medici. A partire dal 2001 la specialità in ortognatodonzia è ufficialmente riconosciuta in ambito europeo. 
 
 
PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE
 
Dati risalenti al 2006 indicavano un numero di 51975 odontoiatri iscritti all’albo in Italia, contro i 22065 censiti nel 1991: in quindici anni il numero di professionisti operanti nel campo dell’odontoiatria è, quindi, più che raddoppiato. La Lombardia è la regione in cui è presente il numero più elevato di odontoiatri (8291), seguita dai 5432 del Lazio; in media è disponibile un odontoiatra ogni 1124 residenti. Questo dato può risultare allarmante, se si considera che le malattie ai denti sono estremamente diffuse. Ad esempio, la carie è ancora una delle patologie infettive più diffuse nella popolazione mondiale; nelle nazioni europee industrializzate i bambini tra gli 8 e i 9 anni con almeno un dente cariato sono il 6% e questa percentuale sale all’85% fra i 13 e i 14 anni.
In Italia i valori sono al di sotto della media europea, con il 63% di soggetti affetti all’età di 12 anni, ma la proporzione di popolazione interessata a questo problema risulta sempre elevata e la richiesta di medici specializzati appare alta. La minore incidenza di malattie ai denti rispetto al passato è il risultato di abitudini e stili di vita più adeguati (50,6% dei casi), all’igiene e alla prevenzione dentale (20,2%). Il rapporto degli Italiani con il dentista rimane sempre caratterizzato da una paura che penalizza una buona prevenzione e cura. La perdita di denti è dovuta nel 90% dei casi a causa della carie e delle sue complicanze.
In realtà nel nostro Paese lo sviluppo dell’odontoiatria come branca discreta della medicina è  piuttosto recente: solo nel 1980 è nato il corso di laurea in Odontoiatria e  Protesi Dentaria, mentre le specializzazioni in Ortognatodonzia e Chirurgia orale sono state istituite nel 1992. Questa disciplina si presenta, quindi, come un settore in piena espansione che, inoltre, si avvale del sostegno di associazioni che difendono la libertà intellettuale dell’odontoiatra e l’identità della professione di dentista, come l’Associazione Italiana Odontoiatri (AIO) e l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI).
 
 
SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA´E CORSI DI AGGIORMANENTO
 
Il percorso formativo dell’odontoiatra prevede il conseguimento della laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Il corso è attivo presso le università di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Ferrara, Firenze, Foggia, Genova, L’aquila, Messina, Milano (Università degli Studi), Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Roma (La Sapienza, Tor Vergata), Sassari, Siena, Torino, Trieste, Varese, e Verona. In seguito è possibile frequentare la specializzazione in Ortognatodonzia e Chirurgia orale. Inoltre, i laureati in medicina e Chirurgia possono frequentare la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica e Ortognatodonzia, che negli scorsi anni accademici stata attivata, ad esempi, presso le università di Firenze e di Roma-Tor Vergata.
Master, dottorati di ricerca e corsi di perfezionamento nel settore odontoiatrico sono attivati in modo variabile di anno accademico in anno accademico. Si rimanda, perciò, ai siti web degli atenei italiani per ulteriori informazioni a proposito.
Strettamente connessa alla figura del dentista vi è, poi, quella dell’assistente alla poltrona di studio odontoiatrico. Il relativo percosso professionalizzante può essere seguito dopo il conseguimento della licenza di scuola media inferiore e diversi corsi sono stati attivati nelle varie regioni italiane.
Inoltre è possibile frequentare il corso di laurea in Igiene Dentale (Abilitante alla Professione Sanitaria di Igienista Dentale), attivo presso diversi atenei, tra cui l’università di Firenze, Napoli-Federico II, Palermo, Roma-La Sapienza, Sassari e Verona.
 
 
TRATTATO DESCRITTIVO
 
Il mal di denti è uno dei dolori più acuti che possano colpire l’uomo. La sua causa più comune è la pulpite, ossia l’infiammazione di quello che viene comunemente definito il nervo, l’organo interno del dente. Altra causa possono essere, ad esempio, ascessi, gengiviti, sinusiti, irritazione chimica da prodotti sbiancanti e fratture della corona del dente o della radice.
Nonostante spesso si pensi alla figura del dentista in relazione all’intenso dolore provocato da malattie di questo tipo, il campo d’azione dell’odontoiatra è molto più ampio. Infatti, l’odontoiatra si occupa più in generale, del sistema masticatorio. I componenti principali di quest’ultimo sono: denti e gengive, articolazioni temporomandibolari, muscolatura masticatoria e tessuti di sostegno; le gengive ricoprono l’apparato parodontale (o parodonto), costituito da osso alveolare, legamento alveolo dentale, cemento radicolare e, appunto, la gengiva.
 
