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geriatria, gerontologia

geriatria, gerontologia
Geriatria  e gerontologia sono due branche della medicina strettamente correlate fra di loro e alla medicina interna: entrambe si occupano delle patologie che si presentano nelle persone anziane. Tuttavia, mentre l’obbiettivo fondamentale della geriatria è rallentare il declino funzionale e mentale nell’anziano, mantenendo, contemporaneamente, una buona qualità di vita e l’autosufficienza, la gerontologia mira ad identificare i meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento, includendo nell’analisi gli aspetti sociali e psicologici della terza età che possono influenzare direttamente lo stato d salute e l’insorgenza delle malattie geriatriche.
Allo stesso modo, è possibile distinguere la figura del medico geriatra da quella del gerontologo; tuttavia il geriatra opera avendo ben presenti le nozioni fornite dalla gerontologia.
Gli utenti interessati all’assistenza geriatrica e gerontologica sono persone oltre i 65 anni, limite d’età oltre il quale un individuo viene comunemente definito anziano. Nelle cure primarie fornite ai cittadini da parte del Sistema Sanitario Nazionale l’anziano trova cure presso il medico generico; tuttavia, lo specialista in geriatria può fornire un’assistenza continua e coordinata da tutta la famiglia del paziente, proponendo trattamenti omogenei e tenendo conto non solo dell’efficacia, ma anche dei costi. E’, inoltre, indispensabile che il geriatra pianifichi un quadro d’azione che sia verificato da un’équipe qualificata, che seguirà nel tempo l’andamento dello stato della salute dell’anziano. Purtroppo, però, ancora oggi i tempi di attesa sono lunghi e ciò ostacola la continuità delle cure.
La costante evoluzione dei metodi diagnostici e delle tecnologie che possono essere applicati anche alle persone anziane rendono necessario un continuo aggiornamento dei medici geriatri e gerontologi, in modo da non dover far necessariamente ricorso all’intervento di altri specialisti. Le patologie che possono colpire l’anziano sono estremamente variabili e coinvolgono diversi apparati e organi; sono, perciò, necessarie conoscenza in ambito neurologico, reumatologico, ortopedico e in molti altri settori della medicina. Per evitare che la cura del paziente risulti disorganica è d’obbligo mantenere un contatto tra le varie discipline. Questo crescente bisogno si riflette nella sempre maggiore preparazione degli specialisti in questi campi.
 
