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pediatria

pediatria

Il termine “pediatria” deriva dal greco “pais”, che significa bambino, e “iatros”, cioè medico. La medicina pediatrica, quindi, si occupa dello sviluppo psico-fisico dei bambini e degli adolescenti, trattando in modo particolare le malattie infantili e relative terapie.
Il pediatra è il medico di riferimento e, oltre alla diagnosi e cura delle patologie, è il promotore della salute del bambino.

 

 

CENNI STORICI

 

L’attenzione verso la salute e la crescita sana dei bambini non è sempre stata costante nel tempo, molte sono state le leggi, in tempi remoti, che permettevano l’abbandono o l’uccisione di bimbi deformi, ma altrettanto remote sono anche le prime informazioni rivolte ai genitori per la cura del bambino. Tali indicazioni risalgono al medico greco Sorano d’Efeso, vissuto nel I sec. D.C., e sono contenute in quello che è ritenuto essere il primo trattato di ginecologia e ostetricia. Il medico greco, considerato primo ginecologo e precursore della pediatria, ha fornito nei suoi scritti numerose informazioni d’interesse pediatrico, come l’allattamento, i disturbi neonatali e della prima infanzia, la cura del bambino.

Durante il Medioevo e fino al XVIII secolo, la pediatria vide un crescente interesse da parte dei medici che iniziarono a pubblicare diversi trattati sulla materia. Il medico arabo Avicenna, ad esempio, nel suo Canon, adottato come testo universitario nel X secolo, descrisse con accurata precisione alcune patologie in età pediatrica, tra cui le febbri esantematiche, il vomito, l’epilessia, la meningite. Come Avicenna, anche un altro medico arabo, Rhazes, trattò di malattie facilmente contraibili durante l’infanzia, quale il morbillo e la scarlattina, nel suo libro Practica puerorum (o De egritudinibus puerorum). In Italia la pediatria ebbe tra i maggiori innovatori Girolamo Mercuriale, medico vissuto nel XVI secolo, che scrisse De morbis puerorum (le malattie dei bambini) (1583) e Nomothelasmus seu ratio lactandi infantes (Il nomotelasmo, ossia la maniera di allattare gli infanti)(1552). La prima opera tratta delle patologie esterne, di quelle interne e delle parassitosi infantili; il secondo libro, invece, conta solo poche pagine ma è comunque ritenuto un trattato di pediatria. Di questo stesso periodo è Ognibene Ferrari che nel suo De medicina infantium, oltre ad esporre nozioni mediche già conosciute, descrive alcuni oggetti innovativi adatti per la prima infanzia. Numerosi furono, comunque, i medici che s’interessarono dell’età pediatrica e delle patologie a essa connesse, suscitando la pubblicazione di decine di trattati in merito. In Inghilterra Thonmas Sydenham, definito l’Ippocrate inglese, compì numerosi studi di interesse pediatrico a cui si aggiunsero quelli del suo allievo Walter Harris che pubblicò nel 1689 il De morbis acutis infantum, testo di riferimento per oltre un secolo.
Il 1700 vide lo sviluppo di numerose istituzioni per la cura del bambino, a Londra sorse il primo ambulatorio pediatrico nel 1769, per merito del medico George Armstrong, che ebbe vita breve, ma costituì un esempio per le altre Nazioni. Negli anni successivi, infatti, a Parigi, Berlino, San Pietroburgo, Filadelfia, e poi anche nel resto d’Europa e dell’America, sorsero altri ambulatori e ospedali pediatrici, tra cui quello francese Hopital des enfants malate. In Italia erano operanti già da diversi secoli istituti, come lo Spedale degli Innocenti, che si occupavano degli orfani, pur non avendo un’organizzazione sanitaria adeguata e specialistica. E’ di questo secolo anche l’introduzione della vaccinazione contro il vaiolo con il metodo di Jenner. Il medico inglese introdusse la vaccinazione contro il terribile morbo utilizzando la variante bovina della malattia e non quella umana, più virulenta e mortale, e sperimentando la sua intuizione su un bambino di otto anni. Il piccolo James Pipps, dopo essere stato contagiato dal vaiolo bovino tramite incisione operata da Jenner, si rimise nell’arco di qualche settimana e quando il medico inglese tentò di contagiarlo con la variante umana del vaiolo, il bambino non mostrò alcun segno della malattia. L’introduzione della vaccinazione jenneriana permise di debellare il vaiolo e contribuì a salvare migliaia di bambini.
Per arrivare alla costituzione della pediatria come specialità medica, con propri insegnamenti e cliniche, bisogna aspettare il XIX e il XX secolo, nel corso dei quali nacquero riviste e società scientifiche trattanti il tema della pediatria.
A determinare il cambiamento nei confronti dei bambini fu anche una mentalità diversa: questi non furono più visti come proprietà privata dei genitori, la loro sorte non era più frutto della fatalità ma competenza dello Stato, delle sue leggi, delle sue istituzioni che dovevano provvedere alla cura, al benessere e alla tutela dell’infanzia.
Questo periodo vide aumentare l’interesse della medicina nei confronti dell’infanzia, ci furono, infatti, innovazioni che permisero diagnosi e terapie formulate appositamente per i bambini. Tra queste vanno ricordate: l’introduzione dei raggi x nella diagnostica pediatrica per opera di T.M. Rotch, che ideò anche un nuovo tipo d’incubatrice e fu fondatore della rivista Pediatrics; lo studio delle malattie nervose infantili di Sachs e Von Heine; i numerosi apporti fondamentali alla conoscenza e alla terapia di malattie infettive (tra cui vanno citati Pasteur e Koch).

