Cerca uno specialista

medicina interna

medicina interna

DEFINIZIONE

 

La medicina interna è la specializzazione medica che ha come oggetto la visione globale del malato. Ciò vuol dire che l´internista è lo specialista medico addestrato ed abituato a tenere sempre presente che il malato è un´entità unica e complessa e non frammentato nei suoi singoli organi ed apparati. Questa competenza, basata su una vasta cultura medica, consente all´internista di affrontare casi con patologie complesse e con pluripatologia, che altrimenti richiederebbero l´intervento di più specialisti (cardiologo, pneumologo, gastroenterologo ecc.).

Gli internisti sono esperti della salute degli adulti e spesso di pazienti anziani con polipatologie croniche ad alto rischio di complicanze, che devono riunire esperienza e competenze a largo raggio ed essere anche in grado di concentrarsi, con relativa indipendenza dagli altri specialisti, su monopatologie e su problemi selezionati, di intervenire in situazioni acute, di gestire la fase cronica di recupero, di garantire il passaggio dall’ospedale alle cure ambulatoriali e domiciliari, di sviluppare competenze nell’area delle procedure. 

Il medico internista è l’unico ‘specialista’ capace di analizzare lo stato di salute di una persona nel suo complesso. Elementi propedeutici al corso di Medicina Interna sono le conoscenze di fisiologia, di farmacologia e di patologia sistematica d’organo delle malattie.

 

 

CENNI  STORICI

 

La medicina interna, accanto alla chirurgia e alla psichiatria, è un ramo prevalentemente terapeutico della medicina umana. Il termine medicina interna venne usato per la prima volta nel 1839 al Congresso degli Scienziati Italiani a Pisa per distinguerla dalla medicina esterna, la chirurgia. Si occupa di Prevenzione, Diagnosi, Terapia non chirurgica di tutti gli organi e sistemi "interni" come l’apparato respiratorio, l’apparato cardiovascolare, l’apparato digerente, i reni, il sangue e gli organi formativi del sangue, il sistema metabolico ed il sistema di secrezione interna. Si occupa inoltre di malattie infettive, allergiche ed immunologiche e di malattie dell’apparato muscolo scheletrico e del tessuto connettivo.

Nell’ottobre del 1887 a Pavia viene fondata la Società Italiana di Medicina Interna  per iniziativa di un gruppo di clinici. In tale occasione fu redatto il relativo Statuto e nominata una "Commissione promotrice". così costituita: Prof. Guido Baccelli, Presidente; Proff. Arnaldo Cantani e Luigi Galassi, Vice-Presidenti; Prof. Edoardo Maragliano, Segretario; Prof. Eugenio Rossoni, Cassiere.  Il primo congresso si tenne dal 20 al 22 ottobre 1888 sotto la Presidenza del Prof. Guido Baccelli. 

Gli eventi che caratterizzano l´evoluzione –dal 1887 in poi- della scienza in generale e di quella medica in particolare possono essere distinti in tre gruppi principali di eguale importanza: 

1)l´immenso sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecniche;

2)la tendenza sempre più spiccata alla specializzazione;

3)il notevolissimo numero di nuove società scientifiche di medicina interna e di altre discipline mediche costituitesi nei vari paesi.

Il primo evento, rappresentato dall´enorme sviluppo delle conoscenze nel settore biomedico, è costellato di scoperte e risultati di grande rilievo nei vari settori scientifici. Ad esempio la scoperta dei raggi X, dell´adrenalina, dell´insulina, degli antibiotici, del codice genetico, della regolazione immunologica. È innegabile il fatto che i progressi scientifici e tecnici che l´uomo è riuscito a realizzare negli ultimi cento anni superano di gran lunga tutti quelli che gli era stato possibile realizzare nel corso dei diversi secoli precedenti. Naturalmente ciò è, in modo particolare, dovuto allo straordinario sviluppo delle scienze di base, specie dopo la 2ª Guerra Mondiale. Attualmente, peraltro, è in atto una vera rivoluzione biologica che, con il suo procedere inarrestabile, ha trasformato e trasformerà la vita dell´uomo, forse alla stessa stregua di come, quattro secoli prima, la trasformarono le scoperte di Galilei e di Newton. 

