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medicina legale

medicina legale

La medicina legale si occupa dei rapporti tra la medicina e la legge, insieme alla medicina sociale fa parte della medicina pubblica.

Si suddivide in medicina giuridica, che si occupa dell´evoluzione del diritto, dell´interpretazione delle norme e della loro applicabilità dal punto di vista medico e in medicina forense, che utilizza la medicina al fine di accertamento di singoli casi di interesse giudiziario.

CENNI STORICI

La medicina legale ha seguito il processo evolutivo delle conoscenze mediche e, con il formarsi di stati organizzati dotati di leggi e norme, questi attinsero alla medicina per trarre nozioni utili per la loro legislazione. Prime tracce di medicina legale si riscontrano a partire dal 2700 a.C. in Egitto. In Mesopotamia il codice di leggi dei Sumeri (2500-1950) prevedeva risarcimenti in caso di lesioni personali. Famosissimo il babilonese Codice di Hammurabi (1728-1686), che affermava tra l´altro il principio della responsabilità professionale in caso di morte o lesione; ad esempio vi si legge, nel paragrafo 218, che “Se un medico ha eseguito un difficile intervento col coltello di bronzo ed ha provocato la morte del soggetto, gli si tagli la mano”. Presso gli Ebrei, sia nelle leggi di Mosè che in quelle successive del Talmud, si riscontravano nozioni medico-legali e severe leggi in tema di igiene pubblica. Nell´antica Grecia, dominata dalla figura di Ippocrate, nascono i principi di Etica medica e di Deontologia.

- L’Epoca Romana

La civiltà romana dell´epoca regia e imperiale, propensa com´era a stabilire leggi e a regolare, in base a testi legali, l´andamento dei suoi cittadini, accettò queste usanze e ne creò delle nuove; così furono stabilite regole ben precise che dovevano essere osservate nella elezione dei pontefici, allo scopo di stabilire se essi fossero idonei al loro ufficio.

Come è naturale, le questioni medico-legali vennero occasionate particolarmente dai casi di morte sospetta di veneficio, dalle questioni concernenti il parto, la gravidanza, la verginità, da quesiti insomma che richiedevano, per essere risolti, una conoscenza di anatomia, di fisiologia e di patologia, quale essa potesse essere rispetto ai tempi. Roma, più delle altre civiltà, cosciente del valore delle leggi, pretese che alla conoscenza delle questioni legali e del procedimento secondo il diritto civile e penale, fosse unita la conoscenza delle questioni mediche. Per essere più esatti, se non si ebbe nella medicina romana una specializzazione vera e propria di medicina legale, nelle leggi romane furono numerosi gli argomenti che richiedevano conoscenze mediche. Malgrado tanto discernimento di giudizio, non si può parlare di una medicina legale romana in senso dottrinario, perché, così agendo, Roma non faceva conto dei medici (che ancora non aveva) in tema legale, ma faceva rientrare i legali in questioni sanitarie pubbliche. È naturale che, in questo modo, medicina legale e polizia medica venivano spesso a integrarsi a vicenda, poiché anche quest´ultima rientrava nell´ordine della legge. Molti argomenti sono stati prima accennati: tali per esempio le leggi che riguardavano le donne gravide e quelle che riguardavano le puerpere. La decisione della vitalità del feto, nelle cause d´aborto e la punizione di esso erano contemplate nella legge Cornelia. Questa stessa legge decretava la pena capitale per coloro che sostituissero il neonato e prescriveva una prova per accertare la gravidanza. Gli accertamenti praticati per gli stati di gravidanza erano eseguiti da donne (le obstetricae) e avevano somma importanza per i riguardi legali in caso di controversie civili, come lo scioglimento di matrimonio. Particolare importanza aveva il giudizio medico nei sospetti di avvelenamento. Tuttavia la perizia per giudicare delle possibilità di veneficio era quanto mai rudimentale ed ingenua: ad esempio, uno dei maggiori elementi di giudizio era fondato sulla convinzione che il cuore dei morti avvelenati non bruciasse nelle fiamme del rogo. La legge Aquilia, invece, stabiliva le modalità per decidere la consapevolezza dell´assassinio, richiedendo esclusivamente al medico se la morte del ferito poteva attribuirsi a causa indipendentemente dalla ferita o se questa ne era stata la ragione unica. Un esempio di referto medico legale passato alla storia fu quello del medico Antistio il quale, esaminando il cadavere di Cesare crivellato da molteplici ferite, stabilì che di tutte una sola era stata mortale.            

Gli argomenti legali, interessanti la medicina, erano costituiti dalla perizia di lesioni per mutilazioni praticate talora per sfuggire all´obbligo militare. Le perizie mediche in tempi più progrediti non si limitarono solo ai danni prodotti nella persona, ma si estesero persino ai danni psichici che eventualmente avesse potuto ricevere la vittima.

- Galeno

Estesi erano dunque gli argomenti medici contemplati nelle leggi romane, ma con tutto ciò non sorse il bisogno di costituire una speciale branca di medicina forense che prendesse in considerazione questo complesso di cognizioni e di richieste da parte dei testi legali. Galeno fu il primo ad avere, nella sua molteplice produzione, qualche allusione a quesiti di medicina forense. E fu proprio a lui, Galeno, che viene attribuito il primo libro di materia medico-legale, sia pure limitato ad un solo argomento: il De quomodo morborum simulantes sint deprehendendi. Esso tratta, come annuncia il titolo, delle simulazioni delle malattie, o patomimia. Questa eventualità si avverava in caso di schiavi che simulavano malattie inesistenti per esimersi da uffici gravosi. "Per molte ragioni gli uomini simulano di essere malati", dice il grande medico di Pergamo, "Sembra dunque lecito che il medico sia in grado di scoprire il vero in tutti i casi simili. E gli ignoranti credono che a lui non sia possibile poter distinguere quelli che simulano da coloro che dicono la verità". Su questo tema egli continua nello studio dei mali simulati, prendendo in esame le forme flemmonose, le infiammazioni cutanee, le forme erisipelatose, ma in particolar modo le emottisi, mettendo in evidenza la possibilità che qualcuno possiede di sputare sangue, richiamando questo da parti prossime alla bocca, senza essere affatto malato di polmoni. In tal modo Galeno ebbe agio di dimostrare la sua perizia e l´acume della sua osservazione anche in un campo che, fino allora, poteva esser detto vergine, ponendosi a capolista di una serie di futuri osservatori e scrittori. Galeno fu il primo a fare un tentativo di riunire le notizie che possono concernere la medicina legale, riguardo alla simulazione delle malattie. Notizie sparse di medicina legale si trovano anche nel Medioevo, ma siamo ancora ben lontani dal poter parlare di un corpus di questa disciplina. 