La dentatura
Durante lo sviluppo ad ogni individuo spuntano due serie di denti; la prima, detta comunemente dentizione da latte, è costituita dai denti da latte, o temporanei, o, ancora, caduchi e decidui e inizia a comparire intorno al sesto mese di vita. All’età di due anni un bambino ha, in genere, venti denti. La seconda dentizione è, invece, composta dai denti permanenti. Questi si sviluppano dal germe dentario, presente all’interno delle gengive e nascosto dai denti da latte.
Quando il bambino ha circa sei anni i denti permanenti cominciano a svilupparsi, spingendo i denti da latte sovrastanti e provocandone la caduta. Nell’arco dei sei anni successivi la dentizione da latte viene totalmente sostituita dai denti permanenti. I cosiddetti denti del giudizio (o terzi molari permanenti) compaiono, in genere tra i 18 e i 25 anni, portando la dentatura dell’adulto a 32 elementi.
I denti possono essere raggruppati in base alla forma, alla dimensione e alla funzione. E’, così, possibile distinguere incisivi, canini, premolari e molari. Su ciascuna metà arcata dentaria superiore e inferiore sono presenti,  partendo dal centro, 4 incisivi, 2 canini, 4 premolari e 6 molari.
Gli incisivi, in totale quattro centrali e quattro laterali sono utilizzati per incidere il cibo; inoltre, partecipano alla fonazione (produzione di suoni) e sono fondamentali per l’estetica. Infine, costituiscono la cosiddetta guida incisiva, cioè permettono che durante i movimenti in avanti della mandibola non si abbiano dei traumi ai denti.
I canini, due superiori e due inferiori, sono utilizzati per incidere e strappare il cibo e sono fondamentali nell’occlusione, cioè nelle relazioni che si instaurano fra i denti. Costituiscono la guida canina, proteggendo i denti posteriori dal danneggiamento durante i movimenti laterali delle arcate dentarie.
I premolari devono il loro nome al fatto di precedere i molari; hanno caratteristiche intermedie tra molari e canini, sia per quanto riguarda la morfologia, sia in quanto a funzione. Servono, infatti, a triturare e a strappare il cibo; inoltre, collaborano con i canini nel permettere il corretto scorrimento laterale della mandibola.
Infine, i molari consentono la triturazione del cibo, funzionando come una mola, da cui ne deriva il nome. Inoltre contribuiscono ad avere un’adeguata occlusione e sono fondamentali per il corretto funzionamento dell’articolazione temporomandibolare e per una buona estetica del viso. I terzi molari, ossia i denti del giudizio, variano molto da persona a persona in quanto a numero e forma.
La modalità in cui le arcate dentarie si mettono in relazione è detta occlusione; si parla di malocclusione quando i denti non combaciano bene, situazione che può influire sul funzionamento di altre parti del sistema masticatorio alterandone la salute.
Le principali malattie dei denti e dei loro tessuti di sostegno hanno cause note e studiate nel tempo. 
La carie dentaria e la malattia parodontale ( o piorrea) sono causate dalla placca batterica; la malocclusione, invece, è spesso associata all’abitudine del bambino di succhiare il dito o il ciuccio e di stare a bocca aperta. Anche l’alitosi deriva, nella maggior parte, da problemi del cavo orale. Per quanto riguarda la paradontologia, ossia la branca dell’odontoiatria che si occupa dell’apparato parodontale, i costanti progressi nel campo permettono di conoscere la predisposizione personale allo sviluppo di una malattia; attraverso i test genetici e microbiologici su campioni di saliva è, infatti, possibile diagnosticare precocemente la presenza della piorrea, evitando, così, l’edentulia, cioè alla perdita dei denti.
La base su cui poggia la prevenzione dentale è, di sicuro, una corretta igiene orale, che permette l’eliminazione della placca batterica; è questa la prevenzione primaria. La prevenzione secondaria prevede, invece, controlli periodici dello stato di salute di denti e gengive tramite visite da dentista; infine, la prevenzione terziaria è l’intervento terapeutico per limitare il danno della malattia individuata. Tuttavia, anche quando si pone molta attenzione alla propria dentatura, il passare del tempo può modificare il colore o la forma dei denti, scurendoli, usurandoli o frastagliandone i margini. Tecniche come lo sbiancamento dei denti permettono di renderli più bianchi e luminosi.
La cura dei denti e gengive è importante per il mantenimento di un buono stato di salute generale dell’organismo; ad esempio è ormai accertato che alterazioni della postura corporea possono  dipendere dalla malocclusione, che alcuni parti prematuri sono correlati alle malattie infiammatorie delle gengive e che esiste un rapporto tra parodontite e malattie cardiovascolari.
 
