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Statistica Medica

Statistica Medica

La statistica medica è una branca della medicina che utilizza gli strumenti della statistica al fine di verificare l´efficacia o meno di terapie o scoprire se un qualche problema medico possa dipendere da fattori particolari. 

Il più famoso e semplice esempio dell´uso della statistica medica è il lavoro del medico ungherese Semmelweis, che riuscì a capire quali fossero le cause della febbre puerperale in una clinica di Vienna.

E´ utile in tal senso la definizione generica di statistica: analisi quantitativa dei fenomeni collettivi che hanno attitudine a variare, allo scopo di descriverli e di individuare le leggi o i modelli che permettono di spiegarli e di prevederli.

 

 

CENNI STORICI 

 

Nell´antico testamento: censimenti fatti da Mosè e da Re David.

Cina, 2238 a.c. censimento commerciale, agrario, ecc.

Egitto, IX sec. A.c. numerazione dei soldati.

Antica Roma, i primi censimenti (CENSUS), si comincia a rilevare il numero dei cittadini, nascite e morti.

1550 d.c. anche la chiesa comincia a registrare il numero di matrimoni, nascite e morti.

Nel 1600 nasce la Statistica ad opera dei matematici, come studio analitico e sistematico dei fenomeni naturali.

Nel 1500 nasce in Europa il Calcolo delle Probabilità. Nasce il metodo induttivo e si afferma la moderna statistica.

Nel 1600 nascono la Statistica Sanitaria e la biometria (Vita e Misura).

 

 

SCUOLE DI FORMAZIONE, UNIVERSITA´ E CORSI DI AGGIORNAMENTO

 

Esistono dei corsi in ogni facoltà, essendo questa materia di studio in qualsiasi corso di medicina, e nello specifico i corsi SISMEC (Società Italiana di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica), si tengono ovunque, anche attraverso seminari specifici.

E´ necessario aggiungere che la statistica medica ha sue peculiari necessità, ovvero si associa ad ogni branca della medicina, per cui il tema va affrontato in relazione all´epidemiologia  piuttosto che all´ortodonzia, ecc. In sostanze le caratteristiche generali dell´approccio statistico dipendono dalle singole necessità delle branche mediche, ecco perché viene spesso considerata in modo complementare, che non significa secondario.

Esiste però anche la specializzazione in statistica sanitaria, ritenuta sempre più importante, dato il ruolo e l’incidenza maggiore che assume questa disciplina della medicina in relazione agli scenari globali. Menzionando alcuni atenei, è doveroso ricordare le università di Milano (Bicocca, Statale), Pavia, Roma (La Sapienza) e Siena.

La durata legale della scuola é di circa quattro anni accademici, e di solito vi si accede previo test di ammissione che consta di elementi di statistica generale, epidemiologia e programmazione socio-sanitaria.

 


PRESENZA IN ITALIA ED EFFICACIA SULLA POPOLAZIONE 

 

L´istituto principale che si occupa in Italia di Statistica Medica è il SISMEC (Società Italiana di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica). Questa è una società scientifica che non ha fini di lucro, nata con l´obiettivo di promuovere ricerche nell’ambito della Statistica Medica e Statistica Sanitaria e delle discipline a queste relative (Biometria, Epidemiologia, Metodologia Epidemiologica Clinica, Programmazione ed Organizzazione dei Servizi Sanitari); si propone di addottrinare gli operatori nell’area sanitaria, con un’esauriente informazione sui progressi realizzati mediante l’organizzazione di congressi, seminari, simposi e tavole rotonde e di contribuire alla formazione di giovani studiosi mediante corsi specifici, premi e borse di studio. Attraverso le proprie attività e anche attraverso il sito stesso SISMEC cerca di promuovere contatti tra studiosi e istituzioni nazionali ed internazionali, e di incentivare lo scambio di conoscenze e notizie su progetti, aree di ricerca, eventi relativi alla Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica.

La crescita e lo sviluppo della società dipende anche da ogni singolo professionista, infatti se si desiderano condividere informazioni o notizie o promuovere iniziative che riguardano i temi della società, o semplicemente inviare richieste o suggerimenti, è possibile sottoporle all´attenzione di questo istituto.