CENNI STORICI
 
Geriatria e gerontologia si sono inizialmente affermate in Inghilterra e negli Stati Uniti, già prima degli anni ’50. In particolare, il Sistema Sanitario inglese ufficializzò il riconoscimento della geriatria come specialità medica nel 1948.
Marjory Warren, chirurgo del Middlesex Hospital, può essere considerata la madre della geriatria. Nel corso della sua esperienza notò che in ospedale gli anziani ricevevano un trattamento insufficiente e diagnosi sommarie e che necessitavano di interventi multidisciplinari. Lionel Cosin, anch’egli chirurgo, è, invece, il pioniere dell’ortogeriatria, la branca  dell’ortopedia che si occupa in modo specifico dei problemi delle persone di età superiore ai 65 anni; la sua filosofia si riassume nell’espressione bed is bad (il letto è male) e, infatti, tra le innovazioni che introdussero in ambito clinico è da ricordare la drastica riduzione della degenza in seguito alla frattura del femore. Infine, sempre in Inghilterra, Eric Brooke stabilì che l’assistenza domiciliare può migliorare la qualità delle cure per gli anziani. 
In Italia già nel1950 si costituì la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG); il suo promotore E. Greppi, dell’università di Firenze. La sua missione era quella di promuovere e coordinare gli studi sulla fisiopatologia della vecchiaia; inoltre; la SIGG si proponeva di affrontare le malattie dell’anziano tenendo anche conto degli aspetti di ordine sociale. Dal 1953 il Giornale di Gerontologia divenne l’organo ufficiale della società.
L’affermazione a livello universitario della geriatria risale, però, agli anni ’60, dopo che , nel 1955, il Ministero della Pubblica Istruzione concesse alla facoltà di Medicina dell’Università l’istituzione dell’insegnamento di gerontologia e geriatria; nel 1962 venne attivata la cattedra in Gerontologia e Geriatria, sempre a Firenze, che fu affidata al professor Antonini.
Il Sistema Sanitario Nazionale, invece, non riconobbe immediatamente l’importanza di questa branca della medicina. Questa mancanza si riflette ancora oggi sulla frammentarietà delle cure a disposizione e sulle differenze riscontrabili a livello regionale. Tuttavia, già in quel decennio si costituirono i Centri  Geriatrici Regionali, dedicati alla prevenzione e alla cura delle malattie della vecchiaia, in cui il geriatra lavorava come consulente ed esperto. Nel 1986 venne, inoltre, fondata la Società Italiana dei Geriatri Ospedalieri (SIGOs), che si prefisse di identificare compiti e funzioni specifiche della geriatria ospedaliera e di qualificarne le attività, per evitare l’emarginazione dei pazienti anziani, aiutarli nella loro disabilità e impedire la cronicizzazione delle malattie in occasione dei ricoveri ospedalieri. 
Solo nel 1990 ci si rese conto dei problemi sanitari e sociali della popolazione anziana, che continuava a crescere a causare del progressivo aumento della vita media della popolazione; divenne inoltre sempre più evidente l’aumento dell’incidenza delle malattie croniche degenerative e delle loro conseguenze.
Venne, così, promulgata la legge 135, riguardante la tutela della salute degli anziani. Tuttavia l’attuazione della direttiva è stata lenta e disomogenea fra le regioni.
Infine, nel 1994 il Piano Sanitario Nazionale incluse in agenda il Progetto Obiettivo Anziani, secondo cui tutti i malati della terza età, inclusi quelli con patologie croniche, devono essere curati senza limiti di durata nelle sedi più opportune; venne anche valorizzata la pratica delle cure a domicilio, in quanto scelta significativa dal punto di vista socio-emotivo e, in alcuni casi, modalità terapeutica irrinunciabile. A partire da questo momento vengono, quindi, potenziati servizi come il day hospital e l’assistenza domiciliare, inclusa quella integrata, comprendente l’ospedalizzazione a domicilio e le prestazioni riabilitative e nei casi specifici viene prevista l’attribuzione di un assegno di cura per mantenere l’anziano in famiglia. Inoltre viene posta maggiore attenzione alla qualità delle strutture che accolgono gli anziani più disabili e con maggior numero di patologie. Infine, viene istituita l’Unità di Valutazione Geriatrica (UVG), una commissione multidisciplinare che ha il compito di rilasciare una dichiarazione di non autosufficienza dell’anziano, di valutarne i bisogni e di elaborare un progetto individualizzato che stabilisca le forme di intervento più adeguate in ogni singolo caso. 
Nonostante il Piano Obiettivi Anziani, la geriatria non ha avuto gli sviluppi prevedibili e desiderati. 
In particolare, la regionalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, che inizialmente non prevedeva servizi specifici per la popolazione anziana, insieme alla genericità delle indicazioni fornite dal Ministero della Sanità prima e da quello della Salute poi, ha causato un’estrema variabilità nell’attivazione dei servizi geriatrici territoriali, nonostante la pari assegnazione di fondi governativi pro capite a ogni regione. Ancora oggi nelle università viene insegnata prevalentemente la geriatria ospedaliera, anche se la maggior parte degli anziani non è ricoverata in strutture sanitarie.
 
 
PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE
 
Secondo l’ONU l’Italia è il Paese più vecchio del mondo, con un percentuale di popolazione over 60 del 24,5%. In base a un rapporto Istat nel 2006 l’indice di vecchiaia, che misura il rapporto tra la popolazione ultrasessantacinquenne e quella con meno di 15 anni, ha registrato un significativo incremento, passando dal 137,8% dell’anno precedente al 140,4%. Inoltre è aumentato anche il numero dei cosiddetti grandi vecchi, cioè gli ultraottantenni, che hanno superato il 5% della popolazione.
A queste circostanze non corrisponde, però, un adeguato sviluppo dell’assistenza in ambito geriatrico; anzi, fra le nazioni più industrializzate l’Italia è un fanalino di coda per la politica di assistenza agli anziani. Attualmente gli Italiani che hanno superato il sessantesimo anno di età sono circa 14 milioni e il problema dell’invecchiamento della popolazione, con tutte le conseguenze di ordine economico e sociale, costituisce una vera e propria emergenza che grava sul futuro sviluppo socio-economico del Paese.
Ageing Society, l’osservatorio interdisciplinare sulla terza età, sottolinea l’importanza di non limitarsi ad osservare l’invecchiamento del nostro Paese, ma di mettere in atto una politica che stabilisca un quadro di riferimento nazionale per le azioni di assistenza e sostegno del popolo della terza età. Uno dei problemi maggiormente sentiti è la disomogeneità delle normative delle diverse Regioni. A  peggiorare ulteriormente la situazione vi è il fatto che secondo i dati raccolti da Ageing Society il 78% degli anziani non riceve nemmeno una visita a domicilio da parte del medico di famiglia. E’ previsto che fra 30 anni gli anziani costituiranno il 35% della popolazione italiana; si rende, perciò, necessario iniziare a considerare la terza età come una risorsa socio-economica per il Paese, anziché un gruppo di emarginati a carico delle società.
Il 50% delle giornate di degenza nelle strutture ospedaliere italiane interessa persone anziane, per un totale di più di 200 mila pazienti over 65 che necessitano di riguardi e assistenza. L’obiettivo che ci si pone è creare un collegamento attivo con la medicina territoriale per realizzare una continuità assistenziale che preveda il coordinamento dei diversi tipi di cura: in ospedale, nelle residenze per anziani e nelle situazioni di assistenza domiciliare. Purtroppo, però, mancano ancora regole che permettano di standardizzare le terapie e le forme assistenziali nelle strutture per anziani.
 