La rivoluzione medica in atto è in larga misura la conseguenza delle ricerche di ordine biologico che l´hanno preceduta e che continuano a svilupparsi, tanto che ora ci si esprime con il linguaggio della biologia molecolare o della patologia molecolare. Il termine biomedico, costituito dalla fusione tra i due elementi, lessicalmente di origine greca e latina, esprime efficacemente questo stato di correlativa dipendenza della medicina dalla biologia.

Allo sviluppo delle conoscenze in campo biomedico, hanno fatto seguito importantissimi progressi nel settore delle applicazioni cliniche, dovuti alle acquisizioni raggiunte attraverso l´investigazione clinica, i nuovi mezzi diagnostici e le migliori modalità di trattamento. 

Quando si parla di nuovi mezzi diagnostici il riferimento è rivolto ai procedimenti endoscopici, l´angiografia, l´uso degli isotopi, le tecniche radioimmunologiche ed immunoenzimatiche, l´immunoelettroforesi, l´immunofluorescenza, gli ultrasuoni, la tomografia computerizzata, la risonanza magneticonucleare, ecc. Ma specialmente nel campo della terapia il progresso è stato molto evidente. 

Nel 1928, trattamenti efficaci o misure preventive erano soltanto dell´ordine dal 5 al 10%, su 360 malattie, mentre già nel 1975 la proporzione è salita sino al 50-55% e continua ad ascendere anche oggi.  Una delle conseguenze più evidenti del progresso delle conoscenze è rappresentato dal fatto che l´incidenza delle malattie infettive, nei paesi a sviluppo più avanzato, è drasticamente diminuita in questi ultimi anni, così che la durata media della vita si è protratta da 45 a 75 anni ed oltre. A ciò è seguito un aspetto nuovo e particolare della Medicina Interna che oggi comprende non tanto le forme morbose acute, ma piuttosto quelle croniche, correlate pertanto con l´età, quali le malattie metaboliche, le malattie croniche cardiovascolari, le respiratorie, le gastroenteriche, le renali, le osteoarticolari, le malattie neoplastiche.

Un secondo evento, altrettanto importante, è costituito dalla tendenza sempre più spiccata verso le specializzazioni. Tendenza necessaria al progresso delle conoscenze, ma non va dimenticato che le specializzazioni sono pur sempre discipline "figlie" della Medicina Interna, provenendo in larga parte da questo grande tronco. Allo sviluppo della specializzazione ha contribuito, secondo l´opinione di alcuni studiosi americani, la notevole quantità di fondi attribuita alla ricerca dopo la 2ª Guerra Mondiale, che ha permesso a molti ricercatori nei reparti di medicina di dedicarsi a singoli, talvolta estremamente limitati, settori. Si sono venuti a creare, in altri termini, gruppi di specialisti nei dipartimenti di medicina interna. 

In stretto rapporto con l´eccezionale sviluppo della scienza in generale e di quella medica in particolare si è verificato, in Italia, come nel mondo, nel periodo 1887-1987, un fiorire straordinario di Società scientifiche, sia di Medicina Interna, sia di altre discipline, con lo scopo di raccogliere i cultori delle più diverse materie di ordine biologico e specialistico. 

L´espressione Medicina Interna sembra abbia avuto origine in Germania nel 1880, per indicare un campo della pratica medica nel quale si inserivano i concetti emergenti all´epoca nei settori della fisiologia, biochimica, batteriologia e anatomia patologica, con l´esclusione delle manifestazioni esterne delle malattie ed ovviamente di quelle che richiedevano metodi chirurgici di trattamento.  Il concetto si estese poi, oltre che in Europa, anche negli Stati Uniti d´America. 