- Il Medioevo

Pur non essendo un´opera specializzata allo scopo, i primi documenti medievali aventi contenuti di rilevanza medico-legale sono le Decretali di Papa Gregorio IX. Questo Pontefice incaricò Raimondo di Pennaforte, salito poi all´onore degli altari, di raccogliere le cinque collezioni di decreti già emanate dai papi precedenti in un solo volume che ebbe appunto il titolo di Decretali, la cui promulgazione avvenne nel 1237. Dalla lettura di esse si apprende, ad esempio, che venivano interpellate le ostetriche per decidere lo stato di verginità, e che queste venivano punite se non eseguivano il loro mandato secondo coscienza. Nelle stesse Decretali è detto che le ispezioni, in genere, dovevano essere eseguite ripetutamente, e da periti onesti e probi. Un argomento legale di particolare importanza, sia dal lato civile che da quello religioso, concerneva la validità del matrimonio e la possibilità del suo annullamento. Connesso con questo argomento è quello dell´impotenza virile, che viene trattata col titolo De frigidis et maleficiatis et impotentia coeundi. "Frigidi" erano detti gli impotenti riconosciuti tali per cause naturali, mentre "maleficiati" erano coloro che si supponevano vittime di maleficio o di azione diabolica. Altri argomenti interessanti il nostro tema furono quelli riguardanti la legittimità dei figli, per diritto di figliolanza legittima o bastarda. Anche allora fu la legislazione penale, ancor più di quella civile, ad aver bisogno di ricorrere al consiglio del medico: così, infatti, accadeva casi di morte sospetta e, specialmente, in sospetto di veneficio. Quando la vittima era stata uccisa da ferite, veniva chiamato il medico per stabilire la mortalità delle lesioni prodotte dal feritore. In alcuni casi si chiedeva al medico se l´imputato poteva sopportare gli strazi della tortura senza correre pericolo di vita, dato che, prima della sentenza, si poteva tormentare l´imputato, ma non lo si poteva uccidere. Così pure potevano essere chiamati a giudizio i medici allorché si trattasse di stregoneria o malefìci, campo nel quale però il soprannaturale cedeva sempre di fronte alla ipotesi di cause naturali. Il giudizio per il risarcimento di ferite o percosse era spesso molto semplice ed escludeva, a volte, la perizia medica. Ad esempio, nella legislazione germanica, all´epoca dell´invasione dei barbari, in caso di ferita con frattura, si estraevano i frammenti ossei e si lasciavano cadere su di uno scudo metallico: se il rumore era percepibile a dodici passi, il ferito veniva indennizzato in una determinata misura; in caso contrario, l´indennizzo era ridotto alla metà. Nelle leggi di Rotari, una ferita del cuoio capelluto veniva indennizzata con sei soldi, mentre una frattura ne comportava dodici: è evidente pertanto che in questo caso occorreva la perizia di un medico. Altre volte la pena era proporzionata al danno estetico: nella stessa legislazione barbarica, la rottura di denti "che appaiono nel riso" si pagava sedici soldi; in caso contrario, otto. Nelle leggi di Teodorico le ferite erano computate a seconda che il sangue colasse o no per terra, se era accompagnata da frattura, se "transpunxerit aut intra costam plagaverit", se ledeva o asportava organi dei sensi, ascendendo fino a cento soldi di pena. Così pure era punito il veneficio e la fattura, in diversa misura: col rogo e confisca dei beni, in caso di morte della vittima, con multa di 100 soldi o con il taglio di una mano, o l´avulsione di un occhio, se la vittima rimaneva "insanis vel demens"; in questi casi la decisione spettava a due medici e se i pareri erano discordi, se ne aggiungeva un terzo. A Pisa il nome del medico da inviare a fare la perizia veniva estratto tra tutti quelli esercenti nella città, e gli era corrisposta una paga da 5 a 20 soldi, in città, e da 10 a 20, fuori. Altre volte, invece, il medico non appare quale perito delle ferite e sembra piuttosto  che fosse il giudice ad osservare quante ferite fossero state inferte e da quali uscisse il sangue. Infine il medico veniva chiamato in giudizio a decidere della diagnosi di lebbra. Di solito i Principi dettero importanza al referto del medico e lo dichiararono apertamente nelle loro leggi; Carlo Magno, dopo le dominazioni gote e longobarde, fu il primo ad insistere su questo argomento.

In questo modo trascorse, in tutto il Medioevo, la vita di quella parte della scienza che dovrà chiamarsi medicina legale, e solo nel XVI secolo dovrà apparire il primo segno evidente di una sua maggiore organizzazione. Nello stesso ambito possono essere considerati anche i protomedicati, i quali avevano funzioni medico-legali, o meglio, di legislazione sanitaria.

- Il Rinascimento

Abbiamo già visto nel Medioevo che spunti di medicina legale si erano affacciati, sia pure imperfetti e sporadici, nel campo dell´arte sanitaria. Nel Rinascimento questi spunti prendono maggiore consistenza e si inquadrano meglio in limiti più definiti. Il chirurgo francese Ambrogio Paré ebbe, nella sua vasta opera, qualche spunto di questa materia, tanto che alcuni storici vorrebbero riconoscerlo come primo scrittore di materia medico-legale. In verità egli scrisse alcuni capitoli sulla verginità e sulle asfissie, che possono offrire qualche interesse medico-legale: materia però da riconoscere insufficiente per fare del Paré un precursore di questa specialità. Così pure, a semplice titolo di curiosità, possono essere ricordati gli scritti di Jacques Guillemeau (1550-1613) e i due trattati sui mostri e sul parto ottimestre di Federico Bonaventura, giureconsulto di Urbino, che per il primo affermò la vitalità del feto di otto mesi, contro la comune asserzione. Ma nessuno di questi scritti può avere un reale valore fondamentale per la materia.

- Gianfilippo Ingrassia 

Tra la fine del XVI secolo e il principio del XVII, per una strana coincidenza di studi e per un susseguirsi di opere, si ha una fioritura di scritti medico-legali che, in meno di cinquant´anni, costituiscono una vera base di partenza alla specialità. Fu l´anatomico Gianfilippo Ingrassia, medico ricercatissimo, il primo ad occuparsi, con molto fondamento, di medicina legale. Egli scrisse un´opera dal titolo Methodus dandi relationes che era già pronto per la stampa fino dal 1568. Disgraziatamente non venne mai pubblicato e solo ai nostri tempi, precisamente nel 1914, il manoscritto riesumato venne dato alla stampa. In esso è trattato il tema delle mutilazioni, delle perizie per esonerare dalla tortura, il modo di esaminare i deformi e gli avvelenati, le disposizioni e i provvedimenti da usarsi per i lebbrosi, sia che dovessero essere espulsi dalla città, sia che dovessero essere chiusi in casa o che non dovessero essere ammessi ai pubblici ritrovi. Infine viene trattato il tema dell´impotenza sessuale e del maleficio, quello della primogenitura in caso di parti gemellari o plurigemellari. 

A quest´opera Ingrassia aggiunse il libro intitolato Constitutiones et capitula nec non jurisditiones regii protomedicati offici, che serve per indicare la figura del medico forense. Quest´opera veramente può dirsi fondamentale, in senso cronologico sia per la varietà di argomenti che essa tratta, sia per la competenza dell´autore. Unica riserva che devesi giustamente osservare per quel che riguarda il suo valore effettivo, consiste nella constatazione della scarsa diffusione che essa ebbe a suo tempo.

- Giovanni Battista Codronchi

Un altro tentativo di trattato medico-legale nacque in quell´epoca medesima per opera di Giovanni Battista Codronchi (1547-1628), medico imolese che terminò religiosamente la sua vita vestendo l´abito ecclesiastico a 70 anni. Fu autore assai noto di deontologia ed etica medica, avendo scritto in questo tema il libro De Christiana ac tuta medendi ratione (1591) e Casi di coscienza pertinenti a medici principalmente ed anco a infermieri a sani, ecc. (1589).

Lo scritto veramente interessante ha però il titolo De morbis veneficis ac de veneficiis libri quatuor in quibus non solum certis rationibus veneficia dari demonstrantur sed eorum species causae signa et effectus nova metoda aperiuntur. Esso venne pubblicato in Venezia nel 1595. Opera da citare non tanto per la qualità del contenuto, quanto perché in esso si trova il germe di un futuro ampliamento e svolgimento. Lo stesso Codronchi scrisse un´altra opera di interesse medico-legale dal titolo Methodus testificandi nella quale si intravede, più che non si possa nettamente stabilire, un vasto piano di medicina forense ancorché fosse soltanto allo stato di intuizione.

Siamo ancora però lontani dal poter affermare che la medicina legale si sia nettamente staccata dalla medicina generale. Essa infatti non è ancora costituita e sono sempre i medici generali che applicano la loro attività ad argomenti concernenti i quesiti forensi. Opere più complete di medicina legale furono pubblicate nel secolo seguente, gli autori delle quali cronologicamente appartengono sia al secolo XVI che al XVII.

- Paolo Zacchia - Il Gigante della Medicina Legale

Paolo Zacchia nacque a Roma nel 1584. Fin dal 1621 aveva cominciato a pubblicare le sue Quaestiones medico-legales. Nel 1644 fu nominato archiatra e protomedico degli Stati Ecclesiastici. D´intelligenza eclettica, fu anche scrittore di versi e di musica, nonché pittore. Otre alle Quaestiones medicolegales (Roma, 1621-1650) scrisse Il vitto quaresimale (Roma, 1637) e il De Malis hipocondriacis (Roma, 1639). L´opera sua principale ha il titolo Quaestiones medicolegates in quibus eae materiae medicae quae ad legates facultates pertinere videntur, pertractantur et resolvuntur (Roma 1621-1665; Amsterdam 1650). Il titolo esplicativo e dettagliato, come era l´uso del tempo, spiega a sufficienza il contenuto del testo. In esso si osservano esaurientemente tutte le materie mediche che concernono le questioni legali.  L´opera è divisa in nove libri, complessivamente di un migliaio di pagine, le quali esauriscono l´argomento della medicina legale in ogni sua particolarità. Le affermazioni sono tutte fatte in base all´autorità dei più noti teologi, giureconsulti, medici e filosofi. Ogni libro tratta di un argomento determinato e si divide in più "titoli" i quali sono una specie di paragrafi, suddividenti l´argomento nelle sue varie parti. Ogni titolo, a sua volta, si divide in un numero variante di questioni (da 5 a 25) che contemplano particolarmente l´argomento nelle varie forme in cui esso si può presentare nella pratica comune.

