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ospedali

ospedali
L’etimologia della parola “ospedale” riporta al latino hospitale, hospitalis che significa "luogo dove si alloggiano i forestieri con ospitalità".
In senso moderno, l’ospedale è inteso come un’organizzazione - di tipo pubblico oppure privato - all’interno della quale personale qualificato e specializzato provvede al ricovero ed alla cura di pazienti malati, che hanno bisogno di un tipo di assistenza particolare e non realizzabile al livello domiciliare, né ambulatoriale.
Pur attraversando un’evoluzione normativa e quindi organizzativa, l’ospedale ha mantenuto inalterata, nel tempo, la sua fondamentale funzione assistenziale.  
In altri termini, tutte le riforme succedutesi hanno determinato mutamenti sotto il profilo organizzativo, senza però incidere sulla basilare funzione sociale di “assistenza” e di “cura”, che costituisce quindi il vero filo conduttore nella storia dell’istituzione.
 
 
CENNI STORICI
 
Dal tempio all’ospedale
I templi sono le prime istituzioni conosciute che tentavano di guarire i malati. Erano presenti soprattutto nell´antico Egitto, a Babilonia, in Oriente. La medicina antica era essenzialmente religiosa. Omero racconta come alcuni personaggi possedevano la conoscenza delle erbe per guarire non solo esseri umani ma anche divintà; queste conoscenze rappresentavano una vera e propria arte che si pensava fosse stata appresa da qualche Dio. I templi greci dedicati al Dio della medicina Asklepio potevano ammettere i malati che aspettavano che il Dio li guidasse in un sogno. 
Anche i romani costruivano templi (291 a.C.) dove si praticavano riti simili.
In Oriente, invece, la prima istituzione creata appositamente per curare i malati appare in India. Gli ospedali brahminici iniziano ad essere costruiti in Sri Lanka a partire dal 431 a.C. Con Ippocrate, considerato da molti come il padre della medicina, l´arte di guarire inizia una fase di laicizzazione; inizia, cioè, a sganciarsi da aspetti  religiosi e mistici per basarsi su fondamenta razionali come, ad esempio, l´osservazione della natura e l´esperienza derivante da pratiche quotidiane. I medici dei templi greci rimarranno i principali detrattori della medicina ippocratica, denunciandone l´improvvisazione. Ciò nonostante il principio dell’osservazione e della sperimentazione si diffonde in tutto il mondo ellenico fino a raggiungere Roma. In Occidente il medico ippocratico inizialmente è un professionista itinerante, che si sposta di città in città esercitando in un ambulatorio. A Roma la medicina laica si pratica nella “taberna”, un locale in zone di particolare affluenza, a cui può essere annesso un erbario nel quale il medico prepara i farmaci con le erbe portate dai raccoglitori.  In realtà, in tempi antichi, la gran parte della medicina si pratica sul fronte di guerra: i valetudinaria sono infermerie dove venivano raccolti i soldati con gravi traumi bellici o per le patologie dovute al soggiorno in luoghi insani. Col Cristianesimo il malato assume un altro aspetto: rispecchia il Cristo sofferente; ma sofferente, per la Chiesa,  è anche la persona povera, non abbiente e per ciò più vicina a Cristo.  In questo periodo la distinzione tra malattia e povertà si fa più sottile ed i primi ospedali nascono come ospizi per persone non abbienti più che come luoghi di cura. In realtà la mancata distinzione tra povertà e malattia perdurerà fino a tutto il Medioevo e l´ospedale, in Occidente, rimarrà a lungo una struttura a scopo caritativo. Dunque, dalla parabola del buon samaritano nasce l´idea di "ricovero"; gli xenodochia e le diaconie sono strutture che nascono per accogliere pellegrini, viaggiatori e l´uomo bisognoso in generale; sono costruite con la porta rivolta verso il Vaticano (perché lo Spirito Santo possa entrare meglio) e si caratterizzano per la posizione della cappella che può essere vista da tutti i reparti ospedalieri. Un’antica espressione francese si riferisce all´ospedale col termine hôtel-Dieu, "ostello di Dio". Questi ricoveri vengono anche annessi ai monasteri, dove i monaci imparano la medicina razionale. Il primo ospedale fu quello di Santo Spirito a Roma, il secondo fu quello di Santa Maria Novella, a Firenze, costruito grazie ad una elargizione di Folco Portinari, il padre di Beatrice ricordata da Dante. Nel mondo musulmano i primi ospedali nascono ad opera dei Nestoriani, cristiani seguaci della dottrina del vescovo siriano Nestorio (381-451). 