Risale agli inizi dell’800 il primo esempio di scuola pediatrica per merito del re d’Etruria Lodovico I, che istituì la prima cattedra di pediatria all’università di Firenze, con sede nello Spedale degli Innocenti, e la assegno a Gaetano Pallone. Questa esperienza durò appena cinque anni, ma fu rilevante e costituì un esempio per la nascita futura di questa specialità in tutta Europa. Il primo ospedale pediatrico italiano risale al 1843, fu fondato a Torino dal conte Franchi e prese il nome di Ospedale infantile Regina Margherita, cui seguì, due anni dopo e sempre a Torino, l’Ospedaletto di Santa Filomena dedicato alle bambine rachitiche e scrofolose. Altri ospedali pediatrici vennero fondati a Trieste (1876), Livorno (1880), Cremona (1881), Napoli (1881), Alessandria (1885), Genova (1888), Milano (1897), Mantova (1900), Ancona (1900), Parma (1900), Brescia (1902).
Nel 1887 a Firenze, su proposta del dottor Guido Guidi e con i finanziamenti del marchese russo Ivan Meyer, fu costruito il primo nucleo dell’ospedale pediatrico Meyer, ancora oggi uno dei più noti e rinomati. Nel 1901 ci fu l’inserimento della cattedra di clinica pediatrica, esistente a Firenze già dal 1882, all’interno dell’ospedale pediatrico Meyer.
Alle prime cattedre di pediatria seguirono anche il primo congresso nazionale, nel 1890, e nascita della società italiana di pediatria nel 1898.

Nel corso del ‘900 l’attenzione nei confronti dei bambini e della loro salute mutò ancora, non furono più visti come “adulti in miniatura” e la durata dell’infanzia, legittimata da norme apposite, fu prolungata oltre il settimo anno d’età.
Cliniche specializzate, sottobranche della pediatria, vaccinazioni obbligatorie (come quelle contro la difterite e la poliomielite), nuove terapie e mezzi diagnostici portarono a una diminuzione considerevole della mortalità infantile, supportate da condizioni di vita migliore derivate anche, ad esempio, dalla penalizzazione del lavoro minorile.