Il primo libro tratta delle varie età, del parto legittimo e vitale, della gravidanza, della superfetazione, della morte per causa del parto, della somiglianza o meno dei nati.

Il secondo tratta delle varie malattie mentali, aggredendo la spinosa questione degli indemoniati ed esponendo in essa ragionevoli argomenti che sono un principio dei più moderni concetti su questo genere di malattie. Si passa poi a considerare i veleni, i venefici e tutto ciò che ad essi concerne.

Il terzo libro tratta dell´impotenza coeundi et generandi, delle simulazioni di malattie, della peste e del contagio.

Il libro quarto tratta dei miracoli, della verginità e dello stupro.

Il quinto libro parla del digiuno e della quaresima, delle ferite, della debolezza e mutilazione delle membra.

Il sesto libro parla degli errori medici punibili dalla legge, delle pene e delle torture, della precedenza tra medico e giureconsulto.

Il settimo libro si occupa dei mostri, se debbono essere considerati vitali e in quale considerazione debbano essere tenuti; degli offici divini, del debito coniugale, delle stimmate dei maghi, intrattenendosi sul quesito della loro natura e se possono essere prodotte artificialmente.

Il libro ottavo tratta delle "irregolarità" e cioè delle malattie che impediscono l´ordinazione sacerdotale e la clausura.

II libro nono riporta sessanta consigli e responsi, quali esempi pratici di quanto era già stato stabilito nei vari processi e nelle diverse contingenze presentatesi alla pratica comune.

Rappresentando l´opera dello Zacchia la parola del medico nel giudizio legale, ma, nello stesso tempo, non potendosi mettere in aperto contrasto verso le leggi stesse, è chiaro che l´autore, anche se avesse avuto un criterio di giudizio totalmente contrario a quello vigente nella sua epoca, non avrebbe trovato campo di esporlo in un´opera che doveva rappresentare la parola ufficiale in materia. Tuttavia, assai sovente fa capolino la giusta intuizione di taluni campi che, solo più tardi, dovranno essere più chiaramente illuminati. Tale, per esempio, il giudizio dell´autore sulla possessione diabolica, nel quale egli trova una specie di compromesso tra scienza e fede religiosa, compromesso che gli fa affermare essere gli umori melanconici i più adatti ad attirare l´ospite infernale.

Nella sua opera, anche negli argomenti che erano frutto immediato dei tempi, lo Zacchia porta una certa serenità di giudizio, quando non dimostra una chiara intuizione delle future concezioni patologiche.

Tutte le questioni sono trattate con sicura e profonda conoscenza dell´argomento, basata sulla testimonianza dei più celebri medici e giureconsulti nonché sulla esperienza pratica, vastissima, dei singoli casi. Non vi fu libro che riscuotesse maggiore plauso e maggiore fiducia: Haller, dopo circa un secolo e mezzo, ne parlava ancora e ne scriveva con vero entusiasmo, e Portal chiedeva che fosse ancora usato come testo in tutte le università di Francia; Pasteur lo lodava per la profonda erudizione.

- XVII secolo : scienza, giustizia e tortura.

Altri autori si occuparono, sebbene in minor misura e con minore importanza, dello stesso argomento; tale, per esempio, Roderico de Castro, portoghese, nato a Lisbona nel 1546 e morto in Amburgo, nel 1627, dopo essere stato insegnante di filosofia e medicina in quella città fin dal 1596. Egli fu autore di un trattato Medicus politicus seu de oficiis medicopoliticis che fu pubblicato nel 1614 e nel quale egli espone il compito del medico chiamato a stendere le perizie di cui riporta la formula.

Un altro che si occupò di argomento medico legale fu Giovanni Bohn (1640-1718) il quale, in Germania, nel 1689 pubblicò un libro sull´esame delle ferite mortali, trattando tale soggetto in maniera veramente scientifica. Egli ebbe anche il merito di prescrivere il procedimento nelle autopsie medico-legali, nelle quali richiese che si procedesse all´apertura di tutte le cavità. Come si è visto, molteplice era l´ingerenza del medico negli argomenti legali; ma uno di questi, forse più degli altri può attirare la curiosità: l´ufficio che il medico aveva nella esecuzione degli atti della cosiddetta "giustizia". E noto infatti, che, durante i processi, i giudici si potevano valere, come in realtà si valevano, della tortura per conoscere, o credere di conoscere, dall´imputato la verità che, appunto per il dolore, veniva troppo spesso falsata. Orbene, nell´applicazione di questo supplizio il giudice domandava al medico se l´imputato poteva esservi sottoposto: infatti parecchie infermità lo esoneravano da questo atroce procedimento giudiziario. Molte trattazioni furono compilate in questo periodo storico su tale particolare ufficio del medico; in dette opere, oltre a far presenti tutti i danni derivanti dalla tortura e la poca attendibilità delle risposte ottenute per mezzo di essa, si elencano le malattie che il medico può addurre ad esonero dell´imputato. La gravidanza prima di tutto, il puerperio, le mestruazioni, l´allattamento, l´isterismo, l´epilessia, l´ipocondria, la mania e il delirio; le malattie acute febbrili e particolarmente la pleurite, nonché i flussi di sangue compreso quello emorroidario; l´asma, la tubercolosi, l´ascite e persino l´obesità, poiché vi era pericolo di far rimanere i pazienti soffocati sotto le percosse; tutte le sindromi dolorose (podagra, coliche, artrite) la cachessia, l´itterizia, lo scorbuto, la scrofola, l´anasarca poiché le battiture degeneravano in cancrena; l´aneurisma, l´ernia, il prolasso rettale, la cecità, il sordomutismo. Il medico, infine, poteva esonerare anche dall´estremo supplizio coloro che erano affetti da malattia acuta pericolosa e i malati di mente. Larga era quindi la pertinenza medica nel procedimento giudiziario: forse più di quanto comunemente non possa credersi. 

- XVIII secolo: dalla ghigliottina alla nascita del concetto di igiene pubblica 

Dopo il fondamentale incremento dato a questa materia dalla pubblicazione di Zacchia, la medicina legale non ebbe, nel secolo XVIII, un impulso parimenti notevole, anche se gli studi a riguardo meritano sempre una doverosa attenzione. Anche in questo secolo l´Italia tiene, in materia, un posto preminente, sia per il numero dei medici che si occuparono dell´argomento, sia per l´importanza dei soggetti presi in esame.

È pure da mettere in rilievo il fatto che, fin da quest´epoca, si agita il problema dell´insegnamento di cui dimostrò particolarmente la necessità Giuseppe Tortosa da Vicenza (1743-1811), il quale ne trattò nella sua Istituzione di Medicina forense (1801), insegnamento che, nella seconda metà del secolo, si impartiva nell´università di Pavia. Nel 1786, infatti, insegnava in quella università Giuseppe Ramponi che, professore di Istituzioni mediche fin dal 1771, divenne poi il titolare di patologia speciale, medicina e chirurgia forense e polizia medica. Il suo insegnamento durò fino al 1790 e venne proseguito da Giuseppe Raggi (1752-1816). Gli argomenti che più comunemente erano trattati in quell´epoca furono: la morte per asfissia e per gas deleteri o per annegamento, le morti apparenti, i vari problemi attinenti la chirurgia forense, oltre le trattazioni generali.   Un nuovo fatto, in tema di esecuzioni capitali, caratterizzò il secolo XVIII, e fu l´introduzione della ghigliottina, strumento studiato e presentato da due chirurghi, Antoine Louis (1723-1792) e Joseph-Ignace Guillotin (1738-1814), all´Accademia di Francia in sostituzione del vecchio sistema in uso. 