Per quanto concerne l’evoluzione della complessa problematica sull´insegnamento della Medicina Interna si è in presenza della trasformazione delle cosiddette domande o motivazioni, sia sul piano istituzionale che sociale, e cioè del cambiamento della società contemporanea. Si rende necessaria una nuova figura di medico, correlata alla rivoluzione medico-biologica ed alle sue conseguenze sociali. Secondo tale orientamento la professione del medico non si può svolgere ed esaurire soltanto in un rapporto diretto medico-paziente, con attenzione limitata alla cura della malattia. Essa deve, infatti, evolversi verso un tipo di professionalità che vada oltre l´individuale inserendosi in un campo istituzionale più vasto, quello cioè del Servizio Sanitario Nazionale. Questo comporta l´assunzione di una responsabilità pubblica della salute, correlata alle singole organizzazioni locali della società - Provincia, Comuni e Regioni -, alle esigenze della prevenzione delle malattie, nonchè alla profonda trasformazione della domanda sociale della Medicina,  sempre più vicina ai problemi delle tossicodipendenze, delle malattie professionali, degli infortuni sul lavoro, delle malattie da inquinamento, della medicina geriatrica, ecc. 

Il rapido progresso della Medicina come scienza, e la profonda evoluzione della Società italiana hanno condotto all´esigenza di un sostanziale rinnovamento del curriculum degli studi medici. Secondo gli esperti del settore ed i difensori della professione nel corso di questi centodieci anni, la Medicina Interna ha dovuto combattere con impegno per mantenere la sua individualità e la sua autonomia affrontando tre successivi grandi ostacoli. Essi sono stati nell´ordine: in un primo tempo (all´inizio del secolo) la preponderanza dell´ anatomismo clinico; in un secondo tempo, la valorizzazione della Microbiologia e Chimica Biologica; in un terzo periodo lo sviluppo delle specializzazioni. 

Si può affermare che la Medicina Interna ha superato fino ad ora le numerose difficoltà che si sono presentate.

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA’ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

 

E’ una specializzazione medica che approfondisce lo studio sulle patologie di tutti gli organi di un individuo (cuore, polmoni, reni, fegato ecc). L’internista (il medico specialista in Medicina Interna) conosce quindi tutte le più importanti malattie dei singoli organi. Di conseguenza, un elemento distintivo della Medicina Interna è quello di rendere il medico che ne è specialista, capace di inquadrare correttamente uno o più sintomi accusati dal paziente (per esempio un dolore al torace può essere sì dovuto al cuore, ma anche al polmone, all’esofago ecc.), oltre ovviamente ad avere le dovute competenze per una corretta impostazione degli esami da richiedere e per prescrivere la cura più adeguata. Un altro elemento distintivo della Medicina interna è quello di diagnosticare e curare da un lato pazienti affetti da una malattia che colpisce più organi (come fanno lo scompenso cardiaco, il diabete, l’ipertensione), dall’altro pazienti che hanno contemporaneamente più di una malattia (evento questo che è sempre più frequente soprattutto nelle persone anziane). Quando è necessario sarà lo stesso internista ad indirizzare il malato verso medici di un singolo settore (ad esempio chirurgo, ematologo, cardiologo). Potremmo quindi paragonare il medico internista ad un regista che tiene insieme le fila del paziente, valorizzandone la sua unicità.

Dopo aver conseguito la laurea in medicina e chirurgia è possibile specializzarsi in medicina interna. Corso di laurea della durata di 5 anni organizzato presso i seguenti Atenei:

Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogrado, Bologna, Verona, Padova, Roma Cattolica Sacro Cuore, Brescia, Un. Politecnica delle Marche con sede ad Ancona, Catania, Modena e Reggio Emilia, Bari, Roma La Sapienza, Roma Campus Bio – Medico, Seconda Università degli studi di Napoli, Pisa, Palermo, Udine, Perugia, Napoli Fededico II, Cagliari, Firenze, Perugia, Torino, Milano S. Raffaele, Milano Bicocca, Siena, Chieti, Università degli studi di Milano, Messina, Genova, Roma Tor Vergata, Teramo, Catanzaro, Foggia, Università dell’Insubria con sede a Como e Varese.

 

International College of Internal Medicine

La International College of Internal Medicine è una organizzazione mondiale di medici internisti e scuole professionali, con l´obiettivo di unire e integrare tutte le Istituzioni che hanno a che fare con la Medicina Interna e gli specialisti di diversi paesi.

 

 

PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

 

Oggi la Medicina Interna Ospedaliera, presente in tutti gli Ospedali d´Italia, è composta da oltre 1300 Unità Operative complesse, ricovera 1.450.000 pazienti (circa il 16% di tutti i ricoveri). 