In base alle convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia e con la legge 176 del 1991, lo Stato ha riconosciuto l’infanzia come un bene sociale da proteggere e sul quale investire, ribadendo che la tutela sanitaria dei bambini e degli adolescenti è un diritto fondamentale e uno degli obiettivi proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dal 1978, in Italia, è assicurata l’assistenza sanitaria da parte del pediatra di famiglia per i bambini fino ai 14 anni, per particolari situazione e con la richiesta dei genitori tale assistenza può essere prolungata fino al compimento dei 16 anni. Nel 1981 è stata riconosciuta e istituzionalizzata la figura professionale del pediatra di famiglia, che non si occupa solo della diagnosi e cura delle malattie ma anche dell’educazione sanitaria e della prevenzione.

 


SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA´ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

 

Il percorso per diventare medico pediatra prevede innanzitutto il conseguimento della laurea in Medicina e Chirurgia, della durata legale di 6 anni, presso uno degli atenei in cui tale corso è attivato; in seguito è necessaria l’abilitazione alla professione di medico e l’iscrizione all’albo dei medici.

La Scuola di Specializzazione in Pediatria, che ha durata legale di 5 anni e ha lo scopo di formare medici specialisti nel settore professionale della Pediatria, prevede i seguenti indirizzi: Pediatria generale; Adolescentologia; Allergologia e Immunologia pediatrica; Broncopneumologia pediatrica; Cardiologia pediatrica; Endocrinologia e Diabetologia pediatrica; Gastroenterologia ed Epatologia pediatrica; Nefrologia pediatrica; Neonatologia e Terapia intensiva neonatale; Neurologia pediatrica; Oncologia ed Ematologia pediatrica; Pediatria di comunità; Reumatologia pediatrica.
La scuola è attivata presso le università di: Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti, Firenze, Foggia, Genova, L’Aquila, Messina, Milano (Università degli studi, Milano-Bicocca, Cattolica del Sacro Cuore, Vita-Salute San Raffaele), Modena e Reggio Emilia, Napoli (Federico II e Seconda Università degli Studi), Novara, Palermo, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Roma (La Sapienza, Tor Vergata, Campus Biomedico), Sassari, Siena, Torino, Trieste, Udine, Varese e Como (INSUBRIA), Verona.

Uno dei principali corsi di aggiornamento è “Milanopediatria”, un evento biennale che riunisce diverse Società Scientifiche che si occupano di tematiche e problemi riguardanti la salute e il benessere dei bambini, rivolgendo il loro lavoro a diversi specialisti, non solo pediatri, ma anche infermieri, dietisti, psicologi e biologi.

 

 

PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

 

La tutela sanitaria dei bambini e degli adolescenti è garantita dallo Stato come diritto fondamentale e rientra nel riconoscimento dell’infanzia come bene da tutelare e su cui investire.
Ai cittadini spetta la scelta autonoma del pediatra di famiglia, questa è possibile con la registrazione del bambino al Servizio Sanitario Nazionale e recandosi presso l’ufficio di Scelta e Revoca della ASL di appartenenza. In ogni momento e senza dover fornire spiegazioni, è possibile revocare la propria scelta del medico pediatra e sostituirlo con un altro presente nella lista territoriale dei medici pediatri.

In Italia vige un sistema combinato per l’assistenza sanitaria dei bambini, ciò significa che non sono solo i pediatri a occuparsi della loro salute ma anche i medici di medicina generale. Infatti, un genitore può richiedere di passare l’assistenza sanitaria del proprio figlio, con il compimento del sesto anno d’età, a un medico di medicina generale. L’85% dei bambini italiani sotto i 6 anni è assistito da pediatri del SSN.
Secondo i dati del 2002, in Italia esistono circa 14 mila medici pediatri, di cui 7 mila sono pediatri di famiglia, 5 mila operano in ambito ospedaliero, poco più di mille sono i medici pediatri universitari e solo 500 quelli di comunità.
La pediatria comunitaria è espletata da medici, non sempre pediatri, che operano all’interno dei servizi materno - infantili e dovrebbe occuparsi, oltre che della diagnosi e della cura delle patologie pediatriche, anche dei problemi comportamentali e di sviluppo, dei programmi d’immunizzazione e della medicina scolastica.