Per quanto riguarda i lavori italiani compiuti su argomenti vari di medicina legale, ricordiamo gli studi di Bassiano Carminati, (1750-1830) e di Giuseppe Antonio Testa per le morti per gas deleteri e per asfissia, quelli di Marcello Marin e di Eusebio Squario per la morte apparente, oppure quelli per la morte per annegamento, di Francesco Serao, il quale dimostrò che questa morte non dipende dalla materiale invasione dell´acqua nello stomaco e nei polmoni. Sono inoltre da ricordare Matteo Basani, Paolo Valcarenghi, Vincenzo Bonomi di Ferrara, protomedico che si occupò di deontologia, Tommaso Matteo Celoni, romano, che trattò di chirurgia forense. Tra coloro che, pur essendo versati in altri campi, si occuparono anche di questa materia, vanno ricordati: Antonio Cocchi, Andrea Pasta e, sopra tutti, Giacomo Bartolomeo Beccari (1682-1766) autore di "Consulti" medico-legali, conosciuti ed apprezzati in Italia e all´estero. In questo periodo si diffondono anche tutti i provvedimenti, bandi, ordinanze per la difesa dai contagi, per la bonifica delle zone malariche, per la vaiolizzazione, per l´igiene pubblica concernente gli ospedali, le carceri ed altri luoghi di pubblico servizio.

- XIX secolo: la medicina legale come scienza sociale

Già con l´opera di Bernardino Ramazzini la medicina era entrata più francamente nella compagine sociale, recando i benefici dei suoi studi e delle sue osservazioni ad un più vasto campo che non fosse quello, già vasto, dei malati. L´azione del medico che, con il più chiaro esempio di Paolo Zacchia, si affiancata alle leggi per illuminare il legislatore sulla applicazione di esse, si era andata estendendo ad altri problemi i quali, non meno che nell´ambito propriamente legale, richiedevano la parola del sanitario per proteggere e per difendere da oscuri pericoli la salute della massa in generale e di talune classi in particolare. La medicina entra, in tal modo, in funzione nettamente sociale arrogando allo Stato non solo il compito di tutela della popolazione per mezzo di leggi civili e penali, ma pure della pubblica salute, sia in casi di calamità, sia in condizioni normali per prevenire le calamità stesse o per prevenire danni concernenti determinate categorie. Un´opera così vasta, prende maggiore piede nel XIX secolo, entrando in particolari azioni e prendendo sotto la sua giurisprudenza argomenti che, o erano sfuggiti, o erano stati osservati con non sufficiente attenzione. Il progredire delle scienze sussidiarie, le migliori conoscenze di biologia, di tossicologia, di anatomia patologica e di igiene dettero miglior agio alla medicina legale di applicare le sue ricerche ad un più vasto campo di azione

- Dal XIX secolo al XX secolo: l’esperienza italiana a confronto con quella europea.

La medicina legale trovò in Italia il suo migliore fiorire; nata per merito di italiani, ebbe per la geniale attività degli stessi, il suo ulteriore incremento, fino a raggiungere lo stato attuale, con le molteplici espressioni di medicina pubblica, politica, corporativa. Uno dei più importanti impulsi dato a questo genere di studi fu certamente costituito dall´opera di Cesare Lombroso, per la quale sorge la nuova figura del criminale e con essa la nuova concezione legale concernente il suo operato. Connessa a questa nuova concezione è tutta la serie di ricerche che condussero alla costituzione della polizia scientifica, basata su concetti ben determinati e tali da inquadrare questa importante attività dello Stato nei limiti di una vera scienza che si giova di numerosi apporti di ricerche e scoperte di scienze collaterali. Importanti furono anche quelle ricerche concernenti lo studio della identità che egli raccolse nel libro La medicina legale del cadavere. 

Un nuovo aspetto di questa dottrina fu quello dedicato alle assicurazioni ed all´infortunistica, merito particolare di Lorenzo Borri che, seguendo l´indirizzo del Filippi, applicò la medicina legale a tutte quelle questioni giuridiche che richiedessero il giudizio del medico. Si vennero ad impiantare, in tal modo, i primi fondamenti del concetto di infortunio, distinto da quello di malattia professionale. Se, cronologicamente, la legislazione sulle assicurazioni sociali ed infortuni sorse in Italia in epoca posteriore a quella in cui ebbe vita nelle altre Nazioni, non è vero, per questo, che la nostra nazione abbia copiato quelle straniere.

Il fatto è che mentre da noi l´argomento, preso in esame in epoche anteriori, aveva suscitato uno scarso interesse ed era rimasto limitato ad una ristretta cerchia di studiosi, in Paesi di maggiore attività industriale ebbe più facile terreno di sviluppo e di attuazione. Così, per esempio, in Svizzera, tale legislazione venne emanata nel 1877, in Germania nel 1884 e dal 1878 al 1898, in Austria, Norvegia, Finlandia, Inghilterra e Danimarca.

L´Italia, nell´attuazione pratica di questo concetto, fu, cronologicamente, l´ultima poiché la legge di assicurazione sugli infortuni venne promulgata il 17 marzo 1898, dopo aspri dibattiti parlamentari, e presentò subito manchevolezze, tanto che dovette essere successivamente ripresa in esame a partire dal 1901.

- La scuola austriaca 

L´incremento veramente poderoso che, sia in Italia che in altre Nazioni, ebbe questa disciplina, richiese istituzione di cattedre per l´insegnamento e, in seguito, di istituti sperimentali universitari per il completamento dell´insegnamento. Le scuole più importanti in tale materia furono quelle di Josef Maschka (1820-1899) a Praga e quella celebre di Vienna, fondata da Eduard Ritter von Hofmann (1837-1897). L´istituto viennese, per la meravigliosa attività del suo direttore, per il numero e la qualità degli allievi, per l´ingente materiale di osservazione ivi raccolto, tenne, in quell´epoca, il primato europeo. Numerosi lavori furono eseguiti in esso, e particolare importanza acquistarono quelli riguardanti le morti improvvise e quelle da asfissia, la traumatologia, ecc. In Italia, in gara con l´istituto viennese, può essere ricordato quello di Firenze, città dove sorse l´insegnamento medico-legale, fin dai 1819, anno in cui, con sovrano motu proprio, venne nominato professore della materia Giovanni Battista Mazzoni. Egli tenne la cattedra fino al 1829, ed in seguito si andò formando un più ampio centro di studio, un vero istituto cui venne annesso un laboratorio sperimentale. Esso precedette quello viennese (essendo questo sorto nel 1839-40) ed ebbe il primo incremento da Ranieri Bellini, prima, e poi da Angiolo Filippi. Fornito di abbondantissimo materiale clinico e tanatologico dall´ospedale di Santa Maria Nuova, materiale che fu oggetto di numerosi studi e pubblicazioni, il laboratorio ebbe larghissima e feconda attività. La scuola italiana dalla quale provennero gli studiosi che dovevano espandersi per la Nazione e creare i nuovi centri di studio, fu comunque quella di Giacomo Barzellotti, senese (1768-1839), che fu fondata nei primi anni del secolo, e fu così feconda di ottimi frutti.

- La scuola francese

In Francia la medicina legale ebbe sempre, nel XIX secolo, intime relazioni con l´igiene, particolarmente con quegli argomenti concernenti la patologia del lavoro e gli accertamenti medico-legali in rapporto con le malattie professionali.  I più significativi esponenti di questa disciplina nell´Oltralpe furono Paul Camille Hippolyte Brouardel (1837-1906) e Alexandre Lacassagne (1843-1924), i quali con le loro scuole, rispettivamente, di Parigi e di Lione, seppero mantenere alto il prestigio culturale francese anche in questo campo.           Di pari passo col fiorire delle scuole, si sviluppò la letteratura medico-legale, dalla compilazione dei trattati agli studi di argomenti più particolari. Sono da ricordare quelli dei già citati Paolo Brouardel a Parigi, Etienne Martin e Alexandre Lacassagne a Lione, i quali continuarono degnamente questa tradizione nei tempi più prossimi.