 
SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA´ E CORSI DI AGGIORNAMENTO 
 
La formazione del medico geriatra e gerontologo prevede, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e l’abilitazione all’esercizio della professione di Medico, la frequenza della Scuola di Specializzazione in Geriatria.
Sono 37 gli atenei italiani presso cui è possibile conseguire il titolo di Dottore in Medicina e Chirurgia: Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti – Pescara, Firenze, Foggia, Genova, L’Aquila, Messina, Milano (Università degli Studi, Milano-Bicocca, Cattolica, Vita Salute San Raffaele), Modena e Reggio Emilia, Napoli (Federico II e Seconda Università degli Studi), Novara, Palermo, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Roma (La Sapienza, Tor Vergata, Campus Biomedico), Sassari, Siena, Torino, Trieste, Udine, Varese e Como, Verona.
Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’anno accademico 2007/2008 la Scuola di Specializzazione in Geriatria è stata attivata presso l’università di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti, Ferrara, Firenze, Foggia, Genova, L’Aquila, Messina, Milano (Università degli Studi, Milano-Bicocca, Cattolica), Modena, Napoli (Federico II e Seconda Università degli Studi), Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Roma, (La Sapienza, Tor Vergata, Campus Biomedico), Sassari, Siena, Torino, Trieste, Udine e Verona.
E’ inoltre, possibile la frequenza di Master di I e II livello e Corsi di Perfezionamento in area geriatrica. L’attivazione di questi master e corsi è variabile di anno accademico in anno accademico, a discrezione delle strutture che li promuovono. Si rimanda, perciò, alle pagine web di atenei, istituti di ricerca e delle altre strutture interessate per informazioni più dettagliate e aggiornate. 
 
Centri di Ricerca in Italia
Nonostante il quadro riguardo allo sviluppo e, soprattutto, il coordinamento dell’assistenza in area geriatrica e gerontologica sia piuttosto critico, i centri di studio e di specializzazione in geriatria e gerontologia italiani sono numerosi e si trovano dislocati in tutto il Paese. Alcuni fra quelli situati nelle maggiori città d’Italia sono l’Associazione San Vincenzo di Reggio Calabria, la Casa Beato Luigi Guanella di Milano, la Casa di Cura Villa Magnolie di Roma, l’Associazione istituto San Severa di Catania e il Presidio Socio-Assistenziale la Quiete di Torino.
 