La Società Italiana di Pediatria (SIP), fondata alla fine del 1800 e tutt’oggi esistente, promuove ricerche e studi in ambito pediatrico, iniziative ed eventi per la promozione e la tutela della salute dei bambini. La SIP riunisce medici pediatri sia operanti in ambito ospedaliero sia territoriale e universitario. Alla sezione nazionale fanno capo le 20 sezioni regionali, cui si affiancano 15 società Scientifiche e gruppi di studio permanenti.
La Società Italiana di Pediatria possiede due riviste specialistiche: “The Italian Journal of Pediatrics” e la rivista di aggiornamento pediatrico “Area Pediatrica”. 

Alla FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, fondata nel 1971, aderisce il 90% dei pediatri di famiglia convenzionati con il SSN. Si tratta di una federazione autonoma e apartitica che promuove e sostiene attività di ricerca e aggiornamento; tutela la figura professionale del pediatra, valorizzandone anche la funzione all’interno dell’area funzionale pediatrica; stipula accordi collettivi nazionali, regionali e aziendali con il Servizio Sanitario Nazionale; promuove l’educazione alla salute.

 


TRATTATO DESCRITTIVO

 

Il pediatra non si occupa della salute del bambino solo al momento della comparsa di patologie o su richiesta dei genitori, ma è tenuto a seguire un calendario di visite predisposto dalle autorità sanitarie regionali, a seguito delle quali traccia un bilancio della salute del bambino.
Questi controlli rientrano nel piano di assistenza e sorveglianza sanitaria in età pediatrica, che si prefigge il controllo dello sviluppo psico-fisico e sensoriale dei bambini, ricercando, inoltre, eventuali fattori di rischio di malattie e individuando precocemente pazienti affetti da handicap di vario genere. I bilanci della salute, chiamati anche “visite filtro”, scandiscono la vita del piccolo assistito fino all’età in cui questo compie 13 anni.
Il calendario delle visite è così diviso: 1° visita a 15 giorni dalla nascita; 2° visita tra i 2 e 3 mesi; 3° visita tra i 4-5 mesi; 4° visita durante l’8° mese; 5° visita tra 11-12 mesi; 6° visita tra i 15-18 mesi; 7° visita tra i 3-4 anni; 8° visita 5-6 anni; 9° visita tra i 12-13 anni.

La prima visita pediatrica, dopo due settimane dalla nascita, è importante per valutare le condizioni generali del neonato ed eseguire alcuni test. Oltre il peso, la lunghezza e la misurazione del cranio, il pediatra controlla il funzionamento delle anche, poiché è possibile, al momento della nascita, che il femore si sia dislocato. La manovra di controllo è detta “manovra Ortolani”: il pediatra prende la gamba del neonato, la flette e la porta verso l’esterno. Un’ecografia alle anche è, comunque, prevista per tutti i bambini entro i 3 mesi di vita. Un altro controllo riguarda le zone di sutura del cranio, chiamate fontanelle, per accertare che non si siano saldate precocemente (di solito questo avviene intorno ai 2 anni per permettere l’accrescimento del cranio e, quindi, del cervello) o che non siano troppo molli. Il test neuromotorio consiste nel valutare il movimento di testa, braccia e gambe in varie posizioni in cui viene messo il bambino.
La prima visita oculistica è effettuata già al momento della nascita, questa serve per escludere alcune malformazioni e altre malattie, come strabismo e cataratta congenita. A un anno, il controllo della vista permette di valutare il coordinamento dei bulbi oculari, verificando la presenza o meno di difetti anatomici. Durante questa visita, particolare attenzione è data anche alla trasparenza della cornea e del cristallino. Altre visite oculistiche vanno eseguite durante il terzo anno di età per verificare la capacità visiva di ogni occhio e durante il primo anno di scuola elementare.