- La scuola britannica 

In Inghilterra lo studio medico legale ha seguito l´impronta datagli dal Taylor. Riassumendo quanto abbiamo rapidamente esposto, la medicina legale, in questi ultimi tempi, conservando il primitivo carattere impressole dai maestri italiani dai quali trae origine, si addentra sempre maggiormente nella vita della Nazione, prendendo in studio argomenti più particolari e specifici, traendo maggiore sviluppo nel campo infortunistico e in quello delle assicurazioni, esaminando più minutamente i vari aspetti sociali nei riguardi della salute pubblica e delle singole classi.

- XX secolo

A partire dal secolo scorso le ricerche e le scoperte di scienze collaterali hanno recato innumerevoli vantaggi al migliore raggiungimento degli scopi prefissi dalla medicina legale. Non è il caso di intrattenerci su tutte quelle nozioni che fanno parte del dottrinario attuale di questa scienza. Ci limitiamo quindi a ricordare semplicemente qualcuna delle più interessanti, quali il metodo di Stas-Otto-Dragendorff negli avvelenamenti da alcaloidi, il metodo spettroscopico di Hartridge (1912) per la ricerca di tracce minutissime di ossido di carbonio nel sangue, la prova delle precipitine ideata da Uhlenhuth e Nuttal per l´identificazione delle macchie di sangue (1925), la ricerca della paternità per mezzo dei gruppi sanguigni (1921).

L´importante capitolo della tossicologia ha raggiunto perfezioni veramente ammirevoli, fino ad arrivare alla microchimica dei veleni, per opera di Theodore George Wormley. 

La traumatologia ha pure essa progredito, specialmente nel campo delle ferite da arma da fuoco, potendosi giungere fino alla identificazione dell´arma che ha colpito, dalle rigature della canna rimaste impresse nel proiettile.

A fronte di tali scoperte, si può segnalare l´attività svolta dalle società scientifiche. In Italia, nel 1897 nasceva l´Associazione Italiana di Medicina Legale il cui primo presidente fu il Prof. Cesare Lombroso; essa divenne nel 1947 la Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni e dopo il primo Congresso a Torino (1898) si succedettero i Congressi di Genova(1913), Firenze (1927), Bologna (1930), Roma (1933), Milano (1935), Napoli (1937), Padova (1940), Siena (1947), Parma (1949), e con cadenza triennale fino ai giorni nostri. Nel 1924 la Società tramite Attilio Cevidalli fondò a Padova la prima scuola di specializzazione in medicina legale. Nel corso degli anni, la Società che fu presieduta, tra gli altri dai proff. Cesare Gerin,Francesco Introna, Mauro Barni, Antonio Fornari, ha sviluppato soprattutto l´insegnamento della disciplina. L´organo di stampa dell´associazione è la "Rivista italiana di Medicina legale "

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA’ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

Per accedere alla professione bisogna prima laurearsi in medicina e chirurgia, poi specializzarsi in medicina legale. Ecco l’elenco degli atenei italiani con uno specifico corso di specializzazione:

Bologna, Verona, Padova, Modena e Reggio Emilia, Napoli Federico II, Firenze, Parma, Perugia, Roma La Sapienza, Torino, Catanzaro (dall’A.A. 2009 – 2010), Roma Tor Vergata, Seconda Università degli studi di Napoli, Siena, Pisa, Bari, Udine, Palermo, Università Politecnica delle Marche, Macerata, Catania, Milano Bicocca, Ferrara, Sassari, Brescia.

PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

Nel nostro paese  profili della medicina legale sono regolati da una legge, la n°6/2004 con particolare riferimento all’art. 3

“La persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio”. La prima considerazione da porre in risalto è che il nuovo articolo del codice civile indica a chiare lettere la necessità di un rapporto di causa/effetto per cui il soggetto si debba venire a trovare nelle condizioni richieste dalla legge. 

Le cause indicate sono: l’infermità e la menomazione psichica o fisica: 

- infermità: termine derivato da “infirmitas”, ciò che non sta fermo, che è instabile, che ha perso. Si tratta, in realtà di una definizione alquanto generica ed estensiva che non comprende soltanto le malattie, ma va oltre, includendo anche quelle condizioni cliniche che non presentano note di dinamicità e di evolutività - che sono le caratteristiche proprie della “malattia” - quali gli esiti delle stesse, oppure i gradi estremi delle anomalie mentali, normalmente considerate semplici variazioni statistiche della norma, per cui se una malattia è da considerarsi sempre una infermità, non sempre è vero il contrario;

- menomazioni: perdita o anormalità a carico di strutture o di funzioni psicologiche, fisiologiche, anatomiche; le parole chiave sono: perdita = privazione o calo (se solo parziale); anomalia = deviazione, irregolarità; struttura = organi, arti o lo parti; funzioni = quelle fisiologiche degli organi e degli apparati.  Si tratta della diminuzione della capacità di agire di un individuo, che giustifica la necessità di un’amministrazione di sostegno. 

La pregnanza medica della materia in esame infatti non si esaurisce alle sole cause, ma assume un ruolo parimenti importante negli valutazione degli “effetti”.

L’Effetto indicato è l’impossibilità di provvedere ai propri “interessi”, interessi da intendersi in maniera certamente estensiva, non circoscritta cioè al mero ambito patrimoniale, bensì inglobante anche la totalità gli aspetti esistenziali. Tale lettura è giustificata dal tenore dell’art. 1 in cui la finalità tutelare è destinata ai soggetti con abolita o scemata autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana. Nello specifico parliamo di:

- disabilità : qualsiasi restrizione o carenza della capacità di svolgere un’attività nel modo e nei limiti ritenuti normali per un essere umano. E’ relativa all’abilità di un individuo nel compiere un’azione della vita quotidiana. Lo scostamento nella realizzazione dei compiti e nell’espressione dei comportamenti rispetto a ciò che sarebbe atteso per quella persona, in considerazione del sesso e dell’età, costituisce la condizione di disabilità;

- debolezza: non intrinseca fragilità (mentale), ma colui che “non ce la fa da solo”; 

- svantaggio ? svantaggiato: condizione sfavorevole, stato di inferiorità rispetto ad altri, che si manifesta a seguito dell’interazione tra la menomazione e/o la disabilità e l’ambiente (svantaggio sociale) ? handicap: condizione di svantaggio vissuta da un persona in conseguenza di una menomazione o di una disabilità. L’handicap è una condizione sociale, è la socializzazione della disabilità/menomazione: mentre la natura è responsabile della menomazione, la collettività produce l’handicap (lo svantaggio) o le condizioni che lo rendono manifesto. 

Ne risulta che il soggetto debole  è sostanzialmente un soggetto svantaggiato (che a parità di età e di aspettative non ce la fa da solo), che esprime dunque una DISABILITA’.

Il ruolo della medicina legale

E’ qui che entra in gioco il medico legale. Da sempre la medicina legale ha rappresentato il trait-d’union tra le scienza mediche e le scienze giuridiche, ed essa esiste in quanto esistono le norme regolatrici della convivenza umana e attorno alla finalità del diritto, la medicina legale si muove e si modula onde impedire che la norma giuridica sia paradossalmente in contrasto con la realtà umana.  E proprio in merito a questo, si ritiene che proprio la medicina-legale per il suo tradizionale ruolo di interfaccia tra fenomeni biologici e fenomeni giuridici, possa costituire il "punto di incontro" che permette al Giudice di far “funzionare” al meglio il soggetto debole. 

Il medico legale risulterà indispensabile per:

- L’accertamento (e la certificazione) dei presupposti biologici (infermità o menomazione) che costituiscono i fondamenti della richiesta (contro il rischio di riconoscimenti approssimativi o affrettati).

 - La valutazione del grado di perdita di autonomia nell’espletamento delle funzioni di vita quotidiana (contro il rischio di usi spregiudicati della figura di Amministratore di Sostegno). Non si dovrà più procedere ad una valutazione di “patologia” e delle sue caratteristiche di incidenza ed abitualità sulla capacità di agire, bensì si dovrà pervenire ad una valutazione di tipo clinico/funzionale della disfunzionalità dell’individuo, con l’obiettivo di individuarne i deficit (psico-fisico-sociali) oggettivamente apprezzabili che incidono, riducendola od abolendola, sull’autonomia della persona nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana. 

Il complesso di tali valutazioni, qualora avvenga preliminarmente e sia presentato al Giudice Tutelare contestualmente al ricorso, fornisce un utile ausilio al Giudice tutelare. Il  Consulente Tecnico d’Ufficio, può essere chiamato dal  Giudice Tutelare per un contributo tecnico volto a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla norma o per verificare l’attuazione del progetto affidato all’Amministratore di sostegno (ruolo medico-forense).

