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reumatologia

reumatologia

La Reumatologia (il termine reumatismo deriva dal greco "rhèuma"), è la disciplina medica che si occupa dello studio delle malattie reumatiche o reumatismi; è una branca della medicina interna che si interessa specificatamente delle malattie delle articolazioni, dei muscoli e del tessuto connettivo. 

Le malattie reumatiche possono interessare ossa, articolazioni e muscoli, ma anche gli organi interni (ad esempio cuore, cervello, polmoni etc.), i vasi ed i nervi.

 

 

PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE

 

Le malattie reumatiche incidono pesantemente sui costi dell’assistenza socio-sanitaria e rappresentano una seria minaccia per l’economia complessiva del Paese: in totale la spesa per le malattie reumatiche croniche in Italia supera i 4 miliardi di Euro l’anno, di cui quasi la metà –1 miliardo 739 milioni– sono rappresentati dalla perdita di produttività per circa 287mila lavoratori malati. Lo rivela una ricerca compiuta dall’Osservatorio Sanità e Salute che ha esplorato, in maniera scientifica, i database dell’Istat, del Ministero della Salute, dell’Aifa e dell’Inps per analizzare l’impatto sociale ed economico delle principali patologie reumatiche.

Oltre 5 milioni di persone in Italia soffrono di malattie reumatiche. 

Di queste, 734.000 sono colpite dalle forme croniche: artrite reumatoide e spondiloartropatie. 

Le persone che ne sono affette, spesso sono costrette ad abbandonare il lavoro e a dover affrontare disagi nella vita di relazione, con una sensibile riduzione della  qualità della vita.

L´Artrite Reumatoide, è la malattia reumatica cronica più frequente, colpisce prevalentemente le donne (75%) e insorge tra i 30 e i 50 anni con costi umani, sociali ed individuali enormi: basti pensare che, ogni quattro pensioni di invalidità concesse in Italia, una è dovuta a malattie reumatiche. Con il passare del tempo le condizioni fisiche e funzionali peggiorano. I processi di degenerazione sono particolarmente intensi nei primi due anni dall’inizio della malattia e il 70% dei pazienti presenta alterazioni ben visibili a livello delle cartilagini e delle ossa. Entro dieci anni dalla diagnosi la metà dei pazienti risulta inabile a svolgere mansioni quotidiane e a lavorare e quasi un malato su cinque è costretto a sottoporsi ad interventi chirurgici per protesi articolari. 

Un trattamento tempestivo e rapido nelle prime fasi della malattia può sensibilmente ridurne l’impatto, permettendo al paziente di “tornare” ad una vita normale.

Ogni anno questa malattia è responsabile di oltre 13 milioni di giornate di assenza dal lavoro. I costi diretti per l’artrite reumatoide ammontano a circa 1 miliardo 400 milioni l’anno mentre i costi indiretti riconducibili alla perdita di produttività sono pari a 981 milioni di euro. 

Le Spondiloartropatie sono un gruppo di malattie reumatiche croniche di tipo infiammatorio che colpiscono in prevalenza in età giovanile e che sono responsabili di oltre 10 milioni di giornate di assenza dal lavoro. I costi diretti per le spondiloartropatie ammontano a circa 950 milioni l’anno; quelli indiretti riconducibili alla perdita di produttività sono pari a 758 milioni di euro.  Più aumenta il grado di severità della malattia, maggiori sono i costi per la collettività. Le malattie reumatiche croniche rappresentano una delle principali cause di invalidità e di perdita di capacità lavorativa. La progressione della malattia, se non opportunamente controllata, incide fortemente e in maniera progressiva sulla qualità della vita, sulla frequenza dei ricoveri e sulla produttività. Ma i costi riconducibili alla perdita di produttività lavorativa aumentano in misura esponenziale con l’aggravarsi della malattia, rispetto ai costi diretti, con un evidente e crescente impatto sull’economia nazionale. 

L’instaurazione di una terapia precoce permette una significativa riduzione dei costi diretti e indiretti associati a queste malattie. 

Con una rapida e corretta impostazione terapeutica, ottenuta attraverso una diagnosi precoce della malattia nei primi 3-6 mesi, ed una rigorosa valutazione della risposta alle terapie, più del 50% dei malati potrebbero raggiungere una remissione stabile della patologia, oggi, grazie anche all’impiego dei farmaci biologici. 