 

Vaccinazioni pediatriche
Il termine “vaccinazione” trae la sua origine dagli esperimenti condotti dal medico inglese Edward Jenner che, alla fine del 1700, inoculò il vaiolo vaccino in un bambino per immunizzarlo dalla variante umana della malattia.
Il termine vaccinazione ha poi preso l’accezione comune indicante le tecniche di prevenzione da alcune malattie attraverso l’inoculazione dell’agente patogeno responsabile.
Esistono due tipi di vaccinazioni: la prima, definita vaccinoprofilassi, serve per la prevenzione di una patologia, immunizzando il soggetto vaccinato dal morbo; la vaccinoterapia, invece, consiste in una vaccinazione terapeutica quando la malattia è già in corso e serve per potenziare il sistema immunitario.
Il vaccino è il mezzo più efficace per prevenire l’insorgenza della malattia poiché riesce a stimolare una risposta immunitaria del soggetto vaccinato contro una determinata patologia, garantendo un’immunizzazione efficace e duratura nel tempo. Le vaccinazioni, oltre a proteggere il soggetto vaccinato, riescono a interrompere la catena epidemiologica, cioè rendono più difficile la trasmissione di una malattia da un soggetto all’altro. Proprio attraverso le vaccinazioni si è giunti all’eradicazione totale di alcune malattie altamente infettive, come, ad esempio, il vaiolo. 
Il vaccino è composto di:
- Antigeni: virus o batteri resi inattivi, costituiscono il principio attivo e scatenano una reazione del sistema immunitario che produce anticorpi specifici contro una data malattia;
- Liquido di sospensione: sostanze sterili come acqua distillata o soluzione fisiologica;
- Stabilizzanti: non sono presenti in tutti i vaccini, hanno lo scopo di stabilizzare l’antigene;

- Adiuvanti: sostanze che stimolano il sistema immunitario o prolungano l’effetto della stimolazione, rendendo possibile una diminuzione dell’antigene usato;
- Conservanti.

In Italia esistono sia vaccinazioni obbligatorie per tutti i nuovi nati, sia vaccinazioni raccomandate. Nel primo gruppo rientrano le vaccinazioni contro la difterite, il tetano, la poliomielite e l’epatite virale B; quelle raccomandate comprendono l’antipertosse, antiemophilus B (antimeningite), antimeningococcica C (antimeningite), antimorbillosa, antiparotite, antirosolia.

Il calendario vaccinale rappresenta la successione cronologica secondo cui vanno eseguite le vaccinazioni, tenendo conto dello sviluppo del bambino e del suo sistema immunitario.

Anti-Difterica: il vaccino contro la difterite è somministrato tre volte nel corso del primo anno di vita, cioè al 3°, 5° e 12° mese. E’ composto dalla tossina della difterite resa innocua in laboratorio ma ancora in grado di suscitare una reazione immunitaria dell’organismo. I richiami sono effettuati quando il bambino ha 5-6 anni e tra gli 11 e i 15 anni, poi, sono raccomandati richiami ogni dieci anni. La durata della protezione è lunga è pressoché totale.

Anti-Polio: la somministrazione avviene per via intramuscolare attraverso quattro dosi di vaccino antipolio inattivato potenziato (IPV). Le dosi vengono somministrate al 3°, 5°, 11° mese di vita, la quarta dose, invece, tra il 2° e il 3° anno. L’eradicazione della poliomielite dall’Europa è avvenuta nel 2002. Dal 2004 sono in commercio vaccini combinati che uniscono alla componente antipolio anche altri vaccini dell’età pediatrica; tali vaccini sono definiti esavalenti e comprendono, oltre la polio, il tetano, la pertosse, epatite B, Haemophilus B e la difterite.

Antitetanico: il vaccino è costituito da una tossina resa innocua mediante procedimento chimico, capace, però, di suscitare una reazione del sistema immunitario. Il calendario vaccinale coincide con quello della difterite, e anche l’antitetanica rientra nelle componenti del vaccino esavalente. Dosi di richiamo sono eseguite al 6° e al 14° anno, e successivi richiami sono effettuati a distanza decennale. La copertura del vaccino è di dieci anni e totale.