 
TRATTATO DESCRITTIVO
 
La grande varietà di patologie che possono colpire l’anziano rende la geriatria una branca della medicina molto complessa e ad ampio spettro e fa sì che le tematiche mediche che un geriatra deve essere in grado di affrontare siano estremamente diverse fra di loro. E’ quindi necessario che lo specialista in geriatria interagisca con medici che si occupano in modo specialistico di una delle diverse condizioni di cui spesso soffrono i suoi pazienti; questo costante aggiornamento fa in modo che il geriatra non debba sempre ricorrere alla consulenza di altri specialisti. Tale necessità è impostata anche dall’evoluzione continua dei metodi di diagnosi e, più in generale, delle tecnologie, che nell’ambito di questa specialità vengono applicate anche a pazienti per i quali si potrebbe pensare che, data l’età i tentativi di cura possano essere inutili. Inoltre è necessario un apporto originale da parte del medico geriatra, che deve essere in grado di adattare al paziente anziano metodologie che sono state messe a punto per pazienti più giovani e, spesso, con patologie meno gravi o complicate.
Attualmente questa disciplina affronta sempre più problematiche che derivano da patologie presenti in organi come il cervello, ad esempio le demenze e la depressione. Negli ultimi anni le conoscenze e la preparazione del geriatra in questo campo sono migliorate tantissimo, tanto che può essere considerato alla pari di neurologi e psichiatri in termini di cura e gestioni di pazienti con disturbi che riguardano molti settori della sfera cerebrale. La necessità di mantenere uno stretto contatto con le discipline specialistiche di maggiore interesse geriatrico permette non solo di migliorare le conoscenze, ma anche di ridurre al minimo la frammentazione della cura del paziente tra le diverse figure, che certamente non è utile alla buona riuscita delle terapie.
Per questi motivi uno degli obiettivi dell’attuale geriatra è la realizzazione di una comunità assistenziale, ossia una medicina coordinata e collaborativa anche tra i diversi tipi di cura, per poter fornire delle cure a lungo termine (long term care). Queste prevedono una collaborazione interdisciplinare tra medico di famiglia, geriatra, infermieri, assistenti sociali e riabilitatori per assicurare la migliore assistenza all’anziano, cercando sempre di garantire l’autosufficienza del paziente e una buona qualità della vita. Viene, quindi, effettuata una valutazione multidimensionale geriatrica (VMD), che prende in considerazione tutti i diversi componenti che concorrono allo stato di salute e di benessere dell’anziano:l’aspetto medico-biologico, quello psicologico e quello sociale.
Uno strumento estremamente utile per poter ottimizzare l’assistenza è l’Unità di Valutazione Geriatrica (UGV), una commissione multidisciplinare che ha il compito di rilasciare una dichiarazione di non autosufficienza dell’anziano, di valutarne i bisogni e di elaborare un progetto individualizzato che stabilisca le forme di intervento più adeguate in ogni singolo caso. L’UVG è costituita da figure sanitarie professionali (il geriatra e l’infermiere professionale) e opera nell’ambito territoriale della ASL di riferimento, valutando anche l’esistenza dei requisiti necessari al ricovero: in caso affermativo al paziente viene attribuito un punteggio che regola l’accesso degli utenti ai posti vacanti nelle strutture convenzionate. A partire da questo momento vengono, quindi, potenziati servizi come il day hospital e l’assistenza domiciliare, inclusa quella integrata, comprendente l’ospedalizzazione a domicilio e le prestazioni riabilitative e in casi specifici viene prevista l’attribuzione di  un assegno di cura per mantenere l’anziano in famiglia. Inoltre viene posta maggiore attenzione alle qualità delle strutture che accolgono gli anziani più disabili e con maggior numero di patologie.
 