Distribuzione percentuale delle varie malattie reumatiche e numero dei casi colpiti in Italia:

Artrosi 69.20% - 3.900.000

Reum. Extra-articolari 12.42% - 700.000

Spondiloentesoartriti 8.52% - 480.000

Artrite reumatoide 5.52% - 311.000

Gotta 1.95% - 110.000

Connettiviti 0.60% - 34.000

Reumatisma Articolare Acuto 0.01% - 500

Altre reumopatie 1.78% - 100.000

Totale 100.00% - 5.635.500

Se non curate adeguatamente e nei tempi giusti, dopo 10 anni circa il 50% delle forme più severe va incontro ad una invalidità permanente, quindi una diagnosi precoce è fondamentale.

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA’  E CORSI DI AGGIORNAMENTO

 

Università di Chieti - Pescara Dipartimento di Medicina e Scienze Invecchiamento, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di L´Aquila Dipartimento di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Napoli II Dipartimento di Internistica Clinica e Sperimentale, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Napoli Federico II Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Ferrara Dipartimento di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Modena e Reggio Emilia Dipartimento di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università Cattolica del Sacro Cuore Divisione di Reumatologia. 

Università "La Sapienza" Dipartimento di Clinica e Terapia Medica, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università "La Sapienza" II facoltà Dipartimento di Scienze Mediche,Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Genova Dipartimento di Medicina Interna Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Brescia  Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Milano Dipartimento di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Pavia Dipartimento di Reaumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università Politecnica delle Marche Dipartimento di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Bari Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica, sezione di Reumatologia, scuola di specializzazione in reumatologia.

Università di Cagliari Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Sassari Università degli Studi di Sassari, Scuola di Specializzazione di Reumatologia.

Università di Palermo Dipartimento di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Firenze Dipartimento di Medicina Interna, Sezione di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Siena Dipartimento di Medicina Clinica e Scienze Immunologiche sezione di Reumatologia, scuola di specializzazione in reumatologia.

Università di Padova Dipartimento di Reumatologia, Scuola di Spec. In Reumatologia.

Università di Verona Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Scuola di Spec. In Reumatologia.

 

 

TRATTATO DESCRITTIVO

 

Le malattie reumatiche (o reumatismi) costituiscono un vasto campo della patologia umana, la cui conoscenza si è notevolmente affinata in questi ultimi decenni determinando la nascita di una nuova branca specialistica della medicina: la Reumatologia.

La larga maggioranza delle malattie reumatiche condivide una o più delle seguenti caratteristiche:

1.la malattia interessa in genere le articolazioni o le strutture anatomiche ad esse collegate: ossa, muscoli, tendini e guaine tendinee (tenosinoviali), legamenti, inserzioni tendinee o legamentose (entesi), borse e fasce;

2.il sintomo più evidente della malattia è rappresentato dal dolore a carico di queste strutture;

3.quasi sempre sono identificabili fenomeni connessi con un processo di natura infiammatoria più o meno rilevante;

4.all’origine della malattia è frequentemente riconoscibile una perturbazione della reattività, che può essere in rapporto con le risposte immunitarie o con reazioni tissutali o più semplicemente con una ipersensibilità  al dolore del soggetto “reumatico”.

Le malattie che interessano direttamente o indirettamente le articolazioni  sono numerose; si dice comunemente che esistono più di cento malattie reumatiche diverse, naturalmente molto differenti per frequenza e gravità.  Molte malattie reumatiche hanno rilevante importanza medico-sociale per la loro vasta diffusione  e per il loro potenziale di disabilità, basti citare la cardiopatia reumatica, l’artrite reumatoide, le gravi artrosi e l’osteoporosi.

Le Malattie Reumatiche, come già accennato, sono più di cento e sono molto diverse fra loro sia per la sintomatologia che può avvertire il malato sia per i segni con cui si presenta la malattia. 

Le accomuna tutte l’impegno articolare i cui sintomi prevalenti sono il dolore di diversa entità e la ridotta capacità funzionale  dell’articolazione stessa. Ma anche altre strutture periarticolari come i tendini, i legamenti, i muscoli ed altri organi ed apparati possono essere interessati a seconda della diversa malattia reumatica. Si comprende quindi perché il dolore articolare (artralgia) o il dolore muscolare (mialgia) da soli non indicano una precisa diagnosi; tanto più che artralgie e mialgie possono essere presenti anche in altre malattie non reumatiche come per esempio le anemie, le affezioni febbrili, ecc. Si capisce inoltre perché la parola “reumatismo” come unica definizione assume scarso significato ai fini diagnostici.