Svolge un ruolo insostituibile nei piccoli e grandi Ospedali e rappresenta per l´80% dei pazienti l´interfaccia con la società civile. Il continuo e positivo innalzamento della vita media, si accompagna ad un notevole aumento delle patologie croniche, Diabete Mellito, Ipertensione Arteriosa, Scompenso cardiaco, BPCO, Malattie Oncologiche, malattie Neurologiche degenerative, malattie reumatiche, etc. La difficoltà della gestione di pazienti complessi e polipatologici rappresenta una vera emergenza. Il malato afflitto da 3 o 4 patologie croniche necessita di una visione olistica e di una complessità assistenziale che solo l´internista potrà dare. Gli over 65 sono circa il 20% della popolazione (i grandi vecchi con più di 80 anni sono quasi 3 milioni) e la loro salute è spesso compromessa da più patologie croniche (che richiedono attenzione e cure continue). 

Purtroppo negli ultimi anni l´assistenza ha visto continui tagli di posti letto ospedalieri (senza la parallela realizzazione di strutture di supporto a livello territoriale), corsie di medicina interna sempre affollate (vi affluisce l´80% di chi transita dal Pronto Soccorso) e malati ricoverati in appoggio presso altri reparti con tutti i rischi legati a forme di assistenza non ottimali. La realtà attuale (soprattutto al sud Italia) vede in corsia turnover stressanti e, sul territorio, un medico di famiglia solo ed a disagio con i suoi anziani affetti da tante patologie spesso di difficile gestione.

 

 

TRATTATO DESCRITTIVO

 

La medicina interna (accanto alla chirurgia e alla psichiatria) è un ramo prevalentemente terapeutico della medicina umana. Il termine medicina interna venne usato per la prima volta nel 1839 al Congresso degli Scienziati Italiani a Pisa per distinguerla dalla medicina esterna, la chirurgia. 

Si occupa di:

- Prevenzione, l´insieme di azioni finalizzate ad impedire o ridurre il rischio, ossia la probabilità che si verifichino eventi non desiderati. Gli interventi di prevenzione sono in genere rivolti all´eliminazione o, nel caso non la stessa non sia concretamente attuabile, alla riduzione dei rischi che possono generare dei danni;

- Diagnosi, riconoscere una malattia (categoria) in base a dei sintomi o dei "segni" (fenomeni), i primi manifestazioni soggettive presenti nel paziente, i secondi evidenti anche al medico. L´insieme dei sintomi e segni di cui alcuni specifici detti patognomonici ed altri più o meno generici, caratterizza il quadro clinico di una malattia. L´insieme dei metodi di diagnosi si chiama diagnostica. La diagnostica è detta "strumentale" quando si avvale di apparecchiature o strumenti particolari (come accade in ecografia, endoscopia, radiologia, ecc.) o "clinica" (dal greco klìne, letto) quando si basa sull´esame diretto del paziente da parte del medico.

Il procedimento diagnostico è articolato in momenti diversi:

Anamnesi: indagine sulla storia clinica del paziente che viene interrogato direttamente o desunta dal racconto dei familiari. Serve a raccogliere i dati riguardanti i precedenti familiari e personali oltre che quelli fisiologici e patologici sia remoti che recenti;

Semeiotica: esame del paziente alla ricerca dei sintomi e dei segni presenti. In questa fase il medico si avvale delle classiche manovre di ispezione (di cute, mucose, ecc.), palpazione (dell´addome, ecc.), percussione (del torace, ecc.) e della auscultazione (del cuore, del torace, ecc.);

Valutazione del quadro clinico e comparazione analogica dello stesso a quelli di malattie caratterizzate dai medesimi segni e sintomi;

Diagnostica differenziale: discriminazione tra le patologie analoghe che vengono progressivamente eliminate in base alla presenza o assenza di altri sintomi e segni. In questa fase risultano determinanti le indagini strumentali;

Una volta raggiunta la certezza di una diagnosi è possibile stabilire se quella malattia è curabile e con quale tipo di terapia: farmacologica, dietetica, chirurgica, ecc. Soltanto a questo punto, conoscendo la malattia, il suo abituale decorso, le complicanze cui può andare incontro e soprattutto le condizioni generali dell´organismo del paziente, è possibile formulare la prognosi, ovvero un giudizio di previsione su quello che sarà il probabile esito dell´evento patologico.