TRATTATO DESCRITTIVO

La medicina legale può definirsi come un ramo della medicina che studia la persona umana, dal punto di vista fisico e psichico, nei suoi rapporti con il diritto. Essa è branca della cd. medicina pubblica, la quale, a differenza della cd. medicina privata, – che si occupa del fine prioritario della medicina, quello di guarire gli infermi – s’interessa delle questioni mediche in relazione alla collettività.

La medicina legale svolge fondamentalmente una duplicità di compiti, affidati a due settori, l’uno di ordine per così dire dottrinario e scientifico, l’altro di carattere eminentemente pratico ed operativo (anche se in essa si fa rientrare pure la deontologia medica, la quale si occupa dei doveri etici e giuridici del medico nei confronti della società, dei colleghi e dei pazienti).

Il settore della medicina legale che assolve il primo compito, definito «medicina giuridica», tende a fornire gli elementi di natura medica e biologica per il continuo evolversi e perfezionarsi del diritto codificato, affinché questo risulti sempre più aderente all’entità psico-fisica della persona umana; in tal senso esso contribuisce alla stessa elaborazione delle norme giuridiche la cui formulazione abbisogni di cognizioni mediche e biologiche.

L’altro settore, detto anche della «medicina forense», utilizza le scienze mediche per la valutazione dei singoli casi concreti di interesse giudiziario. Esso s’interessa e della valutazione del danno alla persona in ambito penalistico, civilistico ed amministrativo, e delle indagini criminologiche e balistiche, nonché dell’identificazione delle tracce e delle microtracce della persona umana e del delitto.

La perizia medico-legale

Per concludere questi rapidi cenni sulle linee generali della disciplina, va ricordato che, di norma, il medico legale propone le sue conclusioni, sulla fattispecie sottoposta alla sua valutazione, attraverso una consulenza o una perizia, rispondendo ai quesiti che, d’ordinario, il giudice gli ha posto. Le conclusioni cui perviene, però, non sono vincolanti per il giudice medesimo, il quale, nella sua veste di cd. perito dei periti, ha facoltà di apprezzarle liberamente e criticamente, discostandosene allorché le stesse risultino incomplete nella verifica di punti rilevanti. In tal caso, però, il giudice – che peraltro ha facoltà di esaminare ad ulteriore chiarimento il perito – dovrà adeguatamente motivare le ragioni della sua dissociazione.

Principi di deontologia medica

Il significato letterale di deontologia è «ciò che si deve fare»; essa è lo studio dei doveri e dei diritti professionali (in questo contesto, del medico). Riguarda i rapporti del medico con lo Stato, con pubbliche e private amministrazioni, con la Chiesa, con i colleghi, con gli esercenti le arti sanitarie (altri medici, farmacisti, ostetriche) e con i clienti. La violazione dei doveri disciplinari da parte del medico comporta la sua responsabilità disciplinare.

L’identificazione della persona

- Generalità

Per identificazione della persona s’intende l’accertamento della sua identità, e cioè il riconoscimento e la dimostrazione dei caratteri individuali che differenziano in modo inconfondibile un determinato individuo (inteso nella sua complessità di personalità fisico-psichica) da qualsiasi altro.

L’identificazione, che può riguardare sia una persona vivente sia una persona deceduta, rappresenta sempre una condizione imprescindibile per l’applicazione concreta della legge.

Essa viene svolta comunemente – quando si tratti di vivente – dalla stessa polizia:

a)  in sede preventiva, attraverso il metodo del «segnalamento», che dà vita al documento denominato «cartellino segnaletico». Su questo vengono tracciati i dati relativi alle generalità, ai pregiudizi, alla tecnica criminosa ed ai motivi del segnalamento, ed i connotati salienti del soggetto, rilevati mediante la descrizione dei suoi caratteri normali e di quelli anormali (rari e perciò d’importanza segnaletica ben maggiore, chiamati anche «contrassegni», come nei, voglie, cicatrici, tatuaggi, callosità, ecc.), nonché attraverso la riproduzione fotografica di fronte e di profilo, il rilevamento dei dati cd. antropometrici ossia delle dimensioni lineari del corpo (quali la statura, l’apertura delle braccia, la lunghezza del tronco, della testa, dell’orecchio destro, ecc.), e il prelievo delle impronte digitali (si tratta del cd. segnalamento dattiloscopico, che sfrutta l’emergenza di creste cutanee – le cd. «linee papillari» – separate da solchi, che è presente sin dalla nascita, rimane eguale per tutta la vita ed è diverso da un individuo all’altro);

b)   in sede cd. giudiziaria, ossia successivamente alla consumazione di un reato (si parla anche, a riguardo, di «identità giudiziaria» contrapposta alla «identità preventiva»), in cui l’attività di identificazione consiste nell’utilizzazione dei dati rilevati ed acquisiti, che vengono raffrontati con quelli del soggetto o dei soggetti sospettati della commissione del fatto, in particolare con le impronte o le tracce lasciate sul luogo del reato.

L’indagine tendente all’identificazione diviene però, da indagine di polizia, allorché si tratti accertare l’identità di soggetti che in passato non siano mai stati sottoposti a procedimenti tecnici di segnalamento e di cui s’ignori l’identità, o, comunque, in tutti i casi in cui occorra avvalersi dell’ausilio di cognizioni tecnico-scientifiche più approfondite e specifiche, che facciano da supporto ai «dati di polizia» già noti.

Appare poi imprescindibile il ricorso alla medicina legale quando la ricerca identificativa riguardi un cadavere, specialmente nei casi in cui i caratteri somatici risultino profondamente alterati o siano addirittura mancanti per processi trasformativi o per cause di altra natura (carbonizzazione, azione della fauna).

- I caratteri della persona

Gli elementi dell’identificazione sono i caratteri della persona, che consentono di distinguere una persona dall’altra e si distinguono comunemente in caratteri somatici (inerenti, cioè al corpo del soggetto, come quelli morfologici) e psichici (come le tendenze, il contegno, il grado di educazione e di cultura), ma anche in fisiologici e patologici, ereditari, congeniti ed acquisiti, permanenti e modificabili, quantitativi (o misurabili) e qualitativi (o descrittivi).

- Il sesso

Carattere differenziale di primaria importanza è il sesso, la cui rilevanza per la persona, nei riguardi dell’ordinamento giuridico, è evidente: basti pensare allo stato civile (ed alla disciplina del matrimonio) e ad altre condizioni giuridiche (come, ad esempio, l’adempimento degli obblighi militari e l’accessibilità a talune carriere).

- L’età

Altro carattere fondamentale è quello dell’età apparente della persona. L’età rappresenta però un dato di non sicura utilizzazione nell’opera di identificazione, sia perché è dato non fisso ed immutabile ma transeunte, sia perché essa non può apprezzarsi direttamente e con sicurezza, ma deve ricavarsi in via congetturale ed approssimativa dai dati somatici.

- Altri caratteri somatici

Altri importanti caratteri somatici (o morfologici) di tipo cd. quantitativo, sono quelli antropometrici, di cui già si è accennato. Essi possono attenere alle dimensioni, al volume ed al peso del soggetto o essere combinati. Dati antropometrici principali sono la statura, l’apertura delle braccia, la lunghezza degli arti, il perimetro toracico, il peso.

Poi vi sono quelli costituiti dalle forme di singole parti del corpo, come i capelli (lisci, ondulati, crespi, ecc.), il viso (ovale, tondo, allungato, triangolare, ecc.) e le parti di esso (occhi, naso, bocca, mento, orecchie), e le mani.

Elementi morfologici di identificazione, talvolta gli unici disponibili, come nel caso di cadaveri scheletriti o divenuti altrimenti irriconoscibili (per combustione, putrefazione, ecc.), sono forniti dallo stato della dentatura.

È anche da segnalare, ai fini dell’identificazione, l’eventualità di possibili riscontri radiologici, come nei casi di persona vivente o defunta che abbia subito un esame radiografico, attraverso la comparazione delle radiografie.