Le malattie reumatiche possono comparire a qualunque età, soprattutto negli adulti e negli anziani. Principalmente possono essere di tipo: degenerativo (per esempio l’artrosi), infiammatorio (per esempio le artriti) e dismetabolico, cioè legate a disturbi metabolici (acido urico, diabete, obesità, ecc.).

Le malattie reumatiche hanno prevalentemente un andamento evolutivo cronico e proprio per questo possono esitare in uno stato di disabilità. Le modalità di comparsa sono diverse; possono comparire all’improvviso ed in maniera acuta oppure il loro esordio può essere più lieve, insidioso e lento nel corso del tempo. La causa (eziologia) della gran parte delle malattie reumatiche a tutt’oggi non è nota. Sono state sviluppate diverse teorie, tra cui quella infettiva, ma questa è stata dimostrata solo per alcune forme di reumatismi di tipo infiammatorio.

Indipendentemente dalla causa, la ricerca ha compiuto nel corso degli anni grandi passi avanti per capire al meglio il processo patologico attraverso cui la malattia si manifesta (patogenesi) e questo riveste enorme importanza ai fini terapeutici.

Anche grazie a questo, la prognosi delle malattie reumatiche rispetto agli anni passati è molto migliorata.

- Le articolazioni

Le strutture prevalentemente interessate da una forma reumatica sono le articolazioni.

Le articolazioni sono strutture anatomiche complesse in quanto si compongono di diversi elementi. Nascono dall’incontro di due o più capi (estremità) ossei. Ne esistono vari tipi, mobili e non (o poco) mobili; le più importanti e frequenti e prevalentemente colpite da una affezione reumatica sono quelle mobili. Sono dotate di una cavità articolare ed i capi ossei sono rivestiti dalla cartilagine articolare il cui significato è quello di rendere scorrevole il movimento articolare. All’interno dello spazio articolare è presente una piccola quantità (virtuale) di liquido sinoviale, detto anche sinovia, che lubrifica e nutre la cartilagine ed è prodotto dalla membrana sinoviale. Quest’ultima riveste la restante parte della cavità articolare ed è rivestita a sua volta all’esterno dalla capsula articolare una struttura resistente, di natura fibrosa, che avvolge le articolazioni ed è rinforzata dai legamenti che danno stabilità all’articolazione. A questo contribuiscono anche i tendini che costituiscono la parte finale dei muscoli e si inseriscono sull’osso. Il loro principale significato è quello di consentire il movimento articolare di flessione, estensione, lateralità e roteazione. Infine, altre strutture presenti solo in alcune articolazioni sono i dischi ed i menischi che fungono da ammortizzatori.

- Artrosi

È una malattia reumatica di tipo degenerativo, ad andamento cronico, che può colpire qualunque articolazione. Gli elementi articolari principalmente interessati sono la cartilagine articolare e l’osso sottostante alla cartilagine (osso subcondrale). Colonna vertebrale, anca, ginocchio e mani sono le articolazioni più colpite. Esistono diverse forme di artrosi, in  particolare una forma primaria che è più tipica e frequente, ma non esclusiva, dell’età anziana ed una forma secondaria, ad esempio, ad eventi traumatici, o a microtraumatici ripetuti nel tempo, conseguenti ad attività lavorative o sportive che può interessare anche l’età più giovane. Comunque, è importante non confondere l’artrosi malattia con il naturale invecchiamento articolare. Al danno derivante dal processo artrosico può conseguire una deformazione articolare ed una più o meno severa riduzione della capacità funzionale. Il dolore, in caso di artrosi, è presente prevalentemente di giorno e all’inizio di un movimento, successivamente migliora; il riposo solitamente lo allevia e può dare una rigidità al risveglio che si riduce o scompare dopo pochi minuti.

- Artrite

È una condizione reumatica di tipo infiammatorio, ad andamento più frequentemente cronico, ad esito talora invalidante. Il termine non definisce una sola malattia, ma sta ad indicare il processo infiammatorio che la caratterizza e dal quale deriva il severo danno articolare che può portare a una ridotta funzionalità e conseguente disabilità. 