I Nestoriani costruiscono ospedali, chiamati con il nome persiano di bimarista, nelle città di Nisibis, Gondeshapur, Damasco, Alessandria, Gerusalemme.  Prima che in Occidente, tra i secoli VIII e XII d.C., poi in Oriente, gli ospedali si sviluppano con un alto standard di assistenza e in essi si pratica alche la ricerca clinica. E’ proprio in questa parte del mondo che nasce il primo ospedale d´istruzione, l’ accademia di Gundishapur, dove gli studenti erano autorizzati a fare esperienza sui pazienti sotto la supervisione dei medici; queste pratiche rappresentavano una parte importante della loro educazione. Nel 1136 questa struttura viene replicata a Bisanzio, dove prende il nome di  Pantocrator Xenon. Per ciò che riguarda l’Europa, la prima importante istituzione medica, intesa come centro di cura e di studio,  è stata la Scuola Medica Salernitana, fondata nei secoli dell’Alto medioevo e considerata da molti studiosi come  l´antesignana delle moderne Università di medicina. Di fatto, sebbene le basi teoriche erano costituite dal sistema degli umori elaborato da Ippocrate e Galeno, molta importanza veniva data agli insegnamenti che potevano derivare dall’esperienza. La scuola apre la strada al metodo empirico ed alla cultura della prevenzione.  Essa rappresenta un momento fondamentale nella storia della medicina per le innovazioni che introduce nel metodo e nell´impostazione della profilassi (dal greco "prophylàsso", difendere o prevenire in anticipo). In Italia, solamente nel tardo 1200, la medicina incomincia ad essere considerata materia di insegnamento universitario. In particolare, è grazie all´opera di Taddeo degli Alderotti (1223-1303) che la medicina entra a pieno titolo nell’insegnamento universitario di Bologna. L’esempio viene presto seguito da altre università come quella di Padova (per merito di studenti che da Bologna si trasferirono a Padova). Verso la metà del XIX secolo, in gran parte dell´Europa e degli Stati Uniti erano già stati stabiliti numerosi sistemi ospedalieri, pubblici e privati. Nei Paesi Europei, le organizzazioni sanitarie si sviluppano soprattutto nel tentativo di isolare le persone affette da tubercolosi. L’ospedale, tra la fine del Settecento e la prima metà del Novecento, rimane la sede per la diagnosi e la cura delle malattie infettive e delle malattie chirurgiche. La malattia comune, il parto, la morte rimangono ancora localizzate all’interno del proprio domicilio. Si consolida tuttavia, in tutta la prima parte del XX secolo, il fatto che l’autorità professionale e scientifica si forma e risiede nell’ospedale.  A partire dagli anni cinquanta e sessanta del Novecento, l’arrivo di farmaci risolutivi (antibiotici, cortisonici e molti altri), lo sviluppo scientifico e della tecnologia, il consolidarsi di discipline mediche non più generali ma sempre più specialistiche, porta progressivamente ad una trasformazione dell’assetto organizzativo e strutturale degli ospedali. In altre parole la frammentazione culturale e la produzione normativa vanno di pari passo con la frammentazione organizzativa degli ospedali ed oggi le tipologie di ospedale esistenti si sono profondamente differenziate nelle forme più varie. 