Le malattie della terza età
Fra le malattie più frequenti in soggetti di età superiore a 50-60 anni si ritrovano il morbo di Alzheimer, le cardiopatie, la depressione, il diabete e l’osteoporosi. Il maggior approccio terapeutico inizia con una diagnosi precoce; è, perciò, importante sottoporsi regolarmente a semplici esami, eseguibili in ospedale o in ambulatorio. La prevenzione si basa, inoltre, su sane abitudini alimentari e un corretto stile di vita e rivolgersi al proprio medico di famiglia è un ottimo modo per avere consigli e suggerimenti mirati.
- L’irsutismo: è un disturbo caratterizzato dalla presenza di peli in eccesso sul corpo, in particolare nelle zone controllate dagli ormoni androgeni; questa patologia interessa anche le donne e si manifesta con la nascita di peli scuri e folti, diversi dalla peluria tradizionale, sul viso, sul torace, sull’addome e sulla schiena e, nelle donne, anche sul labbro superiore, sul seno, cioè in zone tipicamente mascoline. Le cause della malattia possono essere disfunzioni delle ghiandole oppure l’utilizzo di farmaci o di particolari sostanze chimiche. Come’è facilmente immaginabile, questa patologia può cerare un forte disagio psicologico, soprattutto nelle donne; perciò oggi molti esperti consigliano la depilazione permanente.
- L’artrite reumatoide: è una patologia di origine autoimmunitaria, cioè causata da una reazione anomala del sistema immunitario, che riconosce come estranee delle molecole che, in realtà, appartengono al proprio organismo. Le cause sono complesse e non ancora del tutto chiarite, ma l’esito della malattia è ben noto: la lenta riduzione della cartilagine e dei tessuti delle articolazioni, fino al coinvolgimento delle ossa negli stadi più avanzati. L’organismo reagisce sostituendo i tessuti danneggiati con nuovi tessuti cicatriziali, che, però, causano la rigidità e le deformazioni tipiche di questa malattia. I sintomi dell’artrite reumatoide sono debolezza muscolare e anemia, gonfiore e dolore alle articolazioni, stanchezza, perdita di peso e febbre; la malattia colpisce le articolazioni in modo simmetrico, cioè, ad esempio, entrambi i polsi, o i gomiti, o le ginocchia.
- L’osteoporosi: è caratterizzata da indebolimento e maggiore fragilità delle ossa per progressiva riduzione del contenuto di calcio. Il rischio che ne consegue sono fratture non solo a causa di cadute o traumi, ma anche spontanee. Sebbene la maggio parte degli individui affetti da questa patologia siano donne, in cui è riscontrabile già a partire dai 55-60 anni, anche gli uomini ne sono colpiti, in genere dopo i 75 anni; i fattori che predispongono di più la popolazione femminile sono la menopausa, la minore quantità di calcio contenuto nelle ossa e la maggior durata della vita.
Il dolore osseo dovuto all’osteoporosi viene spesso confuso  con l’artrosi, ma, a differenza di quanto avviene in questa malattia, si manifesta e aumenta quando si sta in piedi e in movimento e spesso è localizzato nella parte lombare della colonna vertebrale; è possibile avere una diagnosi certa e precoce sottoponendosi alla mineralometria ossea computerizzata (Moc), che misura con esattezza la massa minerale ossea. La migliore prevenzione è una corretta alimentazione abbinata a un’adeguata attività fisica.
- Diabete: la forma di diabete che colpisce le persone anziane è detta di tipo 2 e si distingue dal diabete di tipo 1, una malattia che, spesso, ha alla base un malfunzionamento del sistema immunitario e che nella maggior parte dei casi insorge prima dei 20 anni (diabete giovanile). In entrambi i casi la malattia è caratterizzata da elevate quantità di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dipende da una disfunzione nell’attività di un ormone, l’insulina; in particolare, entrano in gioco due meccanismi: l’alterazione della produzione dell’ormone e la ridotta sensibilità dei tessuti bersaglio (muscolo, fegato e tessuto adiposo) alla sua azione (insulino-resistenza).
L’insulina è prodotta dal pancreas e regola la glicemia, cioè la quantità di glucosio presente nel sangue; se non agisce in modo corretto, o non è presente nella  giusta quantità, si ha un accumulo di questo zucchero nel sangue. Valori di glicemia nella norma sono compresi tra 70 e 100 milligrammi di glucosio per decilitro di sangue, mentre valori superiori a 126 mg/dl possono dare conferma di una diagnosi di diabete. 
Se non viene curata, questa situazione può portare a problemi complessi di tipo cardiovascolare, epatico, nervoso e complicazioni della vista. Tra i fattori di rischio per la comparsa del diabete c’è l’obesità, quindi per il controllo di questa malattia è fondamentale mantenere il proprio peso forma. Tra le altre cause che possono favorire la comparsa del diabete ci sono: la pressione alta, un elevato livello di colesterolo nel sangue e sedentarietà; inoltre casi di diabete in famiglia rendono l’individuo predisposto a svilupparlo.
La prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali per ridurre al minimo i danni provocati dal diabete; è quindi consigliabile tenere sotto controllo i valori di glicemia già a partire dai 45 anni di età. I pazienti affetti devono limitare l’assunzione di zuccheri; inoltre, per la cura del diabete di tipo 2 è possibile anche assumere farmaci antidiabetici per via orale. Tuttavia, quando queste soluzioni non sono sufficienti è necessario somministrare l’insulina come terapia sostitutiva.
- Depressione: si stima che il 15% della popolazione anziana soffra di depressione senile, causata, in genere, da malattie dovute all’invecchiamento fisico e mentale, oppure a situazioni sociali ed economiche disagiate. Isolamento sociale, invalidità e dipendenza dall’aiuto di altre persone, diminuzione delle risorse economiche e perdita del proprio status sociale, mancanza di lavoro e ripetute esperienze di lutto o di perdita sono fattori spesso associati a stati depressivi, che debilitano il paziente anche dal punto di vista fisico, dando senso di debolezza al minimo sforzo, mal di testa, palpitazioni, dolori, vertigini e difficoltà respiratorie. Il depresso soffre di forti alterazioni del tono dell’umore, che si manifestano con malinconia, tristezza, voglia di piangere senza motivi precisi e tendenza ad isolarsi dal resto del mondo.
Nonostante tutti questi sintomi, la depressione non è una patologia facile da diagnosticare. Spesso la vecchiaia viene vissuta come una malattia con rassegnazione e senza stimoli verso il mondo circostante e la chiusura verso il mondo esterno può causare depressione; per evitare che si inneschi un quadro depressivo è importante circondare l’anziano di affetto e di considerazione, valorizzare il bagaglio di esperienze da lui vissute e arricchirlo ulteriormente.
 