Vi sono alcune realtà di spicco. La Struttura di Statistica Medica e Biometria di Milano fornisce un supporto di carattere quantitativo allo sviluppo delle attività di ricerca della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (INT) o di altre Istituzioni di ricerca sia nazionali che internazionali. I principali punti di forza e competenze riguardano la ricerca metodologica e collaborativa, l´attività di consulenza e quella di didattica. Le attività di ricerca e consulenza riguardano principalmente le aree della ricerca sperimentale di base, messa a punto e sviluppo di saggi biologici, controllo di qualità, bioinformatica e ricerca traslazionale, epidemiologia clinica e biostatistica. Inoltre, la Struttura si occupa anche di specifici progetti di ricerca di interesse epidemiologico.

 

 

TRATTATO DESCRITTIVO

 

Ci sono due termini importanti: biometria e biostatistica. La prima è così definita: settore della biologia che misura e studia statisticamente i dati rilevati sugli esseri viventi per trarne comparativamente classificazioni e leggi, e più specificatamente in medicina è la misurazione ecografica delle dimensioni di un organo o di sue parti. La biostatistica traccia invece dei profili statistici per ogni area di analisi, in modo tale che un dato non sia avulso dal contesto ma abbia dei parametri di riferimento e trova la maggiore applicazione nella medicina clinica.

Una descrizione più particolareggiata necessita la biometria (dalle parole greche bìos = "vita" e metros = "conteggio" o "misura").

I dati biometrici di un essere umano sono derivabili dalla misurazione di varie caratteristiche del corpo o del comportamento. Le dimensioni del cranio e la conformazione dell´apparato scheletrico, in termini di proporzione fra le sue componenti, sono fra i primi oggetti di studio nella storia della biometria.

Fra le principali applicazioni della biometria, enumeriamo:

• analisi di caratteristiche tipiche di popolazioni di viventi;

• studio delle associazioni genetiche fra specie;

• epidemiologia;

• medicina (diagnosi);

• farmacologia (dosaggio);

• identificazione degli individui.

Attualmente, la maggior parte della ricerca scientifico-industriale è orientata allo studio di quegli aspetti che permettono l´identificazione degli individui. Le tecniche biometriche di identificazione sono infatti efficaci a identificare un individuo sulla base delle sue personali caratteristiche fisiologiche o comportamentali, difficili da alterare o simulare. Tra le variabili più frequentemente oggetto di interesse ci sono le impronte digitali, la conformazione della mano, del volto, della retina o dell´iride, delle frequenze vocali. Tutto ciò però è un applicazione non di carattere medico, che pone anche alcuni problemi etici.

Bisogna dire che spesso ed a torto la medicina statistica è considerata complementare, un utile corollario a quanto si studia, ma invece tale disciplina ha un ruolo cardine perché da corrette rilevazioni statistiche si possono scoprire tante cose. Se per esempio si registra una presenza anomala in una data area geografica di un tipo di allergia, la conoscenza di questa realtà mette in moto la ricerca, ovvero quali possono esserne le cause. La statistica medica aderisce in tutto e per tutto ai principi ed agli insegnamenti della statistica generale, quindi bisogna tener conto di fattori endogeni ed esogeni, ambientali e culturali dell´area di interesse. Una cultura alimentare troppo ricca di grassi animali può incidere sulla rilevazione di statistica medica riguardo a determinate patologie, e al converso uno studio statistico sulle abitudini alimentari può già essere utile alla medicina generale per prevedere e prevenire determinate malattie. La statistica medica quindi se non tiene conto di tutti gli aspetti sociali, antropologici e ambientali viene depotenziata rispetto alla sua peculiarità nell´ambito della ricerca medica. La peculiarità sta proprio in questo, che le statistiche biometriche o di altro tipo riguardo incidenze, malattie e altro, forniscono alcune chiavi di valutazione che consentono di capire cosa sia normale o meno, e in questo la biometria svolge un ruolo fondamentale.