Se i primi ospedali europei erano solitamente costruiti e mantenuti grazie a fondi pubblici, nel tardo XX secolo si assiste alla nascita di grandi catene ospedaliere a fini di lucro. 
In Italia la struttura ospedaliera e le unità territoriali di assistenza sociale e sanitaria (ASL) diventano azienda nel 1992.
LE TAPPE DELLA LEGISLAZIONE OSPEDALIERA ITALIANA 
Dall’unità d’Italia, la prima disciplina in materia ospedaliera si ha con la legge 3 agosto 1862, n.753, meglio nota come “legge sull’amministrazione delle opere pie”. Ad essa fa seguito la legge 17 luglio 1890, n.6972 (c.d. legge Crispi) che ingloba gli ospedali nelle istituzioni pubbliche d’assistenza e di beneficenza. Successivamente si ha il regio decreto 30 dicembre 1923, n.2841 di riforma della legge Crispi, con cui le attribuzioni basilari in materia ospedaliera sono affidate agli enti locali. Il successivo passo fondamentale è rappresentato dal Regio Decreto 27 luglio 1934, n.1265, avente ad oggetto il testo unico delle leggi sanitarie, cui fa seguito il Regio Decreto 30 settembre 1938, n.1631 (c.d. decreto Petragnani). Con questi provvedimenti  viene introdotta la prima disciplina organica della materia ospedaliera e viene fornita, per la prima volta, una definizione precisa dell’organizzazione assistenziale ospedaliera, con la classificazione degli ospedali. Nel secondo dopoguerra si ha un primo importante intervento del legislatore con la legge 10 maggio 1964, n.336, che fissa le norme sullo stato giuridico del personale sanitario degli ospedali. Un primo tentativo di razionalizzazione complessiva dell’assistenza ospedaliera si ha con la legge 12 febbraio 1968, n.132 (c.d. legge Mariotti), recante “Enti ospedalieri e assistenza ospedaliera”. Essa trasforma gli ospedali in enti ospedalieri, cioè in enti dotati di personalità giuridica pubblica e sottoposti al controllo del Ministero della sanità e dei suoi organi periferici. La legge 23 dicembre 1978, n. 8331, avvia un processo di cambiamento evolutivo di estrema importanza per tutto il sistema sanitario italiano e di conseguenza della discilplina ospedaliera. Con questa legge, infatti, viene istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN),  con le seguenti caratteristiche fondamentali: 
il SSN è un sistema generalizzato o, per meglio dire, universale, che riguarda la totalità della popolazione;
il SSN è un sistema unificato perché un solo contributo copre l’insieme dei rischi;
il SSN è un sistema uniforme, poiché garantisce le stesse prestazioni a tutti gli interessati. 
In particolare la riforma del 1978 rafforza il concetto della salute come fondamentale diritto dell’individuo, ma anche come interesse della collettività, inoltre ribadisce la necessità di cure gratuite agli indigenti. L’attuazione del Servizio Sanitario Nazionale spetta ai vari livelli della Comunità statuale (Stato, Regioni e agli altri enti locali territoriali) mediante una rete completa di Unità Sanitarie Locali. Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale avviene tramite il Fondo Sanitario Nazionale, determinato annualmente con la legge di approvazione del bilancio dello Stato. La Regione è tenuta, subito dopo lo Stato, ad attuare il servizio; i suoi compiti, legislativi ed amministrativi, sono di natura programmatoria, organizzativa, di finanziamento delle Usl tramite il riparto del Fondo sanitario regionale e di vigilanza. In particolare la Legge suggerisce una riorganizzazione degli Ospedali su base dipartimentale gestito soprattutto dalle Regioni; questo obiettivo verrà ribadito anche nelle Riforme successive. 