Ne esistono, infatti, diverse forme, per esempio: artrite reumatoide, a. psoriasica, a. infettiva, a. reattiva, a. da microcristalli (gotta, condrocalcinosi) ecc.. 

Può colpire una sola articolazione (monoartrite), poche articolazioni (oligoartrite), più articolazioni (poliartrite). 

Nell’ambito della stessa malattia possono distinguersi forme più lievi ed a lenta evoluzione e forme più aggressive ed a rapida evoluzione. Il dolore, in corso di artrite, è sempre presente anche di notte, può peggiorare con il movimento e comparire anche a riposo, spesso è presente una rigidità al risveglio che migliora dopo oltre 30-60 minuti. 

- Artrite Reumatoide

È una poliartrite cronica a decorso progressivo, colpisce prevalentemente le piccole articolazioni delle mani e dei piedi, i polsi e le caviglie ed ancora ginocchio, anca, gomito e spalla, simmetricamente.

L’evoluzione è cronica e spesso determina uno stato di invalidità se non curata bene fin all’esordio. Il danno articolare conseguente al processo infiammatorio è di tipo erosivo.

Le donne sono più colpite rispetto agli uomini con un rapporto di 4:1. Compare prevalentemente tra i 40 ed i 60 anni, ma qualunque età può essere colpita, anche i bambini (artrite infanto-giovanile). È definita una malattia a carattere sistemico perché oltre alle articolazioni possono essere interessati anche altri organi o apparati, quali ad esempio i muscoli, il sistema cardiocircolatorio, l’apparato polmonare, l’occhio, ecc.

- Spondiloartriti sieronegative

Sono un gruppo di malattie reumatiche infiammatorie dette sieronegative per la caratteristica assenza del Fattore Reumatoide che le differenzia dall’artrite reumatoide. 

Più spesso sono colpite poche articolazioni e l’impegno articolare è di tipo asimmetrico. 

Può prevalere l’interessamento della colonna vertebrale o delle articolazioni periferiche (ginocchio, anca, gomito, mano, ecc.).

Tra le più frequenti citiamo la Spondilite anchilosante in cui prevale l’impegno della colonna vertebrale e delle articolazioni sacroiliache. Gli uomini sono più colpiti delle donne.

La forma più grave può evolvere verso una anchilosi della colonna vertebrale con una marcata alterazione posturale, che consiste in una flessione in avanti che comporta una notevole difficoltà a sollevare la testa da qui la definizione “uomini che non guardano il cielo”.

L’Artropatia psoriasica. In alcuni malati affetti da psoriasi, una malattia della pelle, può comparire un impegno articolare di diverso tipo che può arrivare ad assumere i caratteri di una vera e propria artrite. Più spesso si tratta di una oligoartrite asimmetrica a lenta evoluzione. A volte l’impegno articolare può precedere la comparsa della psoriasi.

- Connettiviti

Sono un gruppo di malattie reumatiche infiammatorie sistemiche che si caratterizzano per l’interessamento del tessuto connettivo che è diffuso in tutto l’organismo umano, pertanto oltre all’apparato muscolo scheletrico, possono essere colpiti anche cuore, polmoni, reni, cute, vasi sanguigni, ecc. La causa non è stata ancora chiarita, mentre è abbastanza ben conosciuto il meccanismo che da un disturbo del sistema immunitario (autoimmunità) porta alla produzione di sostanze dette autoanticorpi che si rivolgono contro i tessuti propri dell’organismo. A secondo del prevalere di un tipo di autoanticorpo rispetto agli altri e del tipo di danno che ne consegue, si distinguono forme diverse. 

Il Lupus eritematoso sistemico colpisce più frequentemente giovani donne; oltre ad una artrite può presentare un interessamento degli apparati cutaneo, muscolare, renale, cardiaco e polmonare. Grazie alle attuali terapie, la prognosi negli ultimi decenni è profondamente cambiata in senso migliorativo. 

La Sclerodermia (o sclerosi sistemica) è caratterizzata da una progressiva trasformazione in fibrosi (sclerosi) dei tessuti colpiti. In particolare della cute, come si evince dal nome, ma anche di altri organi come le articolazioni, i vasi sanguigni, l’apparato gastroenterico, i polmoni, il cuore ed i reni. Anche questa malattia, come altre connettiviti, prevale nel sesso femminile. 