Quindi si può parlare di statistica sociale, tesa poi a indagare i prodromi di determinate patologie, di biometria, e c´è poi la statistica farmacologica, legata appunto all´assunzione dei farmaci, i quali, seppur testati, variano nel tempo in efficacia ed effetti collaterali.

In sostanza le analisi relative a questo settore della medicina, danno poi un quadro generale, una mappa, che talvolta serve a sfatare alcuni miti, e a dare corrette informazioni sociali, come per esempio che lo sport faccia necessariamente dimagrire.

Praticare uno sport a livello amatoriale non fa diminuire di peso. Le abitudini di vita e di scorretta alimentazione prevalgono sui benefici, come riportato da una ricerca effettuata dall´Asl di Bergamo.

Il dato impressionante è che, sulle circa 288?000 visite effettuate tra il 2004 e il 2008 nelle strutture dell’Asl per ottenere l’abilitazione alla pratica sportiva, il 32% dei visitati è risultato sovrappeso, in alcuni casi perfino obeso. Questo parlando in generale, cioè considerando i praticanti di tutti gli sport, dall’atletica leggera al ciclismo al calcio ecc. Come dire che l’attività amatoriale in molti casi non ha effetti sulla diminuzione del punto vita. Il tipo di abitudini e di alimentazione che si tengono nel resto del tempo (tutte le ore di lavoro, sonno, divertimento, tra una seduta di allenamento o una gara e l’altra) sono spesso deleterie per la salute.

La medicina statistica si interessa anche del decorso della malattia in relazione all´assunzione delle medicine. Cosa importantissima, ovvero un medico deve sempre sapere che a fronte della terapia farmacologica la guarigione deve essere prevista in un dato arco di tempo, altrimenti c´è qualcosa che non va.

Un altro concetto importante riguardo allo studio dell´efficacia della terapia in relazione alla ricerca statistica, che pochi medici conoscono - almeno a quanto si dice con autocritica - è la cosiddetta randomizzazione, ovvero il costruire una distribuzione controllata di persone che simuli una distribuzione casuale ai fini di costituire una base di credibile valutazione statistica. Tutto ciò viene spiegato nel Manuale di Clinica Pratica di Renato Rossi e Giuseppe Ressa.

Prendiamo uno studio che si propone, ad esempio, di testare l’efficacia dell’aspirina, nella prevenzione dell’infarto, in pazienti affetti da cardiopatia ischemica.

Li dividiamo in due gruppi randomizzati e quantitativamente sovrapponibili (il gruppo dei trattati lo chiamiamo T, il gruppo di controllo lo chiamiamo C). Alla fine del tempo di osservazione che ci siamo posti, ad esempio un quinquennio, confrontiamo i risultati tramite tre fattori principali di valutazione: RIDUZIONE DEL RISCHIO ASSOLUTO (ARR: absolute risk reduction), RIDUZIONE DEL RISCHIO RELATIVO (RRR: relative risk reduction), NNT (number needed to treat, cioè il numero di pazienti da trattare con l’aspirina affinché almeno uno di loro ottenga il risultato sperato, ovvero la prevenzione dell’infarto). In gergo tecnico ARR, RRR ed NNT vengono definiti misure di efficacia.

Il rischio assoluto (AR = Absolute Risk) indica quanti pazienti (in numero assoluto) hanno avuto l’evento clinico che stiamo studiando (infarto) sia nel gruppo dei trattati con aspirina sia in quello di controllo (non trattati); supponiamo che nel primo siano 8 su 100 (AR trattati = 8) e nel secondo 10 su 100 (AR controlli = 10), avremo quindi rispettivamente, nel primo gruppo, un rischio assoluto dell’ 8%, nel secondo del 10%.

La RIDUZIONE DEL RISCHIO ASSOLUTO (ARR: Absolute Risk Reduction) sarà la differenza dei due valori (10 meno 8) quindi: 2% (ARR = 2%)

Lo scarto sembra piccolo e, di conseguenza, l’efficacia della terapia molto modesta.