Particolare interesse assumono, ai medesimi fini, le anomalie morfologiche congenite, spesso ereditarie (come la mancanza o un aumento del numero delle dita, o il ripiegamento delle falangi terminali delle stesse), e quelle acquisite, come i tatuaggi, le cd. stimate professionali (cioè le modificazioni che particolare atteggiamenti lavorativi ed azione degli strumenti possono indurre nel corpo dei lavoratori; come ad esempio i calli nei sarti, nei calzolai ed in taluni musicisti, le alterazioni dei denti nei clarinettisti e nei tappezzieri, ecc.), o quelle rappresentate dai postumi di malattie, di fratture o di mutilazioni.

Naturalmente non può prescindersi dal ricordare, tra i caratteri morfologici utilizzabili per l’identificazione, i già menzionati disegni papillari della cute palmare e plantare e soprattutto dei polpastrelli delle dita, i quali, come rilevato, costituiscono combinazioni straordinariamente varie ed immodificabili – sebbene alterabili temporaneamente per usura o obliterabili definitivamente per cicatrici o malattie come la lebbra – e perciò hanno una sicura valenza identificativa.

L’identificazione del cadavere e dei resti scheletrici

Per quanto più specificatamente concerne l’identificazione del cadavere, va anzitutto sottolineato che ad essa si procede, di norma, prima di effettuare l’ispezione (o visita esterna) del cadavere medesimo – che ne comporta anche la ricognizione da parte di parenti o di persone che in vita conoscevano la persona – e, quando è necessaria per chiarire le cause della morte ed accertare mezzi e determinate modalità che la produssero e l’accompagnarono, l’autopsia.

L’identificazione del cadavere è sempre attività da compiersi con cautela, specie quando occorra eseguire un riconoscimento puramente fisiologico del cadavere stesso, ossia un riconoscimento non fondato su precisi caratteri segnaletici.

Si deve tener presente, infatti, che alcuni tratti caratteristici del viso del soggetto vivente si attenuano nel cadavere per effetto del rilassamento post-mortale dei muscoli mimici, e che la disidratazione, e le macchie putrefattive ed ipostatiche, contribuiscono ad alterarne l’aspetto generale ed i connotati: l’esperienza insegna, così, che non sono eccezionali errori, sia in positivo sia in negativo, nell’identificazione, pur ad opera di familiari o sulla base di fotografie.

Quando il cadavere è incompleto, ci si deve limitare ad una misurazione approssimativa delle ossa lunghe disponibili, risalendo alla statura del soggetto sulla base di un calcolo risultante dalla moltiplicazione del dato raccolto con un numero fisso (metodi del Rollet, del Balthazard e del Dervieux)

In caso di rinvenimento di resti scheletrici, ossia di ossa, il primo accertamento che si dovrà fare (ovviamente da parte del medico legale) è stabilire se si tratti di ossa umane o meno, ed in questo l’ausiliario potrà avvalersi della collaborazione di un naturalista o di un veterinario, comunque procedendo all’esame istologico delle ossa.

Le partizioni della medicina legale

I compiti della mdecicina legale, investono ormai tutti i rapporti fra la persona umana e l´ordinamento giuridico-sociale trovando un´ampia collocazione nell´ambito del S.S.N.; questa apertura sociale dipende dalla valorizzazione degli aspetti medico-legali della malattia, affinché il cittadino sia reintegrato non solo nello stato di salute, se possibile, ma anche nello stato economico, fruendo di ogni altro beneficio riconosciutogli in applicazione delle leggi sociali.

1. Nel suo continuo rapportare le conoscenze mediche con le norme giuridiche la medicina legale è la disciplina deontologica per eccellenza. Studia le norme etiche e legali concernenti la professione medica e ne cura l´insegnamento universitario dei corsi di laurea in Medicina e chirurgia ed Odontostomatologia, rappresentando l´unica guida all´esercizio della professione. La sua adesione al progresso medico-scientifico fornisce gli elementi fondamentali per la successiva evoluzione del diritto.

2. La medicina giuridico-forense cura l´applicazione della medicina alle diverse branche del diritto, penale, civile e canonico e comprende numerose partizioni, fra queste: 

l´ostetricia forense studia i rapporti giuridici che sorgono con la fecondazione, la gravidanza, l´aborto, la nascita e lo stato perinatale;

la sessuologia forense studia le manifestazioni patologiche e normali della sessualità, disciplinate dalla legge per le esigenze della vita collettiva;

la psicopatologia forense cura l´applicazione della psichiatria per gli istituti giuridici dell´imputabilità e della capacità civile;

la tanatologia studia i fenomeni della morte sia ai fini delle indagini giudiziarie che in rapporto alla rianimazione ed all´espianto d´organi;

la tecnologia medico-forense comprende l´identificazione personale, l´ematologia forense ed il sopralluogo giudiziario;

la traumatologia, l´asfissiologia e la tossicologia trattano delle lesioni personali e delle morti.

3. La medicina assicurativa costituisce ormai un corpo dottrinale a speciale indirizzo medico legale e comprende:

l´infortunistica, la quale riguarda la traumatologia del lavoro in rapporto all´assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali;

la traumatologia della strada nell´ambito della responsabilità civile;

la pensionistica che si occupa del riconoscimento delle prestazioni previdenziali, della invalidità civile e per causa di servizio nonché delle Assicurazioni private del ramo vita, infortunio e malattia;

la medicina legale militare applicata alle leggi ed ai regolamenti militari, concerne il reclutamento, la pensione privilegiata di guerra e da causa di servizio;

la medicina dello sport per il settore della valutazione dell´idoneità sportiva.

Attività medico-legali

Lo sviluppo attuale della Medicina legale ne consente lo svolgimento:

1. presso un Istituto Universitario:

a) insegnamento nei corsi di laurea e di specializzazione;

b) servizio convenzionato dell´obitorio comunale e di tanatodiagnostica;

c) autopsie giudiziarie ed infortunistiche, esame esterno dei cadaveri, ricognizione di resti umani;

d) perizie giudiziarie, consulenze tecniche di ufficio o di parte, arbitrati, visite mediche di controllo, pareri medico-legali a privati;

e) visite infortunistiche, ginecologiche e psichiatriche con parere medico-legale;

f) indagini di laboratorio: ematologia forense; ricerca della silice nei polmoni; tossicologia; analisi del liquido seminale; esami istologici complementari delle autopsie giudiziarie; indagini in tema di paternità, identificazione personale, sopralluogo giudiziario;

g) consulenza medico-legale per conto di Enti convenzionati, di Patronati e di Assicurazioni private.

2. Presso le Aziende per i Servizi Sanitari:

a) consulenza medico-legale nei casi di responsabilità professionale del personale sanitario ed ausiliario;

b) accertamento dell´idoneità del personale dipendente all´atto dell´assunzione, su richiesta di dispensa dal servizio e per il giudizio di dipendenza da causa di servizio;

c) collaborazione col personale sanitario in tema di referti, denunce obbligatorie, certificati, tenuta delle cartelle cliniche, diagnosi di ubriachezza e di avvelenamenti suicidiari o accidentali, tossicodipendenza, malattie mentali in TSO, interruzione volontaria della gravidanza;

d) consulenza deontologica riguardante i ricoveri d´urgenza la durata delle degenze, la sperimentazione clinica dei farmaci, il valore legale delle dichiarazioni liberatorie, il trapianto d´organi, l´interruzione della rianimazione;

e) assistenza medico-legale ai degenti in ordine alle dimissioni dall´ospedale, all´informazione ed al consenso per trattamenti terapeutici rischiosi e alla tutela dei diritti del malato, visite e certificazioni d´interesse assicurativo sociale o privato;

f) servizio di obitorio convenzionato e di tanatodiagnostica in ordine alla dichiarazione di morte cerebrale per prelievi a scopo di trapianto o per disponibilità anticipata del cadavere;

g) accertamenti per idoneità al lavoro, idoneità alla guida di autoveicoli, idoneità alle attività sportive, invalidità civile e tutela degli handicappati;

h) visite di controllo per inabilità temporanea da malattia;

i) visite per la concessione di cure termali e climatiche;

j) consulenza medico-legale per conto di Enti convenzionati, Istituti di Previdenza sociale, Enti di patrocinio.