Il Servizio Sanitario Nazionale riesce a raggiungere risultati ragguardevoli anche per merito delle Regioni che, in molti casi, allargano le competenze delle strutture sanitarie ai settori socio sanitari e socio assistenziali. Ciò nonostante, la L. 833 trova immediati ostacoli alla sua concreta applicazione. In primo luogo a causa della scarsa chiarezza del testo legislativo riguardo la ripartizione di compiti e responsabilità tra i soggetti coinvolti. In secondo luogo a causa degli elevati costi imposti dalla realizzazione e gestione del Servizio Sanitario Nazionale. Nella pubblica opinione, inizia a radicarsi l’idea che il Servizio Sanitario sia tra i maggiori responsabili del dissesto finanziario nel quale versa il Paese. 
Il 1992 è l’anno della svolta:  il 23 ottobre 1992 viene emanata la legge 421 “Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale”. Segue il decreto legislativo 23 dicembre 1992 n. 502, modificato dall’altro 7 dicembre 1993 n. 517. I decreti innescano il meccanismo di aziendalizzazione e di  regionalizzazione della sanità. 
In particolare si stabilisce che:
l’Usl diventa azienda dotata di personalità giuridica pubblica, guidata da un direttore generale. 
la proprietà patrimoniale è trasferita dai comuni e province alle nuove Aziende Sanitarie che debbono dotarsi di una contabilità economica; 
le Regioni possono autofinanziarsi nel caso intendano erogare livelli di assistenza sanitaria superiori.
A completare il quadro delineatosi con i decreti del ’92 e del ’93, viene emanato il d.lgs. N. 229/99 denominato Riforma Ter anche nota come Riforma Bindi. 
Essa definisce, in maniera più accurata, la tipologia dell’azienda sanitaria e stabilisce una serie di provvedimenti volti ad accellerare il processo di aziendalizzazione e di regionalizzazione del servizio sanitario.
In conclusione è  possibile affermare che la più grande innovazione introdotta nell’ultimo decennio nella legislazione italiana, ma anche in quella di numerosi paesi europei, è costituita dal processo di trasformazione degli ospedali in aziende. Ciò vuol dire che, nell’organizzazione e gestione delle strutture sanitarie, si stanno adottando gli strumenti manageriali tipici del contesto aziendale e imprenditoriale. L’ obiettivo è quello di razionalizzare le modalità di produzione ed erogazione dei servizi di tutela della salute.
Gli ospedali, dunque, si stanno progressivamente configurando come aziende, di diritto pubblico o privato, autonome rispetto alla pubblica amministrazione, con piena responsabilità sui propri processi organizzativi e di posizionamento sul mercato, operante all’interno di una selezione regolata dalla scelta dei cittadini.
 
 
PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE
 
Le strutture ospedaliere, censite sul territorio nazionale nell’anno 2007, risultano pari a:
1.197 per l’assistenza ospedaliera; 
9.820 per l’assistenza specialistica ambulatoriale;
5.105 per l’assistenza territoriale residenziale; 
2.280 per l’assistenza territoriale semiresidenziale; 
5.236 per l’altra assistenza territoriale;
912 per l’assistenza riabilitativa.
Per quanto riguarda la natura delle strutture, poco più della metà delle strutture ospedaliere risulta di natura pubblica. 
Per l’assistenza specialistica ambulatoriale, la presenza delle strutture pubbliche risulta, invece, più contenuta (rispettivamente 39,9%, 27,2% e 21,4%).
Numero di strutture per tipologia di assistenza erogata - anno 2007
Ogni anno più di nove milioni di italiani vengono ricoverati in ospedale. 
L´analisi della loro esperienza risulta importante non solo perché interessa direttamente una quota così rilevante di popolazione, ma anche perché una scelta fondamentale della riforma sanitaria degli anni novanta è quella di dare centralità alla domanda, cioè all´utente-cliente delle strutture sanitarie. L’efficacia del servizio ospedaliero è strettamente connessa alla qualità organizzativa e gestionale di un ospedale. 