Antiepatite B: le dosi di vaccino sono tre e coincidono, come tempistica, con quelle della difterite e del tetano. Il calendario vaccinale cambia se il bambino è nato da madre infetta (HBsAg positiva): la prima dose viene somministrata 12-24 ore dopo la nascita e le altre dosi al 1°, 2° e 12° mese di vita.


Malattie esantematiche
Le malattie esantematiche sono caratterizzate dalla comparsa di esantemi, ossia eruzioni cutanee, di diverso tipo, sia a carattere papuloso (piccolo rilievo della cute di consistenza dura), sia a carattere vescicolare, sia maculoso (macchie fini e sottili sulla pelle).
Si tratta di malattie molto contagiose che interessano principalmente i bambini, non ancora pienamente difesi dal sistema immunitario, cui si associano altri sintomi come tosse, febbre, mal di gola. La diffusione di queste malattie è legata soprattutto agli ambienti comunitari come gli asili, le scuole e le ludoteche e al tempo d’incubazione, spesso lungo; inoltre gli agenti patogeni che le causano si diffondono per via aerea, quindi facilmente trasmissibili.
Alcune di queste malattie, se contratte in età adulta, possono risultare più serie e rischiose rispetto alle forme infantili.

- Morbillo: definita anche prima malattia, il morbillo è altamente contagioso e il suo periodo d’incubazione è di circa 2 settimane. I primi sintomi non riguardano la comparsa di esantemi ma appaiono simili a quelli dell’influenza, con raffreddore, febbre alta, tosse secca, congiuntivite. In seguito a questa prima sintomatologia, appaiono puntini bianchi in bocca (macchie di Koplik), seguiti a distanza di 3-4 giorni dalla comparsa di puntini di color rosso acceso, prima sul viso e sulle orecchie e poi su tutto il corpo. L’esantema passa dopo circa 3-4 giorni, lasciando posto a una desquamazione della pelle. Il decorso completo della malattia solitamente non supera i 10 giorni, il bambino è contagioso dal giorno precedente la comparsa dei sintomi fino a 4 giorni dopo la comparsa dell’esantema. La malattia si risolve spontaneamente ma possono essere somministrate terapie di supporto come antipiretici e sedativi della tosse, gli antibiotici sono prescritti solo in caso di complicazioni batteriche. Complicanze del morbillo sono le otiti, laringiti e broncopolmoniti, più rara è l’encefalite che può comportare danni permanenti.
Il vaccino antimorbillo, che si associa a quello antirosolia e antiparotide (vaccino trivalente), si somministra tra i 15-18 mesi con un richiamo verso i 5-6 anni. 
- Scarlattina: la malattia è causata dallo Streptococco Beta emolitico di gruppo A, il contagio avviene tramite starnuti, tosse, goccioline di saliva; è rara nei soggetti sotto i 2 anni mentre è frequente in età scolare.
I primi sintomi si verificano dopo un periodo d’incubazione di 2-5 giorni, l’esordio è improvviso con febbre alta, mal di testa e mal di gola, brividi; a questi primi sintomi subentra una colorazione biancastra della lingua che lascia posto, dopo pochi giorni, a un’intensa colorazione rossastra con rilevazioni di alcune papille (“lingua a lampone” o “a fragola”). L’esantema, che compara tre le 12 e le 48 ore successive, si localizza prima tra le pieghe ascellari, dell’inguine e del collo ma, in seguito, si estende a tutto il corpo. Le macchie di colore rosso vivo sono di piccole dimensioni, leggermente rilevate e ruvide al tatto. L’esantema si attenua dopo 2-4 giorni lasciando poi la pelle desquamata. La terapia antibiotica impedisce alla scarlattina di degenerare in febbre reumatica, antipiretici attenuano la febbre. Il periodo di contagiosità dura da 1-2 giorni prima della comparsa dei sintomi fino al termine della malattia o con l’inizio della terapia antibiotica.
Una forma attenuata della scarlattina è chiamata quarta malattia o scarlattinetta, la terapia e la prognosi sono le stesse della forma normale.