La Polimiosite è una connettivite con prevalente impegno del tessuto muscolare, in alcune forme può essere presente anche un interessamento della cute da cui la definizione di dermatopolimiosite. Stanchezza marcata, dolore muscolare, riduzione della forza muscolare, disturbi della deglutizione ed alterazione della voce per impegno dei muscoli faringei sono i sintomi più frequenti. Colpisce entrambi i sessi. Meno frequente è l’artrite.

- Polimialgia Reumatica

È una malattia infiammatoria tipica dell’età anziana, compare dopo i 50-60 anni e si presenta con un intenso dolore muscolare localizzato a livello del cingolo scapolare (spalle) e pelvico (anche). Caratteristico il notevole e rapido miglioramento dei sintomi in seguito a terapia cortisonica.

- Artriti  Microcristalline

Sono forme infiammatorie, legate a disturbi metabolici, dovute alla deposizione nel liquido sinoviale di microcristalli di acido urico (gotta) o di pirofosfato di calcio (condrocalcinosi). 

La Gotta è dovuta ad una aumentata produzione di acido urico oppure ad una ridotta eliminazione di questo con le urine. È caratteristica l’insorgenza di dolore molto intenso localizzato in particolare a livello del primo dito del piede. Nelle forme di vecchia data si possono formare calcoli di acido urico con conseguente possibile impegno renale. 

La Condrocalcinosi si presenta frequentemente come una monoartrite (pseudogotta). Le localizzazioni più spesso interessate possono essere: ginocchio, polso, anca, spalla e caviglia.

- Reumatismo Articolare Acuto (o febbre reumatica)

È una forma tipica dell’età infantile e adolescenziale la cui frequenza attualmente, grazie alla profilassi con penicillina, è notevolmente diminuita. Può comparire successivamente ad una infezione tonsillare da streptococco ß-emolitico di gruppo A.

Oltre all’impegno articolare che è di tipo fugace, può causare lesioni al cuore.

- Sindrome Fibromialgica

È detto anche reumatismo extrarticolare; è alquanto diffuso in particolare tra le donne.

Si presenta con dolore muscolo-scheletrico persistente senza manifestazioni cliniche evidenziabili. Il dolore può comparire in seguito a stress fisici, variazioni climatiche, stati di ansia o depressione, disturbi del sonno.

- Sindrome di Sjogren 

Colpisce prevalentemente donne ed è caratterizzata da una progressiva fibrosi delle ghiandole esocrine. La secchezza oculare determinata dalla mancata produzione di lacrime è responsabile di bruciore e di frequenti infezioni degli occhi. La carente produzione di saliva determina secchezza delle fauci, cattiva digestione e stomatiti con carie dentarie. La secchezza vaginale provoca dolore durante il rapporto sessuale ed infezioni sovrapposte. Spesso sono presenti dolori articolari e, raramente, può essere colpito il pancreas esocrino con maldigestione degli alimenti.

Gli autoanticorpi caratteristici di questa malattia possono interferire con il normale sviluppo del tessuto di conduzione dello stimolo elettrico cardiaco durante il periodo fetale. Anche nella Sindrome di Sjogren, in gravidanza, è necessario un attento monitoraggio multispecialistico.

Poche terapie immunodepressive si dimostrano in grado di controllare l´evoluzione di questa malattia che riduce notevolmente la qualità di vita dei malati.

 

Importanza della diagnosi precoce

Oltre ad una più approfondita conoscenza delle malattie reumatiche e ad un accurato esame clinico, cioè la visita medica, che resta comunque il momento fondamentale, oggi è possibile definire meglio una diagnosi in tempi più rapidi anche grazie ai progressi ottenuti in tema di indagini diagnostiche. Sono disponibili esami  di laboratorio più specifici e una diagnostica per immagini più completa (esami radiografici, ecografia articolare e risonanza magnetica).

Una diagnosi precoce delle malattie reumatiche oggi è determinante perché le diverse forme terapeutiche attualmente in uso, principalmente farmacologica, ma anche riabilitativa, occupazionale (per esempio i consigli sullo stile di vita) e chirurgica hanno profondamente cambiato l’evoluzione di queste affezioni consentendone di migliorarne la prognosi e di conseguenza la qualità della vita dei malati.