Sia nello sviluppo storico che nell’attuale panorama del sistema sanitario nazionale, è difficile definire in modo unitario quali siano i servizi che un ospedale dovrebbe erogare. 
Le soluzioni organizzative e le modalità di gestione possono variare in ragione delle tradizioni culturali o dei bisogni specifici di una determinata area. Dunque, il primo obiettivo, in vista di un efficace servizio ospedaliero, è quello di un sistema sanitario pienamente integrato alla realtà circostante, in grado di assicurare continuità assistenziale tra tutti i livelli e quindi anche tra le attività ospedaliere e quelle territoriali. Infatti, una maggiore integrazione tra i servizi sanitari, sociali e il sistema di sostegno informale che si struttura intorno al malato (familiari, parenti, amici e volontari), permette di realizzare una strategia di rete che a sua volta contribuisce a rafforzare le capacità della persona nella riconquista e nella conservazione della sua salute (principio di sussidiarietà). In Italia solo dopo gli anni ’70, con il federalismo e le riforme sanitarie, è avvenuto un significativo avvicinamento tra le attività ospedaliere e la realtà del territorio. La preparazione e la professionalità degli operatori sanitari, la disponibilità di tecnologia, l’umanizzazione delle cure, le prestazioni alberghiere sono altri fattori determinanti la qualità del servizio ospedaliero. 
Un’attenzione particolare merita invece il tema della comunicazione. 
Ricevere informazioni significative ed utili per difendere e migliorare la propria salute mette il cittadino nelle condizioni di sapersi curare.
Quindi l’informazione è pregiudiziale rispetto alla fruizione del Diritto alla Salute e all’ accesso alle cure. 
Comunicare, però, non vuol dire solo “informare”, quindi trasmettere delle informazioni,  ma anche è soprattutto “coinvolgere”, rendere partecipe. 
Il coinvolgimento dell’utente permette una maggiore conoscenza dei suoi bisogni e delle sue aspettative in vista di una possibile personalizzazione del servizio sanitario e quindi di una maggiore soddisfazione del cittadino.
Anche la “comunicazione interna” all’ospedale ha la sua valenza strategica in termini di efficacia ed efficienza del servizio sanitario.
All’interno di una struttura, trasmettere e condividere informazioni, esperienze, obiettivi e responsabilità può aiutare in un’ottica strategica di maggiore soddisfazione del personale interno, nonchè di maggiore collaborazione tra le diverse risorse che si traduce inevitabilmente nell’erogazione di un servizio migliore. 
Ecco che, le scelte di natura comunicativa operate dalle strutture ospedaliere, incidono sulla qualità delle prestazioni e sulla loro efficacia.
 
 
SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA’ E CORSI DI AGGIORNAMENTO
 
La Facoltà di Medicina e Chirurgia è la sede della formazione superiore in campo biomedico e sanitario; essa forma le diverse figure professionali che operano nell’ambito della Sanità (pubblica e privata). La formazione avviene  integrando le conoscenze tecnico-scientifiche con abilità pratiche e relazionali attraverso tirocini obbligatori che si svolgono nelle strutture sanitarie accreditate. L’offerta didattica è articolata in Corsi di Laurea, Corsi di Laurea Magistrale, Corsi di Laurea Magistrale a Ciclo Unico, Scuole di Dottorato, Dottorati di ricerca, Scuole di Specializzazione, Corsi per Master universitari e Corsi di Perfezionamento. 
La prima tappa è l’iscrizione, previo superamento di un test d’ingresso, ad un Corso di Laurea a scelta tra il Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia o in Odontoiatria (durata 6 anni), un Corso di Laurea triennale in una Professione Sanitaria (Infermieristica, Fisioterapia, Tecnico di radiologia, etc.) oppure un Corso di Laurea Triennale in Biotecnologie. 
Nel caso del laureato in Medicina e Chirurgia o Odontoiatria, è possibile specializzarsi in uno specifico settore medico iscrivendosi, successivamente al conseguimento della Laurea, ad una scuola di specializzazione. 