Malattie dell’apparato cardiocircolatorio
Quando il cuore non riesce più a pompare con la giusta forza il sangue si ha il cosiddetto scompenso cardiaco. Il cuore può indebolirsi a causa di un infarto o per valori di pressione troppo elevati; i primi sintomi della malattia sono la difficoltà a respirare dopo sforzi anche leggeri, tachicardia, stanchezza muscolare e gonfiore ai piedi e alle gambe. La corretta prevenzione prevede un’alimentazione equilibrata, povera di sale e di grassi, un’attività fisica moderata e regolare e l’eliminazione di fumo e alcolici.
L’ipertensione (o pressione alta) è uno dei fattori di rischio più importanti per gli anziani ed è strettamente legata all’ictus, al deterioramento delle arterie e a varie malattie cardiovascolari. La pressione sanguigna corrisponde alla pressione che il sangue esercita sulle arterie quando circola nell’organismo spinto dalla contrazione del cuore e si misura in millimetri di mercurio (mmHg); è massima durante la contrazione del cuore e scende al minimo quando si riempie di sangue.
L’ipertensione è definita da una condizione in cui la pressione massima è pari o superiore a  140 mmHg o la pressione minima è pari o superiore a 90 mmHg; in alcuni casi solo uno dei due valori è fuori dalla norma. Per prevenire malattie che possono insorgere a causa dell’ipertensione è importante eseguire un controllo periodico della pressione sanguigna (almeno una volta l’anno).
L’angina pectoris è una sofferenza dolorosa del muscolo cardiaco che si verifica quando il flusso del sangue e l’ossigeno che arrivano al cuore sono insufficienti; si presenta sotto sforzo, quando aumentano la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. In genere è una conseguenza dell’arteriosclerosi, un accumulo di grassi sulle pareti interne delle arterie che, per questo, si restringono e impediscono il corretto afflusso si sangue al cuore. Quando il sangue scorre con fatica nei vasi si possono formare coaguli, o trombi, cioè ostruzioni dei vasi sanguigni che portano all’infarto se sono localizzate a livello del cuore, o ictus se si trovano a livello cerebrale. L’arteriosclerosi non dà sintomi e si sviluppa lentamente nel corso della vita. Per prevenirla è importante avere un corretto stile di vita: non bisogna fumare, avere un’alimentazione ricca di grassi, essere obesi o sedentari. Una volta individuata, può essere tenuta sotto controllo con un cambio di abitudini e stili di vita e con farmaci specifici.
L’infarto del miocardio si ha quando una parte del cuore viene danneggiata irrimediabilmente e le cellule che la costituiscono muoiono; è causato dall’arteriosclerosi delle coronarie , le arterie che riforniscono di sangue il muscolo cardiaco. L’infarto si riconosce o si sospetta quando si sente un dolore intenso e protratto al centro del petto, dietro lo sterno. A questo punto si accompagnano una forte difficoltà a respirare e un’intensa sudorazione. Spesso il dolore s’irradia verso la gola, le braccia e lo stomaco.
L’ictus cerebrale è causato da una riduzione dell’apporto di sangue al cervello; ciò provoca un danno alle cellule nervose per mancanza di ossigeno, con conseguenti infermità che comportano la necessità da parte del paziente di cure e assistenze continue. E’ possibile distinguere l’ictus ischemico, dovuto al restringimento o alla chiusura improvvisa di un’arteria che porta il sangue al cervello, dall’ictus emorragico, in cui l’aumento della pressione sanguigna arteriosa o difetti nelle pareti  delle arterie ne causano la rottura. L’ictus si manifesta all’improvviso e causa la perdita temporanea o definitiva delle funzioni cerebrali che dipendono dalla parete del cervello danneggiata dall’interruzione del flusso di sangue; la perdita di sensibilità di una parte del corpo e del volto, difficoltà di movimento o paralisi, perdita della vista o visione sdoppiata, difficoltà a parlare, vertigini, vomito o perdita dei sensi e mal di testa acuto sono tutti sintomi di un possibile ictus in corso. Questo rappresenta la terza causa di mortalità in Italia.
 