L’endodonzia
L’endodonzia studia la struttura, il funzionamento e le patologie della polpa dentale e di tessuti che si trovano intorno alla radice. In seguito alla fase diagnostica, in cui viene identificata la causa della patologia, il canale radicolare viene preparato per l’otturazione rimuovendo il tessuto pulpare infetto.
Alcune dette tecniche diagnostiche utilizzate sono l’esame radiografico, che prevede l’utilizzo di raggi X, il test termico, basato sulla risposta differente della polpa malata rispetto al tessuto sano a stimoli di caldo e freddo e il test della percussione, che, pur senza dare indicazioni specifiche, permette di rilevare la presenza di un’infiammazione. Inoltre è possibile effettuare il test della palpazione, applicando una leggera pressione con le dita o il test elettrico, analogo al test termico, ma effettuato con una debole corrente elettrica. Infine, esistono test più specifici per alcune patologie pulpari, come il test di masticazione.
Durante la fase di preparazione il canale viene ripulito con agenti chimici che favoriscono la rimozione dei batteri presenti. Si esegue, poi la sagomatura per dare al canale stesso la forma più adatta per ospitare il materiale dell’otturazione. Quest’ultimo è guttaperca, un componente inerte, biocompatibile e termoplastico, che viene condensato nel dente associato a uno speciale cemento endodontico che sigilla ermeticamente il canale.
Nel caso di carie in stadi molto avanzati è possibile che il dente sia comunque recuperabile; anziché sostituirlo con un impianto si può, quindi, procedere alla devitalizzazione, ossia alla rimozione del tessuto vitale interno, composto da vasi sanguigni e nervi. Perciò un dente devitalizzato è un dente morto, di cui rimane solo il tessuto minerale inorganico. Spesso questi devono essere incapsulati, perché la devitalizzazione li rende particolarmente fragili e a rischio di rottura.
I trattamenti endodontici permettono di rimuovere i granulomi, infezioni circoscritte all’apice della radice del dente causate da batteri annidati nel canale radicolare. Queste patologie sono caratterizzate dalla presenza di un tessuto infiammatorio dotato di capillari e fibre connettivali in cui si realizza una risposta immunitaria che circoscrive l’origine dell’infiammazione, impedendo ai batteri di raggiungere altri organi attraverso il torrente sanguigno.
Le cisti dentali sono simili a granulomi , ma presentano  una cavità centrale ripiena di materiale fluido o semisolido circondato da un epitelio. Altre patologie che riguardano l’endodonzia sono l’iperemia pulpare, caratterizzata da improvvisi dolori acuti in seguito a stimoli termici, la pulpite, un’infiammazione che reversibile che causa un dolore spontaneo amplificato da caldo a freddo, la necrosi della polpa, che corrisponde alla morte del dente in seguito ad una pulpite prolungata e l’accesso alveolare, in cui si ha un accumulo di pus a livello dell’osso circostante un dente la cui polpa è andata in necrosi.
 