Attenzione però, come viene affermato dalla stessa medicina statistica, questi dati possono essere letti in modo differente, cioè che la riduzione del rischio relativo rispetto ai pazienti non trattati è del 20%, perché in effetti l´evento clinico nefasto, con il trattamento di aspirina, si è ridotto del 20%; 8 rispetto a 10 i decessi. Le case farmacologiche di solito mettono in risalto questo dato e non la riduzione del rischio assoluto. Si comprende quindi come una corretta conoscenza della medicina statistica aiuti anche il paziente, che è anche un consumatore, ad una corretta valutazione di quanto è indicato nei fogli illustrativi o altrove.

C´è poi il controverso caso dei rischi sociali, ovvero dei pazienti usati per rilevazioni di tipo statistico, ponendo delle differenze di trattamento allo scopo di verificare l´efficacia di una terapia o di un farmaco, in modo ignaro da parte degli stessi, oppure che si scivoli in un discorso di massa, di numero, a scapito del concetto che ogni paziente è prezioso ed ha una sua specificità.

Bisogna aggiungere che sono innumerevoli i campi di intervento della medicina statistica: dalla ricerca farmacologica all´antropometria, ovvero la ricerca statistica della costituzione umana. Poi c´è la statistica per la genetica umana e le malattie ereditarie, quella dell´organizzazione sanitaria (presidi sanitari, poliambulatori, ospedali), per la salute pubblica, l´organizzazione dei servizi sanitari, la biomatematica, che tratta i principi matematici applicati alle scienze mediche.

In sostanza il metodo matematico e metodologico tipico della scienza statistica si rivela un naturale supporto delle esigenze scientifiche e metodologiche della medicina.

Un aspetto non secondario di enorme rilevanza della salute sociale sono alcuni studi statistici in collaborazione con i Nas, che hanno portato a scoprire una realtà negativa e molto estesa. In Italia ci sono, sottostimando, 15.000 odontoiatri che fanno i medici dentisti e 30.000 medici che esercitano tale professione senza alcun titolo. Com´è possibile? Esiste una rete di professionisti della malavita, estesa all´interno dell´università, che fa opera di corruzione, allo scopo di ottenere false lauree, e ci sono perfino semplici stamperie che realizzano pergamene false. Il resto sta all´“arte di arrangiarsi” del finto medico. I dati numericamente abnormi però non sono spiegabili con semplici casi di corruzione, peculato o malaffare. Le strutture, gli enti e le università hanno una buona dose di responsabilità, in quanto esistono molte scuole di specializzazione che non chiedono l´iscrizione all´albo, ma basterebbe unicamente poter verificare attraverso un semplice database collegato ai singoli atenei se l´iscritto al corso specialistico sia un medico o no, o se almeno sia in dirittura d´arrivo per la laurea. Questi archivi informatizzati esistono, per cui è francamente curioso che ci siano delle maglie così larghe di evasione in un paese dove i dati del laureato vengono sempre registrati e dove sia necessaria l´iscrizione all´albo per diverse realtà post accademiche. E´ lecito chiedersi se vi sia della malafede in questo. In sostanza il finto medico o dentista espone il titolo della specializzazione, ovviamente prevista per chi medico lo è già, ed evidentemente non di rado non ci si è preoccupati di fare alcuna verifica, soprattutto preventiva.

Per gli odontoiatri, che comunque hanno una regolare formazione medico-scientifica, esercitare la professione di medico dentista significa avere meno strumenti professionali, non essere in grado di intervenire in caso di complicazioni o di shock del paziente. E´ necessario che il cittadino, attratto dal risparmio derivante da un pagamento in nero o al quale viene rilasciata una fattura con voci diverse rispetto alle prestazioni di cui ha beneficiato, sia responsabile nella scelta, anche perché la cattiva assistenza, corroborata da inesattezze fiscali, diventa un costo insostenibile per la comunità. Inoltre il paziente qualora fosse vittima di una cattiva assistenza non potrà rivolgersi ad alcuno per ottenere risarcimento o giustizia.

Gli enti, il Ministero e le associazioni sono in prima linea nel combattere il fenomeno dei falsi dentisti o dei falsi medici. 

 

 

 

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