Nel caso del laureato in una Professione Sanitaria o del laureato in Biotecnologie, è possibile specializzarsi e proseguire la formazione universitaria iscrivendosi ad un corso di Laurea Specialistica a scelta tra quelli dell’offerta didattica della Facoltà. 
In realtà oggi, dato il rapido sviluppo della medicina e della tecnologia, anche un operatore sanitario già professionista è obbligato a mantenersi aggiornato e competente. E´ per questo scopo che, in tutti i Paesi del mondo, sono nati i programmi di Educazione Continua in Medicina (E.C.M.). Esso consiste nella realizzazione, da parte di Enti accreditati, di riunioni, congressi, corsi, ecc., finalizzati all´aggiornamento ed al miglioramento della professione sanitaria. Naturalmente, ogni operatore della Sanità provvederà, in piena autonomia, al proprio aggiornamento. Partecipare ai programmi di E.M.C. è un dovere degli operatori della Sanità, ma è anche - naturalmente - un diritto dei cittadini, che giustamente richiedono operatori attenti, aggiornati e sensibili. Ciò è oggi particolarmente importante ove si pensi che il cittadino è sempre più informato sulle possibilità della medicina di rispondere, oltre che a domande di cura, a domande più complessive di salute. 
Sono numerose le Facoltà di medicina sul territorio nazionale, vi proponiamo un elenco completo.
Ferrara, Cagliari, Messina, Roma La Sapienza, Bologna, Torino, Milano, Bari, Padova, Napoli, Perugia, Parma, Modena e Reggio Emilia, Foggia, Genova, Verona, Milano Un. Vita e Salute S. Raffaele, Brescia, L’Aquila, Ancona, Palermo, Trieste, Salerno, Chieti e Pescara, Un, Piemonte Orientale Amedeo Avogrado, Un. Insubria di Varese e Como, Firenze, Udine, Seconda Università degli studi di Napoli, Catanzaro, Milano Bicocca, Roma Cattolica Sacro Cuore, Siena, Un. Del Molise di Campobasso, Roma Tor Vergata, Roma Campus Bio – Medico, Pavia, Napoli Federico II, Taranto, Teramo, Lecce, Roma Un. Degli studi Foro Italico, Brindisi.
 
 
TRATTATO DESCRITTIVO
 
A seconda del numero e del tipo di reparti di specializzazione presenti nella struttura, gli ospedali si dividono in ospedali di zona, ospedali provinciali e ospedali regionali. 
Gli ospedali di zona devono essere dotati dei reparti di: 
- medicina generale e chirurgia, 
- pediatria e ostetricia-ginecologia. 
Gli ospedali provinciali oltre ai reparti sopra menzionati hanno, in più, sezioni di: 
ortopedia, oculistica, otorinolaringoiatria, urologia, neurologia, dermatologia, odontoiatria, malattie infettive.
Gli ospedali regionali offrono assistenza a un bacino di utenza di almeno un milione di persone e possiedono anche divisioni di:
cardiologia, cardiochirurgia, neurologia, chirurgia plastica, chirurgia toracica, medicina legale. 
Alcuni ospedali sono specializzati in particolari campi medici, come l’ostetricia e la chirurgia, anziché essere ospedali con tutti i servizi pieni. Le strutture ospedaliere possono anche ospitare centri di formazione medica e sezioni di ricerca oltre che scuole professionali per il personale sanitario e paramedico. Gli ospedali privati (cliniche), offrono molto spesso strutture più piacevoli rispetto agli ospedali pubblici, sebbene non sempre hanno le attrezzature più sofisticate. Alcune cliniche private hanno accordi con le autorità sanitarie regionali e forniscono letti che possono essere usati per i pazienti del sistema sanitario nazionale, sebbene ci siano lunghe liste d’attesa. Tranne che nelle emergenze, si viene solitamente ammessi o indirizzati ad un ospedale o clinica per il solo trattamento specifico dopo una visita medica. Normalmente, si tratta di una struttura sanitaria della propria provincia, a meno che non sia disponibile la chirurgia o il trattamento specialistico.