Placca, tartaro e carie
La placca batterica è un aggregato bianco-giallastro, molle e appiccicoso costituito da residui di cibo colonizzati da batteri che si cibano degli zuccheri in esso contenuti. Così facendo liberano degli acidi che demineralizzano lo smalto, iniziando la formazione di cavità nel dente. L’acido giunge, così, fino alla parete minerale e organica, le cui proteine vengono distrutte dagli enzimi prodotti dai batteri. In questo modo si formano le carie, le gengiviti e le parodontopatie sono, invece, causate dalle tossine prodotte dalla placca. E’, quindi, importante limitare il consumo di cibi ricchi di zuccheri, soprattutto caramelle, marmellata e miele ed eliminare la placca dentale più volte nel corso della giornata, utilizzando spazzolino da denti e filo interdentale.
I principali batteri responsabili della carie sono lo Streptococco mutans e il Lattobacillo acidofilo. La loro presenza può essere evidenziata sciogliendo in bocca la compresse rivelatrici di placca, a base di un colorante vegetale.
Il tartaro è, invece, un insieme di deposizioni minerali colonizzati da batteri. Può trovarsi sulla superficie esterna dei denti o all’interno della gengiva e delle tasche parodontali.
E’ composto per il 70-80% da Sali inorganici (40% calcio, 20% fosforo e 10-20% sodio, manganese, carbonato e fluoro) derivanti dalla saliva. Sembra che l’adesione della placca ai depositi calcificati e la difficoltà di effettuare un’accurata pulizia a causa della presenza del tartaro siano i fattori responsabili dell’infiammazione locale che si sviluppa. Inoltre, il tartaro non rimosso può arrivare denudare le radici, rendendo i denti più sensibili al freddo e al caldo.
Anche in questi casi la prevenzione richiede la  cura dell’igiene orale. Inoltre è bene sottoporsi regolarmente a sedute di detartrasi, ossia di rimozione del tartaro manuale o con ultrasuoni, effettuata da un odontoiatra  o da un igienista dentale. In alcune situazioni in cui  l’azione del tartaro è già in fase avanzata la sua rimozione può determinare una maggiore mobilità dei denti, cui è possibile rimediare con opportune tecniche odontoiatriche. Se, invece, la detartrasi porta all’esposizione delle radici è possibile che i denti diventino più sensibili al freddo e al caldo; in questo caso il fastidio può regredire spontaneamente o utilizzando appositi gel e dentifrici. 
 
Gengivite e piorrea
La gengivite è un’infiammazione delle gengive che inizia intorno al colletto del dente e causa emorragie. I suoi sintomi più frequenti sono una spiccata sensibilità, sanguinamento delle gengive e dolore durante la masticazione; inoltre, nelle sue forme croniche è caratterizzata da un arrossamento del margine gengivale. Questa patologia è caratterizzata dalla formazione delle cosiddette tasche parodontali, punti in cui si accumulano residui di cibo fra cui proliferano i batteri responsabili della malattia.
Spesso gengiviti trascurate portano alla formazione di pus che causa l’insorgenzza della parodontite, o piorrea (dal greco scolo di pus), una grave malattia a predisposizione genetica che nelle sue fasi più avanzate porta alla caduta dei denti per distruzione dell’osso che li sostiene. Dato che alla base di queste patologie, vi è l’accumulo di placca batterica, la prevenzione della piorrea prevede la rimozione della placca stessa. Infatti i batteri della placca producono tossine penetrano in profondità e danneggiano i tessuti; questo causa il distaccamento delle gengive dal dente, con conseguente annidamento della placca batterica in profondità, dove si trasforma in tartaro. Una dieta equilibrata, con pochi cibi zuccherini e ricca di vitamine può aiutare alla cura delle gengiviti per evitare l’evoluzione in parodontite.
Anche negli stadi più avanzati la piorrea può essere curata rivolgendosi a un paradontologo, dentista specializzato nella cura dei tessuti che circondano i denti.
 
L’ortodonzia
La parola ortodonzia significa letteralmente denti dritti e l’ortodonzista si occupa della diagnosi, della prevenzione e della terapia dei disallineamenti dentali, dei disturbi di crescita dei mascellari e dei difetti di sviluppo della dentizione. Alterazioni delle relazioni tra i denti (malocclusioni) possono essere ereditarie o svilupparsi per cause ambientali; fra queste c’è la tendenza naturale del bambino a succhiare il pollice o il ciuccio, che, se eccessivamente prolungata, può alterare la crescita dei mascellari e lo sviluppo della dentizione e promuovere l’insorgere di malattie a carico dell’apparato masticatorio. Nell’adulto le mal occlusioni sono dovute a modificazioni scheletriche che riguardano i mascellari e, perciò, sono particolarmente difficili da curare, tanto da dover richiedere, a volte, interventi chirurgici.
Nel caso dei bambini l’intervento dell’ortodonzista è spesso preventivo, cioè mirato a correggere la crescita anomala del mascellare e della mandibola. A questo scopo si interviene con l’applicazione di apparecchi ortodontici fissi o mobili, che possono spostare i denti e allinearli nel modo corretto. Oggi è possibile anche realizzare dei trattamenti con un occhio di riguardo per  l’estetica: l’ortodonzia linguale consiste nell’applicazione dell’apparecchio dal lato della lingua, anziché verso il labbro, mentre il cosiddetto apparecchio invisibile (Invisaling) è formato da materiale plastico trasparente.
 