In generale la prognosi è migliore quanto più precocemente viene svelata la malattia, perché nei casi in cui è possibile una terapia, e che sono fortunatamente la maggioranza, questa ha la possibilità di incidere più efficacemente. Ciò vale in particolare per i tumori maligni, per i quali è accertato che una diagnosi precoce può modificare significativamente in senso favorevole la prognosi. Meglio ancora quando la diagnosi viene fatta prima ancora che la malattia dia segni e sintomi evidenti al paziente o al medico. Questa diagnosi formulata in fase preclinica è legata esclusivamente ad indagini strumentali, che per questo motivo vengono largamente impiegate negli screening. Tra queste, sono di particolare rilevanza la mammografia, radiografia del seno, la gastroscopia e colonscopia, indagini endoscopiche e quelle ecografiche.

Terapia non chirurgica,  solitamente segue una diagnosi e si occupa del trattamento di malattie e ferite, dei metodi usati per la loro guarigione e per alienarne i sintomi. Le terapie sono misure aventi lo scopo di riportare uno stato patologico a uno stato sano o rendere sopportabile la manifestazione di sintomi disagevoli. 

 

La medicina interna si occupa sostanzialmente di tutti gli organi e sistemi "interni" come:

Apparato respiratorio: Pneumologia 

Apparato cardiovascolare: Cardiologia 

Apparato digerente: Gastroenterologia 

Reni: Nefrologia 

Sangue e organi formativi di sangue: Ematologia 

Sistema metabolico 

Secrezione interna: Endocrinologia 

Malattie infettive: Infettivologia 

Malattie allergiche e immunologiche: Immunologia clinica, Allergologia 

Malattie dell´apparato muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo: Reumatologia. 

 

La riforma italiana e la nascita dell’ECM

La riforma Bindi della Sanità (Decreto legislativo 229 del 1999) ha introdotto il sistema italiano di Educazione continua in medicina (Ecm) che effettivamente è stato avviato dal 1° gennaio 2002. L´Ecm comprende l´aggiornamento professionale e le attività finalizzate a migliorare le competenze, le abilità cliniche, le conoscenze tecniche e manageriali dei professionisti sanitari. 

- Chi riguarda

L´ECM riguarda tutti gli operatori sanitari: medici, infermieri, tecnici - dipendenti o libero professionisti - che lavorano per strutture pubbliche o private accreditate dal Servizio sanitario. 

Sono esclusi dall´obbligo di frequenza coloro i quali stanno frequentando corsi di formazione post-base (master, scuole di perfezionamento, anche all´estero), sono in gravidanza o prestano il servizio militare. L´ECM consiste nella partecipazione a iniziative volte al fine di migliorare quelle che il decreto definisce caratteristiche fondamentali per l´operatore sanitario: il possesso di conoscenze teoriche aggiornate (il sapere), il possesso di abilità tecniche o manuali (il fare), il possesso di capacità comunicative e relazionali (l´essere). 

- Le attività 

Le attività formative dell´ECM, possono essere di tipo didattico teorico o attività pratiche e possono essere promosse da vari soggetti, quali Società Scientifiche, Società professionali, Aziende Ospedaliere, strutture specificamente dedicata alla Formazione in campo sanitario, etc. che si siano registrate al progetto E.C.M. come organizzatori di eventi formativi. 

Per evitare conflitti di interesse, non possono organizzare attività formative accreditabili: la Regione, soggetti o associazioni che rappresentino i partecipanti agli eventi formativi, le imprese commerciali attive nel settore sanitario, neppure attraverso società partecipate o comunque collegate. Questi soggetti possono, tuttavia, collaborare con le Aziende sanitarie, le Università e le altre Istituzioni del Servizio sanitario nazionale alla organizzazione e al finanziamento dell´offerta formativa. Si possono individuare due grandi categorie di attività di formazione: quelle residenziali e la formazione a distanza.  