- Varicella: è causata da un Herpes virus, chiamato Varicella Zoster, trasmesso per via aerea con tosse, starnuti, goccioline di saliva o attraverso il contatto diretto con il liquido delle vescicole di un soggetto affetto. Il periodo d’incubazione varia tra le 2 e le 3 settimane, l’esordio è con febbre alta e malessere generale cui si associa, qualche giorno dopo, la comparsa di pustole molto pruriginose che, se grattate o con sovra infezione batterica, lasciano cicatrici permanenti. Solitamente l’esantema ha inizio sul cuoio capelluto, sul viso e sul tronco, estendendosi poi al resto del corpo, risolvendosi nell’arco di 10-14 giorni con la caduta spontanea delle croste.
La terapia per la varicella è solamente di supporto, solitamente vengono prescritti antistaminici per il prurito e antipiretici per la febbre, mentre è sconsigliato l’uso dell’aspirina che può causare reazioni gravi. La varicella può essere prevenuta attraverso il vaccino, questo è somministrato sotto i 13 anni e con due richiami sopra tale età.
Il periodo di contagio va dai 2 giorni precedenti all’esordio della malattia fino a 5-9 giorni dalla comparsa delle vesciche.

- Rosolia: questa malattia esantematica interessa prevalentemente la fascia d’età tra i 5 e i 14 anni, ma può colpire qualsiasi soggetto e il picco di contagi avviene tra l’inverno e la primavera. I primi sintomi compaiono dopo 2-3 settimane dal contagio e consistono nell’ingrossamento delle ghiandole poste dietro le orecchie, febbre lieve e malessere generale. Le macchie color rosa appaiono dopo 24 ore circa dalla comparsa dei primi sintomi, queste sono appena rilevate rispetto alla pelle e tendono a rimanere isolate e non confluire l’una nell’altra. Questa eruzione cutanea si attenua in meno di una settimana, la terapia è di supporto e il bambino rimane contagioso fino a una settimana dopo l’eruzione cutanea. Il rischio di complicanze non riguarda l’età infantile, negli adolescenti e negli adulti, invece, può portare ad artrite e dolori articolari. Il rischio più elevato lo corre il feto se la madre contrae la rosolia nei primi tre mesi di gestazione, la malattia può, infatti, provocare malformazioni, aborti spontanei e ritardi di crescita intrauterina. Il vaccino contro la rosolia è somministrato insieme a quello antimorbillo e antiparotide, è fortemente consigliato alle bambine sotto i 14 anni.

- Parotite: è chiamata anche “orecchioni” ed è causata dal virus Mixovirus Parotiditis che penetra attraverso le mucose delle vie respiratorie trasportato dalla saliva derivante da tosse, starnuti, o goccioline emesse durante il parlato. Sono esposti i bambini di qualsiasi età, ma il picco d’incidenza riguarda soprattutto quelli tra i 5 e i 9 anni. Il tempo di contagio è molto lungo, dai 15 ai 25 giorni e i sintomi si manifestano con febbre non elevata, mal di testa e mancanza di appetito. 24-48 ore dopo la comparsa dei primi malesseri c’è un ingrossamento delle parotidi, alcune ghiandole salivari, di solito bilaterale, poste tra la mandibola e i padiglioni auricolari. La tumefazione delle ghiandole risulta dolorosa soprattutto durante la masticazione e la deglutizione, raggiungendo il punto massimo dopo 2-3 giorni e attenuandosi spontaneamente nell’arco di una settimana. Il bambino rimane contagioso da 2 giorni prima dell’esordio della malattia fino a 5-9 giorni dopo la scomparsa dei sintomi. La terapia è di supporto, con antifebbrili e antidolorifici, la prevenzione può essere fatta tramite vaccino, somministrato a 15-18 mesi e con successive dosi di richiamo.
Le complicanze legate agli orecchioni riguardano la meningoencefalite (infiammazione delle membrane che rivestono il cervello), pancreatite (infiammazione del pancreas), orchite (infiammazione di uno o entrambi i testicoli), sordità permanente.