In alcune regioni, se l’ospedale non può offrire il trattamento entro un periodo ragionevole, i pazienti possono essere indirizzati ad una clinica privata senza dover pagare ulteriori tariffe. Tramite il servizio sanitario nazionale, è possibile richiedere che un intervento sia eseguito in un´altra città, sebbene gli ospedali meglio attrezzati in Italia, spesso, hanno lunghe liste d’attesa.  In genere, la scelta dell´ospedale è strettamente legata al trattamento richiesto. 
Una legge recente non permette agli specialisti privati di eseguire gli interventi negli ospedali pubblici. Se si viene ricoverati in un ospedale pubblico tramite il servizio sanitario nazionale, sarà lo specialista di turno ad operare ed occuparsi del paziente. Se si richiedono i servizi di un particolare specialista o se si vuole evitare una lunga lista d’attesa per un intervento, è necessario pagare il costo intero del trattamento. Tutti i pazienti hanno il diritto di avere una carta dei servizi che contenga i dettagli così come gli orari dei pasti, di visita, i piani dei reparti dell’ospedale, i nomi dei medici, i regolamenti dell’ospedale e dove sono situati i telefoni ed i bagni. Tuttavia, ad oggi, nonostante le riforme e i cambiamenti in atto, sono poche le strutture ospedaliere che offrono un ’informazione aggiornata o un servizio di orientamento. Il D.Lgs 229/1999 stabilisce, infatti, che le aziende ospedaliere (pubbliche o private), se intendono conseguire l’accreditamento delle proprie attività  sanitarie presso il SSN, devono necessariamente organizzarsi per dipartimenti. La sistemazione di base negli ospedali pubblici normalmente consiste di padiglioni che hanno dai tre ai sei letti, sebbene siano di solito disponibili stanze singole che includono un bagno per un costo supplementare. E’ possibile di solito noleggiare anche una TV per una piccola tariffa giornaliera se non è inclusa.  I pazienti, normalmente, devono portare tutto il necessario con loro, incluso gli asciugamani, i saponi, i pigiami o camice da notte, vestaglie anche se i pasti vengono forniti gratuitamente.  Nelle cliniche e negli ospedali privati, la sistemazione è generalmente quella di un albergo standard, con stanze singole con aria condizionata, TV,  telefono ed un letto in più per un parente se necessario.  Gli ospedali pubblici di solito hanno l’orario di visita limitato di circa due o tre ore al giorno, mentre le cliniche private generalmente non hanno limiti di orari per le visite. Negli ospedali pubblici, ogni trattamento ospedaliero tramite il servizio sanitario nazionale è gratuito. Il trattamento ambulatoriale è in genere destinato a trattamenti che non richiedono ospedalizzazione, come ad esempio, consulti, viste generiche, esami, piccoli interventi che non richiedono alcun ricovero. In questi casi è sufficiente pagare il costo del “ticket” presentando allo sportello la richiesta del medico. Il costo dell’ospedalizzazione privata può essere molto elevato e può variare notevolmente secondo la reputazione degli specialisti coinvolti. Tuttavia, il Ministro della Sanità stabilisce tariffe minime per tutti gli interventi privati ed è possibile chiedere informazioni sul trattamento specialistico presso le autorità sanitarie locali. Una volta dimessi dall’ospedale, se non si ha un trasporto per andare a casa, è possibile generalmente richiedere il servizio ambulanza a pagamento che provvederà a tutto. Servizi di ambulanze volontarie come la Croce Rossa offrono servizi di trasporto in ambulanza, per i quali è generalmente disponibile l’elenco delle loro tariffe negli ospedali.
 
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