 

La terapia delle malattie reumatiche

Per la maggior parte delle malattie reumatiche, non essendo nota la causa, non è possibile attuare una prevenzione primaria, cioè evitare che la malattia si manifesti. Si può, invece, avviare una prevenzione secondaria, cioè laddove la malattia si è già manifestata si possono applicare quei principi terapeutici, farmacologici, riabilitativi, stile di vita, atti a ridurne il danno ed a prevenirne così uno stato di disabilità.

- La terapia farmacologia

Da quando alcune decine di anni fa, le malattie reumatiche si curavano solo con l’aspirina ad oggi, le cose sono notevolmente cambiate. Oltre alle cure rivolte ad alleviare il dolore, che è la prima aspettativa del malato e che consistono in sempre più numerosi e sofisticati farmaci antidolorifici ed antinfiammatori; attualmente è disponibile la cosiddetta terapia “di fondo” per i reumatismi infiammatori, si tratta di diversi tipi di farmaci il cui meccanismo d’azione tende a modificare la storia naturale della malattia con lo scopo di rallentarne, o al meglio arrestarne, l’evoluzione. Ancora più recentemente sono stati sviluppati farmaci più efficaci, soprattutto per l’artrite reumatoide, i cosiddetti “biologici”  che colpiscono a monte il processo infiammatorio con l’obiettivo di ridurre il danno articolare che ne può derivare. È questo lo scopo della prevenzione secondaria, in altre parole prevenire l’eventuale ulteriore danno che consegue all’evoluzione della malattia. La terapia farmacologia non è l’unica possibilità di cura delle malattie reumatiche.

 Fondamentale importanza ha assunto la riabilitazione, sempre più accurata e mirata a ripristinare, laddove è possibile, la funzionalità articolare. Ed ancora l’economia articolare,  che consiste nell’applicazione adeguata di metodi diversi (l’uso di ausili, la rieducazione gestuale e l’adattamento dell’ambiente circostante) per superare gli ostacoli della vita quotidiana (sollevare una pentola, sbrigare le attività domestiche, provvedere all’igiene personale, vestirsi, ecc.) ciò consente di mantenere o riacquistare un’autonomia funzionale soddisfacente nonostante la presenza di una disabilità importante. 

- La terapia chirurgica

Anche in questo campo il progresso scientifico ha compiuto notevoli passi avanti definendo nuove e più particolareggiate tecniche chirurgiche (artroprotesi, ricostruzioni tendinee, ecc.) per correggere le articolazioni particolarmente compromesse. 

Certamente, prima di inviare il malato al chirurgo ortopedico ogni singolo caso deve essere attentamente valutato, anche in base allo stato di salute generale ed alle condizioni dell’articolazione impegnata e dei tessuti periarticolari.

L’approccio chirurgico non sostituisce comunque la terapia farmacologia.

 

Ereditarietà e malattie reumatiche

La trasmissione secondo meccanismi ereditari, per esempio tra genitori e figli, non è stata ancora sicuramente dimostrata nelle malattie reumatiche. È nota invece una predisposizione genetica in base alla quale è possibile che in alcune famiglie più persone si ammalino di una particolare forma reumatica, come per esempio accade per le spondiloartriti sieronegative. È vero però che avere una predisposizione genetica non significa necessariamente ammalarsi, questo avviene quando si sovrappongono altri fattori cosiddetti ambientali che ne favoriscono la comparsa.

 

L’informazione al malato reumatico

Una buona informazione rappresenta uno degli aspetti più importanti del successo terapeutico. È fondamentale, soprattutto, che il malato sia informato sulla natura della malattia, la sua evoluzione, sul tipo di cura e gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Inoltre, informato su alcune semplici regole da applicazione alle attività quotidiane (stile  di vita) può ottenere buoni risultati in termini di rallentamento dell’evoluzione del danno articolare e di riduzione della sintomatologia dolorosa.

 

La dieta

Molto è stato detto e scritto su un possibile ruolo preventivo o curativo delle  malattie reumatiche di alcuni alimenti, ma nulla a tal proposito è stato sicuramente provato. Da studi recenti sembrerebbe che una dieta come quella “mediterranea”, cioè povera di proteine e grassi animali e ricca di fibre e vitamine, possa avere effetti protettivi in alcune malattie reumatiche come le artriti.

È consigliabile anche moderare il consumo di alcolici perché questi possono interferire con alcuni farmaci. Sicuramente un corretto regime dietetico serve a mantenere il giusto peso corporeo.

 
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