- Pertosse: è causata dalla tossina prodotta dal batterio Bordella Pertussi che provoca un danneggiamento delle mucose dei bronchi e bronchioli. Si tratta di una malattia molto contagiosa che colpisce tutte le età, prediligendo, però, quella scolare. La comparsa dei primi sintomi avviene dopo un’incubazione di una settimana o poco più, e inizia con un’infezione lieve delle vie respiratorie con presenza di tosse e starnuti. La tosse inizialmente è solo notturna ma con il progredire della malattia si estende a tutte le ore della giornata e diviene sempre più insistente, fino a quando, dopo 7-14 giorni, diviene tosse convulsiva. A questa si associa un urlo inspiratorio che per la violenza può indurre vomito e cianosi, colorito bluastro dovuto alla mancanza di ossigeno. La durata di questa fase, detta parossistica, è di 2-4 settimane, in seguito alla quale la tosse si attenua d’intensità e frequenza. La malattia può persistere fino a 6-10 settimane, durante le quali raffreddori o influenze possono riaccendere la tosse pertussoide.
La pertosse è particolarmente grave nei bambini più piccoli, che possono incorrere in crisi respiratorie e di apnea con mancanza di ossigenazione e difficoltà ad alimentarsi.
La cura della pertosse è base di antibiotici macrolidi, che vanno assunti già dalla fase iniziale della malattia; la prevenzione è possibile attraverso il vaccino antipertosse, somministrato con il vaccino esavalente in tre dosi.

- Quinta malattia: chiamata anche megaloeritema infettivo, è causata dal virus Parvovirus B19. Il modo di trasmissione è il medesimo delle altre malattie esantematiche, la percentuale più alta di casi si verifica in primavera e soprattutto in età scolare. La malattia si manifesta da 4 a 21 giorni dopo il contagio e non appaiono sintomi premonitori, l’esantema esordisce dapprima sul volto, specialmente sulle guance, che appaiono calde e molto arrossate (come se il bambino fosse stato schiaffeggiato). La pelle appare chiara in prossimità del mento, della fronte e intorno alla bocca. Nelle ore successive sono interessate dall’esantema anche le gambe, le braccia, il tronco e le natiche; l’arrossamento causa prurito e si attenua dopo qualche giorno, scomparendo dopo 10 giorni e non provocando desquamazione come altre malattie esantematiche. L’esantema può apparire nelle settimane o nei mesi successivi in seguito a stress, attività fisica o esposizione al sole. La quinta malattia può causare dolori articolari e artriti negli adolescenti e negli adulti, la sua contagiosità cessa con il manifestarsi dell’esantema e la terapia è di supporto, vengono prescritti antistaminici per il prurito intenso. La quinta malattia risulta pericolosa per chi soffre di malattie quali favismo, talassemia, anemia falciforme, sferocitosi.

- Sesta malattia: questa malattia esantematica colpisce prevalentemente i bambini tra i 6 e i 24 mesi, ed è causata da un virus appartenente alla famiglia Herpes. La febbre è il primo sintomo e spesso è elevata, a questa possono associarsi altri malesseri come raffreddore, congiuntivite e mal di gola. Dopo 3-5 giorni la febbre scompare, lasciando posto a un’eruzione cutanea che compare sul collo e sul tronco e diffondendosi poi al viso e alle estremità. La durata dell’esantema è breve, 1 o 2 giorni, e ha aspetto simile a quello della rosolia, senza prurito. La contagiosità è limitata al periodo febbrile e la terapia è di supporto ma è necessaria una buona idratazione del bambino.

 

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