3. Presso gli Enti previdenziali:

a) accertamenti per inabilità totale temporanea o totale e parziale permanente per infortuni e malattie professionali;

b) prime cure per infortuni sul lavoro;

c) accertamenti medico-legali per invalidità ed inabilità pensionabili, reversibilità, assegni familiari, disoccupazione, prestazioni TBC, cure termali;

d) esame della certificazione di inabilità temporanea da malattia, gestione delle visite mediche di controllo domiciliari ed esecuzione di quelle ambulatoriali;

e) attività di medico competente per il personale dipendente dell´Ente di appartenenza;

f) visite ed accertamenti specialistici e medico-legali per l´Istituto ed Enti convenzionati pubblici o privati;

4. Come attività libero-professionale:

a) perizie giudiziarie, consulenze tecniche di ufficio o di parte, arbitrati, visite mediche di controllo, pareri medico-legali a privati; pareri medico-legali stragiudiziali su documenti;

b) visite medico-legali con relazione scritta, visite collegiali e arbitrati per singoli o come consulenti di Enti di Patronato;

c) visite ispettive di controllo e valutazioni di postumi come medici fiduciari di Compagnie di assicurazione.

Metodologia Medico-legale

Ogni fatto medico può nascondere svariati risvolti giuridici; il compito della medicina legale è proprio quello di partire dalla situazione clinica per verificare l´applicabilità di una normativa lungo un iter che, non ha il fine diagnostico-terapeutico, ma quello di determinare l’effettiva natura ed entità degli esiti di un particolare evento e di accertare il nesso di causalità materiale fra tale evento e gli esiti stessi (giudizio medico-legale) con specifico riferimento all’ambito giuridico di competenza (penale, civile, assicurativo, ecc.)

I principi fondamentali sono l´assoluta obiettività di giudizio e la precisa conoscenza del rapporto giuridico a cui il fatto si riferisce.

La metodologia medico-legale si applica alla diagnosi, alla prognosi ed ai giudizi conclusivi, che rappresentano il presupposto per la risposta a quesiti di interesse medico e giuridico.

Diagnosi medico-legale

Analogamente a quella clinica, la diagnosi medico-legale deriva dall´acquisizione di prove documentali e di dati della semeiotica medico-legale. E’ particolarmente delicato il rapporto medico-periziando, dominato spesso da un clima di diffidenza reciproca, dovuto all´estraneità fra i due soggetti, ed al timore dell´uno di essere ingannato da una simulazione intenzionale o più spesso reattiva, e dell´altro di essere totalmente o in parte defraudato di un diritto sacrosanto nel nome di un fiscalismo fine a se stesso. Perciò occorre spiegare i motivi dell´esame cercando di far percepire non solo competenza e serietà professionale, ma anche onestà ed imparzialità per conquistarsi il massimo di collaborazione da parte dell´esaminando. In medicina legale ad una stessa diagnosi clinica possono corrispondere giudizi differenziati a seconda non solo dall´entità della forma morbosa, ma anche delle circostanze di insorgenza o delle caratteristiche particolari dell´interessato quali i suoi precedenti morbosi e le sue esperienze lavorative. Diventa pertanto indispensabile che tutti gli elementi raccolti ed utili siano anche verificabili a posteriori, ecco quindi l´esigenza di ricorrere ad indagini strumentali che completano l´esame con dati certi, rendendo attendibili le conclusioni raggiunte.

La diagnosi clinica si configura in due fasi distinte: la diagnosi medica, che rappresenta il riconoscimento della malattia o dell´infermità psico-fisica, e la diagnosi funzionale che ne valuta gli effetti sull´organismo, la sua gravità, il danno dell´integrità psico-fisica; la diagnosi medico-legale rapporta il danno al rischio tutelato; alla diagnosi clinica consegue una terapia ed una prognosi clinica, la diagnosi medico-legale motiva una prognosi e/o un giudizio medico-legali finalizzati al provvedimento giudiziario o amministrativo.

Prognosi medico-legale

La prognosi clinica riguarda l´esito infausto o meno di una malattia (quod vitam), la guaribilità con o senza esiti (quod valetudinem), la sua durata (quod tempus) , e le eventuali riprese del male (quod recidivam). La prognosi  medico-legale invece deve tener conto anche delle conseguenze giuridiche e sociali che da tale danno derivano, quali le ripercussioni sulla capacità di lavoro, sulla vita di relazione, sul danno morale e così via.

a) Prognosi immediata: si riferisce ad un giudizio sulla situazione in atto, può essere richiesto in caso di dichiarazione di morte clinica ai fini dell´espianto di organi.

b) Prognosi lontana: è la previsione di una malattia insanabile, se i postumi tenderanno a migliorare o a peggiorare.

c) Prognosi realizzabile: si riferiscono a fatti che hanno probabilità o certezza di realizzarsi, quali il riadattamento di un invalido ad altre attività confacenti.

d) Prognosi irrealizzabile: è una previsione su circostanze che mai si potranno avverare, quali l´idoneità causale dell´azione nel tentato omicidio, la vitalità del neonato nell´infanticidio.

e) Prognosi definitiva: sono quelle richieste quando non vi è possibilità di un controllo successivo, quale il parere di indebolimento permanente di un senso o di un organo ai fini della condanna dell´imputato.

f) Prognosi rivedibile: quando è ammessa la possibilità di una revisione a distanza di tempo per un più corretto giudizio, tipiche sono le revisioni delle rendite per infortunio o malattie professionali, delle prestazioni d´invalidità, la revoca dell´interdizione o della pericolosità sociale di un reo, non rivedibili sono invece i risarcimenti da responsabilità civile di terzi, salvo l´insorgenza di complicanze eccezionali e quindi imprevedibili.

Giudizio medico-legale

Il giudizio medico-legale è la risposta al quesito del giudice, dell´ente assicuratore o di altra parte interessata, è il compendio fra la diagnosi medica ed il diritto. Le conclusioni peritali hanno un valore generico di prova, ossia di mezzo utile per la decisione del giudice, quando l´interpretazione critica dei fatti venga motivata con argomenti plausibili, osservando un´obiettività di giudizio, ed un collegamento logico dei fatti medici con i rapporti giuridici che si devono dimostrare.

Le conclusioni peritali assumono valore generico di "prova", ossia di mezzo utile a formare il libero convincimento e la decisione del giudice, ma la valutazione tecnica assume un valore dimostrativo diverso a seconda del peso degli elementi favorevoli, sfavorevoli o incerti.

1. Giudizio di certezza e giudizio di esclusione: vi è una sicurezza del 90-100% nell´affermare o negare il rapporto giuridico. Entrambi i giudizi sono fondati su dati:

a) completi e validi quando sono state eseguite tutte le indagini del caso, nel rispetto delle procedure;

b) attuali e verificabili, perché i fenomeni sono ancora in atto;

c) direttamente constati in corso di perizia;

d) obiettivi ed attendibili, in quanto non dipendenti dalla collaborazione dell’esaminato nè dalla soggettività dell’esaminatore.

2. Giudizio di probabilità: i reperti sono significativi, pur lasciando sussistere un margine ragionevole di dubbio; la sicurezza è del 60-80% ed ha ancora valore probante. Il giudizio è fondato su dati:

a) validi, ma incompleti, perché non sono state eseguite tutte le indagini (negato consenso del periziando, ad es.);

b) anamnestici, perchè i fenomeni si sono risolti senza esiti obiettivabili;

c) indiretti coerenti, basati su testimonianze o documenti storici (cartelle cliniche, certificati);

d) coordinati, ovvero dedotte da fenomeni diversi in base alle norme vigenti ed alle conoscenze scientifiche del momento.

3. Giudizio di possibilità: i reperti sono troppo incerti e vi è equidistanza, 50%, fra la negazione e l´affermazione, ed è privo di efficacia dimostrativa in quanto i dati sono:

a) anamnestici, ovvero i fenomeni si sono già dissolti;

b) indiretti e contraddittori, come testimonianze e documenti non univoci, certificati rilasciati a posteriori;

c) soggettivi, condizionabili dalla collaborazione dell’esaminato e/o legati all´esperienza personale dell’esaminatore, all´interpretazione dottrinaria, all´analogia.

Il fine dell´indagine medico-legale è l´accertamento della verità, quella contingente ed empirica, conforme alle conoscenze scientifiche del momento, è il risultato di un processo psichico logico, coerente con i dati, ma soggettivo, basato sul libero convincimento: questo può spiegare la disparità delle opinioni ed il dissenso tra i periti.

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