- La formazione residenziale 

Le attività di formazione residenziale prevedono una presenza fisica dei discenti sul luogo di formazione e possono essere: 

congressi/simposi/conferenze/seminari 

tavole rotonde 

conferenze clinico-patologiche volte alla presentazione e discussione epicritica interdisciplinare di specifichi casi clinici 

consensus meetings inter-aziendali finalizzati alla revisione delle statistiche per la standardizzazione di protocolli e procedure operative ed alla pianificazione e svolgimento di attività legate a progetti di ricerca finalizzata 

corsi di formazione e/o applicazione in materia di costruzione, disseminazione ed implementazione di percorsi diagnostico-terapeutici 

corsi di aggiornamento tecnologico e strumentale 

corsi pratici finalizzati allo sviluppo continuo professionale 

progetti formativi aziendali 

corsi pratici per lo sviluppo di esperienze organizzativo-gestionali 

frequenze cliniche con assistenza di tutore e programmi formativi presso una struttura assistenziale 

corsi di aggiornamento 

corsi di addestramento 

tirocini/stages/frequenze presso strutture assistenziali o formative 

tirocini/stages/frequenze con metodiche tutoriali presso una struttura assistenziale o formativa 

 

Nuovi modelli ospedalieri

Dal maggio del 2010 Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sono le tre regioni nelle quali il modello dell´intensità di cura per gli anziani con pluripatologie è già effettivo, con la riorganizzazione interna degli ospedali esistenti, leggi appositamente studiate e la progettazione ad hoc delle strutture nuove. A Bologna, al congresso Fadoi, Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, si è parlato anche della prossima inaugurazione (agosto) dell´ospedale modello di Legnano: nessuna divisone in reparti, il paziente verrà preso in carico dal medico internista, che chiamerà di volta in volta lo specialista per vedere il paziente e aiutarlo, evitandogli così la "sindrome Ulisse", vagare di reparto in reparto in cerca dello specialista.

 

La Carta dei diritti fondamentali di Nizza

Incorporata nella neonata Costituzione Europea è la base della definizione dei quattordici concreti diritti dei pazienti attualmente a rischio: il diritto a misure di prevenzione, all’accesso, alla informazione, al consenso, alla libera scelta, alla privacy e alla confidenzialità, al rispetto del tempo dei pazienti, all’osservanza di standard di qualità, alla sicurezza, alla innovazione, a evitare sofferenze e dolore non necessari, a un trattamento personalizzato, al reclamo, al risarcimento. Questi diritti sono legati anche a numerose dichiarazioni e raccomandazioni internazionali, emanate sia dalla Organizzazione mondiale della sanità che dal Consiglio d’Europa. Essi riguardano standard organizzativi e parametri tecnici, così come modelli professionali. Ogni sistema sanitario nazionale dei paesi della Unione europea si presenta in modo differente con riguardo ai diritti dei pazienti. Essi possono avere carte dei diritti dei malati, specifiche leggi, regolamenti amministrativi, carte dei servizi, istituzioni come il difensore civico, procedure come quelle conciliative. Altri possono non avere niente di tutto questo. In ogni caso, la Carta può aumentare il livello di protezione dei diritti dei malati e dei cittadini nei differenti contesti nazionali e può inoltre essere uno strumento per una armonizzazione dei sistemi sanitari nazionali che favorisca i diritti dei pazienti e dei cittadini. Ciò è della massima importanza, specialmente in relazione alla libertà di movimento all’interno della Unione europea e al processo di allargamento di essa.

La Carta è offerta all’attenzione della società civile, delle istituzioni nazionali ed europee e di chiunque altro sia nella condizione di contribuire, con azioni od omissioni, alla tutela o alla violazione di questi diritti. A causa della sua connessione con la attuale realtà europea e alle linee di tendenza presenti nei servizi sanitari, la Carta potrà essere sottoposta a future revisioni e potrà essere modificata nel corso del tempo. La messa in opera della Carta sarà affidata primariamente a quelle organizzazioni di cittadinanza attiva che operano per i diritti dei pazienti al livello nazionale. Essa richiederà anche l’impegno dei professionisti della sanità, così come dei manager, dei governi, dei corpi legislativi e di quelli amministrativi.

   

 
Il presente sito utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo. Clicca qui per prendere visione dell'informativa.