L’impiantologia dentale
L’impiantologia dentale consente di rimpiazzare i denti naturali persi per le cause più diverse inserendo nell’osso mascellare o mandibolare dei pilastri che supporteranno un dente artificiale sostitutivo. Questi pilastri sono fatti in titanio, un metallo che non dà reazioni particolari nell’organismo; perciò è esclusa la possibilità che si abbia un rigetto. Gli impianti di alta qualità contengono molti connettori tra il pilastro e il dente e garantiscono facilità nella pulizia e buon risultato estetico.
Si parla di immersione parziale quando l’intervento chirurgico di implantologia viene fatto in un’unica seduta, una parte del pilastro viene lasciata sporgere al di fuori della gengiva per la connessione del dente. L’immersione totale prevede, invece, due interventi, in quanto l’impianto viene totalmente inserito nella gengiva e, in un secondo momento, viene praticata un’incisione per l’aggiunta del dente. Entro quattro mesi dall’intervento viene effettuato il carico implantare, che consiste nel posizionamento di un dente artificiale in metalloceramica, resina o vetro polimero. Il dente può essere avvitato o cementato.
In alcune circostanze l’impiantologia dentale è controindicata; è questo il caso di pazienti che non siano educati a un’alta igiene orale o che non effettuino un controllo professionale periodico, in quanto l’osso di sostegno impiantare è particolarmente vulnerabile alle infezioni. Inoltre questo tipo di tecnica non è adatta a persone che debbano sottoporsi a radioterapia o affette da malattie sistemiche, gravi forme di diabete o disturbi della coagulazione.
 
Lo sbiancamento dei denti
Il colore dei denti non è determinato dallo smalto, che, in realtà, è traslucido e lascia vedere il colore della dentina sottostante. Tuttavia, col passare dell’età lo smalto può assorbire pigmenti da cibi e bevande, mentre la dentina si ispessisce; tutto ciò fa sì che i denti si scuriscano e perdano la loro brillantezza. Può essere, quindi, necessario uno sbianacamento per riportarli al loro aspetto originale. Per fare ciò è possibile rivolgersi a un dentista, che può prescrivere l’utilizzo di mascherine in silicone morbido abbinate a un gel o effettuare un trattamento in studio con gel e apposite lampade. 
 
L’alitosi
Più del 50% della popolazione mondiale è affetta da alitosi. Questo disturbo può essere causato da malattie sistemiche a fegato, reni, stomaco e intestino, polmoni e apparato respiratorio (ernia iatale, cirrosi epatica, diabete mellito) o, più spesso, da problemi del cavo orale, come la formazione di una spessa patina bianca sulla lingua e le par odontopatie infiammatorie con tasche gengivali in cui si annidano batteri che producono i gas responsabili del cattivo odore. Attualmente è possibile diagnosticare le  forme più serie  di alitosi utilizzando l’halimeter, uno strumento in grado di misurare i gas maleodoranti presenti nell’aria aspirata. Dopo la diagnosi è possibile individuarne le cause e scegliere la terapia più adatta per risolvere il problema.
L’alitosi transitoria si presenta solo in alcuni momenti della giornata e legata ad azioni particolari; il consumo di alimenti alitogeni come aglio, cipolle e alcune spezie, di alcool e l’assunzione di alcuni farmaci, il digiuno prolungato e il risveglio mattutino sono le circostanze principali in cui si manifesta questo disturbo, dovuto ad una diminuzione della salivazione e, quindi, della sua funzione di risciacquo. L’alitosi patologica persistente, invece, è dovuta nel 2-3% dei casi alla presenza di altre malattie, come il diabete mellito, l’insufficienza renale cronica, patologie epatiche o, più spesso, a malattie otorinolaringoiatriche, ad esempio sinusiti e tonsilliti, durante  le quali la  presenza di colonie batteriche può causare un odore sgradevole. Sono, infine, da tenere presenti anche i casi in cui non c’è una vera e propria alitosi, ma una paura costante di avere l’alito cattivo e in cui si parla di pseudoalitosi o alitofobia.
Per contrastare questo problema è possibile masticare erbe aromatiche (prezzemolo, salvia o basilico), utilizzare frequentemente  colluttori o assumere prodotti a base di clorofilla e caramelle alla menta. Per eliminare definitivamente l’alitosi è, però, necessario rimuovere le malattie di cui l’alito cattivo è solo un sintomo.
 
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