Affezioni dell’apparato respiratorio 
Bronchite, enfisema e asma sono le difficoltà respiratorie croniche più diffuse tra la popolazione over 65; ne soffre, infatti, più del 20% degli anziani. Il fumo è il principale tra i fattori che favoriscono l’insorgenza di queste patologie, seguito dall’inquinamento atmosferico. 
La bronchite è la malattia delle vie respiratorie più frequente; si tratta di un infiammazione dei bronchi caratterizzata da tosse, difficoltà di respirazione, febbre e dolori al torace. L’enfisema polmonare colpisce, invece, gli alveoli polmonari, piccole cavità localizzate all’estremità delle ramificazioni dei bronchi; una riduzione nella loro funzionalità impedisce il corretto apporto di ossigeno all’organismo e, quindi, provoca una forte difficoltà di respirazione. Tra i sintomi dell’enfisema vi sono mancanza di respiro, tosse cronica e la tipica sensazione di fame d’aria. L’asma, infine, è una malattia infiammatoria in cui un’ostruzione bronchiale determina la difficoltà di passaggio dell’aria nei bronchi; i suoi sintomi sono difficoltà a respirare e a far fuoriuscire il catarro dai bronchi infiammati,, tosse e respiro sibilante e le cause variano da sostanze allergiche presenti nell’aria (come gli acari e pollini) alle conseguenze di altre infezioni respiratorie. Un’alimentazione sana e il movimento all’aria aperta e pulita contribuiscono a evitare le infiammazioni; inoltre alle persone anziane è consigliato il vaccino antinfluenzale, che per questi pazienti è gratuito.
 
Malattie neurodegenerative
Il morbo di Alzheimer è una patologia che colpisce la memoria e altre funzioni cognitive  (come la capacità di parlare e di pensare); le conseguenze più dirette sono uno stato confusionale, cambiamenti di umore e disorientamento spaziale e temporale. Si tratta della forma più diffusa di demenza e interessa le cellule del sistema nervoso centrale, che muoiono progressivamente; si parla, perciò, di malattia degenerativa.
Il suo sviluppo prevede diverse fasi, delle quali la prima è poco riconoscibile, perché caratterizzata da sintomi lievi (diminuzione delle capacità di ricordare, imparare nuovi concetti ed esprimersi) che possono passare inosservati. In seguito le manifestazioni della malattia diventano sempre più evidenti: carattere e personalità vengono alterati e il paziente ha difficoltà nei rapporti con il mondo esterno; nella fase più avanzata le capacità del malato sono estremamente compromesse, tanto da avere bisogno di aiuto per camminare e lavarsi.
In realtà l’Alzheimer colpisce sia prima,sia dopo i 65 anni; nel primo caso si parla di demenza presenile, mentre negli over 65 viene definito demenza senile. Inoltre, l’incidenza dei casi aumenta con l’età, essendo pari al 7% dopi i 65 anni e al 30% dopo gli 80.
Questa patologia è considerata un vero e proprio problema sociale, dato che i pazienti nelle fasi più avanzate non sono autosufficienti; spesso l’assistenza è a carico dei familiari e, quindi, una diagnosi tempestiva è importante non solo per poterla curare al meglio , ma anche per formare in modo corretto e completo i familiari.
Un’altra malattia neurodegenerativa molto frequente fra le persone anziane è il morbo di Parkinson. Questa patologia è caratterizzata principalmente da disturbi del movimento muscolare. Il tremore è, in genere, il primo sintomo della malattia e inizialmente può coinvolgere un solo lato del corpo, solitamente le mani più delle gambe; si riscontra quasi nel 70% dei pazienti. Al tremore si aggiungono la lentezza dei movimenti, con difficoltà a camminare, la rigidità muscolare del tronco e degli arti e l’instabilità posturale, che  porta ad un aumento del rischio di cadute.
La causa principale del  morbo di Parkinson è dovuta alle cellule cerebrali che producono la dopamina, una sostanza chimica (neurotrasmettitore) importante per il controllo; ciò comporta una carenza di dopamina, che crea uno squilibrio all’interno de centri nervosi che controllano i movimenti. La malattia colpisce soprattutto le persone con più di 50 anni, con un picco fra i 59 e i 62, ma sempre più spesso si verificano dei casi tra gli adulti di età compresa tra 1 20 e i 40 anni. 
Purtroppo non esiste una cura per questa malattia, ma alcuni farmaci, associati a un’alimentazione corretta (ricca di cereali integrali, frutta e verdura, proteine e fibre), possono aiutare ad alleviare i sintomi. Per prevenire un abbassamento dei livelli di sostanze nutritive e calorie è meglio consumare pasti piccoli e frequenti nell’arco della giornata. Inoltre è consigliato fare esercizio fisico.
 
Patologie tumorali
I tumori che colpiscono gli anziani possono essere di diverso tipo. Tuttavia, nelle donne sono più frequenti i cancri agli organi della riproduzione al seno. 
La fascia di età più a rischio per lo sviluppo di tumori alle ovaie è quella compresa tra i 50 e i 60 anni; le cause sono poco conosciute, anche se è noto che nei 5-10% dei casi ha origine ereditaria. E’ stata anche osservata un’incidenza maggiore tra le donne che non hanno mai avuto figli: è, infatti, stimato che ogni gravidanza riduca il rischio del 10%. Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato che la terapia contraccettiva usata regolarmente per alcuni anni è una buona prevenzione, poiché interrompendo il numero di cicli mestruali riduce l’attività ovarica.
I cancri alla cervice uterina e alla mammella hanno, invece, una maggiore incidenza nelle donne tra i 45 e i  65 anni, mentre i tumori dell’endometrio colpiscono maggiormente le  donne tra i 50 e i 70 anni. 
L’arma più efficace contro queste patologie è la prevenzione, che può essere messa in atto effettuando esami clinici (Pap test, colposcopia, ecografia, auto palpitazione al seno e mammografia).
Nell’uomo in età avanzata sono, invece, comuni patologie riguardanti la proposta. Queste malattie possono essere di tipo infiammatorio (prostatite), derivare da ingrossamenti della ghiandola (ipertrofia) o avere origine tumorale. Le conseguenze più comuni di tali malattie, specialmente se in fase avanzata, è la difficoltà nell’urinare.
Il tumore alla prostata è caratterizzato da una fase iniziale in cui le cellule cancerose crescono molto lentamente e la malattia non si manifesta; in alcuni casi i sintomi si presentano solo quando il tumore è in fase avanzata e, a volte, ha già invaso altri organi o tessuti. E’, quindi, evidente l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce: la possibilità di guarigione aumenta se il trattamento ha inizio in una fase precoce o, quantomeno, si può ottenere un rallentamento dello sviluppo della malattia. Gli esami medici diagnostici più comuni sono l’esplorazione rettale, l’analisi dei livelli ematici di PSA (l’antigene specifico della prostata, una proteina che normalmente è prodotta da quest’organo per rendere più fluido il liquido seminale), che aumentano nelle patologie della prostata e l’ecografia prostatica.
La prevenzione però, inizia dall’alimentazione: è da evitare un consumo eccessivo di peperoncino, insaccati, aragosta, birra, spezie, pepe, superalcolici e caffè. Nella dieta sono da preferire i cibi antiossidanti e ricchi di fibre,  come le carote, gli spinaci e i pomodori. E’ importante anche fare un po’ di movimento ogni giorno e avere un’attività sessuale regolare.
Il cancro del colon retto è una patologia ereditaria nel 5% dei casi e il rischio di contrarlo aumenta oltre i 50 anni. Per tale motivo dopo questa età è consigliato porre attenzione ad alcuni segnali d’allarme che possono indicare la presenza della malattia, come la presenza di sangue nelle feci, seguire una dieta sana, povera di grassi animali e proteine e ricca di fibre, frutta e verdura ed eseguire periodicamente controlli approfonditi. I metodi di screening più consolidati sono il test del sangue occulto fecale (SOF) e la colonscopia, esame particolarmente indicato soprattutto per la sorveglianza dei pazienti ad alto rischio e per accertamenti di secondo livello nei casi positivi al test screening.
Il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso le Regioni, offre a tutti i cittadini dai 50 ai 70 anni di età la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni, assicurando la gratuità anche di tutti gli esami di approfondimento e di terapia necessari, colonscopia inclusa. Nei casi di storia familiare di tumori o polipi del colon retto è bene rivolgersi a specialisti in gastroenterologia per controlli ed esami endoscopici periodici a partire dai 40 anni.
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